• Claudio Biolchini

L'evoluzione del Gioco: in che direzione stiamo andando?


Riprendiamo il discorso sull'evoluzione del basket moderno (iniziato qui). Come sta cambiando? E come il suo cambiamento influenza lo sviluppo dei giocatori?

Cosa deve necessariamente saper fare un giocatore NBA di medio-bassa caratura per restare nella Lega avendo un ruolo comunque non marginale? Un Danuel House Jr, ad esempio, come ha potuto guadagnarsi il suo contratto garantito e un posto nelle rotazioni di una contender per il titolo, pur con una modica dose di talento? I cambiamenti del gioco come hanno influito sul reclutamento?

Quali franchigie cavalcano il cambiamento e quali no? Con quali risultati?

Cerchiamo di scoprirlo analizzando dati degli ultimi 20 anni.

La madre di tutti i cambiamenti. Si tentano sempre meno tiri dal mid-range, che ora rappresentano l'11% delle conclusioni dei team contro il 30 di inizio millennio. Nel frattempo, la produttività media della squadre è aumentata su 100 possessi di quasi 7 punti: come si segna, quindi, nel basket moderno? La risposta, che sapete già, è che si tira molto più da tre e che il gioco si è velocizzato.

Nel 2000/01 il tiro da fuori era il 17% del volume di tiro delle squadre NBA. Oggi è quasi il 38%, un dato più che raddoppiato.

La durata di un possesso medio è passata dai 15.7 secondi del 2000 ai 14.4 di oggi. Meno di un secondo e mezzo di differenza può sembrare poca cosa, ma significa circa 17 possessi in più a partita. Moltiplicate questi 17 possessi per le 82 gare di stagione regolare e arriverete a quota 1.394: praticamente, come se i giocatori dovessero giocare i possessi per quasi 7 partite in più.

Non solo da due punti si tira sempre meno, ma sempre più da vicino. In 20 anni si è passati dai 280 cm ai 188 cm. Quasi un metro in meno. Da tre punti, invece, nonostante l'esplosione di giocatori con un raggio di tiro praticamente illimitato come Steph Curry e Damian Lillard, mediamente ci si è allontanati di pochi centimetri. Il tiro da distanza siderale resta quindi ancora un fatto elitario nella NBA.

Tiro da sotto, nella restricted area o comunque nel pitturato, oppure da tre punti: le due conclusioni più ricercate (e quindi, a livello individuale, ricercate) del basket odierno.

Al ferro, abbiamo dati sostanzialmente stabili per percentuale nelle ultime due decadi. Il miglioramento del tiro da oltre l'arco ha però portato ad un aumento della frequenza dei tiri vicino al ferro di oltre il 3%: un dato non da poco, considerando che è il tiro più facile della pallacanestro, e quindi il primo da dover negare agli avversari.

Come si è evoluto, quindi, il profile del "giocatore-tipo" nell'epoca moderna?

Innanzitutto, deve saper tirare da tre punti e vicino al ferro, e correre più velocemente per un numero più elevato di possessi. Le spaziature sono molto più ampie, quindi passare la palla e palleggiare è meno complicato: il trattamento di palla è sempre importante, ovviamente, ma meno enfatizzato. Soprattutto per i "role player", che hanno per poco tempo la sfera in mano, fanno pochi palleggi e la maggior parte dei passaggi che eseguono sono dei teoricamente semplici "extra pass". Il conseguimento del vantaggio (di spazio o di tempo) è onere degli All-Star.

In difesa, il close-out è diventato il fondamentale più importante, insieme alla difesa sui pick&roll. I metri da coprire per contestare un tiro sono aumentati, e se si sbaglia, si paga con tre punti molto più spesso. E' richiesta una mobilità orizzontale elevata, abbinata a ottimi tempi di reazione.

Al di là del concetto di atletismo, la parola chiave del reclutamento NBA è diventata wingspan, la lunghezza delle braccia. A prescindere dall'altezza, infatti, avere braccia più lunghe permetterà di disturbare le conclusioni molto più facilmente, oltre che ostacolare o deviare i passaggi. Il post basso è diventata un'opzione quasi obsoleta, i lunghi devono proteggere il ferro e avere buona mobilità di piedi per rollare verso canestro, o essere atipici e avere ottima mano da fuori.

I team-guida di questa rivoluzione sono Houston Rockets e Milwaukee Bucks. Le due loro stelle (nonché gli ultimi due MVP della Regular Season), James Harden e Giannis Antetokounmpo, garantiscono praticamente in ogni possesso il conseguimento di un vantaggio e sono circondati da tiratori per lasciare spazio alle loro incursioni. I Bucks in particolare sono stati i pionieri nel selezionare giocatori di grande wingspan, da Brogdon a Thon Maker fino a John Henson, e hanno trasformato Brook Lopez nel prototipo di centro tiratore e rim protector.

Le squadre al momento più controcorrente sono Spurs, Pacers, Sixers e Lakers. Hanno giocatori specialisti del mid-range (DeRozan e Aldridge), o che fanno tanto uso del post up (James, Embiid, Davis), o ancora ottimi rollanti (Sabonis). Insomma, per sottrarsi alla modernità dilagante servono eccellenti competenze in altro tipo di conclusioni.

Le franchigie che fanno più fatica ad adeguarsi (ad esempio: Knicks, Grizzlies e Magic) naturalmente sono quelle che devono sopperire all'assenza di una vera superstar a roster, in grado di attirare le difese avversarie e aprire gli spazi della metà campo offensiva.

Lo stesso grafico che abbiamo visto all'inizio, ma parametrato solo sui Playoffs: la post season conferma i dati che abbiamo visto nella stagione regolare. Il tiro da tre è aumentato e il gioco si è velocizzato, anche se leggermente meno. Per arrivare all'anello non basta il basket "old style", anzi, avendo le difese più giorni di riposo, sono meno stanche e hanno il tempo di preparare le partite. Quando conta, infatti, le scelte si estremizzano, un James Harden viene raddoppiato a centrocampo, o tiratori altalenanti vengono lasciati con tanto spazio, rischiando qualcosa.

Non per niente la squadra che ha dominato gli ultimi anni, i Golden State Warriors, aveva in campo tre dei (pochi) migliori tiratori di sempre. Anche i Raptors freschi campioni hanno fatto notevolmente uso di ampie spaziature. Vedremo se Sixers o Lakers riusciranno a interrompere questa tendenza.

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