• Davide Corna

Golden State e le possibili strade per tornare al successo


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FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jannelle Moore per The Basketball Writers e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 giugno 2020.



I Golden State Warriors hanno un paracadute eccezionale.

Dopo cinque finali NBA consecutive, la stagione 2019/20 si è trasformata in una caduta libera costellata di infortuni verso gli abissi della Lega, che vede però un comodo atterraggio in offseason.


In aggiunta al ritorno in salute e in quintetto di Steph Curry e Klay Thompson, oltre a un Draymond Green di nuovo in forma, i Warriors inizieranno la prossima stagione NBA con un altro giocatore in grado di segnare oltre 20 punti a partita, Andrew Wiggins. Avranno anche una pick al Draft 2020 fra le prime, e un'exception da 17.2 milioni di dollari.


Insomma, ci sono situazioni ben peggiori in cui ritrovarsi dopo una stagione così disastrosa. Si potrebbe quasi dire che Golden State è caduta... verso l’alto.


Tuttavia, il GM Bob Meyers deve comunque fare le mosse giuste per ricostruire il roster per la prossima stagione e per l’immediato futuro.


La sospensione della Lega ha senz’altro influenzato il modo in cui i Warriors spenderanno i loro soldi, e anche quello in cui esamineranno i prospetti futuri. Stavano già lavorando con uno spazio salariale limitato, e ora potrebbero averne ancora meno, quando la Lega prenderà i provvedimenti del caso a seguito della crisi finanziaria causata dal Covid-19 in tutti gli Stati Uniti.


Ad oggi ci sono ancora poche informazioni riguardo a tali provvedimenti. Non si tratta di una situazione comoda in cui progettare una rebuild, ma ecco i modi in cui i Warriors possono mantenere il controllo su ciò che gli aspetta e rendere al massimo in una stagione così incerta e fondamentale.


Evitare la luxury tax (oppure no)


In questa stagione Golden State è riuscita a evitare la luxury tax e le relative penalità. Ce l'hanno fatta eseguendo una serie di movimenti nel roster prima e dopo la trade deadline, arrivando a un risparmio di 40 milioni di dollari.


Hanno mandato Glenn Robinson III e Alex Burks ai Philadelphia 76ers, oltre a D’Angelo Russell e Omari Spellman ai Minnesota Timberwolves in cambio di Andrew Wiggins. Hanno anche rilasciato Marquese Chriss, per poi rifirmarlo dopo 48 ore da waivers.


Ed ecco che arriva la complicazione. L'Associazione Giocatori dell’NBA e la Lega determinano il salary cap di stagione in stagione in base ai guadagni attesi per il prossimo anno. Stime recenti prevedono che la proiezione di 115 milioni di dollari, valutata prima della sospensione, vedrà un ribasso fra i 4 e i 15 milioni. Nonostante la ripresa della stagione a fine luglio possa aiutare la Lega a limitare il calo nei guadagni, l’effetto sui Warriors e su altre squadre sarà comunque importante.


Potenzialmente, Golden State potrebbe trovarsi a pagare 10-15 milioni di dollari in tasse in più rispetto alla scorsa stagione, pur mantenendo esattamente lo stesso roster. Secondo John Hollinger di The Athletic, potrebbe finire per spendere 135 milioni di dollari in luxury tax.


Quindi, cosa potrebbero fare? Potrebbero cercare di evitarla scambiando la loro scelta al draft e/o non utilizzando la mid-level exception, o semplicemente completando il roster con giocatori ancora più a buon mercato. Ma la storia recente dimostra che il proprietario Joe Lacob è ben disposto a subire il colpo, se questo significa avere una squadra in grado di lottare per l’anello.


I titoli NBA costano, e Lacob ha sempre accettato di pagarne il prezzo.


Si tratta di un prezzo che lui e i Warriors non possono fare a meno di pagare, praticamente. La luxury tax è praticamente inevitabile, e ciò che resta da vedere è quanto in là vogliano spinbersi i Warriors pur di provare a vincere ancora con questo gruppo. I giocatori più importanti hanno 32 (Curry) e 30 anni (Thompson e Green), e la squadra attuale potrebbe quindi avere un massimo di tre anni per vincere altri titoli.



