• Emilio Trombini

Quello che non possiamo dimenticare di Dominique Wilkins


© Double Clutch

Ritornate indietro con la mente al 2001. Quell’anno la Apple lanciava il primo iPod, il primo Shrek usciva al cinema e Microsoft faceva uscire l'Xbox.

I Lakers erano campioni NBA, dopo aver battuto gli Indiana Pacers in sei gare per il loro primo titolo del nuovo millennio e il primo dei tre di fila che avrebbero vinto Shaquille O’Neal, Kobe Bryant e Phil Jackson, mentre la franchigia si apprestava a creare una dinastia in grado di reggere il confronto con quella della squadra più dominante degli anni ’90: i Chicago Bulls.

Ormai, i Bulls, erano una squadra finita. Un anno prima Michael Jordan si era ritirato per la seconda volta, in parte per il desiderio di passare più tempo con la famiglia. E non è stato l’unico: il sipario stava calando su di un'intera generazione di giocatori NBA che avevano acceso i riflettori sui campi della Lega per tutta la decade precedente. Un esempio? Il vecchio rivale Dominique Wilkins, che si era ritirato due anni prima.

"The Human Highlights Reel" - così era chiamato - è stato uno dei giocatori più elettrizzanti della Lega nei primi anni ’80. Ed è per questo che gli Atlanta Hawks hanno ritirato la sua maglia il 13 gennaio del 2001.

L’eredità di Wilkins però non è così limpida. Dominique è sempre relegato ai margini della lista dei migliori di cui si parla con regolarità. Ciononostante, anche oggi si sente la sua influenza sulle ali che segnano tanto. Eppure, come ha detto Larry Bird, uno dei suoi amici e rivali: ‘Nique era più un Carmelo Anthony che un LeBron James.

Nato a Parigi, dove suo padre era stato collocato per lavoro con Air Force, Wilkins ha frequentato il liceo a Washington, North Carolina, e ha giocato al college all’Università di Georgia, dove ha tenuto una media di 21.6 punti a partita in tre stagioni. La sua carriera professionale è cominciata in modo controverso, dopo che si è rifiutato di firmare per la squadra che lo aveva preso come terza scelta assoluta al Draft 1982, gli Utah Jazz.

Senza un’alternativa percorribile, la franchigia lo ha spedito ad Atlanta in cambio di John Drew, Freeman Williams e un milione di dollari. Sfortunatamente per loro, quest’affare è ricordato come uno dei peggiori nella storia della NBA. E mentre Wilkins segnava 17.5 punti a partita il suo anno da rookie, guadagnandosi il posto nella squadra dei migliori rookie dell’anno, Drew e Williams abbandonavano la Lega dopo due stagioni non indimenticabili nello Utah.

E questo era solo l’inizio per Wilkins. Nel suo secondo anno ha mantenuto una media di 21.5 punti a partita, cominciando una striscia di 11 stagioni da più di 20 punti a partita. Durante quel periodo, ha segnato 29.1 punti a stagione, con un picco di 30.3 nel 1985/86 e 30.7 nel 1987/88.

La sua facilità nel mandare punti a referto ha contributo a un periodo di successo per gli Hawks, che han visto quattro stagioni di fila da 50 vittorie tra il 1985 al 1989. Sfortunatamente, in quel lasso di tempo non sono mai riusciti ad andare oltre le semifinali della Eastern Conference, perdendo due volte contro i Boston Celtics e contro i Detroit Pistons, anche dopo una RS da 57 vittorie nel 1986/87.

Ed è Gara 7 che gli Hawks hanno giocato contro i Celtics nel 1988 che vivrà per sempre nella storia di questo Gioco, grazie soprattutto al duello nel quarto quarto 7 tra Wilkins e Bird. Indimenticabile. Una sfida spettacolare tra due scorer eccezionali all'apice della loro carriera.

Mentre Wilkins ha concluso con 47 punti, i 34 punti di Bird - conditi da una tripla in faccia a Wilkins, a 1:43 dalla sirena finale - sono stati determinanti per la vittoria di Boston.

La sconfitta ha mandato gli Hawks in declino. Infatti, nonostante le 52 vittorie della successiva stagione, Atlanta ha perso contro i Milwaukee Bucks al primo turno dei Playoffs. E non riusciranno più nemmeno a conquistare l'accesso alla post season fino alla stagione 1993/94. L’anno in cui Wilkins è stato mandato ai Clippers, con una trade che ha destabilizzato la Lega.

Lo scambio è avvenuto a 49 partite dall’inizio della RS, con Dominique che era il miglior marcatore della squadra, con 24.4 punti a partita, mentre il team aveva un record di 36-16. Il proprietario di Atlanta, Danny Manning, non pensava che quanto ottenuto in cambio avrebbe dato agli Hawks più chance di competere nella seconda parte della stagione, ma non voleva offrire un'estensione a 34 anni a Wilkins, il cui contratto era in scadenza. In ogni caso, alla fine della stagione regolare, gli Hawks chiudevano con 57 vittorie, prima di perdere contro gli Indiana Pacers alle semifinali della Eastern Conference, mentre Wilkins firmava un contratto annuale con i Celtics. I Clippers, nel frattempo, chiudevano con 27 vittorie.

Neanche a Boston fu un bel periodo. La squadra si stava ricostruendo e riuscì a vincere solo 35 partite, prima di perdere contro gli Orlando Magic al primo turno dei Playoffs. Wilkins ha tenuto una media di “soli” 17.8 punti a partita durante la stagione, alla fine della quale ha deciso di attraversare l'Oceano, diretto in Europa, e firmare per un anno con la squadra greca Panathinaikos.

Dopodiché, ha passato gli ultimi tre anni della sua carriera a fare avanti e indietro tra Europa ed NBA, giocando la sua stagione finale nel 1998/99 con gli Orlando Magic.

Nonostante abbia terminato la sua carriera in questo modo, comunque, Wilkins sarà sempre ricordato per le sue spettacolari schiacciate contro qualsiasi difensore e per le sue sfide con giocatori come Jordan e Bird.

Oltre che per aver partecipato ad uno dei migliori Dunk Contest di tutti i tempi:

Nove convocazioni all’All-Star Game, una presenza nel primo quintetto All-NBA, quattro nel secondo quintetto e due nel terzo. È anche stato il miglior marcatore della NBA nella stagione 1986 e ha vinto due gare di schiacciate, nel 1985 e 1990.

Attualmente 13esimo nella lista dei migliori marcatori all-time della NBA con 26.668 punti, è tutt'ora il miglior realizzatore di sempre degli Atlanta Hawks (23.292 punti), nonché il migliore della franchigia in altre categorie quali presenze (882), minuti giocati (32.545) e i tiri segnati (8.752).

Per questo, dopo il ritiro della sua maglia nel 2001 e dopo il suo ingresso nella Naismith Memorial Hall of Fame nel 2006, gli Hawks gli hanno persino dedicato una statua fuori dalla Philips Arena, nel 2015.

Chi ha vissuto quegli anni, lo sa. È impossibile dimenticarsi di Dominque Wilkins.

© Double Clutch

Questo articolo, scritto da Sean Guest per Double Clutch e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 gennaio 2020.

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