• Davide Corna

Garnett-Pierce-Allen: come Ainge costruì i Big Three



Questo articolo, scritto da Sean Guest per Double Clutch e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 31 luglio 2020.



Quando, il 31 luglio del 2007, i Boston Celtics presero KG, non erano messi molto bene.


Paul Pierce, da anni uomo-franchigia, aveva minacciato di lasciare Boston dopo due stagioni in cui Celtics avevano vinto 57 partite in totale. La stagione 2006/07 era stata particolarmente negativa, con un record di 24-58, il secondo peggiore nella storia della franchigia.


Danny Ainge, executive per le "Basketball Operations", era a un bivio. Poteva lasciar partire Pierce tramite trade e puntare sul nucleo giovane già presente in squadra, oppure usare gli asset a disposizione per provare a circondare Pierce con giocatori maturi e di talento.


Con il Draft NBA dietro l'angolo, Ainge contattò diverse squadre, fra cui i Minnesota Timberwolves per Garnett, i Phoenix Suns per Shawn Marion e i Denver Nuggets per Marcus Camby, ma nessuna trattativa fece strada. Il Draft sembrava già una causa persa, visto che Boston aveva la quinta scelta, nonostante si fosse presentata alla Lottery con il secondo peggior record.


Ben consapevole che i Celtics non sarebbero mai potuti arrivare a Greg Oden o a Kevin Durant, i due migliori prospetti di quell'anno, Ainge cominciò a parlare con il nuovo GM dei Seattle SuperSonics, Sam Presti. La conversazione andò bene e poco dopo l'annuncio della prima scelta (Greg Oden ai Portland Trail Blazers, come da attese), il Commissioner David Stern diede l'annuncio di una trade. I Celtics mandavano Delonte West, Wally Szczerbiak e la quinta scelta (che diventò Jeff Green) ai SuperSonics, in cambio di Ray Allen e della 35esima scelta (che diventò Glen Davis).


L'annuncio sconvolse il Seattle Center, dove i fan stavano guardando il Draft in TV (i "buuu" si trasformarono presto in applausi, quando i Sonics chiamarono Durant con la seconda scelta assoluta):



I tifosi dei Celtics reagirono bene all'annuncio. Pur essendo spesso inaffidabile in difesa, Allen era, in quel momento, un quattro volte All-Star in arrivo da una stagione da 26.4 punti a partita, con il 37% da tre.


Grazie a questa trade, Pierce otteneva un compagno esperto che era complementare al suo modo di giocare. Ma Danny Ainge sapeva già che, se voleva trasformare i Celtics in una contender, aveva ancora bisogno di qualcosa.


Prima del Draft, i discorsi con Kevin McHale, Assistant General Manager dei Minnesota Timberwolves, avevano portato a un accordo di principio che avrebbe portato Kevin Garnett a Boston. Ma, secondo quanto riportò ESPN, Garnett bloccò lo scambio, informando che non voleva passare i Celtics, e che avrebbe invece preferito un trasferimento ai Suns.


In realtà, chi conosceva KG sostiene che lui sarebbe volentieri rimasto in Minnesota per tutta la carriera. Ma il fatto che la franchigia lo stesse offrendo ad altre squadre lo infastidì, e The Big Ticket iniziò quindi a rivalutare le sue opzioni, fra cui ovviamente un passaggio ai Celtics.


Ainge, impassibile dopo il primo tentativo fallito, continuò a discutere dell'affare con McHale, ben consapevole che la spaccatura fra il giocatore e la franchigia si stava allargando. Sapeva che i Wolves erano propensi a ricostruire e che poche altre squadre avevano gli asset che Boston poteva offrire, anche dopo la trade per Allen. Sapeva anche che McHale aveva un debole per l'ala grande dei Celtics, Al Jefferson.


Alla fine, Jefferson diventò il punto focale dell'affare, sebbene ci volle molto di più per strappare Garnett. In effetti, più di quanto una squadra abbia mai dato in cambio di un singolo giocatore, visto che i Celtics aggiunsero Ryan Gomes, Sebastian Telfair, Gerald Green, una somma in contanti, la loro scelta al primo giro del 2009 e la scelta al primo giro del 2009 che Boston aveva ricevuto dalla stessa Minnesota nella trade del 2006 fra Ricky Davis e Wally Szczerbiak.


I Celtics ottennero ciò volevano. E, ancora meglio, Garnett accettò un'estensione contrattuale di tre anni per un totale di soli 51 milioni di dollari.



L'accordo assicurava a Garnett altri 8.8 milioni in "trade bonus" distribuiti lungo le cinque stagioni successive, portando il valore totale dell'estensione a 60 milioni. Il contratto restava comunque molto vantaggioso, visto che poco prima Garnett era stato eleggibile per un'estensione di tre anni da 90 milioni.


Pur rendendo Garnett il terzo giocatore più pagato dei Celtics dopo Pierce e Allen, la firma lasciò alla franchigia la flessibilità necessaria per completare il roster, cosa che fecero ingaggiando James Posey ed Eddie House.


Guidati dai "Big Three" i Celtics presero d'assalto l'Atlantic Division, vincendo 66 partite su 82. In post-season eliminarono gli Atlanta Hawks, i Cleveland Cavaliers, i Detroit Pistons e infine i Los Angeles Lakers nelle NBA Finals, conquistando così il 17esimo titolo della storia di Boston, e facendo anche registrare il più grande "ribaltone" rispetto alla stagione precedente della storia dell'NBA. Pierce fu MVP delle Finals, mentre Garnett si rese protagonista di uno dei momenti più indimenticabili degli ultimi 20 anni di NBA:



Tuttavia, i Celtics non seppero ripetersi, perdendo 4-3 contro i Magic nelle Semifinali di Conference del 2009, con Garnett infortunato, e venendo battuti in 7 gare dai Lakers nelle Finali NBA del 2010.


Ad oggi, Garnett, Pierce e Allen si sono ritirati. Ray è entrato nella Basketball Hall of Fame nel 2018, Kevin entrerà a farne parte quest'anno, e Pierce dovrebbe raggiungerli nel 2021.




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