E allora per quale motivo non dovrebbero accettare di pagare la tassa, in modo da capitalizzare e provare a sfruttare gli anni migliori dei loro giocatori fondamentali? Soprattutto ora che anche le altre squadre NBA dovranno avere a che fare con problemi (anche peggiori, in molti casi) legati al salary cap...


A prescindere dalle loro decisioni, i Warriors dovranno pagare una luxury tax considerevole. Quanto considerevole?


Non avrebbe senso acquisire giocatori meno costosi dal rendimento incerto solamente per evitare di pagare qualche milione di dollari. Nel basket NBA (come nella vita), si ottiene quello per cui si paga. Se i Warriors sono in modalità “vincere subito”, devono usare quella exception per una giocatore di qualità e prestare attenzione al cap solo per evitare di pagare un ammontare superiore alla loro disponibilità economica.


Opzioni al Draft


I Warriors avranno al Draft 2020 una scelta fra le prime cinque per la prima volta in 18 anni (una frase di cui i tifosi possono andare orgogliosi per diversi motivi). La pick sarà fondamentale per Golden State, visto che la franchigia brama sicuramente il ritorno al successo, dimostrando che questa stagione è stata un’eccezione.


Lungo l'ultima annata, il parallelismo fra questi Warriors e i San Antonio Spurs pre-dinasty è stato sulla bocca di tutti.


Durante la stagione 1996/97, gli Spurs sprofondarono a un record di 20-62, in un’annata martoriata dagli infortuni. Vinsero la lottery del 1997 e al Draft selezionarono un’ala grande da Wake Forest, tale Tim Duncan. Due anni più tardi vinsero il primo dei loro cinque titoli.


Golden State però sceglierà in un Draft privo di giocatori del livello di Duncan; e, allo stato attuale, non c’è possibilità di organizzare workout di persona o showcase di giocatori selezionabili al Draft, a causa del lockdown.


I Warriors hanno già iniziato a intervistare i giocatori tramite conference call. A rimpiazzare i workout ci sono i video degli highlights e di altre giocate. Fortunatamente, almeno, lo staff della franchigia ha molto tempo per pianificare le proprie mosse, visto che il Draft è in programma per il 15 ottobre. Date le circostanze, i Warriors hanno anche l’opzione di scambiare la propria scelta per un giocatore affermato in grado di contribuire immediatamente. L’esatta posizione al draft determinerà quale sia la strada migliore da seguire per Bob Myers e soci.


Se i Dubs vincessero la lottery e ottenessero la scelta numero 1 (o forse anche una fra le prime tre), dovrebbero chiamare il miglior giocatore disponibile, a prescindere dalle necessità. Secondo molte fonti, in tal caso sceglierebbero Anthony Edwards, combo-guard da Georgia.


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Anthony Edwards (FOTO: NBA.com)

Un giocatore come lui potrebbe contribuire da realizzatore secondario, oppure potrebbe essere scambiato per acquisire veterani interessanti.


Se invece Golden State dovesse avere la quarta o la quinta scelta, potrebbe tentare di acquisire una scelta più bassa e andare alla ricerca di qualche possibile rivelazione, ottenendo qualcosa in cambio di utile subito.


Exception


A causa del monte stipendi e dell’abbassamento dei tetti salariali dovuto alla sospensione della Lega, i Warriors sono ancora a corto di soldi. Tuttavia, hanno una trade exception da 17.2 milioni derivante dall’accordo con i Memphis Grizzlies per Andre Iguodala.


Ciò consente loro di accoppiare alla clausola qualche pick al draft, per rendere più interessante un eventuale scambio. Secondo Connor Letorneau del San Francisco Chronicles, ipoteticamente Golden State potrebbe usare la trade exception come "esca" in una trade con squadre desiderose di migliorare.


Come già detto, se i Warriors dovessero trovarsi con la quarta o quinta scelta al draft, potrebbero scambiare la pick e andare alla ricerca di un giocatore come Kelly Oubre o Jonathan Isaac. Entrambi completerebbero perfettamente il quintetto.


