• Marco Cavalletti

Essere Frank: il curioso caso di Ntilikina



Questo articolo, scritto da Derek Reifer per Corner Three e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 ottobre 2020.



Salve. Benvenuti. Vedo che siete qui per leggere un approfondimento su Frank Ntilikina. Io rispetto profondamente questa decisione.

In molti, tuttavia, potrebbero restarne confusi. Frank, infatti, sta per affacciarsi alla sua quarta stagione NBA, non avendo mai superato i 7 punti di media, il 40% dal campo e il 33% da tre punti nel corso di un’intera Regular Season. Non ha mai totalizzato più di 22 minuti di impiego a partita, pur avendo giocato per tre allenatori differenti. E come ciliegina sulla torta, il suo nome è ormai associato a questa triste immagine:


LeBron James, il Re della NBA, ha sostanzialmente dichiarato in maniera aperta che i Knicks hanno commesso un errore nel preferire Frank a Dennis Smith Jr - che dal canto suo non è riuscito neanche a uscire dalla panchina di quella che probabilmente è stata la squadra peggiore vista nella scorsa stagione.

Per di più, la maggior parte del Paese è d’accordo a riguardo. Servendoci dell’ausilio del gentilissimo Google Trends, ecco le ricerche che ogni Stato Americano ha effettuato sui due giocatori a partire da febbraio 2019:



Allora che cosa sta succedendo? Perché i fan dei Knicks rimangono ancora così stregati dal curioso caso di Frank Ntilikina? Per come la vedo io, ci sono tre ragioni.



Ragione numero 1:



Non ho paura di dire quello che sto dicendo - penso che individui molto più cool di me lo abbiano definito “stile”.

E non si tratta solo del bell’aspetto o del guardaroba impeccabile. È il modo in cui il ragazzo si pone. Dopo una vita trascorsa in Europa, è venuto alla Mecca della pallacanestro (e, soprattutto, dei media) e ha gestito la situazione in maniera pressoché perfetta. È sempre pronto ad abbottonarsi la giacca e a dire tutte le cose giuste in conferenza stampa, ma allo stesso tempo è sempre pronto ad andare in battaglia contro il già citato Re della pallacanestro faccia a faccia.



Ragione numero 2:


Visto l'atteggiamento che dimostra sempre, i tifosi dei Knicks, molto semplicemente, vogliono che Frank abbia successo. Al di là di tutti i meme e del “bust potential”, Ntilikina è un ragazzo a cui è facile voler bene.


Come è ben noto, i Knicks non estendono il contratto di una matricola da quello di Charlie Ward nel 1999, e in barba a tutto l’odio e alle voci che lo vogliono in una trade, Frank sembra poter essere un candidato per spezzare la maledizione, con un solo anno rimasto nel suo contratto da rookie e ancora (per adesso) una divisa blu e arancio sulle spalle.

Ragione numero 3:



Cavolo, se sa difendere, il ragazzo. Essere un ottimo difensore perimetrale fa scattare qualcosa di davvero particolare nei fan dei Knicks - che sia perché sono stanchi di colabrodi difensivi come Raymond Felton e Jose Calderon, o che siano semplicemente dei nostalgici dell’epoca d’oro degli Anni ‘90.

Ma al di là delle emozioni e delle narrative, qual è il vero valore di Frank?

Cominciamo dalle cose ovvie: il suo attacco. In due parole... va male. Dal suo anno da rookie nel 2017, Ntilikina detiene la true shooting percentage più bassa in tutta la NBA (45%), e neanche di poco. Infatti, la differenza fra la sua TS% e la terzultima è la stessa che intercorre fra la terzultima e la undicesima.

Con un’inefficienza del genere, un giocatore deve garantire un grande valore in altri campi per essere considerato un giocatore complessivamente positivo. Pensate a Tony Allen, un difensore epocale, o al giovane Rajon Rondo, un passatore epocale. Frank non ha dimostrato sufficiente fiducia per poter raggiungere un livello del genere - e, ad onor del vero, né Allen (TS 53% in carriera) né Rondo (TS 50% in carriera) erano così tanto inefficienti.


Ovviamente, Ntilikina è ancora un neofita, ed è sempre stato visto come un progetto per il futuro, ma bisogna riconoscere che, qualsiasi sia il salto di qualità offensivo di cui sarà capace, quel salto non si è ancora intravisto.

