• Andrea Lamperti

I 5 peggiori contratti della Free Agency 2020

Quando il colpo lo fa il giocatore (o l'agente): le firme meno team-friendly dei primi due giorni di Free Agency.


FOTO: NBA.com

Rumors, indiscrezioni, trade, opt in/out per le player option, scelte al Draft e ora la firma dei free agent. Il tutto, in meno di una settimana.


Il 2020 dell'NBA è così, e va bevuto tutto in un sorso.


Sembra passata un'eternità da quando LeBron James e i suoi Lakers si imponevano definitivamente in Gara 6 delle "bubble Finals" contro gli Heat (per non parlare della positività di Rudy Gobert e della sospensione della stagione, a marzo). Giusto il tempo di uscire da Disney World, poi, e le tempistiche ultra-condensate dell'offseason 2020 ci hanno trascinato, nel giro di pochi giorni, in un vortice di Woj (e Shams) Bombs. Che ha rivoluzionato molte squadre della Lega, anche ai piani alti.


Dopo le LIVE degli ultimi giorni (qui trovate gli affari conclusi nel giorno del Draft; qui tutte le mosse di squadre e giocatori nella Free Agency), e dopo aver raccontato nei nostri ultimi approfondimenti le storie più "calde" di questa settimana e i nodi ancora da sciogliere, questa volta la lente d'ingrandimento è puntata sui peggiori movimenti delle franchigie in Free Agency. Ovvero, su quei 5 contratti appena sottoscritti che - nella personale opinione di chi scrive - rappresentano i peggiori affari di questi giorni.


Quali sono stati, finora, gli accordi meno team-friendly?



GLI ESCLUSI


Partiamo da chi è rimasto fuori, ma per un motivo o per l'altro merita una menzione in questo articolo.


Il primo è De'Aaron Fox, che ha firmato un'estensione enorme con i Kings. La point guard di Sacramento il prossimo mese inizierà la sua ultima stagione nel contratto da rookie, dopo di che entrerà nel nuovo accordo: una max extension che nei successivi quattro anni gli garantirà 163 milioni di dollari, che potranno salire fino a quota 196 in caso di inserimento negli All-NBA Team.



Un'estensione davvero importante, insomma, e molto ingombrante nel payroll presente e futuro della franchigia californiana. Un contratto che forse avrebbe potuto far parte della "Worst 5", se come me pensate che i margini di miglioramento davanti al ragazzo non siano all'altezza della sua estensione; ma che ho deciso di non includere, per tre motivi:

  • Fox non era free agent.

  • E' comprensibile che una franchigia senza attrattiva in Free Agency sia disposta a coprire di dollari un giovane All-Star, pescato al Draft...

  • ...soprattutto considerando che le precedenti top 10 picks di Sacramento, prima di Fox, erano state Willie Cauley-Stein, Nik Stauskas, Ben McLemore e Thomas Robinson! (se non vedete i Kings ai Playoffs da tanti anni, sapete dove guardare.)


Abbandoniamo la (sempre appassionante) galassia-Kings, e passiamo ai free agent.


Dei ragionevoli investimenti sono stati fatti su Jerami Grant (Pistons) e Christian Wood (Rockets, sign-and-trade). I due, 26 e 25 anni, nel 2020 - rispettivamente: nella bubble e nelle ultime settimane di Regular Season - hanno dimostrato di avere davanti il meglio delle rispettive carriere.


Detroit, aggiungendo in una settimana Grant, Bey, Plumlee, Bradley e Okafor, sembra prossima al dopo-Griffin (e probabilmente anche al dopo-Rose). E Jerami negli scorsi Playoffs ha dimostrato di essere una delle migliori ali two-way della Lega, e di valere $60M in tre anni.


Quanto a Houston, costretta a pensare nell'immediato a una ricostruzione dalle fondamenta, la scommessa Wood (3 anni, $28M) ha perfettamente senso. C'è spazio, in ogni accezione, per farla: con gli addii imminenti (vedremo quanto, e in che modo) di Harden e Westbrook. il nuovo front office dei Rockets ha bisogno di intraprendere una direzione. E tra i free agent di quest'anno, l'ex Pistons era tra quelli col potenziale più interessante da sviluppare. In attesa di capire come si evolveranno le cose in Texas.


