• Marco Cavalletti

Giustizia sociale, razzismo e il ritorno dei Lakers: parla Kyle Kuzma

“Credo che il nostro Paese non fosse così unito da molto tempo.”


Foto: Los Angeles Times


Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 giugno 2020.



Metà afroamericano. Metà bianco. Due metri e tre centimetri d’altezza. Ventiquattro anni. Tatuaggi dappertutto.


Nonostante il suo status di atleta professionista, Kyle Kuzma comprende bene le difficoltà che comporta la vita in America. Ma dopo il terribile capitolo George Floyd, l’ala dei Los Angeles Lakers spera che la società possa presto arrivare a percepire i membri della comunità nera come esseri umani, e non come un nemico da contrastare.

All lives matter. Ma questo messaggio non significherà nulla, finché la gente non capirà che black lives matter.

Kuzma, che ha conseguito una laurea in sociologia alla University of Utah, ha parlato ai microfoni di The Undefeated riguardo a questioni di giustizia sociale e razzismo, nonché della sua storia familiare nelle forze dell’ordine; ha poi discusso anche dell’imminente ritorno in campo dei suoi Lakers, e delle loro speranze per il titolo.


Ecco un estratto della chiacchierata in live Instagram.




Riguardo all’ingiustizia razziale, su Instagram hai detto che: “Questo virus è in mezzo a noi da 400 anni. Non esiste ancora nessun vaccino.” Che impatto ha avuto su di te la morte di George Floyd?

Ha fatto male. Si tratta di un problema radicato nella nostra società, che continua a ripresentarsi da anni e anni. Credo che sia la problematica più paralizzante per il nostro Paese, che ci impedisce di crescere come comunità e come società.

Quali sono le questioni sistematiche che ti auguri possano cambiare?

Una cosa che la gente dice sempre è: “È la polizia. È la polizia.”


Non si tratta necessariamente della polizia, ma del sistema e di una legislazione orientata contro gli afroamericani. Non solo contro gli afroamericani, ma contro le persone di colore in generale. Si tratta di un sistema costruito secoli fa sulla schiavitù. Individui razzisti ricoprono tutt’ora posizioni di potere, e ci impediscono di realizzare i nostri obiettivi.



Credi che il mondo sia davvero in ascolto, e che avverrà un cambiamento sistematico?

Non succederà dal giorno alla notte. Non succederà neanche nei prossimi uno, due, tre, cinque o dieci anni. Ma è l'obiettivo verso il quale possiamo e dobbiamo continuare a costruire. Il passo più importante da compiere sarà un cambiamento delle leggi.


Alla fine della Guerra Civile, moltissimi schiavi ritrovarono la libertà. Questo fu qualcosa di spaventoso per i bianchi di quell’era, di quella generazione. Quindi, scattò un altro ragionamento, al fine di mantenerli in catene o comunque svantaggiati nelle loro condizioni di vita:“Rendiamoli dei criminali. Rendiamo le leggi così severe che non potranno mai essere superiori a noi, anche se ora sono liberi.”


La nostra società è regolata dalle stesse leggi che erano in vigore nel 1700 e nel 1800, che non hanno più alcuna correlazione alla realtà odierna. È uno dei capisaldi del razzismo. Questo deve cambiare. Rendiamo il campo da gioco uguale per tutti.




Hai svelato alcune delle magliette della tua nuova collezione Childhood Dreams, dichiarando che il 100% dei guadagni andrà al fondo per la difesa legale della NAACP. Perché questa scelta?

Perché è estremamente importante. Evidenzia l’importanza del far sentire la propria voce.

Se vogliamo il cambiamento, il cambiamento che vogliamo davvero, dobbiamo uscire e andare a votare. E dobbiamo informarci riguardo a cosa va fatto. Non votare solo per votare. Ma votare per le persone in cui crediamo, per le qualità che dimostrano. Per coloro che dimostrano di esserci vicini.