Secondo i dati di Cleaning the Glass, dei miglioramenti nel corso delle sue prime tre stagioni si intravedono, se li si cerca con molta attenzione, ma non c’è molto altro rispetto all’86% dalla lunetta di questa stagione. (I numeri in arancione/blu indicano il percentile in quella stagione relativamente al ruolo del giocatore; blu è male e arancione è bene.)



Ma non è solo il tiro a risultare preoccupante. Ntilikina, infatti, fatica anche a creare gioco in altri modi, facendo registrare una cattiva percentuale nelle palle perse e addirittura peggiorando, nel corso delle tre stagioni, nella percentuale degli assist.



L’unica nota positiva, qui, è il rapporto assist-usage, ma ciò è almeno parzialmente dovuto allo usage incredibilmente basso: sesto percentile per una point guard nel 2019/20, pur giocando in un attacco fortemente carente in termini di talento.


Insomma, vi siete fatti un’idea. Ovviamente, come sempre, c’è un contesto molto complesso dietro alle cifre. Frank si è sempre trovato in situazioni quantomeno non ottimali in attacco, e non ha mai potuto godere di un coaching (o management) che si sia davvero impegnato nel suo sviluppo.

Allora, cosa può cambiare con un nuovo staff e un pizzico di sviluppo personale? Vorrei pelare la cipolla ancora un po’ per vedere se ci sono dei punti che possano giustificare un po’ di ottimismo.

Se si analizza la mappa di tiro, risulta evidente che la giovane point guard francese abbia avuto difficoltà a trovare il canestro da... più o meno ovunque.


Noterete, però, che ha messo le triple dall’angolo con eccellente continuità nella passata stagione: 93esimo percentile con il 52% di realizzazione. E fatta eccezione per i layup, si tratta del tiro più efficiente della pallacanestro.

Questo 52% è allo stesso tempo ingannevole e incoraggiante. Il suo minuscolo volume (solo 27 tiri), infatti, rappresenta ciò che un tiratore ad alto volume potrebbe totalizzare in meno di una settimana. PJ Tucker, ad esempio, ha tirato 238 volte dall’angolo nella passata stagione, convertendone il 38% - nessun uomo sano di mente indicherebbe Frank come favorito in una competizione fra lui e Tucker.

Ciononostante, il paragone con Tucker non è casuale. Dopotutto, perché Ntilikina ha tentato solo 27 triple dall’angolo questa stagione? Per un giocatore che fa così tanta fatica in attacco, sembrerebbe logico volerlo sviluppare in quell’ambito. Mettilo nell’angolo, e fallo tirare - non sarebbe marcato in ogni caso.


Frank non segna molto da fuori, ma il suo tiro non ha nulla che non vada. Ha una meccanica relativamente elegante. Tenete a mente che ha segnato l’86% dei tiri liberi tentati la scorsa stagione, dato che fa ben sperare per il futuro di un tiro dalla distanza.

In questa situazione esegue un movimento che sembra molto naturale, tirando subito sulla ricezione, anche con un passaggio non perfetto:



E l’ha fatto anche notare a tutti. Fagli vedere, Frank!

E anche qui, parte dall’ala, scende perfettamente in angolo e tira con naturalezza:


Certamente, nessuna franchigia vincente inizierebbe a disegnare schemi per liberare Ntilikina nell’angolo, ma il fatto è questo: i Knicks non sono (almeno da diverso tempo) una franchigia vincente. Il loro obiettivo ora dovrebbe essere quello di capire cosa farsene del loro potpourri di prospetti giovani e, francamente, non eccezionali... Molto semplicemente, finora, non lo hanno fatto.


Date un’occhiata a questa mappa di tiro, gentilmente offerta da Ryan Davis. Riuscite a indovinare di che giocatore si tratti?



Ma certo, ne abbiamo già parlato brevemente: PJ Tucker. Più specificamente, è la mappa di tiro della stagione dei suoi 27 anni, quando è tornato in NBA dopo sei anni nei quali ha ridefinito il significato della parola “journeyman”: da un anno da rookie non esattamente entusiasmante a Toronto, al campionato di Israele, all’Ucraina, di nuovo in Israele, Grecia, Italia e Germania. Quella mappa di tiro fa riferimento alla sua prima stagione di ritorno; nei sette anni successivi, PJ è stato una presenza fissa nella Lega.