Altri contratti sostanziosi che non sono da "Worst 5"?


Fred VanVleet (Raptors), Marcus Morris (Clippers), Joe Harris (Nets), Kentavious Caldwell-Pope (Lakers) e Davis Bertans (Wizards). Tutti dei ritorni, e tutti abbastanza attesi - a parte, forse, per la durata dell'accordo di Morris (4 anni) e KCP (3).


E infine: Jordan Clarkson, che nella bubble ha giocato per un contratto e quel contratto l'ha ottenuto - 52 milioni in quattro anni; e Derrick Favors, che torna a casa e in un certo senso "monetizza" i 9 anni nello Utah (più che la scorsa stagione a New Orleans), con un accordo fino al 2023.


Ed eccoci finalmente alla Worst 5.



5. MEYERS LEONARD (Miami, $20M, due anni)


20 milioni in due anni a Meyers Leonard non passano inosservati, dopo gli scorsi Playoffs. D'accordo, 9 sono garantiti il primo anno, mentre per il secondo c'è una Team Option da 11 - con ogni probabilità, quindi, l'onere sarà sui libri paga di Miami non oltre la prossima stagione. Anche perché il cap space degli Heat per il 2021 è sacro e inviolabile, per la franchigia - e non è difficile immaginare il perché.


A cifre del genere (o anche meno), però, Miami - reduce da una cavalcata fino a Gara 6 delle NBA Finals - poteva pescare meglio in questa Free Agency.



Montrezl Harrell ha firmato a numeri molto simili con i Lakers, ma è in un certo senso un caso estremo - lo "sconto" dell'ex Clippers ai campioni in carica è abbastanza fuori mercato. Oltre a lui, però, erano disponibili diversi veterani, in quel ruolo, più affidabili di Leonard nei Playoffs (solo 31 minuti in totale nella bubble). Ad esempio, Ibaka (Clippers), Howard (76ers), Thompson (Celtics) e Millsap (Nuggets).


Miami ha ri-firmato Dragic, preso Harkless e Bradley, è una contender per il titolo, un'organizzazione molto rispettata e una destinazione (città inclusa) apprezzata dai free agent. Sono sicuro che un'opzione migliore di Meyers Leonard potesse esserci, per gli Heat.



4. RODNEY HOOD (Portland, $21M, due anni)


Hood, al rientro dalla rottura del tendine d'Achille, ha rifiutato una Player Option da $6M per la prossima stagione. Sul momento, sinceramente, ho pensato che si sarebbe potuto pentire della sua scelta - ma Rodney aveva le sue buone ragioni, e guadagnerà 21 milioni per le prossime due annate a Portland.


Come riportato da Woj, il secondo anno del suo contratto non è garantito, quindi - come nel caso di Leonard - non c'è "danno" a lungo termine, per i Blazers. Ma credo che una stagione a più di 10 milioni per Hood al rientro da un grave infortunio come il suo sia, semplicemente, un prezzo troppo alto.


Inoltre, Portland in questa offseason ha ri-firmato Carmelo Anthony, aggiunto Robert Covington e Derrick Jones, e in roster è presente Gary Trent. Ai Blazers sarebbe servito un giocatore con caratteristiche diverse da quelle di Hood, magari una combo guard affidabile in uscita dalla panchina.



3. MALIK BEASLEY (Minnesota, $60M, quattro anni)


Nel breve periodo compreso tra la trade deadline (in cui è passato da Denver a Minnesota) e la sospensione della stagione, Malik Beasley ha giocato per distacco il miglior basket dalla sua carriera.


In maglia Wolves, ha fatto registrare una media di 20.7 punti a partita con il 42.5% da tre punti (su oltre 8 tentativi a partita), nelle 14 partite prima dello stop. E in NBA, chiudere un "contract year" (da restricted free agent) così, può valere molti milioni di dollari. 60 in 4 anni, per l'esattezza.


