• Pietro Campagna

Dove sono finite le debolezze di Jaylen Brown?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Daniel O’Brien per The Basketball Writers e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 giugno 2020.



Una delle cose più interessanti per chi segue la NBA è vedere come un giovane giocatore raggiunge il suo potenziale. Per alcuni giocatori succede in un attimo, ma nella maggior parte dei casi è un processo che avviene un passo alla volta.

Jaylen Brown appartiene alla seconda categoria di talenti. Partendo da una stagione da rookie in cui aveva mostrato molti aspetti positivi, ma anche grande incostanza, è riuscito a crescere diventando un’arma offensiva capace di farsi trovare sempre pronta.

La terza scelta del Draft 2016 è entrata nella Lega come un diamante grezzo, ancora acerbo in molti aspetti del suo gioco. Ai tempi era visto come una scelta rischiosa, con poche certezze oltre al suo atletismo e al suo approccio mentale. Brown però è riuscito a diventare un esempio del perché serve avere pazienza con i giovani.

Ha lavorato molto su tutti gli aspetti più importanti del suo gioco, ed è diventato uno scorer da 20 punti a partita. Tutto il suo atletismo e il suo IQ (cestistico e non) sono stati messi in mostra, ed ha ancora 23 anni.

Prima che prendesse parte alle proteste pacifiche del movimento Black Lives Matter ad Atlanta durante il periodo di stop della NBA causato dal Covid-19, era in un ottimo momento di forma. A febbraio ha tenuto 21.8 punti di media, seganando più di 20 punti in tutte e 6 le ultime partite prima dello stop. Si sta prendendo legittimamente la parte di stella a fianco di Jayson Tatum e Kemba Walker, supportandoli con il suo dinamismo.

Non a tutti i prospetti capita la fortuna di arrivare in un contesto con la giusta cultura e un allenatore tra i migliori della Lega, ma va dato credito a Brown per aver capitalizzato le sue opportunità. Per poter apprezzare la sua evoluzione bisogna guardare a che tipo di giocatore fosse durante la High School e il College.

Durante la sua carriera liceale e il suo anno in NCAA a California, il suo asset principale era l’esplosività. Il suo successo prima di entrare nella Lega era legato alla sua capacità di dominare fisicamente, e ad aumentare l’interesse verso di lui al Draft sono stati dei lampi di talento.

FOTO: calbears.com

Brown ha mostrato momenti di grande potenziale offensivo durante il college, ma non è mai stato un giocatore a cui potersi affidare.


A California ha segnato 14.6 punti a partita tirando con il 43.1% dal campo e il 29.4% da tre punti. Arrivando al Draft, uno scout NBA ha espresso i suoi dubbi a Seth Davis di Sports Illustrated:

Non eccelle nel ball-handling. È un tiratore sotto la media. Al college e nel circuito AAU giocava sfruttando il suo dominio fisico, cosa che difficilmente riuscirà a fare nella NBA... Ha delle carenze anche nell’IQ cestistico. A livello atletico è eccezionale, ma ha dei problemi quando deve gestire diversi aspetti del gioco, il suo ultimo mese e mezzo è stato pessimo.

Alcune di queste osservazioni sono emerse anche durante il suo primo anno a Boston. Ha avuto delle difficoltà molto comuni tra i giovani prospetti. In ogni caso, si è visto da subito che si trattava di un giocatore molto concentrato sul migliorarsi.

Uno degli aspetti principali sui quali ha lavorato negli ultimi quattro anni è il palleggio. Da teenager aveva la tendenza a perdere qualche pallone di troppo e non aveva ancora sviluppato granchè in termini di movimenti il suo ball-handling. Anche le sue scelte spesso non lo aiutavano, dato che spesso decideva di fiondarsi a canestro in situazioni poco favorevoli. I difensori riuscivano a togliergli il pallone e a fermarlo durante le sue incursioni come nel video qua sotto:



Brown da allora ha migliorato molto questo aspetto e ha ampliato il suo repertorio in modo significativo. Ha cambiato il suo approccio e non sfrutta più solo il suo fisico per battere gli avversari.

