• Nicola Ripari

Ho... buone (?) sensazioni su questi Orlando Magic



Questo articolo, scritto da Mark Schindler per Premium Hoops e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 aprile 2021.



In questo mondo nulla può essere dato per certo, ad eccezione della morte, delle tasse e del core costituito da Nikola Vucevic, Aaron Gordon ed Evan Fournier.


Per circa sei anni, questo trio ha condotto gli Orlando Magic a risultati altalenanti. Mentirei se non esprimessi la frustrazione accumulata negli ultimi tre anni, quelli della gestione Steve Clifford. Un sentimento che scaturisce dallo scontro tra la mia convinzione riguardante la bontà di questo gruppo – che ho sempre ritenuto in grado di raggiungere il quarto o quinto posto ad Est – e la realtà dei fatti, che ha visto la squadra falcidiata dagli infortuni e incapace di esprimersi al meglio. Nell’istante in cui la squadra sembrava entrare in ritmo, è sempre arrivato un infortunio a guastare le feste: il piede per Vucevic, la sfortunata frattura della gamba per Isaac.


Nessun’altra squadra mi ha tenuto sveglio la notte quanto i Magic di Steve Clifford, facendomi pensare: “Bene, se...”


Nel corso degli anni, però, sono stati fatti degli errori nella costruzione del roster. A volte, sono stati allestiti dei gruppi che somigliavano più a un’accozzaglia di giovani e veterani, che ad altro. Non è corretto identificare il fulcro del problema nel contratto di Nikola Vucevic; il vero punto dolente è stato firmare giocatori come Khem Birch. Sia chiaro, a mio parere, Birch è un ottimo giocatore, con tutta probabilità una delle migliori riserve disponibili; ciò nonostante, la sua firma (e quindi la sua presenza in campo) ha bloccato fortemente lo sviluppo della sesta scelta assoluta al Draft 2018: Mo Bamba.


Il giocatore originario di Harlem avrebbe avuto bisogno di minutaggio, ma il mandato dei Magic era vincere partite -e così, Birch è stata una scelta più coerente. Il mancato o ritardato sviluppo cestistico di Bamba è frutto di un mix molto complesso di motivazione esterne (infortuni e Covid) e mancanza d’intento del front office. Forse Clifford avrebbe potuto trovare altri modi per impiegarlo, ma sarebbe stato necessario cambiare approccio e non dare priorità al raggiungimento dei Playoffs, elemento in disaccordo con la volontà della dirigenza e della proprietà.


Così, sebbene non sia sempre d’accordo che la lotta per il quarto-sesto posto significhi mediocrità, i Magic si sono mossi in maniera mediocre. Non si sono garantiti né futuro né spazio di manovra, e questo ha portato alle operazioni della recente trade deadline.


Provare a vincere è bello, ma compromettere il proprio avvenire e la possibilità di crescere è un problema di responsabilità dell’organizzazione. Vincere partite e contemporaneamente sviluppare giocatori è la cosa più complicata in NBA. Se si ha la possibilità di scegliere un giocatore promettente, è necessario avere un piano per garantirgli un adeguato percorso di crescita.


Rinunciando ai propri veterani e acquisendo nuovi giocatori promettenti e giovani - come Wendell Carter Jr e RJ Hampton - pare che i Magic abbiano finalmente intrapreso un percorso più adeguato al loro processo di crescita.


FOTO: NBA.com

Durante la partita di inizio mese contro i Los Angeles Lakers, ho visto un quintetto con una delle peggiori spaziature possibili: Michael Carter-Williams, James Ennis, RJ Hampton, Khem Birch e Wendell Carter Jr. L’unico tiratore sopra la media NBA era Ennis, e il secondo migliore era Hampton, che sta tirando con il 26.5%.


Ciò detto, credo che la situazione della squadra sia molto meglio adesso, rispetto a qualche settimana fa.



CHUMA OKEKE


Tutte le volte che vedo Chuma Okeke giocare a pallacanestro, divento sempre più ottimista sul suo futuro. La sua crescita nella gestione della palla e nella creazione del tiro è diventata quasi un rituale. In ogni partita, il giocatore mostra qualcosa di nuovo ed entusiasmante.


Nonostante ciò, non ho un’idea precisa o definitiva sul giocatore che Okeke diventerà, ma più opportunità avrà, più si potrà sviluppare. Può sembrare scontato, ma il suo livello sta aumentando di pari passo con il fiorire delle sue skills.


Per dare un quadro di riferimento, riporterò alcuni dati sul suo gioco: in 58 partite con la casacca di Auburn, Okeke ha giocato un totale di 2 pick&roll da ball-handler. Nelle 6 partite post deadline, ne ha eseguiti 14. Ogni possesso in più che gestisce non è altro che una nuova ripetizione, con cui Chuma può sperimentare e migliorarsi. E non si tratta “solo” di trattamento della palla. Nell’ultimo mese sono aumentati sia quantitativamente sia qualitativamente anche altri aspetti: la capacità realizzativa e il tasso di utilizzo.


Tiri dal campo tentati (media): 8.7 (dal 12 marzo) e poi 13 (dal 26 marzo al 7 aprile)

Usage Rate: 16.5% (dal 12 marzo) e poi 19.3% (dal 26 marzo al 7 aprile)


Anche se possono sembrare dati di poco conto, bisogna tenere a mente che Okeke ha giocato solamente 40 partite in NBA e che ha praticamente saltato il suo anno da rookie. Per chi non avesse guardato partite dei Magic quest’anno, vi posso assicurare che la fase offensiva sta migliorando molto e che Chuma è in grado anche di difendere.


