• Emil Cambiganu

Hawks, cosa c'è all'orizzonte?

Atlanta era finita sotto i riflettori per la free agency da protagonista, salvo poi spegnersi durante la stagione tra infortuni, problemi interni e cambio di allenatore. Quali sono, ora, le prospettive degli Hawks?


FOTO: NBA.com


Durante l'offseason il GM Travis Schlenk è sembrato scatenato.


All'arrivo del rookie Onyeka Okongwu, chiamato con la sesta scelta al Draft 2020, si sono aggiunti importanti innesti come Danilo Gallinari, Bogdan Bogdanovic, Tony Snell e Rajon Rondo. Dopo anni di costruzione basata sui prospetti scelti al draft e cresciuti in casa, come John Collins, Kevin Huerter, De'Andre Hunter, Cam Reddish e soprattutto Trae Young, per questi Hawks si è trattato di qualcosa di nuovo.


Poi, però, un record negativo (19-20) e la conseguente posizione nella Conference (ottavi a Est) hanno fatto sorgere più di qualche dubbio sull'operato della dirigenza.


La protagonista della free agency si è trasformata in comparsa nella prima parte di Regular Season. Gli alibi ci sono, e non sono pochi. Riguardano soprattutto gli infortuni: solo 5 giocatori nell'intero roster hanno giocato almeno il 78% delle partite, e le assenze sono state importanti. Prima Gallinari e Okongwu, poi Bogdanovic, e per ultimi Hunter e Reddish, tuttora fermi in infermeria. A questo si aggiunge uno spogliatoio che sembra scricchiolare da mesi, con rapporti non idilliaci, per usare un eufemismo, tra giocatori e staff e tra i giocatori stessi.


Il risultato è un inizio deludente, e a farne le spese è stato l'allenatore, Lloyd Pierce, esonerato e sostituito con Nate McMillan all'inizio di marzo.


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Ma siamo sicuri che i problemi fossero solamente Pierce e gli infortuni?


E' vero, Trae e compagni vengono da 5 vittorie consecutive con McMillan, ma gli avversari affrontati in questa striscia erano modesti (Miami senza Butler, Orlando, Toronto senza VanVleet e Siakam, Sacramento, Cleveland). E il difetto principale rimane: gli Hawks sono la 23esima difesa della lega, con 112.5 di Defensive Rating, provocato da un impegno spesso e volentieri assente e dalla scarsa attitudine difensiva della maggior parte del roster.


Nonostante ciò, anche grazie alla Conference di appartenenza, Atlanta si trova nel pieno della lotta per l'accesso ai Playoffs, e dunque ancora in corsa per realizzare il proprio obiettivo di inzio anno.



La consacrazione di Trae Young passa dalla sua testa


Sulle abilità tecniche di Trae ormai non ci sono più dubbi, li ha spazzati via lui nella scorsa stagione viaggiando a 29 punti e 9 assist di media, con il 59% di TS, in un contesto tutt'altro che competitivo. Non è certo l'esclusione dall'All Star Game a ridimensionarlo.


Detto ciò, nel corso della prima metà della stagione corrente sono sorti dubbi sulla componente mentale del prodotto di Oklahoma. Non è accertato se il motivo sia il rapporto con John Collins, con l'ex coach Pierce o semplicemente personale, ma in qualche uscita - soprattutto contro squadre sulla carta alla portata degli Hawks - Trae è parso svogliato, come se fosse stato demotivato, rifiutandosi a tratti di giocare come sa.


I 3 punti di media di differenza rispetto alla stagione 2019/20 non rappresentano un calo costante nelle sue prestazioni, bensì sono il risultato di alcune partite anonime, come i 4 punti contro Utah e i 7 contro Charlotte nel corso di gennaio. E considerando che si tratta probabilmente del peggior difensore della lega, non se lo può permettere.



In ogni caso, la stagione offensiva di Trae Young non è comunque negativa fin qua. Anzi.


Il carico offensivo degli Hawks è tutto sulle sue spalle, essendo l'unico creator on ball credibile, e l'elevatissimo Usage (37%, secondo dietro a Doncic) lo dimostra. Young gestisce praticamente tutti i possessi quando si trova in campo, tiene i 9 assist di media con il 43% di assist percentage (95esimo percentile) e mantiene il 60% di TS (con 38% da 3 punti, career-high) nonostante l'82% dei suoi tiri siano self created. L'on/off offensivo, +10.1, è abbastanza esplicativo.