Un po' troppi? Se lo pensate, non siete i soli. E anche se pensate che sia un po' poco, per "legittimarli", un mese in carriera da starter NBA (a Denver è uscito dalla panchina nei tre anni e mezzo precedenti, dimostrandosi un giocatore affidabile ma non entrando mai nello starting five).


La sospensione della stagione è stata un ottimo affare, per Malik. (Che a settembre, tra l'altro, è stato arrestato dalla polizia per possesso di marijuana e di diverse armi, di cui una rubata.)



2. DANILO GALLINARI (Atlanta, $61M, tre anni)


Ovviamente, non poteva mancare il maxi-accordo del Gallo con gli Hawks.


Oltre 61 milioni in tre anni sono un record in NBA - come ha sottolineato Woj dopo la "Bomb" della sua firma con Atlanta - per un giocatore di 30+ anni senza nessuna selezione per l'All-Star Game:



In Italia, dal punto di vista (interessante fino a un certo punto) dei suoi connazionali-tifosi, a infiammare i social è il dibattito sul fatto che Danilo non abbia firmato per una contender, come aveva dichiarato in una precedente intervista; dal punto di vista degli Hawks, però, il discorso più importante da fare sono i 20 milioni annui (circa) che la franchigia ha impegnato per 36 mesi.


Gallinari ha 32 anni, compiuti lo scorso agosto, e nel 2022 entrerà nella sua ultima stagione di questo contratto dopo aver spento 34 candeline. Considerando il tipo di fisico di Danilo e gli infortuni patiti nella sua carriera, non sono sicuro che allora sarà un buon affare, a quelle cifre. Anzi. Ammesso (e non concesso) che lo sia ora.


Dalle ultime mosse, si evince chiaramente la volontà di Atlanta di circondare Trae Young di qualche veterano e di provare a rendere la squadra più competitiva nell'immediato. Gallinari e Rajon Rondo sono in Georgia per questo


Gli Hawks, del resto, ne hanno bisogno, per trasformare il proprio talentuoso young core in una squadra da Playoffs. E quindi, per progredire nel processo di crescita di questo nucleo e per essere in una buona posizione per ri-firmare i propri migliori giovani.


Il discorso è che, in questo progetto, Rondo con 7/8 milioni all'anno per due stagioni ha sicuramente un senso. Gallinari per tre anni garantiti a cifre da All-Star è un impegno a troppo-lungo-termine. Di cui gli Hawks, temo, si pentiranno. (E spero di sbagliarmi. Sia per Danilo che per la franchigia.)



1. GORDON HAYWARD (Charlotte, $120M, quattro anni)


L'opt out di Hayward dal contratto precedente (Player Option da 34 milioni di dollari per il 2020/21) era nell'aria. Per un motivo, più di tutti gli altri: la sua sfortunata storia recente di infortuni.


A 30 anni (che saranno 31 il prossimo marzo) e con una serie di problemi fisici di diversa - come ricorderete, anche molto grave - entità nelle ultime tre stagioni ai Celtics, era prevedibile che Hayward avrebbe lasciato sul tavolo quel grande affare da $34.2M con Boston, pur di trovare - magari anche con Boston stessa - un accordo di lunga durata.


Quello che non ci si aspettava era che un long-term deal, addirittura da 4 anni, potesse portargli un salario annuo da circa 30 milioni di dollari. Il sacrificio sulla prossima stagione rispetto alla Player Option declinata, in pratica, è stato di pochi milioni (relativamente); in cambio, la sicurezza di 120 milioni di dollari.


Dopo l'infortunio del 2017, l'Hayward visto a Salt Lake City - quello che avrebbe potuto "comandare" queste cifre - non si è più rivisto. E ora, con l'età che avanza, è difficile immaginare una seconda giovinezza, anche se la sua ultima stagione a Boston è stata la sua migliore annata nel Massachusetts.


Ah, quei 120 milioni di dollari li hanno messi sul piatto i Charlotte Hornets. E chi se no?




Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com