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FOTO: NBA.com

Oubre ha avuto una media di 18.7 punti alla prima intera stagione con i Suns, tirando con il 35% da tre. Con le difese che si concentrerebbero su Curry e Thompson, avrebbe molti tiri non contestati. Inoltre, può essere un playmaker aggiuntivo che potrebbe dare una mano a Green sotto quest’aspetto. Difensivamente, Oubre può contare su una considerevole apertura alare (220 cm), il che non fa mai male.


Isaac potrebbe essere un’opzione ancora migliore, visto che Golden state ha già Andrew Wiggins (e Oubre giocherebbe quindi in uscita dalla panchina). Isaac è un’ala versatile che può difendere su più posizioni. In una difesa che cambia frequentemente come quella di Golden State, avere un difensore in grado di marcare e andare a rimbalzo con efficacia è fondamentale.


Tuttavia sia Oubre che (soprattutto) Isaac sembrano essere importanti nei processi di rebuild delle loro squadre attuali. Entrambe le franchigie dovrebbero dare gran valore alla scelta e alla exception dei Warriors per accettare di separarsi dai loro giocatori.


Golden State potrebbe anche usare l’exception e la scelta per acquisire una guardia di riserva in grado di portare punti dalla panchina, visto che negli ultimi tre anni la profondità della panchina è stata sacrificata.

I Dubs hanno anche l’opzione di scambiare l’eccezione senza accoppiarla a una pick.



"Aggiustare" Andrew Wiggins


Uno dei più grandi successi dei Warriors negli anni recenti è rappresentato dai loro “reclamation projects”: acquisizioni di giocatori che hanno deluso le aspettative in altre squadre e sviluppo delle loro capacità per renderli adatti al sistema. Shaun Livingston ne è un chiaro esempio, come anche JaVale McGee. Più di recente, Chriss e Spellman hanno avuto opportunità simili.


La resurrezione di Andrew Wiggins determinerà probabilmente quanto successo potranno avere i Warriors nell’immediato futuro. Wigg ha sempre avuto un gran potenziale, ma a Minneapolis non è riuscito a svilupparlo.


Ora, da Warrior, ha l’opportunità di migliorare e soddisfare quelle aspettative che lo resero la prima scelta del Draft 2014, e il Rookie of the Year del 2015.


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FOTO: NBA.com

L’assistant coach Ron Adams è particolarmente contento di avere Wiggins in squadra. Adams è stato di recente ospite del podcast TK con Tim Kawakami di The Athletic, e ha parlato molto bene delle prestazioni di Wiggins nella breve lista di partite giocate con Golden State, esaltando soprattutto la sua difesa sulla palla.


Il problema di Wiggins su entrambi i lati del campo è sempre stata la continuità. È sempre in grado di mettere 20 o più punti a referto, ma farlo con continuità e difendere a livelli accettabili è un altro discorso.


Se gli venisse concesso di tenere un training camp prestagionale, Adams potrebbe iniziare a lavorare con Wiggins e abituarlo al sistema di Golden State al completo, invece che alla versione "sgonfiata" di questa stagione. Adams dovrebbe iniziare subito a lavorare sulla difesa di Wiggins. Nonostante abbia detto di essere contento della sua difesa sulla palla sul perimetro, infatti, Adams vorrà probabilmente lavorare su diversi aspetti in questa metà campo (tra cui la posizione a rimbalzo, che ha già citato fra i punti deboli di Wiggins).


In attacco, Adams o Bruce “Q” Frazier devono trovare il modo per “connettere” Wiggins e Curry.


L’attacco dei Warriors è basato sul movimento di palla e sulla capacità di Curry di allargare le difesa. Come ala, Wiggins sarà probabilmente chiamato a contribuire, con il suo gioco più vicino a canestro, ad "armare" le mani degli Splash Brothers. Ad esempio, come visto spesso negli ultimi anni, Steph potrebbe spingere la palla in post, e Wiggins (o Green) portare un blocco per l'uscita di Curry o Thompson.


Wiggins potrebbe agire da facilitatore e da bloccante, al fianco degli Splash Brothers, oltre a rimanere un valido finalizzatore dell’azione, a patto che migliorino le sue scelte e la sua selezione di tiro.


Mettere Wiggins a proprio agio con Curry, Thompson e Green prima di dicembre è fondamentale per coach Steve Kerr e per i suoi Warriors.


Può essere lui l'arma in più nella prossima annata?