• Alberto Pucci

Quali fattori peseranno di più nella scelta dell'MVP 2021?

A metà della stagione, qual è la candidatura più forte? Jokic, Embiid, James? Dipende dalla prospettiva.



Questo articolo, scritto da Tom Hall per Double Clutch e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 marzo 2021.



Una delle discussioni inesauribili nella community cestistica mondiale è quella che riguarda il premio di MVP. E il costante fulcro della discussione, quasi sempre, è sul significato di Most Valuable.


Per molti è il migliore chi guida la propria squadra a un record migliore; per altri, invece, sono da considerare maggiormente i numeri individuali; i più romantici, poi, danno peso, oltre ai numeri, alla Narrativa di un giocatore e della sua Regular Season.

Usando i dati delle ultime dieci stagioni si può vedere quale sia, tra i candidati forti di quest’anno, quello con le maggiori probabilità di accaparrarsi il premio a fine anno?



Statistiche e MVP


Per provare a predire un MVP, è necessario comprendere quanto sia stretta la relazione tra i primi posti nelle voci statistiche individuali e i voti ricevuti.


Guardando ai vincitori e ai candidati forti degli ultimi 10 anni, sembrano immediatamente chiare le aree del gioco in cui eccellere se si vuole essere presi in considerazione per il riconoscimento.

- PPG: punti a partita

- RPG: rimbalzi a partita

- APG: assist a partita


- WS: Win Shares, un numero che quantifica il contributo che un giocatore dà alle vittorie della squadra, spesso preso in considerazione sui 48 minuti


- Box +/-: il box plus/minus descrive il contributo di un giocatore sul campo, senza tener conto dei minuti giocati. Questa statistica usa i tradizionali dati del boxscore al fine di rivelare i punti che una squadra guadagna o perde solo con il singolo giocatore n campo.


- PER: Player Efficiency Rating, una valutazione sviluppata da John Hollinger che mostra, supponendo una media di zero per la lega, quale sia il contributo di un giocatore al minuto.


- VORP: Value Over Replacement Player, una misura del valore del giocatore all’interno del team rispetto a un idealizzato rincalzo, calcolato secondo la formula [BPM –(-2.0)*(% di possessi giocati)*(partite giocate/82).



La categoria con maggior correlazione ai voti per l’MVP è il Box Plus Minus (BPM). Il leader di questa statistica ha ricevuto almeno un voto per il primo posto in ciascuna delle ultime 10 stagioni, vincendo il titolo in 8 delle stesse.


Win Shares e PER seguono a ruota, con il 90% dei leader che hanno ricevuto almeno un voto e l’80% che hanno vinto il titolo. Il VORP ha numeri simili: il 90% dei leader di questa voce nell’ultima decade a ricevuto almeno un voto per il primo posto, ma solo il 50% degli stessi ha poi portato a casa il premio alla fine.


Le classiche statistiche che potremmo definire “da tabellino”, come punti, rimbalzi o assist, sembrano avere un peso decisamente inferiore. Ed è dal 2004, con Kevin Garnett, che il Most Valuable Player non corrisponde al miglior rimbalzista della Lega.


Analizzando le combinazioni delle voci, scopriamo che, quando un giocatore ha guidato la Lega in BPM e PER, ha vinto il Maurice Podoloff Trophy nel 90% dei casi, con LBJ nel 2011 come unica eccezione. Pur avendo BPM, WS, VORP, PER, punti, rimbalzi e assist inferiori al nativo di Akron, infatti, Derrick Rose ha ricevuto 109 voti in più.



Giocare in una squadra vincente


L’ultimo giocatore ad essere votato per l’MVP senza aver fatto i Playoffs è stato Allen Iverson nel 2005. L’ultimo a vincere il titolo senza partecipare alla post-season, invece, Kareem nel 1976. Dal 1975, poi, solo Moses Malone (1979, 1982) e Russell Westbrook (2017) sono stati eletti giocando in una squadra da meno di 50 vittorie in stagione.


E parlando di traguardi stagionali, l’MVP ha vinto anche il titolo in 3 delle ultime 10 stagioni (LeBron nel 2012 e nel 2013, Curry nel 2015) e in 23 delle 65 stagioni NBA complessive (35%).



Partite Giocate


Molti commentatori tendono ad escludere dal dibattitto i giocatori che hanno avuto lunghe assenze durante la stagione. Nella storia della Lega, l’MVP ha mediamente giocato il 97% delle gare di Regular Season della sua squadra, come mostra il seguente grafico:

Bill Walton è l’eccezione, con il suo 70% di partite giocate nella stagione 1977/78.


Oltre al leggendario centro di Portland, solo 4 giocatori sono stati premiati pur avendo giocato meno del 90% delle partite (74 in una normale stagione da 82, 65 in questa stagione pandemica).