In molti Stati sono in corso le primarie. È fondamentale esserci.

Raccontaci del tuo recente articolo su The Players’ Tribune, “Ain’t No Sticking to Sports”.

Non importa se bianchi o neri, so per certo che tutti abbiamo vissuto un episodio di razzismo nelle nostre vite. Di qualsiasi colore sia la nostra pelle, tutti abbiamo dovuto sopportare un qualche episodio di razzismo. È orribile doversi guardare sempre le spalle. O doversi limitare a causa della società in cui viviamo.


Ci tenevo semplicemente a condividere la mia storia. A continuare a far sentire la nostra voce, a creare consapevolezza. Perché è questa la cosa più importante. Se non ne parliamo, il problema continuerà ad esistere, e nulla cambierà.


Crescendo, quali sono le cose che hai dovuto sopportare in quanto ragazzo birazziale?

Crescendo, non sono mai stato abbastanza per sentirmi appartenente né all’una né all’altra etnia. Da bambino, a Flint, in Michigan, vivevo in un quartiere principalmente nero, e non ero nero abbastanza. Poi, frequentando scuole bianche all’interno di comunità bianche, non ero bianco abbastanza, e venivo etichettato come nero.


Sono queste le cose a cui va incontro la maggior parte dei ragazzini birazziali, oggi come un tempo. È sempre stato così, fin dai tempi della schiavitù. E la stessa cosa è capitata a me.

Che consiglio daresti oggi a un ragazzino birazziale?

Sii te stesso. Sii consapevole di essere una buona persona.

Su The Players’ Tribune hai menzionato una storia che paragonava il white privilege a uno zaino invisibile.

È una cosa che ho imparato al college. Mi sono laureato in sociologia alla University of Utah. Ho affrontato la questione durante lo studio dei gruppi comportamentali. Analizzando il fenomeno del razzismo, le motivazioni che muovono le persone, i loro modi di fare. In tutto questo ho studiato il fenomeno del white privilege.

Il white privilege è uno zaino invisibile contenente degli strumenti in grado di aiutarti nel corso della vita. Offerte di lavoro. Non doversi preoccupare di essere fermati dalla polizia e di finire nei guai senza motivo. Prestiti offerti più facilmente. Passarla liscia con la legge. In questo Paese si sentono continuamente casi in cui un uomo nero e un uomo bianco sono accusati dello stesso crimine. E pur avendo fatto la stessa cosa, l’uomo bianco se la cava con una sentenza molto inferiore rispetto a quella della controparte.

La maggior parte degli appassionati di sport a LA ormai sa chi è Kyle Kuzma. Eppure, ti senti ancora agitato quando guidi a Los Angeles, o in altre città.

A causa degli stereotipi che permeano la nostra società. Non si può mai sapere. Solo perché sei famoso non significa che tu non possa essere vittima di violenze da parte della polizia. Potrebbe essere la brutta giornata di quella specifica persona, e non si può mai sapere che cosa succede nella vita delle persone.

Tua nonna era tenente nel dipartimento di polizia di Flint. Come percepisci le relazioni razziali dal punto di vista della polizia?

Vedo le cose da entrambi i punti di vista. Non tutti i poliziotti sono persone terribili. Io vengo da una famiglia di poliziotti. Il problema non si risolverà dicendo “F the police”. Il problema si risolverà agendo su un sistema che predica il razzismo ad ogni livello, da quello istituzionale, a quello sistematico, ad ogni altro.


Quale credi che sia la soluzione migliore per porre fine alla brutalità della polizia?

