• Marco Cavalletti

Guida alla trade deadline: il salary cap


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La trade deadline è vicinissima, ormai. Le squadre della Lega avranno tempo fino al 6 febbraio per operare sul mercato, tentando di accrescere le loro chance per una corsa produttiva nei Playoffs, accumulare asset per movimenti in estate, aggiungere scelte o liberarsi di salari ingombranti per fare spazio a free agent futuri.

Sono state molte, nel corso degli anni, le operazioni "blockbuster" finalizzate appena prima della trade deadline. Questi affari dell’ultimo minuto a volte possono rendere le contender forze ancora più dominanti, o contribuire alla ristrutturazione di squadre meno competitive.

Non sempre, tuttavia, i risultati sono così splendidi.

I fan dei Bucks ricorderanno (alcuni avranno scelto di dimenticare) la terribile decisione in corrispondenza della deadline di scambiare Ray Allen ai Seattle SuperSonics, assieme a Ronald “Flip” Murray, Kevin Ollie e una prima scelta per il veterano Gary Payton e il super atleta Desmond Mason: la trade che segnò la fine dell’era dei big three. Ma non è questa la sede per discutere i dettagli di questa terribile mossa per Milwaukee. Perché, vi chiedete? Beh, vorremmo evitare di rivangare i traumi che forse i fan stanno cominciando a dimenticare.

Altri spostamenti memorabili alla trade deadline includono quelli di Pau Gasol ai Lakers nel 2008, Carmelo Anthony ai Knicks nel 2011, Rasheed Wallace a Detroit nel 2004 e molti altri.

Ogni anno, i fan delle contender sognano l’arrivo di una superstar o di un giocatore in grado di fare la differenza per aiutare la squadra nella propria corsa nei Playoffs. Con i Bucks fra i favoriti per una corsa al titolo, e le numerose richieste da parte dei propri fan di attivarsi sul mercato alla trade deadline (come vedete qui sotto), può sempre essere utile fornire un’infarinatura sulla terminologia relativa al salary cap NBA e mostrare come general manager e proprietari navigano sul mercato in corrispondenza della deadline, manipolando le diverse tipologie di trade exception e contratti.

Che cos’è il salary cap NBA?

Il salary cap della NBA esiste principalmente per dare a tutte le squadre una chance più uniforme di competere. Le franchigie hanno disposizione risorse differenti a seconda delle relative proprietà, delle dimensioni del loro mercato, degli accordi televisivi, dei fattori legati alla posizione geografica e altro ancora. Il salary cap è stato istituito per porre dei limiti di spesa alle squadre dotate di più risorse e per garantire alle squadre con meno risorse una possibilità di competere. Un limite alla spesa, in teoria, dovrebbe creare un livello di competizione uniforme, permettendo a ogni squadra di firmare e tenere i giocatori che desidera.

Tuttavia, il salary cap non è pienamente riuscito nel suo intento. La Lega infatti non ha implementato un salary cap standard (un “hard cap”), ovvero un sistema che stabilisce un limite di spesa fisso e uguale per tutte le squadre, bensì un sistema definito “soft cap”. Il soft cap permette alle squadre di eccedere il tetto salariale in circostanze specifiche, dette eccezioni. Rende, dunque, il concetto del salary cap estremamente complesso e difficile da maneggiare, e dato che alle squadre viene permesso di eccedere il soft cap, le disuguaglianze continueranno ad esistere.

La NBA ha poi implementato ulteriori regole e procedure volte a limitare lo sfruttamento del sistema, cosa che rende il tutto ancora più complesso da comprendere per un normale fan. Inoltre, esiste anche un salary cap floor, una soglia minima che la somma dei salari di una squadra deve obbligatoriamente raggiungere. Se una squadra si trova al di sotto del floor, la differenza viene distribuita equamente all’interno del roster.

FOTO: © Geek Wire

Inizialmente, la NBA aveva implementato il soft cap per incoraggiare le squadre a tenere i propri giocatori e ad attuare migliorie necessarie e ragionevoli attraverso diverse eccezioni. Nonostante le eccezioni e le formule contengano delle falle che vengono spesso sfruttate dalle franchigie, le squadre hanno la possibilità di creare un livello di competizione uniforme stanziando le proprie risorse nei posti giusti e attuando decisioni salariali intelligenti e innovative.

