• Davide Corna

Gli Heat possono ancora risolvere i loro problemi


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Conor Fagan per The Lead Sports Media e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 28 gennaio 2021.



I protocolli di sicurezza, seppur assolutamente necessari, hanno debilitato diverse squadre in questo inizio di stagione. Fra queste squadre ci sono i Miami Heat, che attualmente sarebbero ampiamente fuori dai Playoffs, con un record di 6-12.


La squadra, in questo mare di difficoltà, non ha iniziato la stagione come ci si aspetterebbe dai campioni in carica della Eastern Conference. La Regular Season, però, è cominciata da poco più di un mese e i ragazzi di Erik Spoesltra hanno ancora tempo per invertire la rotta.


Cosa servirà a Miami per riuscirci, oltre al recupero dei tanti assenti?



Un upgrade tra le ali


Aver perso Jae Crowder nella scorsa Free Agency sta creando problemi agli Heat nel ruolo di ala grande. Crowder è stato fondamentale negli scorsi Playoffs, partendo in quintetto in tutte e 21 le partite, con una media di 12 punti, 5 rimbalzi e 2 assist a partita. Alcuni tifosi ricordano le difficoltà al tiro contro Celtics e Lakers, ma dimenticano che il suo attacco e la sua difesa su Giannis Antetokounmpo sono stati cruciali nella vittoria contro i Bucks, favoriti per arrivare alle Finali NBA. Crowder non è stato r-ifirmato soprattutto a causa della sua volontà di avere un contratto pluriennale, cosa che non rientrava nei piani di Pat Riley e Andy Elisburg.


Nel gioco position-less di Spoelstra, Crowder era uno "stretch four", nonostante un'altezza di poco superiore ai 2 metri, compensata però dalla sua energia e dall'abilità in difesa. In sua assenza, quattro diversi giocatori sono partiti in quintetto da ala grande: Kelly Olynyk, Meyers Leonard, Andre Iguodala e Maurice Harkless.


Olynyk è stato il migliore, ma le sue carenze in difesa e a rimbalzo non gli hanno consentito di distanziare la concorrenza. Anche Leonard ha gli stessi problemi, mentre Iguodala e Harkless stentano invece in attacco.


La soluzione?


La soluzione potrebbe arrivare dal mercato. L'anno scorso Miami avevo migliorato la pericolosità dal perimetro acquisendo Iguodala, Crowder e Solomon Hill in cambo di Justice Winslow. Immagino che possa succedere qualcosa del genere anche quest'anno, con Blake Griffin e PJ Tucker fra i nomi più spendibili.


Se invece non ci saranno cambiamenti al roster, Miami ha comunque qualche opzione su cui lavorare.


KZ Okpala, rivelazione della Preseason, ha avuto più minuti nelle ultime uscite. Il mese scorso aveva impressionato per le sue capacità difensive e per il tiro da tre: con un po' di continuità e con il rientro dei migliori trattatori di palla degli Heat, potrebbe dimostrarsi un giocatore affidabile per Coach Spo.


Con Butler fuori dai giochi a causa dei protocolli-Covid, Okpala è partito per la prima volta in quintetto il 16 gennaio contro i Pistons, e non ha deluso. In una partita con pochi segnali positivi da parte della squadra, KZ ha messo 16 punti (unica prestazione con più di 3 punti segnati finora), tirando 4/5 dalla distanza.



Un'altra opzione è quella di continuare la "gestione di gruppo" che Spoelstra ha utilizzato finora. Non è un caso che Olynyk e Leonard abbiano giocato contro squadre più fisiche, mentre Harkless e Iguodala siano partiti in quintetto contro squadre più piccole.



Più rimbalzi


Miami è attualmente ultima in NBA per rimbalzi catturati (41.0 a partita; 40.5 su 100 possessi). E in particolare, è stata davvero carente nei rimbalzi offensivi (6.5 a partita, ben 1 in meno della 29esima).


Gli Heat schierano un quintetto con posizioni fluide, e hanno un unico giocatore a roster sopra i 2.10 metri. La squadra ha dimostrato negli scorsi Playoffs di poter compensare con l'energia sotto i tabelloni la mancanza di peso e statura - come ha sottolineato recentemente Jimmy Butler. Ma anche dare più minuti, oltre che a Leonard e Olynyk, anche a Precious Achiuwa e Chris Silva potrebbe essere d'aiuto...


Contro Detroit, gli Heat hanno preso 24 tiri in meno dei Pistons: un margine inaccettabile, che porta quasi sempre alla sconfitta. E infatti quella partita è stata persa, contro una squadra che era ultima in NBA.


Questo problema va risolto, o quantomeno arginato, il prima possibile.



Una point guard titolare


Tyler Herro ha iniziato in quintetto le prime 10 partite, prima di fermarsi 10 giorni per un infortunio (è tornato questa notte nella sconfitta contro i Clippers). E' sempre più evidente, comunque, che il suo ruolo è quello di shooting guard.


Le sue doti migliori si vedono in catch&shoot e in isolamento. Nonostante abbia registrato 3.9 assist a partita, e in alcuni momenti abbia saputo creare gioco per gli altri, sarebbe meglio che giocasse da terminale offensivo piuttosto che come creatore di gioco.



Goran Dragic ovviamente è il candidato principale. L'anno scorso è partito in quintetto in tutte le partite di Playoffs prima dell'infortunio, ed è stato il miglior realizzatore della squadra. Tuttavia, sembra che gli Heat stiano cercando di preservare le condizioni fisiche del 34enne, per ora.


C'era un motivo per cui nella scorsa Regular Season Kendrick Nunn partiva in quintetto al posto di Dragic: limitare il carico sulle sue gambe per quando conta davvero. Dragic è fondamentale per gli Heat, e continuerà a uscire dalla panchina.


Spoelstra potrà fare una scelta: lasciare che Herro affronti le difficoltà nell'imparare una nuova posizione, oppure dare continuità in quintetto a Nunn.



Meno palle perse


Gli Heat sono 29esimi in NBA in termini di palle perse, con 17.4 a gara, cosa che deriva principalmente dalla prolungata assenza di alcuni giocatori non sostituibili, da un gioco frammentato e dal fatto che diversi giocatori stanno imparando a giocare in una nuova posizione.


La situazione dovrebbe migliorare con il rientro degli infortunati e l'acquisizione di esperienza nei nuovi ruoli, ma gli errori in attacco sono stati un problema soprattutto nelle partite punto a punto.


Il vasto divario in tiri tentati fra Miami e tutti i loro avversari (e quindi, la serie di sconfitte) deriva proprio dalle palle perse e dalle difficoltà a rimbalzo.



Conclusioni


Se queste problematiche vi sembrano familiari, è perché lo sono.


Miami non ha avuto un 4 di alto livello dai tempi di Chris Bosh, e anche lui veniva spesso usato come centro nel sistema di Spoelstra; a parte Dragic, Miami non ha mai avuto un All-Star in posizione di point guard dai tempi di Tim Hardaway; ci sono state difficoltà a rimbalzo per tutta l'era dei "Big 3", e forse anche per tutti gli anni con Spoelstra come head coach.


Nonostante questi problemi siano preoccupanti, comunque, in Florida non è il momento di farsi prendere dal panico. Non dovrebbe fare notizia, infatti, che la squadra di Coach Spo abbia incontrato molte difficoltà quando costretta a fare a meno di Butler, Herro e Dragic contemporaneamente.


La stagione è ancora lunga, ma agli Heat servono i corretti aggiustamenti, se vogliono cercare di puntare di nuovo a fare strada nei Playoffs.