• Andrea Campagnoli

E la colpa del fallimento dovrebbe essere solo mia?

Carmelo Anthony ha raccontato i suoi anni a New York e i fattori che hanno portato i Knicks a un lungo periodo di insuccessi.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Emmanuel Rodriguez per New York Sports Nation e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 7 ottobre 2020.


L'ala dei Portland Trail Blazers, ed ex giocatore dei New York Knicks, Carmelo Anthony è stato ospite della trasmissione “The Old Man & Three” con JJ Redick e Tommy Alter. Durante questa lunga intervista, Melo ha parlato dei suoi trascorsi a Denver, NY, OKC, Houston e Portland.

Si è specialmente soffermato sulla sua esperienza nella Grande Mela, raccontando i dettagli del suo arrivo e della sua permanenza alla corte dei Knicks.

Dopo che i Nuggets avevano fallito la caccia al titolo con Anthony, la franchigia era convinta di dover cambiare qualcosa e provare a costruire un nuovo ciclo senza di lui.

“Dovevo andare altrove e ricominciare tutto da capo, purtroppo. C’era tanto entusiasmo in città. C’era Raymond Felton che stava giocando a livelli incredibili, c’era Amar’e Stoudemire, un All-Star, c’era Danilo Gallinari. Insomma, c’erano ottimi giocatori.”

I Knicks furono coinvolti in una trade con Denver e Minnesota che li portò ad acquisire Anthony, Chauncey Billups, Shelden Williams, Anthony Carter e Renaldo Balkamn. I Nuggets presero Wilson Chandler, Danilo Gallinari, Raymond Felton, Timofey Mozgov, due pick del secondo round, una pick del primo giro e $3M cash. I Wolves ricevettero invece Eddy Curry e Anthony Randolph.

“Comunque, c’era una bella atmosfera a New York per via dell’arrivo di Amar’e. Uno dei big men più dominanti della Lega in quel momento. Nella mia mente quindi iniziavo a pensare: Se devo per forza ricominciare da zero, forse ricominciare qui non è poi cosi male. Una volta arrivato in città, ho iniziato a pensare: Okay, va bene. Vediamo dove arriviamo. Prendiamoci il nostro tempo. Abbiamo perso contro Miami, ci può stare. Prenderemo spunto dalla lezione e ci rialzeremo. Okay, Miami ha ora i Big Three, ma non è un problema, troveremo un modo per contrastarli. Ma anno dopo anno la squadra ha iniziato a perdere pezzi, prima uno, poi un altro, poi un altro ancora. E mi sono ritrovato lì, da solo.”

Anthony arrivò a New York nel febbraio 2011, e i Knicks riuscirono a finire quella stagione con un record di 42-40, riuscendo a qualificarsi ai Playoffs per la prima volta dalla stagione 2004. Tuttavia, furono sconfitti agilmente dai Boston Celtics nel primo turno.


La stagione successiva, quella del lockout, vide i Knicks chiudere l’annata con un record di 36-30 e con una sconfitta per 4-1, sempre al primo turno, contro i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh.

“Quando sono arrivato, c’era Donnie Walsh a fare in modo che le cose procedessero tutte per il verso giusto e Glen Grunwald come GM. Glen sosteneva che nel giro di due-tre anni, con le giuste aggiunte, New York avrebbe potuto vincere il titolo. Tuttavia, poco dopo la previsione di questo scenario, Grunwald venne cacciato e Mike D’Antoni lasciò il suo incarico. Mike Woodson, ex allenatore di Atlanta, venne chiamato per sostituirlo. Un maestro del gioco offensivo, proprio quello che ci serviva.”

Dopo due apparizioni consecutive ai PO, i Knicks erano finalmente pronti per provare a vincere il titolo NBA alla terza stagione, come pronosticato da Grunwald. Erano stati finalmente aggiunti quei pezzi mancanti per completare il puzzle.

