• Leonardo Micheli

Gentile: alla rincorsa di un sogno

Dai fasti di Milano alle tremende delusioni e fallimenti. Storia di Alessandro Gentile e della sua perseverante aspirazione all'approdo nella NBA.


«Melli è sbarcato in America a 28 anni, allora perché io dovrei smettere di coltivare questo sogno? Mai dire mai».


In queste parole c’è gran parte di Alessandro Gentile.

C’è quel bambino sognatore che da quando papà Nando gli ha fatto toccare una palla a spicchi desidera giocare Oltreoceano. C’è quel ragazzo di Caserta che fa della “cazzimma” la propria filosofia di vita. C’è quell’uomo che ha visto più volte frantumarsi i propri i sogni, ma che nello steso tempo si è messo di nuovo in gioco ed è pronto a reagire.


Alessandro è stato - ed è tutt’oggi - uno dei giocatori italiani più talentuosi, ma anche e soprattutto dei più discussi.


Il suo biglietto da visita nel basket è stato ovviamente il cognome sempre portato sulla schiena, che spesso è pesato un po’ troppo.


Papà Ferdinando, infatti, è stato un grande della pallacanestro italiana, nonché simbolo di una città intera: Caserta, società in cui insieme all’amico Vincenzo Esposito – primo italiano nella storia ad approdare in NBA – ha portato il primo e unico Scudetto della sua storia. Poi la parentesi a Milano, lo scudetto del ‘95/’96 e quella fascia da capitano che Gentile Jr ha ereditato.



FOTO: wikipedia

Insomma, Alessandro è un figlio d’arte a tutti gli effetti, e come tutti i figli d’arte è già sul palcoscenico prima di salirci. Ale ha fin da subito tutti gli occhi puntati su di sé, sia per il talento fuori dal comune, che per un cognome capace di alimentare aspettative altissime.


La sua storia parte da Treviso e prima della maggiore età fa il suo esordio nella massima lega italiana. Da quel momento in poi è un crescendo inarrestabile, o quasi.


La prima stagione da titolare in Veneto, l’arrivo a Milano, l’Europeo da protagonista appena ventunenne, il primo Scudetto con l’Olimpia, la chiamata al Draft NBA del 2014, e il “Treble” italiano nel 2016 (Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa).

Il Gentile 24enne sembra rispettare tutte le aspettative, ma poi qualcosa si rompe.


Andiamo passo per passo.


Dopo i primi vagiti nella culla trevigiana, sbarca a Milano 19enne e pronto a ricoprire il ruolo di un certo Danilo Gallinari, a cui è paragonato addirittura da Sasha Djordjevic, che ha allenato entrambi nei loro primi passi in Serie A.


Milano è un posto unico e strano per lo sport; lo è in generale, ma in particolare per la pallacanestro. Qui la pressione e la sete di vittoria sono spesso esasperati vuoi per l’aridità dei risultati degli ultimi anni, vuoi per le nobili abitudini dei tifosi milanesi. Nella testa di chi indossa quella casacca bianco-rossa c’è molta più tensione, e spesso questa si fa sentire.


Ale si presenta al cospetto della Madonnina come il più grande talento del basket italiano dopo il Gallo, pronto a guidare l’Armani del futuro.

Del padre ha la testa, la fame di vincere e la personalità. Nando era un regista, mancino e micidiale da tre, lui una guardia potente, più alto, destro e considerato da tutti “il predestinato”.


Sabato 17 dicembre 2011 è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Olimpia Milano di coach Sergio Scariolo. A soli 19 anni e 6 mesi è il terzo giocatore più giovane di sempre a partire nel quintetto in una finale Scudetto (quella del 2012 contro Siena).


Le prime due stagioni passano tra infortuni, buone prestazioni e molti complimenti - tra cui quelli dell’attuale vice dei Raptors - però il giocatore non riesce a dare ancora il massimo.


Ma nell’estate 2013 esce il “vero” Alessandro.

Da sesto uomo agli Europei in Slovenia, ricopre un ruolo importantissimo nella Nazionale che fa sognare tutta l’Italia cestistica, dimostrando di essere in grado di caricarsi una squadra intera sulle spalle (a soli 21 anni!) in alcuni momenti fondamentali del girone iniziale.

Da quell’Europeo la carriera di Ale comincerà a prendere una piega diversa.