Rendere il servizio nel corpo di polizia un lavoro più di prestigio. Per diventare poliziotto, servono all’incirca 870 ore. Per diventare barbiere, ne servono 1500. Non ha alcun senso. Chi l’ha deciso? Diventare poliziotto non può essere così facile, specie nelle piccole cittadine, che sono spesso teatri di violenze da parte delle forze dell’ordine. Sono in moltissimi i giovani che, appena finito il liceo, entrano in accademia di polizia. È uno stile di vita. È una cosa che vedevo continuamente a Flint. Appena diplomati, i giovani entravano in polizia o iniziavano a lavorare in fabbrica alla General Motors.

Quello della polizia è un lavoro dalla responsabilità enorme. E per un lavoro del genere, è necessario dimostrare di possedere tale responsabilità. E questo non dovrebbe valere solo per l’ingresso in accademia, bensì anche per l’uscita: prima di poter agire nelle strade, è necessario dimostrare di possedere dei prerequisiti fondamentali. Inoltre, nelle aree di colore, abbiamo bisogno di poliziotti che siano in grado di rapportarsi con tali zone. Non ho mai capito perché qualcuno da Santa Clarita o da Orange County debba essere di pattuglia a Compton. Non ha senso.

Che cosa ne pensi della risposta della comunità NBA alla morte di George Floyd?

Ho visto molti giocatori scendere in strada e marciare. È bellissimo. Credo che il nostro Paese non fosse così unito da molto tempo. In passato, si vedevano molti attivisti neri. Oggi, invece, la generazione Z e i millennials sono scesi in prima linea. Bianchi, neri, viola, blu, sono tutti là fuori a lottare per gli stessi obiettivi. Ed è una cosa bellissima.



Che cosa hai provato il giorno in cui la stagione NBA è stata sospesa a causa del Covid-19?

È stato un duro colpo per noi perché avevamo l’inerzia dalla nostra parte, ci sentivamo in ritmo e sempre più in sintonia. È strano, in realtà. Noi tutti amiamo il Gioco. Ma ci siamo dovuti fermare. Nel bel mezzo della stagione, fermarsi completamente, non andare al lavoro tutti i giorni ed essere costretti a vivere in un mondo diverso, dona una prospettiva differente. Le cose di questo tipo fanno parte della nostra epoca, un’era in cui le situazioni possono cambiare molto in fretta. È stata dura all’inizio, ma siamo stati in grado di adattarci.

Come sei riuscito a rimanere in forma fisicamente e mentalmente?

Ho una palestra in casa. Ci ho investito molto fin dall’inizio. Ho cercato di fare le piccole cose per rimanere in forma: corsa, pesi, specialmente nella prima fase. Per quanto riguarda l’aspetto mentale, ho cercato di rimanere sempre concentrato e ho guardato molte ore di filmati.

Quale sarà la sfida principale per i Lakers alla ripresa della stagione?

Non solo per noi, ma per tutti nella Lega, la sfida più grande sarà preparare i nostri corpi nella maniera adeguata. Probabilmente alla ripresa della stagione dovremo giocare una partita ogni due giorni, e non abbiamo molto tempo per prepararci. La cosa più importante sarà assicurarsi che il fisico di tutti sia in grado di gestire il carico di lavoro che ci aspetta.

È una questione seria. Ovviamente, vogliono tutti che noi torniamo a giocare. Ed è giusto che sia così. Lo vogliamo anche noi. Ma la salute viene prima di tutto. Ad esempio, alla ripresa della lega tedesca di calcio, 19 giocatori hanno sofferto infortuni che li terranno fuori per tutto il resto dell’anno. Questo dimostra perfettamente l’importanza di una preparazione fisica adeguata.

In base a quello che hai imparato quest’anno, di cosa ha bisogno una squadra per essere vincente?

Quando giochi con così tanti veterani, la tua abilità nel vincere aumenta vertiginosamente. Il tuo approccio mentale al Gioco. È un livello completamente diverso. È il livello più alto che ci sia. È il livello che ti permette di competere per il titolo. È questa la cosa più importante che ho imparato in questa stagione.

Perché i Lakers saranno campioni?

Per la nostra leadership.




Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com