• Andrea Lamperti

Grazie, Nuggets


FOTO: NBA.com

Alla fine, alla settima elimination game di questi Playoffs, i Denver Nuggets hanno alzato bandiera bianca. Non prima, però, di aver dato l’ennesima, eroica prova di resilienza.

Anche in Gara 5 i Nuggets sono andati incredibilmente oltre le proprie difficoltà e oltre le proprie possibilità. Sono rimasti in partita fino agli ultimi possessi - malgrado un Jamal Murray fisicamente provato dalle (disumane) fatiche delle 18 partite giocate in questi Playoffs, a quasi 40 minuti di media; malgrado i problemi di falli di Nikola Jokic; malgrado lo strappo di 17 punti dopo l’intervallo, che ancora una volta Denver era riuscita a ricucire nel corso del secondo tempo.

E se guardiamo più in generale alla serie, Jokic e compagni si sono dimostrati dal primo all’ultimo possesso all’altezza dei Lakers - fino a prova contraria, miglior squadra della Lega e favorita per il titolo. Malgrado un percorso molto più dispendioso di quello di LeBron James e compagni nei primi due turni, e malgrado un buzzer beater di Anthony Davis in Gara 2 che avrebbe tagliato le gambe anche alla squadra più stoica. Ma non a questi Nuggets.

È servito un LeBron (per la prima volta) fenomenale nel clutch time in Gara 5 per chiudere la serie e riportare i Lakers alle NBA Finals. Ed è stato davvero necessario il miglior LeBron, contro una squadra, quella di coach Malone, che ha reso un eufemismo l'espressione “gettare il cuore oltre l’ostacolo”.


L’incredibile percorso di Denver in questa post-season è stata una di quelle storie che, lo sappiamo, accadono solo... “where amazing happens”. Ed è un peccato che non abbia potuto andare in scena davanti ai tifosi del Pepsi Center - detto, comunque, che non è un caso se la prima doppia rimonta da 1-3 nella storia dei Playoffs sia arrivata proprio nella neutrale bubble di Orlando.


È un peccato, comunque, perché questi Nuggets meritavano un’uscita dal campo da eroi. Perché eroica è stata la loro resilienza. Meritavano una standing ovation collettiva, per quello che si è dimostrato un Collettivo con la C maiuscola.

Dopo appena quattro partite di Playoffs, sotto 3-1 nella serie con Utah e fatta a pezzi da un clamoroso Donovan Mitchell, Denver sembrava già al capolinea della propria esperienza nella bubble. Che automaticamente sarebbe stata etichettata come “fallimentare”, ma quanta acqua doveva ancora passare sotto i ponti, a Disney World...

Prima, la rimonta con i Jazz e la vittoria in Gara 7. Che è stata solo il preludio del vero colpo di scena di quest’anno a Ovest: l’eliminazione nel turno successivo dei favoritissimi (nella serie, e forse non solo) Los Angeles Clippers. Anche in questo caso dopo essere andati sotto 1-3, riuscendo nel repeat di una rimonta già di per sé molto rara nella storia dell’NBA.


Contro ogni previsione e logica, un possesso dopo l'altro, una gara dopo l’altra, una rimonta nel secondo tempo dopo l’altra, un quarto periodo nervosamente e tecnicamente dominato dopo l’altro, i Nuggets hanno rimesso in piedi e poi vinto la Semifinale di Conference contro Kawhi Leonard e Paul George. Che per il 99% degli addetti ai lavori avrebbe dovuto “tirare la volata” per l’attesissima e ampiamente caldeggiata finale tra Clippers e Lakers.

Nel destino che i Nuggets hanno imposto a questi Playoffs , però, non c’è stato spazio per la “Battle of LA”. E al di là dei demeriti, innegabili, della squadra di Doc Rivers, Denver si è guadagnata e ha meritato tutto quello ha ottenuto. Ogni singolo titolo di giornale. Ognuna delle tante parole che sono circolate nella bubble dopo la loro storica impresa. Ogni singolo “wow”, da milioni di tifosi e appassionati in tutto il mondo.

E se il doppio comeback è già passato alla storia e ai libri dei record di questa Lega, è stato il “come” a renderlo speciale. È stato il momento della consacrazione definitiva di Jamal Murray e Nikola Jokic, protagonisti - in modi diversi - di una serie di prestazioni “for the ages”; è stato l’apice, finora, della carriera da head coach di Mike Malone; è stato il miglior Jerami Grant, guerriero infaticabile sui due lati del campo, visto nei suoi sei anni in NBA; è stato il “battesimo” ad alto livello dell’acerbo ma talentuosissimo Michael Porter Jr; è stata la rivincita di Paul Millsap contro la sua reputazione di “pessimo contratto con le braccia e le gambe”; è stata l’importanza del contributo di comprimari come Monte Morris, Torrey Craig e Mason Plumlee.

Ma prima di tutto, è stato il romantico trionfo dell’insieme, del Collettivo. Del Sistema Nuggets. Di un percorso - atteso ora allo step più difficile - e di una filosofia di gioco unica in NBA, basata sul genio (altrettanto unico) di Jokic. Adattata al suo ritmo. E resa vincente dalla mano di Murray, che non ha mai tremato nei momenti decisivi, fino a che la resa definitiva - che per la franchigia del Colorado ha tutt’altro sapore che quello della sconfitta - non è diventata inevitabile.

Il lieto fine è per i Los Angeles Lakers, che tornano dopo 10 anni alle NBA Finals. Ma la fiaba di Disney World, la squadra che ha reso speciali i Playoffs della Western Conference, sono i Denver Nuggets.



Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com