“Avevamo finalmente giocatori di esperienza. Jason Kidd, Kenyon Martin, Kurt Thomas, Marcus Camby, Metta World Peace, Pablo Prigioni. Poi c’eravamo io, Amar’e, JR Smith, Tyson Chandler e Raymond. E poi c’erano anche le nostre giovani leve, Iman Shumpert, Chris Copeland, Steve Novak. Avevamo una bella squadra.”

I Knicks finirono la stagione 2012/13 con un record di 54-28, vincendo la propria Division e arrivando secondi nella Eastern Conference. È stato il primo Atlantic Division Title dalla stagione 1993/94, e la prima volta che superavano le 50 vittorie in Regular Season dal 1999/00.


Nei Playoffs, quei Knicks furono in grado di sconfiggere i Celtics nel primo round, ma furono poi sconfitti dai Pacers in Semifinale in sei gare.


FOTO:NBA.com

Durante la stagione successiva, l’ex allenatore dei Bulls e dei Lakers Phil Jackson venne scelto come President of Basketball Operations. I Knicks però non riuscirono a qualificarsi ai Playoffs per il 2013/14 e ciò comportò il cambio di allenatore. Mike Woodson venne rimpiazzato con Derek Fisher.

“Quando Phil Jackson venne scelto, cercò subito di fare di testa propria. Voleva applicare i suoi principi a tutti i costi, e continuava a dire cose del tipo - Questo ragazzo non è adatto al triangolo, questo neanche, questo neanche... Ha iniziato a distruggere lentamente la squadra.”

Prima dell’inizio della stagione 2014/15, i Knicks scambiarono Felton e Chandler coi Mavs in cambio di Jose Calderon, Samuel Dalembert, Wayne Ellington, Shane Larkin e un paio di scelte al Draft 2014, che si sarebbero rivelate essere Cleanthony Early e Thanasis Antetokounmpo.


Durante quell’annata venne effettuato un ulteriore scambio, in cui furono coinvolte tre squadre. Shumpert e Smith vennero inviati a Cleveland in cambio di Lou Amundson e Alex Kirk. OKC invece, come terzo team interessato, lasciò ai Knicks Lance Thomas. Qualche giorno dopo, Stoudemire lasciò NY e Prigioni venne scambiato con Houston in cambio di Alexey Shved e due scelte al secondo giro.

Nella sua prima stagione in questo nuovo ruolo, Phil Jackson ottenne un record di 17-65, stabilendo il record per numero di sconfitte nella storia della franchigia.

Il terribile risultato ottenuto, però, permise ai Knicks di ottenere al Draft 2015, con la quarta chiamata, Kristaps Porzingis.

“Ma allo stesso tempo, eravamo in un momento di crisi nel gioco offensivo. Il triangolo forse poteva funzionare un tempo, ma ora sicuramente non più. Il gioco sta diventando molto più veloce, i ragazzi anche. Ma Phil Jackson sembrava non volerlo capire e molti giocatori non si trovavano più a loro agio. Io ero uno di quelli. Siccome non mi piace lamentarmi per partito preso, ho deciso di dare una chance a questo triangolo. Mi sono messo a cercare di analizzarlo, a studiarlo in ogni singolo dettaglio. Volevo arrivare a un punto in cui Phil sarebbe venuto da me per dirmi 'Ormai lo conosci meglio di me'. Parlavo con Kobe tutto il tempo del triangolo. Ero sul punto di chiamare anche Michael Jordan per avere qualche consiglio.”

In molti erano sicuri che dopo la stagione con Derek Fisher, Phil Jackson avrebbe preso il comando anche del ruolo di allenatore della squadra. Ciò non si realizzò, anche se Fisher fu cacciato a metà anno e fu rimpiazzato da Kurt Rambis.

“Non era difficile da capire. Phil non era il coach. Se avesse voluto allenare, sarebbe dovuto venire in campo con noi e allenarci. A quel punto forse saremmo stati disposti ad ascoltarlo e a provare il triangolo tutto il giorno.”