L’Olimpia nel 2013 si rivoluziona. Arrivano il nuovo coach Luca Bianchi e David Moss, e dalla gestione precedente, quella di Scariolo, rimangono solo Langford - ex Spurs -, Melli e il nuovo capitano della squadra: Alessandro Gentile, il più giovane della storia della squadra milanese. Decide anche di cambiare numero di maglia e prendere quel il 5 di papà Nando.



L’inizio stagione in serie A non è dei migliori, ma Gentile e compagni in Eurolega vanno a gonfie vele. Il turning point del campionato è l’approdo a Milano da Siena di Daniel Hackett, un lottatore in difesa e un attaccante d'élite. L'economia offensiva di Ale ne risente, specie per quanto riguarda il numero di tiri presi.


Qui si vedono le sue prime grandi debolezze mentali. Un po’ “sbruffone” in campo, tende a sparire dalla partita se non è in ritmo. Un calo però motivato, dal momento che per la prima volta in carriera non è più tra le prime due opzioni offensive della squadra – terzo dietro Langford e Hackett – e ora la pressione dei tifosi di Milano, da capitano, si fa sentire ancora di più.


Ma ritorna la “cazzimma” di cui abbiamo parlato prima. Alessandro non molla, capisce il suo ruolo e aiuta la squadra.

L’A|X Armani arriva alle finali Scudetto e sfiora le Final Four di Eurolega – tra l’altro ospitate proprio al Forum di Assago.


La batosta data all'Olympiacos, il trentello rifilato a uno dei Barcellona più forti di sempre - tra l'altro con una super prestazione di Ale da 24 punti - e le 7 vittorie consecutive dimostrano che l'Olimpia può effettivamente giocarsela con le migliori squadre d'Europa.


Inoltre questa è anche l'Eurolega che porta il nome del nostro protagonista nei radar dei GM Oltreoceano.


Peccato originale per il mancato approdo alle F4 è Gara 1 di semifinale contro il Maccabi Tel Aviv di David Blatt, poi futuro campione d'Europa.

Sembra strano, ma l’Olimpia riesce a perdere il match pur essendo avanti di 7 a 35 secondi dal termine. Un blackout totale, Langford sbaglia un libero a 70 centesimi dalla fine e Maccabi la vince all’overtime. I bianco-rossi hanno il morale a pezzi, nonostante vincano Gara 2. La squadra sembra non essere più quella di prima e la serie viene persa 1-3.


Ma ci sono ancora le Finali Scudetto.

Le prime due partite in casa vengono vinte, poi la Montepaschi ne infila tre di fila e ribalta tutto.


Gara 6. 35 secondi alla fine. Rimessa Mens Sana. L’azione termina con uno scarico per Janning che spara oscurato da Gentile la tripla del K.O. per l’Olimpia. Il pallone viene sputato letteralmente dal ferro, rimbalzo Melli e ultimo tiro della partita per l’Olimpia. Gentile chiede palla, ma Jerrels ha solo il canestro in testa. Due punti sulla sirena e si va al Forum per Gara 7.


Oltreoceano la notte prima della partita più importante della stagione di Milano c’è l’NBA Draft 2014. Probabilmente Alessandro dormiva, quando il deputy commissioner NBA Marc Tatum chiama dal palco del Barclays Center Alessandro Gentile alla 53ª scelta degli Houston Rockets, che hanno comprato i suoi diritti per $1.5 milioni di dollari dai Minnesota Timberwolves.


L'NBA in quel momento è, effettivamente, l'ultimo dei pensieri del 21enne capitano dell'Olimpia, concentrato anima e corpo su Gara 7 contro Siena.

La chiamata arriva da “Space City”. Arriva dalla squadra di Harden e Howard, ma soprattutto di Gianluca Pascucci, allora vice-president of player personnel dei Rockets ed ex amministratore delegato dell’Olimpia, nonchè l'uomo che nel “lontano” 2011 aveva portato Gentile a Milano.


Ma per Ale non è ancora il momento di realizzare il proprio sogno. Forse sa di non essere ancora abbastanza maturo e vuole ancora crescere di testa e di fisico.

Sceglie di rimanere a Milano probabilmente per fare come Manu Ginobili: 3 anni a grande livello in Europa e poi il salto in America. Uno, l'argentino, c'è riuscito; l'altro, Alessandro, no.


Nella notte del Draft parla subito di lui il GM della franchigia texana: «Ricorda Carlos Delfino. È qualcuno che pensiamo possa aiutare i Rockets del futuro. Quando arriverà? Non lo so».