Noterete che c’è una discreta quantità di rosso. Tucker è stato fuori dalla NBA per un motivo: faceva fatica a fare canestro. Mettete a confronto la mappa sopra e quella qui sotto:



Certo, Tucker è un caso particolare. Non sono molti i giocatori che iniziano la carriera con le mani di ghisa, e poi imparano magicamente a tirare. Ma tutto questo ci insegna una cosa riguardo allo sviluppo personale: PJ è sempre stato un ottimo difensore, che si è concentrato su un unico aspetto dell’attacco - il tiro da tre dall’angolo - e che attorno ad esso ha costruito il suo gioco.


Ovvio, è tutto più facile se al tuo fianco c’è James Harden e non Dennis Smith Jr. Ma il problema dei Knicks è proprio questo: è davvero difficile esprimere un giudizio su giocatori giovani come Frank quando non hanno la possibilità di trovarsi in un contesto vincente.


Tucker ha iniziato il suo sviluppo come tiratore a 27 anni; Ntilikina ne ha 21, con una meccanica di tiro niente male. Quest’anno - l’ultimo del suo rookie deal - i Knicks dovranno porsi come priorità il capire se Frank può essere in grado di diventare un attaccante che, pur ancora sotto la media della Lega, possa comunque fornire un contributo alla squadra.


Perché tutto questo è così importante? Perché la sua difesa può davvero essere qualcosa di speciale. Tutti gli indicatori principali della difesa di Ntilikina sono positivi, ad eccezione del numero di falli (un problema comune per un giocatore giovane e prevalentemente “difensivo”).


Tuttavia, è solo ad un’analisi più approfondita che possono emergere le capacità uniche del giovane francese.


Non sono di certo il primo a dirlo, ma Frank si è dimostrato estremamente efficace in una delle qualità più importanti per una guardia: la difesa sul pick&roll. Nel suo anno da matricola, ha concesso solo 0.63 punti per possesso sul pick&roll, piazzandosi al quarto posto nell’intera Lega. Nelle ultime due stagioni non si è dimostrato altrettanto efficace, ma ha comunque fatto registrare un eccellente dato di 0.83 punti per possesso, e credo che sia giusto ricordare che i suoi principali partner difensivi sul P&R sono strati giocatori come Bobby Portis e Julius Randle...


La difesa sul pick&roll presenta numerose sfaccettature (è per questo che la Lega è gravitata così tanto verso questa semplice giocata negli ultimi anni). Bisogna essere in grado di difendere in molteplici direzioni, impedire un arresto e tiro facile, contenere una penetrazione diretta e sapere quando e come cambiare se necessario. Una guardia offensiva in grado di passare, tirare e penetrare bene dopo un blocco è quasi impossibile da fermare, ed è per questo che i giocatori capaci di fare queste cose - e quelli in grado di fermarli - hanno un tale valore.


Questa azioni è una delle mie preferite. Frank sta marcando Damian Lillard a metà campo, e Reggie Bullock deve ovviamente salire per impedire la tripla. Ntilikina si muove come un missile a ricerca termica, sapendo esattamente come si svilupperà l’azione. Cambia sul bloccante, poi gli si piazza davanti proprio nel momento in cui viene effettuato il secondo passaggio, rubando facilmente il pallone:



Guardate anche qui, mentre marca la superstar degli scorsi Playoffs, Jamal Murray. Frank sceglie di passare sotto il blocco, sapendo di poter recuperare facilmente grazie alla notevole lunghezza delle braccia, e capitalizza sulla minima esitazione per rubare il pallone e finire dall’altra parte:



Questo, poi, è un altro giochino che fa spesso. Ntilikina gira intorno al blocco per tenere il tiratore lontano dal canestro, ma poi anticipa il passaggio con le sue braccia lunghe, sapendo cosa succederà quando Taj Gibson taglierà la linea di penetrazione:



E un esempio simile da una partita diversa, di nuovo lavorando con Taj. Cory Joseph si butta dentro, ma Frank evita il blocco senza problemi, permettendogli di portarsi in posizione perfetta per anticipare il passaggio che sa essere imminente:


La difesa non andrebbe misurata solo in virtù delle palle rubate e delle stoppate individuali, ovviamente. I buoni difensori influenzano in positivo il rendimento dell’intero quintetto, e Frank ha dimostrato di esserne capace.