La specialità della casa è il pick&roll. Il numero 11 fa parte dell'élite nella categoria dei PnR handler, in cui guida la classifica per frequenza, 54%, ed è al livello di Doncic e Lillard per quanto riguarda i punti per possesso, 1.00.


Più che nel cercare la soluzione personale, è straordinario nel coinvolgere il bloccante, leggendo le scelte della difesa e sfruttando le diverse caratteristiche di Collins e Capela. E' soprattutto per merito suo se questi ultimi hanno rispettivamente 1.12 e 1.16 punti per possesso da bloccanti in situazione di PnR.



E le sue abilità di playmaking non si fermano certo al pick&roll.


Infine, caratteristica fondamentale del gioco di Trae è la capacità di sapersi guadagnare falli. Quasi 10 liberi a partita, e con le sue percentuali significa partire con quasi 9 punti di vantaggio ogni partita. Piaccia o no, saper attirare i fischi, anche con un po' di malizia, è un aspetto fondamentale del gioco.


A Trae Young non manca nulla, almeno sul parquet, per raggiungere il top assoluto della lega nella metà campo offensiva. Ma per lo step successivo, per la consacrazione, c'è ancora da lavorare sulla mentalità.



Difesa non pervenuta e Clint-dipendente


Come detto prima, i veri grattacapi sono da ricercare nella metà campo difensiva, e probabilmente vanno oltre alla semplice voglia e intensità (comunque altalenanti nella prima parte di stagione).


Se a una squadra che ha chiuso la stagione 2019/20 con la 28esima difesa, e che deve sopperire nella propria metà campo alla presenza deficitaria di Trae Young, aggiungi Gallinari e Bogdanovic, non certo i mgliori difensori in circolazione, i problemi in qualche modo erano preventivabili. Gli unici difensori perimetrali credibili presenti nel roster sono Hunter e Snell, che tengono i loro avversari rispettivamente al 41% e al 39%, -5% e 6% di differenziale. Oltre loro, quasi il nulla.


Un ulteriore problema è la difesa del pick&roll quando vengono coinvolti Gallinari e Collins; soprattutto il Gallo, ormai, fa davvero fatica a tenere se attaccato lontano dal canestro.


A reggere in piedi un'intera difesa praticamente da solo è Clint Capela. Il 26enne è al massimo in carriera per stoppate, 2.3, e per rimbalzi, dove è primo nella lega con 14.3. Inoltre, con lui in panchina i compagni subiscono circa 10 punti in più ogni 100 possessi rispetto a quando è in campo. Si può parlare di vera e propria dipendenza.



La scelta di Okongwu, considerato uno dei migliori difensori dello scorso Draft, sia per protezione del ferro che per la possibilità di cambiare sulle guardie, andava in questo senso. Ma l'infortunio iniziale e i soli 10 minuti di media di utilizzo non gli hanno finora permesso di esprimersi al meglio. In prospettiva, il rookie potrebbe sopperire ai problemi difensivi di Gallinari nella second unit, permettendogli di massimizzare l'impatto offensivo.



John Collins, un sacrificio necessario


18 punti di media, con il 53% dal campo e il 37% da tre. Ma allora qual è il problema?


Prima di tutto, la difesa, dove Collins appare spesso superficiale e distratto. Poi, le caratteristiche fisiche: non ha il dinamismo per essere un 4 nell'attuale roster, nè il fisico per poter fare il 5 quando Capela si riposa: il Defensive Rating di Atlanta quando Collins gioca da centro arriva a 117.2.


Infine, i problemi nello spogliatoio. Il 23enne è al suo ultimo anno di contratto, e la dirigenza ha espressamente fatto capire di non volerlo ri-firmare alle cifre che chiede. E' probabilmente questa la causa degli screzi con Trae Young, e anche del fatto che sembri a tratti giocare più per il proprio futuro che per quello della squadra.


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Prima della trade deadline o, più probabilmente, durante l'estate via sign-and-trade, sarà oggetto sacrificabile, preferibilmente per un difensore perimetrale o per qualcuno in grado di togliere peso offensivo dalle spalle di Trae.



E' presto per parlare di ambizioni


Con la nuova linfa data dalla nuova gestione McMillan e il talento offensivo presente a roster, il record di Atlanta è destinato a migliorare. Certi problemi strutturali, però, si pagano in post-season.


La seconda parte di stagione sarà fondamentale per sviluppare ancora i giovani a roster e migliorare l'alchimia all'interno dello spogliatoio. Poi, sarà il momento di pensare ad ambizioni importanti in futuro.