Ma accantoniamo per poco gli Stati Uniti e torniamo alla Finale Scudetto del 27 giugno.

FOTO: Giovanni Bocciero

Al Forum la prima Gara 7 della storia del Campionato Italiano è leggendaria: Milano, dopo essere stata sotto per più di due quarti e mezzo, mette la freccia a 4 minuti dalla fine del quarto periodo con le triple di un monumetntale Curtis Jerrells e di David Moss, laureandosi Campione D'Italia per la 26eisma volta nella sua storia.


Gentile vince il premio di MVP delle finali con 18 punti nella partita decisiva e riporta con i compagni il tricolore a Milano dopo quello di papà Nando del ’96.


L’Olimpia Milano sembra essere tornata grande sotto la guida del ragazzino, ma l’anno successivo è un suicidio.


Dopo aver vinto lo Scudetto, per diversi motivi la squadra inizia un rebuilding. Via giocatori come Langford e Jerrells e dentro nomi del calibro di Kleiza e MarShon Brooks, che ha un discreto passato in NBA. Mai nessun errore fu più grave: quella del 2014/15 è una stagione da buttare.


La tabula rasa dell’anno precedente porta l’Olimpia al terzo “anno-zero” in tre anni.

Quindi tra il 2015 e il 2016 Proli, dopo aver lasciato il ruolo di presidente la stagione prima, torna nella stessa carica. Chiama Jasmin Repesa al posto di coach Bianchi, e porta a Milano - tra gli altri - Rakim Sanders e Krunoslav Simon, lasciando partire Melli e Hackett.


L’Armani realizza il “Treble”: Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa.

Apparentemente sembra una grandissima stagione, ma lo è solo per i risultati. La squadra non esprime un grande basket, ma se vinci conta poco. Ciò che davvero non va, invece, è Alessandro.


Da superstar è passato a essere solo un uomo su cui scaricare diverse colpe. Da leader offensivo si è trasformato in un rincalzo (di lusso), a causa di una serie infinita d’infortuni e un rapporto mai decollato con il coach croato.


Quello che doveva essere il volto della franchigia milanese e prossimo campione italiano in NBA è diventato il capro espiatorio dei diversi errori della società commessi negli anni precedenti e un giocatore costantemente discusso per ciò che fa in campo (e non), pur comunque esprimendo un discreto livello di pallacanestro.


Il legame tra Olimpia e Alessandro è pronto a sciogliersi, soprattutto dopo la dichiarazione del numero 5 al termine di gara 6, quella decisiva per lo scudetto:


«Potrebbe essere stata la mia ultima partita con la maglia dell’Olimpia.»


FOTO: EuroSport

Perché?

Ha scelto di cambiare strada: non più come Ginobili i 3 anni ad alto livello e poi il salto. Ale vuole subito partire per gli USA.


Anche se la stagione non è stata una delle migliori tra Alessandro Gentile e Houston Rockets – che avevano ancora il suo cartellino in mano – è tutto fatto, o quasi.

Pure il caso sembra tifare Gentile, portando una certa conoscenza della città meneghina in Texas: Mike D’Antoni.

Ma poi tutto, come in un battito di ciglia, salta.


«Ho parlato con coach D’Antoni, mi ha detto che mi vuole allenare. Ad essere onesto, sembrava che dovessi andare a Houston quest’estate, ma probabilmente i Rockets hanno cambiato idea. Non so perché né come.»


«Quest’estate - ha risposto Mike - avrei portato Ale Gentile molto volentieri qui a Houston. Non so perché alla fine non sia arrivato. Non saprei spiegarlo: evidentemente i nostri manager volevano seguire una certa strada e così hanno fatto».


Non si sa ancora bene il vero motivo del mancato arrivo di Gentile a Houston, ma sappiamo che quelle parole sull'ultima possibile partita in maglia Olimpia, dopo la vittoria della Serie A, sono costate caro ad Ale all’inizio della stagione successiva:


«Alessandro Gentile – parla il presidente Proli a settembre 2016 - deve capire se è ancora un ragazzo o è un uomo. Le dichiarazioni egoistiche post scudetto hanno mangiato la vetrina di un momento bellissimo per noi, portando su di sé tutta l’attenzione. La fascia passa ad Andrea Cinciarini».


Cosa aveva in testa Ale?

«Avrei voluto provare l'esperienza NBA. Non penso sia un crimine, ma a quanto pare lo è e ora non sono più capitano».