Sono molto intrigato da come possano apparire Okeke e Isaac insieme sul parquet. Come già menzionato in precedenza, è difficile immaginare un tandem difensivo migliore, a presidiare le posizioni di ala. Okeke è già sulla buona strada per diventare un ottimo difensore “point of attack” e sta mostrando anche istinto e predisposizione in aiuto, sebbene non sia eccellente nella protezione del ferro.



È certamente raro trovare un giocatore con la taglia di Okeke che abbia uns tale abilità nel battagliare contro i blocchi e che abbia simile tenacia nel difendere il “point of attack”. Il suo percorso di crescita passerà inevitabilmente dal miglioramento della velocità di piedi: ha già un’ottima agilità ma, talvolta, mostra ancora una tendenza a muoversi troppo velocemente e finire fuori equilibrio.


Insomma, Okeke si è affermato come uno dei pilastri del futuro dei Magic.



IL FUTURO DEI MAGIC


Ciò che mi piace di più dell’attuale situazione dei Magic è il timing degli scambi: sono arrivati in un momento perfetto. Une delle più imprevedibili stagioni NBA di sempre ha consegnato a Orlando la possibilità di ottenere una scelta alta al Draft. Così, la franchigia potrà andare alla ricerca di un creator di qualità, di cui ha disperatamente bisogno.


I Magic non dovrebbero andare in modalità “full tank”, anche se lo sconvolgimento del roster avvenuto alla trade deadline potrebbe essere sfruttato a dovere, in tal senso. Questa squadra non ha nel suo DNA un simile approccio da tanto tempo: sebbene con scarsi risultati, dovuti a un carente sviluppo interno e a cattive decisioni, questa franchigia ha cercato di mantenersi competitiva anche dopo la trade-Howard, nel 2012.


Orlando non ha proprio bisogno di giocare per perdere. Non è una buona strategia per nessuna squadra NBA: ci sono molti lati positivi nel costruire una buona squadra con costanza, nello svilupparsi internamente e nel promuovere qualcosa che abbia continuità.


Detto ciò, competere nei Playoffs ad alto livello è impossibile, senza la competenza. Con un frontcourt costituito da Okeke, Isaac e Carter Jr, a Orlando c'è il potenziale per avere un’unità molto solida a livello difensivo. E questo gruppo di giovani giocatori non deve essere sprecato.



La possibilità di inserire un giocatore come Isaac dentro un gruppo che ha già espresso un buon livello, pur senza di lui, è elettrizzante. È molto semplice dimenticarsi di quanto sia forte Isaac, soprattutto a causa dell’ultimo anno che ha avuto; ma non scordiamoci mai che, prima dell’infortunio, il giocatore del Bronx stava mettendo insieme numeri difensivi molto interessanti, quasi con un impatto da DPOY. Certo, la sua fase offensiva è ancora tutta da sviluppare, ma sarebbe un errore considerarlo solo un buon difensore; in più, ha appena firmato un’estensione contrattuale di 4 anni.


Dal punto di vista offensivo, Isaac ha parecchia strada da percorrere prima di diventare un giocatore d’impatto; ciò nonostante, giocare in una situazione meno affollata, con un frontcourt più adatto a lui e, soprattutto, una point guard migliore, dovrebbe facilitargli la vita.


Ho una considerazione molto alta di Markelle Fultz, che ritengo essere, non solo uno starter, ma anche un giocatore con possibili caratteristiche da All-Star. Rimane da vedere come smaltirà l’infortunio e se questo avrà un impatto sulle sue prestazioni; tuttavia, all’inizio della stagione ha mostrato flash di talento puro e sono fiducioso nei suoi confronti. Le capacità di Fultz con la palla in mano sembrano essere un elemento impotante per questi Magic, anche se questo potrebbe cambiare dopo il Draft.


Anche Cole Anthony è un bel giocatore. Ha giocato bene quest’anno, sebbene in maniera discontinua (cosa che gli è concessa, da rookie). Certamente il playmaking è migliorabile, ma sono convinto che in futuro la sua abilità realizzativa sarà di grande aiuto a questa squadra.


Carter Jr e RJ Hampton hanno iniziato bene in maglia Magic. Hampton si è dimostrato un giocatore grezzo ma interessante da sviluppare. Quanto a WCJ, è bello vederlo giocare con una rinnovata fiducia. Al momento sta anche tirando alcune triple, aspetto in cui può e deve migliorare - la squadra ha disperatamente bisogno delle spaziature che genera. Sviluppo prima di risultati: Wendell non è obbligato a mettere queste triple da subito, già il fatto di prendersele è molto importante.


FOTO: NBA.com

Non sono sicuro di cosa accadrà, invece, a Mo Bamba. Se non dovesse fare parte dei Magic, spero che trovi una squadra che gli dia una vera possibilità di sviluppare il suo gioco e crescere. Dopo la deadline sta sicuramente avendo più spazio e più minutaggio con i Magic, che ha ripagato con alcune buone prestazioni, ma per il momento Bamba rimane un oggetto misterioso.


Tirando le somme, comunque, non c'è dubbio che gli Orlando Magic abbiano un futuro migliore oggi, rispetto alle prospettive che avevano un mese fa.