Prima dell’inizio della stagione 2016/17, Rambis fu sollevato dall’incarico e fu sostituito dall’ex coach degli Utah Jazz, Jeff Hornacek.

“Il cambio di allenatore non invertì la rotta. I ragazzi non erano felici, e nessuno voleva fare il triangolo, ma non arrivammo mai a non applicarlo totalmente. Semplicemente, se giochi con lo stesso schema per 48 minuti, prima o poi gli avversari adotteranno delle contromisure. Ogni volta che passi la palla fuori dal triangolo, sai già cosa succederà in attacco.”

I problemi dei Knicks - in campo e non - erano ben visibili anche per le altre franchigie della Lega...

“Quando giocavo contro di voi, non vedevo l’ora di difendere. Era così prevedibile il vostro gioco...” (JJ Redick)

FOTO: ESPN
“Studiavo il triangolo tutto il giorno, a tal punto che non c’era niente a riguardo che non sapessi. Le poche volte in cui ne ho parlato con Phil, si è mostrato realmente sorpreso di come avessi assimilato il concetto.”

Durante la sua permanenza a NY, Anthony ha viaggiato a una media di 24.7 punti a partita, 7 rimbalzi e 3.2 assist, vincendo lo scoring title per la stagione 2012/13 con 28.7 punti di media.

“Quando vivi una situazione, cerchi di fare del tuo meglio per migliorare ciò che ti circonda, non hai molto tempo per riflettere. Sono stato a New York per 7 anni e mezzo. Ho giocato sotto 4 o 5 allenatori. Non c’era coerenza. Non potevamo crescere e non potevamo costruire. Ho giocato con più di 100 giocatori... ho avuto più di 100 compagni di squadra! 3 General Manager, tre Presidenti. E la colpa del fallimento dovrebbe essere solo mia?”

Secondo Melo, è stato proprio l’arrivo di Phil Jackson a peggiorare le cose.

“Da quando Phil è stato nominato President of Basketball Operation, le cose hanno iniziato a peggiorare. Tutto è cambiato e i ragazzi hanno iniziato a perdere la confidenza in se stessi. Questo perché nessuno sapeva cosa doveva fare. Jackson ci diceva di fare una cosa, l’allenatore un’altra, gli assistant coach un’altra ancora. I giocatori erano spaesati e spesso venivano a chiedere a me spiegazioni. L’unica cosa che riuscivo a dire era di giocare a mente sgombra, non sapevo cos’altro dire.”

Verso la fine della sua esperienza coi Knicks , Melo ha dovuto affrontare anche i continui attacchi dei media della città di New York.

“A quel punto mi ripetevo di fare quello che ritenevo giusto. Sapevo come funzionava il mondo dei giornalisti e sapevo che avrebbero fatto di tutto per screditarci. Sapevo che avrebbero sempre avuto qualcosa da ridire. Ho iniziato a chiedere ai miei compagni di comportarsi in maniera disinteressata davanti a loro. Eravamo noi contro i media, ma anche noi contro la nostra stessa organizzazione, perché non avevamo idea di cosa stesse succedendo.”

I Knicks finirono la stagione 2016/17 con un record di 31-51. Dopo quell’annata Jackson fece un passo indietro e lasciò la sua carica di President of Basketball Operations, Rose si accasò ai Cavs e Anthony fu scambiato con OKC in cambio di Doug McDermott, Enes Kanter e una scelta al secondo giro.

Un altro problema dei Knicks è stata la cattiva gestione da parte del proprietario della franchigia, James Dolan. NY era sulla buona strada con Mike D’Antoni e Mike Woodson come allenatori. Appena però la squadra ha avuto un battuta d’arresto, Dolan è entrato totalmente nel panico.


Con Phil Jackson, la proprietà ha portato una persona con una certa idea di gioco offensivo, nonostante un roster composto da giocatori che non erano per nulla compatibili a quel modo di giocare.


Non ho proprio idea di cosa si aspettasse Dolan, quando ha deciso di puntare su Phil Jackson.




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