• Luca Rusnighi

Gli alti e bassi dei Boston Celtics


FOTO: Sportskeeda.com

Questo articolo, scritto da Adam Taylor per Celticsblog.com e tradotto in italiano da Luca Rusnighi per Around the Game, è stato pubblicato in data 14 febbraio 2021.



Seduto nella media room del TD Garden, Brad Stevens si rivolge agli spettatori su Zoom dopo quella che si può definire la migliore partita della stagione dei Celtics, vittoriosi su Toronto. Dati i 30 assist a referto, è pressoché inevitabile incentrare il discorso sul movimento di palla di Boston:

"Direi che le due cose che mi hanno tenuto sveglio la notte recentemente sono state la difesa altalenante e lo scarso movimento di palla. Ma prima di cantare vittoria, preferisco monitorare quest’ultimo per qualche settimana. È ovvio che si tratta di un aspetto fondamentale, non solo per generare assist ma anche per spingerci a dare il meglio.”

È una tipica risposta à la Brad Stevens: compassata, calma ed equilibrata. Evidentemente, malgrado la prestazione da incorniciare, il coach dei biancoverdi non vuole farsi illusioni sul presunto cambio di marcia dei suoi dopo una sola partita. A volte la sua pacatezza viene scambiata per apatia, ma con un roster giovanissimo e finora molto poco costante, la pazienza e un cauto ottimismo sono d’obbligo.


24 ore dopo, i Celtics sono di nuovo in campo per riscattare la sconfitta d’inizio stagione contro i Detroit Pistons. Nonostante una partenza bruciante, tuttavia, la fluidità mostrata da Boston la sera prima lascia presto spazio a un uso ricorrente di pick&roll con poco movimento della palla.


Dopo aver sperperato il vantaggio iniziale in un amen, Tatum e soci si trovano sotto di uno alla fine del primo quarto. Boston si mostra incapace d’imporsi nella sua metà campo, con Marcus Smart, il miglior difensore dei biancoverdi, che siede di fianco a Mike Gorman e Brian Scalabrine per commentare la partita. Quest’ultimo, nel suo inimitabile stile, chiede a Smart dov’è finito il movimento di palla visto contro Toronto e se era parte della game-plan. Ma lo sappiamo tutti cosa intende: è davvero questo che coach Stevens vuole?

"Mah, per noi... quando siamo in campo, le cose possono cambiare. Abbiamo una nostra strategia che vogliamo adottare, ma qui non siamo in allenamento: ci troviamo ad affrontare una squadra che cerca di fermarci e d’imporre il suo piano-partita. Nel basket bisogna sapersi adattare, e chi si sa adattare meglio vince. Ogni sera è diversa. Ci piacerebbe che andasse tutto come ieri contro Toronto, ma sappiamo anche che non va sempre così. In gare come questa, dobbiamo tenere duro ed eseguire tutto alla lettera in entrambe le metà campo, specialmente quella difensiva.”

Tutto vero e sacrosanto, ma le squadre migliori sono quelle che sanno imporre la loro partita ogni sera. I Warriors di Steve Kerr hanno forse rinunciato mai al loro stile di gioco? E i Bulls di Phil Jackson hanno mai abbandonato il triangolo? Le squadre che puntano a vincere sono come il lupo cattivo della favola, che soffia fino ad abbattere le capanne dei tre porcellini.


Contro Toronto, Boston ha mostrato bagliori di grandezza. Fluidi nel movimento di palla, controllati nell’esecuzione, i Celtics sono stati chirurgici nel gestire i possessi e feroci in difesa. Si potrebbe anche dire che Toronto ha forzato la mano ai biancoverdi: con i Raptors molto attenti a controllare Jayson Tatum e Jaylen Brown, infatti, sono stati "costretti" ad adottare quell’approccio che è stato il marchio di fabbrica del primo coach Stevens.


L’era Thomas, che ha permesso all’ex allenatore di Butler di farsi notare nella Lega, è stata la migliore dei Celtics negli ultimi anni dal punto di vista della fluidità offensiva. Quella squadra ha sorpassato ogni aspettativa grazie alla fiducia nel collettivo. Nessun giocatore valeva più del gruppo.


FOTO: Celticsblog.com

Tatum e Brown sono più che capaci di condurre l’attacco, ormai lo sappiamo tutti. Payton Pritchard (di cui abbiamo parlato QUI) sa dare un apporto efficace dalla panchina. E pur con tutti i guai fisici, non dimentichiamoci che la migliore partita dell’anno di Kemba Walker è arrivata quando i compagni l’hanno messo nelle condizioni giuste. Eppure, è andato tutto a rotoli già la sera dopo.


Quando i Celtics giocano tanti pick&roll senza muovere la palla, le avversarie di solito adottano una drop defense e la cosa, purtroppo, funziona a meraviglia. Ci sono partite in cui Tatum, Brown e Walker forzano tanti tiri in queste situazioni e questo rende più facile il compito per la difesa. Basta restringere il campo e costringerli a tirare, accettando qualche canestro a bassa percentuale e continuando a lavorare perché le conclusioni di questo tipo non diminuiscano (e vi svelo un segreto: di solito va proprio così).


Data la sequela d’infortuni che hanno afflitto i biancoverdi, era lecito aspettarsi qualche brutta gara. Ma quando le partite giocate bene diventano l’eccezione, allora c’è da preoccuparsi.


Il problema non è tanto nel record, anche se Boston (14-13) non è tra le prime della Eastern Conference. Il problema è giocare con continuità in un modo che possa distribuire maggiormente il contributo in attacco e permettere quindi di sopperire alle assenze.


Brad Stevens, in passato, ci è riuscito con meno talento a sua disposizione. Ma se in attacco non si registra un miglioramento collettivo, per i Celtics in questa stagione è difficile puntare in alto.