Di nuovo con i dati di Cleaning the Glass, ecco la differenza fra alcuni dei dati difensivi dei Knicks quando lui è in campo o in panchina.



Non saranno differenze di centinaia di punti, ma l’impatto positivo è evidente: gli avversari segnano meno punti per possesso, tirano con una effective field goal percentage minore e commettono molte più palle perse quando Ntilikina è in campo.

Ma soprattutto, i Knicks si sono dimostrati una squadra migliore sotto ogni aspetto quando il francese è sul parquet. Non solo in difesa.


In tutte e tre le sue stagioni, Frank ha dimostrato (e lo dicono i dati) un capacità di portare la squadra alla vittoria superiore alla media della Lega. In quest’ultima stagione, infatti, ha prodotto un differenziale pari a sei ulteriori vittorie dei Knicks su 82 partite.



Tutto questo è particolarmente impressionante, considerata la scarsa qualità del suo attacco.


Ovviamente, questo è dovuto in parte anche ai giocatori che va a sostituire; entrare al posto di Elfrid Payton o Dennis Smith Jr facilita di molto la creazione di un differenziale positivo. Ma è proprio questo il fatto che dovrebbe risultare evidente ai coach dei Knicks: considerando il modo in cui è costruito il roster, dovrebbe essere Frank l’uomo con più minuti, e non solo per il bene del suo sviluppo futuro.

Insomma, qual è il prossimo passo per Ntilikina e i Knicks?


Il francese è già l’oggetto di molte voci che lo vorrebbero lontano da New York, ad esempio con trade per Chris Paul. Io non credo che una tale trade sarebbe un disastro, al contrario di molti altri tifosi Knicks (Chris Paul è un giocatore da All-NBA, anche a 35 anni), ma sarebbe comunque una delusione vedere New York gettare la spugna su un altro giovane prospetto, specie sapendo di non avergli reso giustizia offrendogli il percorso di sviluppo che avrebbe meritato.

Il fatto è, ad ogni modo, che il tempo sta scadendo, che venga scambiato o no. Ntilikina ha un anno rimasto nel suo contratto da rookie, e nel breve è probabile che il francese possa rivelarsi un pezzo positivo, secondo l’incredibile strumento di previsione di Jacob Goldstein, che opera in base al PIPM (player impact plu-minus):



Più sul lungo periodo, il modello di Goldstein non prevede che Frank diventi una star, ma si aspetta comunque un miglioramento:



Per darvi un riferimento, fra i giocatori che hanno portato un incremento di circa 2.3 vittorie nella scorsa stagione figurano nomi quali Josh Richardson e Norman Powell. Russell Westbrook, che i Knicks decisamente non dovrebbero inseguire, è stato un 3.07.


Se i Knicks dovessero estendere il contratto di Ntilikina, il modello prevederebbe il raggiungimento della soglia di redditività su un periodo di cinque anni con un contratto da $50.1 milioni, circa $10 milioni all’anno.



Quanto mi sentirei sicuro nel bloccare Frank a lungo termine dandogli dei soldi veri?


Come sempre, dipende. Non è consigliabile mettere così tante uova nel paniere della prossima stagione, ma - in un certo senso - è esattamente ciò che dovremmo fare.


In termini di crescita come giocatore, Frank ha dimostrato molto poco nelle prime tre stagioni, e nonostante molta di quella colpa ricada sui fallimenti di allenatori e dirigenza, è frankamente giusto domandarsi quanta ne ricada invece su di lui.


C’è una possibilità più che concreta che, anche se dovesse dimostrare dei miglioramenti significativi, Ntilikina sarà sempre un segno negativo in attacco, senza mai diventare il giocatore difensivo da All-NBA di cui ci ha fatto intravedere i lampi. Ma se Bobby Portis può ricevere $15 milioni all’anno dai Knicks, allora perché un 22enne modello di Vogue che non si tira indietro di fronte a LeBron ed è in grado di fermare Doncic non dovrebbe?


Certo, Frank non diventerà il prossimo Giannis, ma ciò non significa che io non sia intrigato da ciò che ha in serbo per noi la sua carriera.

Ok, d’accordo, solo un’altra:







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