• Luca Losa

Giorni rivelatori per il futuro dei Pelicans?

Dopo questa trade deadline potremmo (forse) avere più chiare le intenzioni, non solo a breve termine, della franchigia di New Orleans.


FOTO: Hoops Habit

I New Orleans Pelicans sono una delle squadre più chiacchierate della Lega con l’avvicinarsi della trade deadline. Considerando una corsa ai Playoffs, o più verosimilmente al play-in tournament, ancora aperta per i ragazzi di Van Gundy, alla progettualità a lungo termine che richiede un roster così giovane e futuribile come quello di NOLA, fanno da contraltare, invece, incombenze più attuali. I prossimi giorni saranno quindi almeno in parte chiarificatori su quello che i Pelicans “vogliono fare da grandi” e come intendono farlo. Fin qui, onestamente, non è stato sempre facile scrutare le intenzioni di David Griffin.


A un andamento sul campo che recentemente avevamo definito "schizofrenico", fa eco una certa confusione - è quanto trapela all’esterno - riguardanti i piani a breve e, soprattutto, lungo termine della dirigenza. La quantità di talento del roster farebbe presupporre che i Pels possano lottare per un posto ai Playoffs della Western Conference fino alla fine. La realtà dei fatti racconta di un gruppo che fatica a trovare continuità di rendimento e che incappa periodicamente in serate - ad esempio, la recente sconfitta con Portland - che mostrano tutti i limiti caratteriali e di maturità del gruppo.


Il quesito amletico che affligge David Griffin in questi giorni è se provare ad aggiungere - e soprattutto a che prezzo - esperienza, tiro e difesa a una squadra che manca dannatamente di questi attributi; oppure, se muoversi in chiave futura. Mettere sul piatto qualcosa che vada oltre a una seconda scelta per non andare realisticamente oltre al primo giro nella prossima post-season non avrebbe molto senso. Spendere un asset importante, una prima scelta per intenderci, deve essere garanzia di payoff futuri, non solo nel breve termine.


Victor Oladipo, accostato in recenti rumors ai Pellicani e in uscita da Houston, potrebbe rappresentare un profilo adatto alle aspirazioni nel breve e lungo periodo per qualsiasi squadra e quindi un giocatore per cui spendere le proprie carte. Per qualsiasi squadra tranne i Pelicans. Andare ad aggiungere una point guard, per quanto forte, da 34.8% da tre in carriera a una squadra che ha bisogno come il pane di spaziature migliori lascerebbe molte perplessità.


Se sul capitolo entrate le voci sembrano tuttavia più vacue, per quanto riguarda le uscite c’è da registrare sicuramente più movimento e concretezza. Il primo nome, e anche più papabile dei partenti, è JJ Redick.


Il tiratore 36enne è un profilo che in questo momento della stagione fa gola a molti. Shooter da 41.5% in carriera, porterebbe punti ed esperienza a tutte le compagini interessate ad andare il più avanti possibile nella post-season. Il suo contratto da 13 milioni fino a fine stagione non rappresenta un deterrente all’operazione e il veterano, per questioni familiari, gradirebbe una qualsiasi destinazione tra 76ers, Nets, Celtics e Knicks.


Secondo John Hollinger di The Athletic, Philadelphia rappresenta la candidata più papabile. Tra tutte, infatti, possiede le migliori seconde scelte da offrire e i tre contratti in scadenza di Mike Scott, Tony Bradley e Vincent Poirier con cui pareggiare il salario di Redick. Con questa operazione NOLA otterrebbe una seconda scelta da un contratto in scadenza e darebbe maggiore spazio ai giovani Nickeil Alexander-Walker e Kira Lewis nel backcourt.


Nel caso in cui non dovesse concretizzarsi nessuna trade, ci sarebbe sempre percorribile la via del buyout, ma la franchigia non dovrebbe privarsi senza nulla in cambio di un elemento utile nella corsa ai Playoffs.


Altro nome “caldo” in uscita è quello di Lonzo Ball. Qui la questione è un po’ più complicata perché il giocatore diventerà restricted free agent a fine stagione e, di conseguenza, se David Griffin e il front office vorranno trattenerlo dovranno pareggiare qualsiasi offerta arrivi al giocatore.


Si parla di Knicks molto interessati al primogenito di LaVar e disposti a corrisporgli intorno ai $20 milioni a stagione. Una cifra che, se pareggiata, porterebbe il totale degli emolumenti al di sopra del cap, tenendo conto della volontà di rifirmare Josh Hart, anche lui RFA - ritenendo invariato il libro paga di squadra per la prossima stagione e considerando anche l’arrivo di due prime scelte (una dai Lakers).


FOTO: Pelican Debrief

È quindi evidente che sul destino del giocatore si stiano facendo determinate considerazioni. Se lo si reputa il terzo violino giusto da affiancare in futuro alle due stelle della squadra nonché cardini del progetto, Zion Williamson e Brandon Ingram, allora i suddetti $20 milioni annui valgono la candela. Altrimenti, se non si è convinti dell’affinità dell’ex seconda scelta assoluta con i piani futuri della franchigia e non si è quindi disposti a pareggiare qualsiasi offerta gli arrivi in estate, tanto vale cercare di capitalizzare al massimo il suo contratto in scadenza entro l’imminente deadline. E quindi, sedersi al tavolo delle trattative con le squadre interessate a imbastire una trade in questi giorni - su tutti, si parla di serio interesse da parte di Clippers, Hawks, Bulls e i già menzionati Knicks.


La “paura” di intasare lo spazio salariale pende come una spada di Damocle sul futuro nella Louisiana di Lonzo. Ci sarebbe, tuttavia, un modo di far quadrare i conti: liberarsi del contratto di Eric Bledsoe, che, a differenza del compagno, pare un corpo estraneo al progetto tecnico di Van Gundy.


L'arrivo del due volte All-Defensive Team (e quello di Adams) avrebbe dovuto portare, come dicono Oltreoceano, grit and grind e instillare nel giovane gruppo una mentalità battagliera e vincente. Mancando l’apporto difensivo sperato, il suo ruolo all’interno del disegno tecnico perde completamente di centralità.


Inoltre, erano (sarebbero dovute essere) preventivabili le difficoltà offensive che Bledsoe sta passando, in un quintetto con Williamson e Adams e in generale in una squadra che manca di pericolosità oltre l’arco e, di riflesso, di buone spaziature.


L’ostacolo, tutt’altro che marginale, è trovare potenziali acquirenti disposti ad accollarsi il suo contratto da $37M nelle prossime due stagioni. Il mercato attorno al prodotto di Kentucky è, league sources said, rasente lo zero.


Il progetto dei Pelicans, con la questione-Lonzo e gli altri interrogativi di questa trade session, si trova al primo bivio dell'era Zion. Che strada prenderanno David Griffin e soci?