La corsa di questa stagione


Analizzando i numeri dei primi 8 candidati della graduatoria di Basketball Reference appare chiaro come, seguendo i criteri sopraelencati, a guidare la contesa ci sia Nikola Jokic dei Denver Nuggets. La notizia che coglie di sorpresa tutti, soprattutto i sostenitori dell’altro lungo in lizza, Joel Embiid, è che al momento non sembra esserci partita.


Jokic guida la Lega in PER (quinto migliore di sempre), BPM (terzo migliore di sempre) e WS per 48 minuti (decimo di sempre). Sta poi guidando i suoi Nuggets a una comoda qualificazione ai Playoffs, nonostante l’inizio al di sotto delle aspettative, e ha preso in mano la squadra nei momenti di crisi dei suoi compagni. Ha poi giocato ogni singola partita in questa stagione.


Mantenendo questi numeri, Jokic potrebbe essere il primo centro a vincere il trofeo da Shaq nel 2000.

Per quanto riguarda gli altri candidati, Embiid ha portato il suo gioco a un livello mai visto, mostrandoci il suo talento e la sua esplosività ogni sera. Per questa ragione, è il più vicino a Jokic in tutte le categorie prese in considerazione. L'infortunio occorso nella prima gara dopo l'All-Star Break, però, potrebbe non aiutarlo.


I numeri di LeBron James continuano ad essere pazzeschi, considerando anche i suoi 36 anni, ma sono semplicemente peggiori di quelli dei due centri. Il 4-7 nelle partite senza AD e la lungodegenza di quest'ultimo, poi, sicuramente non faranno bene alla candidatura di LeBron al suo quinto MVP.


James Harden ha la peggior media punti dalla stagione 2011/12 - non a caso l'altra stagione in cui faceva parte di un Big Three, con le dovute differenze - ma è grazie al suo arrivo e al suo nuovo modo di stare in campo che Brooklyn sta ottenendo tante vittorie anche senza KD.


Anche per Basketball Reference è Jokic il candidato forte nel 2020/21. I bookmakers vedono in corsa James, il serbo e Embiid. Bill Simmons e Chris Haynes hanno recentemente sostenuto la candidatura del centro dei Sixers.



La Narrativa


Le statistiche, però, non sono tutto, altrimenti perderebbe senso la scelta stessa di ricorrere ad un voto. Se fossero solo i numeri a contare l’MVP ci sarebbe gentilmente fornito da una macchina il giorno dopo la fine della stagione.


L’elemento umano è cruciale nella scelta dell’MVP. Passione, emozione e percezione - la Narrativa - fanno da sempre parte del discorso.


Per questo Jokic non è il favorito indiscusso. I Nuggets, dopo le Conference Finals dello scorso anno, non hanno fatto quel definitivo salto di qualità che ci si aspettava. Il serbo, poi, nonostante sia una macchina da punti e triple-doppie, è meno mediatico di alcuni suoi concorrenti.


James è parte della conversazione anche grazie al suo status. I media sono particolarmente favorevoli alla sua candidatura di quest’anno, forse anche per via dei suoi “soli” 4 MVP in 18 anni (anche se, va ricordato, Kobe Bryant ne ha portato a casa solo uno). Il peso mediatico di James non può definirsi pari a quello dei suoi principali concorrenti, tanto che il Re non guida nessuna delle voci statistiche principali.



Se Philadelphia riuscisse a tenere la prima posizione ad Est, Embiid potrebbe essere favorito, nonostante sia quello con più aiuto dai compagni. Harden, invece, appare come il candidato meno quotato. Segna molto meno rispetto agli ultimi due anni e gioca in una squadra in cui deve dividere i riflettori con altre due stelle.


Damian Lillard, dovesse raggiungere un posto al sole dei Playoffs nonostante l’assenza di Nukic e McCollum, potrebbe reclamare la sua presenza nel dibattito. Mentre Giannis Antetokounmpo, per arrivare al tezo MVP di fila, dovrebbe invece fare qualcosa di inaspettato.


In un anno di tale incertezza e mancanza di continuità a causa della pandemia, potrebbe essere il giocatore semplicemente più costante a portare a casa il premio. Con tutte le incognite dovute al contesto e agli upset continui, poi, è lecito pensare che quest’anno i numeri individuali conteranno più del successo di squadra.


A metà della corsa, è divertente che ci siano ancora così tanti nomi nel dibattito. Se questi giocatori dovessero mantenere più o meno costanti i propri numeri, probabilmente Jokic ed Embiid riuscirebbero a riportare i centri in una posizione dominante in questa conversazione. Dopo tanti anni.