• Claudio Biolchini

Genesi, splendore e decadenza dei grandi "Big Three"


FOTO: SI.com

Nella stagione 2007/08 i Boston Celtics di Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen vincono il titolo NBA. Da quel momento in poi, diventa quasi pensiero collettivo il fatto che, per trionfare, siano indipensabili tre super giocatori.


Il primo vero “Big Three” dell’epoca moderna, sia dal punto di vista tecnico che da quello salariale. Quel seme, piantato nel Massachusetts, ci ha poi portato i terzetti visti a Miami e a Cleveland, entrambi con LeBron James colonna portante.


Cosa intendiamo, prima di tutto, per Big Three?


Ovviamente un terzetto di grandi giocatori che militano nella stessa squadra. Se restringiamo però la definizione, aggiungendo la variabile salariale, dobbiamo specificare che devono avere anche tre stipendi di alto livello NBA. Nella tabella qui sotto abbiamo raccolto le squadre che hanno vinto gli ultimi 20 anelli, ricordando i tre giocatori più pagati, e abbiamo calcolato quanta percentuale occupavano i loro emolumenti sul Salary Cap. Abbiamo messo in cima quelli più impattanti dal punto di vista economico.



Cosa abbiamo scoperto?


Solo i Lakers 2001 avevano i tre giocatori più pagati con maggiore impatto salariale rispetto ai sopra citati Celtics 2008. Tuttavia, il tetto salariale del 2001 era di 35.500.000 $, contro i 55.630.000 del 2008. Una differenza non da poco. Inoltre, nei Lakers, come terzo più pagato avevano Horance Grant: un signor giocatore, ma in quel momento in parabola discendente dopo i successi con i Chicago Bulls; e il suo salario non era da top class NBA. Nei Celtics 2008, invece, i tre campioni erano nel loro prime, tutti con stipendi alti per gli standard della Lega dell’epoca.


Boston ha draftato in proprio solo Paul Pierce, andando a strappare con forza via trade sia Garnett che Allen. Insomma, un vero Big Three dal punto di vista tecnico, salariale e anche come genesi, visto i numerosi sacrifici compiuti per costituirlo.


Il grafico inoltre ci fa capire come i grandi terzetti, quelli che rimangono nel nostro immaginario per anni, non sempre comprendono i tre giocatori più pagati: Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker li vediamo come “Big Three salariale” solo nel 2007 (e occupavano appena la metà del Cap), mentre nei Warriors 2015 scopriamo addirittura un inatteso gruppo formato da David Lee, Andre Iguodala e Andrew Bogut. Niente “Splash Brothers” quindi. Incredibile.


I Big Three dei Celtics 2008 occupavano oltre il 100% del Cap. Con solamente tre stipendi, insomma, la franchigia entrava nella tassa di lusso. Questo significa che ipotizzare negli anni ’90 tre grandi campioni ben pagati era semplicemente impossibile, salvo qualche anormalità. Questo, la serie “The Last Dance” ce lo ha illustrato molto chiaramente, con la figura di Scottie Pippen, ampiamente sottopagato per il suo valore.


Con il successivo aumento, a tratti vertiginoso, dei guadagni della Lega, il Salary Cap è aumentato molto velocemente; e, dato che i contratti NBA dei giocatori non si firmano ogni anno, il maggior spazio salariale ha permesso un più facile "assembramento” di grandi atleti con lauti guadagni.


FOTO: Fadeaway World

Gli Heat 2012, con LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, infatti, nonostante avessero tutti e tre copiosi compensi, occupavano “solo” l’82% del Cap, quindi quasi 18 punti percentuali in meno rispetto ai Celtics di quattro anni prima. L’aumento della soglia ha quindi fatto cambiare il paesaggio.



Il paradosso degli Anni '80


Un Cap molto basso, negli anni ’80, ha permesso invece una incredibile anomalia: la pochissima differenza tra lo stipendio di una superstar e un comune giocatore ha reso più conveniente per questi ultimi rinunciare a tutto sommato pochi dollari per unirsi aù una dinastia.


James Worthy intascava meno della metà di Magic Johnson (in termini monetari stiamo parlando di 1.500.000 $ circa). Ve lo immaginereste, oggi, un Anthony Davis che percepisce meno della metà dello stipendio di LeBron James?



Per darvi un paragone ulteriore, nel 1987 il giocatore più pagato, Patrick Ewing, riceveva "solo" 1.750.000 $ in più rispetto al 25esimo della Lega. La stessa differenza, oggi, è di quasi 10 milioni di dollari.


Steph Curry, da solo, supera tutti i 25 migliori stipendi, messi insieme, del 1987.


Gli anni recenti e la variabile tiro da tre


Negli ultimi anni abbiamo visto una leggera decadenza del formato “Big Three”. Perché?


Probabilmente al giorno d’oggi è diventato necessario un talento più distribuito, per arrivare sino in fondo. I ritmi più veloci, la necessità di difendere in una porzione di campo più ampia con l’uso massiccio del tiro da tre, gli infortuni più frequenti, rendono necessaria qualche alternativa in più. Lo sforzo atletico di una stagione intera è notevolmente più oneroso.


E’ anche vero che lo skillset richiesto per essere un giocatore che incide è diminuito nel corso del tempo. Oggi basta essere un 3&D per avere una carriera di assoluto rispetto.

Quindi, due superstar in squadra: James e Davis, Leonard e George, Harden e Westbrook, Simmons ed Embiid, Doncic e Porzingis, Irving e Durant. Si risparmia qualche soldo per allestire un miglior supporting cast, la chimica di squadra è forse più facile con due galli nel pollaio anziché tre, soprattutto se le loro abilità sono complementari dal punto di vista tecnico.


C’è inoltre da dire che abbiamo visto dei piccoli sacrifici economici da parte di alcuni giocatori, pur di competere in determinati contesti: celebre il caso di Draymond Green con Golden State, ma anche i Big Three di Miami si erano formati con piccole rinunce economiche; per non parlare, poi, di Lou Williams, che si è accontentato di uno stipendio da normale mestierante NBA pur di provare a vincere da terzo violino con i Los Angeles Clippers.


Conclusioni


Non c’è niente da fare: la prima variabile di qualsiasi dinamica NBA è il Salary Cap, che ha reso facili le dinastie negli Anni ’80, quasi impossibili negli Anni ’90 (a meno che qualche giocatore restasse intrappolato in un contratto favorevole per la franchigia), attuabili con un po’ di Luxury Tax nei primi anni duemila, e di nuovo relativamente facili negli anni ’10.


Fino ad oggi, quando sono intervenute altre variabili come il tiro da tre e il reclutamento massiccio in ogni parte del Pianeta, che ha aumentato il talento disponibile sul mercato.


I San Antonio Spurs, franchigia più vincente delle ultime due decadi, sono un caso a parte. Baciati dalla fortuna con due prime scelte che hanno potuto giocare insieme (Tim Duncan e David Robinson), hanno poi pescato con pick molto basse gli altri loro cardini Manu Ginobili e Tony Parker. Si può quindi affermare che la nascita di una dinastia è anche strettamente legata agli errori degli altri front office, che siano essi al Draft o nelle trade.

Come plausibilmente dicevano i gladiatori nell’antica Roma: mors tua, vita mea.




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