Arjun Balarman di CelticsBlog.com ha sottolineato come gli avversari siano spesso costretti a mettere il terzo o il quarto miglior difensore su Brown, dato che i primi sono sempre impegnati con Kemba e Tatum. E questo per lui è indubbiamente un vantaggio.

La cosa più importante è che la capacità di Brown di battere il suo difensore dal palleggio rende i Celtics una squadra migliore. Brown, come detto prima, non affronta quasi mai i migliori difensori degli avversari, ha quindi un vantaggio in diverse occasioni, e ha dimostrato di saperlo sfruttare.

Fate caso a quanto è migliorato in palleggio nella clip presa dalla sfida coi Mavs di questa stagione. Ora riesce molto meglio a sbilanciare i difensori e a proteggere la palla.



Brown oltre al miglioramento nel palleggio è diventato un giocatore più efficiente anche per quanto riguarda il tiro dalla media e la selezione dei tiri. Vedere quanto è migliorato in soli quattro anni deve essere incoraggiante per i tifosi dei Celtics.

Inoltre, a California non tirava particolarmente bene. 30.1% sui jumper da due punti, statistica che non è migliorata molto quando è arrivato a Boston. Nella sua prima stagione ha tenuto su questo tipo di conclusione il 30.5%, e ha tirato con meno del 40% in ogni area più distante di 3 piedi dal canestro. Nonostante avesse un'abilità fisica che gli consentiva di prendere diversi, tiri le sue scelte spesso non erano ottimali, così come i suoi fondamentali non erano molto sviluppati.


Prendiamo ad esempio questo possesso in una partita contro i Cavs ne 2016:



È riuscito ad aggiustare la sua meccanica e a concentrarsi su tiri di qualità, aumentando la sua percentuale al tiro ogni singolo anno. Ora tira con il 45.2% in situazione di pull-up, cosa che ha migliorato infinitamente la sua efficacia per possesso.

Qui c’è una grafica di come è cambiata la sua efficienza dalla media tra il suo anno da rookie e questa stagione. Ora è addirittura uno dei tiratori più pericolosi da dentro l’arco.



I miglioramenti si sono riflessi anche sulla sua percentuale da due, che ora è del 55.2%, oltre che sul suo true shooting (58.9%).

Brown è anche diventato molto più affidabile nel tiro da tre e nei tiri liberi. Durante l’ultima stagione ha tirato con il 38.1% dal perimetro e ha tenuto la sua miglior percentuale in carriera in lunetta (73.6%).

Questi risultati sono frutto di fondamentali più puliti e una grande fiducia in sé stesso. Brown è riuscito a migliorare la sua meccanica, rendendola molto più fluida - uno step che non molti prospetti riescono a compiere.

Nelle ultime due stagioni Brad Stevens ha potuto sfruttare Brown come elemento intercambiabile nelle situazioni “Chin”, per esempio usandolo come portatore di palla o come un elemento per creare spazio a seconda della situazione.



Un altro fattore che lo ha reso molto migliore è il fatto che sia riuscito ad aumentare il numero di tiri liberi ottenuti per possesso, nonostante abbia tentato meno tiri al ferro. In questa stagione, infatti, solo il 27.5% delle sue conclusioni (minimo in carriera) sono arrivate da meno di 3 piedi dal ferro, e comunque ha ottenuto un massimo in carriera di 6.1 tiri liberi per 100 possessi. Ciò che gli ha consentito questo miglioramento sono le sue scelte, sempre più accurate, e l’esperienza, che gli consente di riuscire a prendere contatto con il difensore.

Ancora va sottolineato che Brown ha solo 23 anni. Probabilmente nelle prossime stagioni lavorerà e svilupperà altre parti del suo gioco. Potrebbe continuare a lavorare sul tiro da tre e sui liberi, ed espandere le su opzioni offensive.


La sua crescita dipende da lui, ma anche da come i Celtics cresceranno collettivamente.


Per ora è stato meraviglioso vedere come Jaylen abbia neutralizzato le sue debolezze, e in qualche caso sia riuscito addirittura a trasformarle in punti di forza.

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