Vediamo più nel dettaglio.

Perché il cap può salire e scendere

Ricorderete che nel 2016 molti giocatori hanno firmato contratti enormi perché “il cap era salito”. E qui non parliamo di LeBron James, Kawhi Leonard e altre superstar, ma di giocatori che non meritavano necessariamente quei soldi. Ad esempio, fra il 2012/13 e il 2016/17, il salario massimo è aumentato da $13.4 milioni a $22 milioni. Questo ha permesso a un giocatore come Kent Bazemore (senza offesa) di firmare un contratto da $18 milioni all’anno, semplicemente perché le squadre avevano a disposizione più soldi da spendere.

Ma da dove sono arrivati quei soldi?

Ebbene, il "colpevole" è stato l’enorme accordo televisivo da $24 miliardi firmato dalla NBA nel 2014, grazie al quale il salary cap ha raggiunto altezze prima di allora inimmaginabili; di conseguenza, i giocatori hanno firmato a cifre immaginifiche. Un aumento del cap di quella magnitudo è stato senza precedenti, e andando avanti non sono chiare le cifre su cui esso potrà attestarsi ogni anno.

Tipi di eccezioni contrattuali

Si sente spesso parlare di eccezioni contrattuali quando si cerca di risolvere il puzzle del salary cap. Queste esistono per permettere alle squadre di firmare un giocatore eccedendo il soft cap. Diamo uno sguardo ad alcune delle eccezioni più frequenti.

Bird exception: Prende il nome dalla leggenda dei Celtics Larry Bird e permette a una squadra di eccedere il salary cap per tenere il proprio free agent. Sostanzialmente, il giocatore in questione deve aver disputato almeno tre stagioni consecutive con la squadra senza aver mai compiuto l’operazione detta “clear waivers” per poter beneficiare della Bird exception. I giocatori che rispondono a questi prerequisiti possono ricevere dalla propria squadra un altro anno di contratto e un salario più alto rispetto a quello che potrebbero offrirgli tutti gli altri. In un mondo perfetto, questo dovrebbe incentivare il giocatore a rimanere con la squadra che l’ha scelto nel Draft.

Early Bird: Si tratta di una diversa tipologia di Bird exception, che garantisce a una squadra il diritto di eccedere il salary cap per ri-firmare un free agent con un contratto limitato, purché il giocatore abbia militato nella squadra per almeno due stagioni senza aver effettuato la già citata operazione di “clear waivers”. Questo permette dunque ad una squadra di ri-firmare il proprio free agent ad una percentuale del salario dell’anno precedente o al salario medio stabilito dalla NBA, a seconda di quale sia la cifra più alta. Questa eccezione è applicabile solo a contratti fra i due e i quattro anni di durata.

Non-Bird: I free agent che non rientrano nelle due categorie precedenti, vengono inclusi in questa. Le squadre possono ri-firmare questi giocatori a contratti del valore pari a una percentuale del salario dell’anno precedente o ad una percentuale del salario minimo della Lega, a seconda di quale cifra sia la più alta. Tali contratti possono durare fino a quattro anni.

Mid-Level: Avrete sicuramente sentito parlare della mid-level exception, usata dalle squadre una volta all’anno per sforare il salary cap. Ogni squadra ha a disposizione una certa quantità di “mid-level money” a seconda del fatto che si trovi al di sopra o al di sotto della luxury tax. Queste squadre pagano poi una penalità per ogni dollaro dei loro salari al di sopra della tassa.

Trade exception: Questa eccezione permette a una squadra di scambiare un qualsiasi giocatore purché il salario in entrata non ecceda un valore prefissato, determinato dalla presenza o assenza dell’obbligo di pagare la tassa di lusso dopo la trade e dal salario in uscita. Le squadre che pagano la tassa possono assorbire fino al 125% del salario in uscita + $100,000, mentre per le squadre che non pagano la tassa, tale cifra viene determinata dai salari in entrata e in uscita permessi, configurandosi quindi come un valore variabile.