Da qui qualcosa si rompe. Quella fascia da capitano revocata e il mancato approdo alla corte di Mike D’Antoni cambiano Alessandro.


Quel ragazzo di 22 anni era sicuro di lasciare una casa per andare in una villa. Forse eccitato dalla nuova avventura, oppure ancora annebbiato dalla vittoria dello Scudetto, Alessandro ha detto qualche parola fuori posto. Una semplice frase che nell’era dei social può rovinarti una carriera intera.


Dopo quell’orribile estate del 2016 Gentile gioca in maglia Olimpia poche partite a un livello decisamente inferiore a quello a cui aveva abituato. Presenta una meccanica di tiro piuttosto macchinosa, completamente differente a quella del passato e probabilmente influenzata dai tanti infortuni, oltre che cifre nettamente calate rispetto alla stagione precedente: cambiare aria non può che essere la soluzione migliore.


Quindi “sosta” in Grecia al Panathinaikos, un’esperienza tanto negativa quanto quella successiva in Terra Santa all’Hapoel Gerusalemme, che insieme non fanno nemmeno un’annata cestistica, tant’è che alla fine torna di nuovo a Milano, ma per poco.


Riparte, ma questa volta rimane in Italia. Direzione: la neopromossa Virtus Bologna.

A Bologna lo aspettano a braccia aperte l’amato fratello Stefano, l’amico e compagno di Nazionale Pietro Aradori e un nuovo numero di maglia: lo 0.



FOTO: OA Sport

Ale decide, appunto, di ripartire da zero.

Nuova casa, nuova vita. Se due anni prima era il miglior italiano in Serie A, a Bologna deve riprendersi tutto ciò che gli aspetta.


Con il 5 alle spalle e lo 0, invece, SULLE spalle Ale è più tranquillo e gioca con meno pressioni, provando a dimenticare tutte quelle di Milano.

Chiude la stagione a circa 20 punti, 7 rimbalzi e 6 assist di media: sembra tornato quello di un tempo, se non per quella strana meccanica di tiro che continua a portarsi appresso.


Dopo la buona stagione con la Virtus Ale riprova a realizzare il grande sogno.

Accende il telefono, chiama Mike e l’incontro sembra ancora positivo.


Questa volta Alessandro vola in Texas e si allena in estate con i Rockets per provare a strappare un contratto.

«Vivrò il precampionato con gli Houston Rockets di Mike D’Antoni, che possiedono i miei diritti NBA, ed entrerò nel mondo delle favole. Male che vada tornerò a casa in ottobre con un sacco di foto-ricordo».


Indovinate?

Torna a casa con un sacco di foto-ricordo e ancora una volta il sogno di una vita sfuma.


Torna nel vecchio continente e atterra in Spagna nel “campionato più bello d’Europa”, come l’ha descritto lui stesso, alla corte dell'Estudiantes.

FOTO: EuroSport

Il numero ritorna il 5, ma è l’Alessandro dello 0.

Grande stagione a Madrid e salva la propria squadra dalla retrocessione con diverse super prestazioni tra le quali quella da 27 punti e 8 rimbalzi contro l’Obradoiro, scoppiando al termine della partita in un pianto a dirotto.


Un pianto liberatorio. Un pianto che urla a tutto il mondo del basket che di Gentile si parla da talmente tanto tempo che dovrebbe avere 35 anni, mentre in realtà è ancora un “giovane” 27enne.


È vero, la sua lunga e precoce carriera è stata costellata da infortuni, sfortuna e una debolezza mentale che ha aperto molte ferite psicologiche, come il “tradimento” di Proli con la fascia revocata, ferita che aveva fatto pensare più volte il ritiro ad Alessandro.


Ma adesso Ale si è rialzato.

Dopo le buone stagioni con la Virtus Bologna e l’Estudiantes questa volta Gentile non ha più bisogno di “ripartire”. Deve bensì continuare una serie di annate positive per provare a ritornare quello che era il “predestinato” di un tempo.


Oggi gioca a Trento con più fiducia in se stesso e nei propri mezzi, ed è pronto a riprovare a conquistare il suo sogno.


E seppur si senta parlare spesso di treni persi, come ha detto lui: «mai dire mai».

Perchè delusioni e fallimenti fanno parte del percorso di un giocatore e di un giovane divenuto ormai uomo. Con la speranza che lo abbiano reso più forte e solido, rendendolo così capace e pronto a raggiungere finalmente il suo sogno.

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