Rookie exception: Le squadre possono firmare le proprie prime scelte ai cosiddetti “rookie-scale deal”, e nel farlo possono sforare il limite imposto dal salary cap.

Minimum exception: Le squadre possono firmare dei giocatori al salario minimo determinato dalla NBA anche se si trovano al di sopra del salary cap, per un massimo di due anni. Nel caso di contratti biennali, il salario per la seconda stagione sarà il salario minimo di riferimento per quella stagione. Un contratto del genere potrebbe non contenere un signing bonus. Inoltre, questa eccezione permette ai giocatori con un salario minimo di essere acquisiti anche via trade.

Tipi di contratti

È sempre bene ricordare che non tutti i contratti sono uguali, cosa particolarmente importante quando si parla di movimenti alla trade deadline. Le squadre cercano infatti tipi di contratti favorevoli al momento della deadline, principalmente per questioni di mobilità futura e di gestione del roster. Ecco alcuni dei contratti a cui fare più attenzione.

Player option: Il giocatore può decidere se rimanere con la propria squadra per un altro anno o diventare unrestricted free agent.

Team option: Qui è invece la squadra a decidere se tenere il giocatore o se farlo uscire dal contratto.

Early termination: Il giocatore ha il diritto di far terminare il proprio contratto in anticipo, ma non può esercitare tale diritto prima della fine del quarto anno del contratto in questione.

Max contract: Un contratto per il quale un giocatore riceve dalla squadra la massima quantità di denaro possibile, cifra stabilita dal salary cap.

Supermax: Perché un veterano possa ricevere un contratto del genere, il giocatore deve cominciare il suo ottavo o il suo nono anno nella Lega e deve rispondere ad almeno uno di questi prerequisiti:

  • Essere stato incluso in un qualsiasi quintetto All-NBA nella stagione precedente all'estensione contrattuale o in due delle tre stagioni precedenti;

  • Essere stato nominato DPOY nella stagione precedente all’estensione contrattuale o in due delle tre stagioni precedenti;

  • Essere stato nominato MVP almeno una volta nelle ultime tre stagioni.

Inoltre, la squadra che offre il supermax deve essere la stessa che ha draftato il giocatore oppure deve averlo acquisito mentre ancora nel suo rookie deal. Se tutte queste condizioni vengono rispettate, la squadra può offrire un contratto con un salario iniziale fra il 30 e il 35% del salary cap. Tale contratto può durare solo per un massimo di cinque anni.

Sign and trade: Questo contratto permette al giocatore di ri-firmare con la squadra attuale e poi avviare una trade nelle 48 ore successive. Questa opzione non si applica a restricted free agent, che hanno già accettato offerte di altre squadre.

Tipi di free agent

La free agency è tutta un’altra bestia rispetto alla trade deadline, ma per una pianificazione adeguata e completa è necessario prenderne in considerazione tutti gli aspetti. Ecco i differenti tipi di free agent.

Unrestricted free agent: Sono i giocatori i cui contratti si sono completamente esauriti, e sono liberi di firmare con qualsiasi squadra. Questi giocatori hanno il pieno controllo sulla loro destinazione.

Restricted free agent: Sono i giocatori che hanno il diritto di testare il mercato dei free agent, e le altre squadre possono presentare loro delle offerte. Una volta che i giocatori ricevono un'offerta da parte di un'altra squadra, la squadra originale ha il diritto di pareggiare qualsiasi offerta e tenere il giocatore. Facendo questo, la squadra può eccedere il soft cap.

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In generale, se la trade deadline è solo una data specifica su un calendario, i general manager e le proprietà devono considerare tutti gli aspetti sopra elencati, se vogliono creare piani a breve e a lungo termine per la propria organizzazione. Ci vuole un front office incredibile per saper gestire davvero e al meglio tutte le opzioni portate dalla trade deadline.

Ora, però, anche voi potete quantomeno avere un'idea di quali delle proposte di offerte che vedete su Twitter sono semplicemente impossibili e quali sono invece fattibili. Ora non ci rimane che allacciarci le cinture e prepararci alla trade deadline...

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Questo articolo, scritto da Sam Radbil per The Lead Sports Media e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 gennaio 2020.

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