• Lorenzo Losa

I Bucks si dimostreranno più flessibili quest'anno?

Nonostante qualche sconfitta di troppo, Milwaukee continua a spadroneggiare contro le avversarie di Regular Season. Il vero banco di prova però, come sempre, saranno i Playoffs.



La cocente eliminazione agli scorsi Playoffs per mano degli Heat, sinistramente analoga a quella dell’anno prima, ha lasciato scorie importanti nel Wisconsin e convinto di conseguenza la dirigenza dei Milwaukee Bucks a puntellare il roster con elementi di primo piano. Mossa questa che è stata con ogni probabilità fondamentale nel convincere Giannis Antetokounmpo a firmare l’estensione contrattuale che lo ha legato all'organizzazione per i prossimi cinque anni.


L’aggiunta di Jrue Holiday è stato infatti un segnale importante dato dal Front Office guidato da Jon Horst nei confronti della propria superstar: noi siamo disposti a fare il possibile per mettervi in condizioni di competere - ora tocca a voi, giocatori e staff tecnico, fare il resto.


Un solo mese di Regular Season non è certo abbastanza per giungere a giudizi definitivi. Visto l’obbiettivo della squadra, dovremo aspettare giugno-luglio per farli. Queste prime partite di stagione però hanno confermato nuovamente la squadra ai vertici della Lega, con qualche differenza rispetto allo scorso anno, e offerto spunti importanti per il proseguo della stessa.


La filosofia e lo stile di gioco dei Cervi sono sostanzialmente gli stessi predicati da coach Budenholzer da quando è a capo della squadra, sia in attacco che in difesa. Ma se l’anno passato i Bucks dominavano in lungo e in largo grazie soprattutto alla miglior difesa, quest’anno le cose sono leggermente cambiate.


Nonostante un aumento importante del Defensive Rating rispetto allo scorso anno, passato da 102.5 a 108.9, il Net Rating è sostanzialmente simile (9.0) e si conferma uno dei migliori dati in NBA. Ciò si spiega ovviamente con il balzo notevole registrato dall’Offensive Rating di squadra (117.9, +6.0 rispetto al 2019/20), elemento che li vede primeggiare in NBA nella relativa classifica.


Come accennato, lo stile di gioco dei Cervi non è cambiato, la spiegazione di questo miglioramento risiede altrove. I dati di tracking della squadra infatti ci confermano quello che si nota anche ad occhio nudo, e non certo da oggi. La transizione offensiva era ed è la situazione di gioco più importante per i Bucks, con una frequenza del 21.5% (nessuno più di loro in NBA) nei loro possessi fin qui in stagione.


Le ragioni che chiariscono l’aumentata efficienza offensiva dei Bucks sono a mio modo di vedere sostanzialmente due: i nuovi arrivi e il rendimento di Khris Middleton.


Il più grande dei tre fratelli Holiday rappresenta un upgrade importante rispetto a Bledsoe. L’assenza di pericolosità perimetrale e di shot-creation da parte dell’ex point guard dei Bucks rappresentavano un problema in passato, che non faceva altro che acuirsi durante la post-season.

FOTO: NBA.com

Jrue ha colmato queste mancanze alla sua maniera, senza strafare e presentandosi in punta di piedi. Di buon grado ha assunto il ruolo di terzo violino della squadra, pronto a entrare in azione quando la palla si fa più pesante. Ha portato leadership e talento, a cui non fa mai mancare un preziosissimo apporto difensivo.


Di tutte le sue doti, una in particolare spicca più delle altre ed è l’assoluta calma con cui gestisce e legge le situazioni. Dote di cui Milwaukee aveva disperatamente bisogno.


Da non sottovalutare poi l’apporto offensivo di un altro dei volti nuovi della squadra, il cui arrivo in offseason è passato alquanto sotto traccia. Mi riferisco a Bobby Portis, del cui notevole impatto dalla panchina abbiamo parlato anche qui. I suo 11 PPG sono il quarto miglior dato della squadra; e oltre a questo, l'ex Knicks garantisce sempre intensità ed energia quando è chiamato in causa.


Detto delle nuove aggiunte, parliamo del numero 22 di Milwaukee. Sulle orme della scorsa stagione, Khris si sta riaffermando come uno dei realizzatori più efficienti dell’intera Lega, riuscendo addirittura a confermarsi nel “50-40-90 club” - farne parte è un'impresa di per sé molto rara, figurarsi essere in grado di ripetersi.


Da segnalare per quanto riguarda il gioco del due volte All-Star un deciso passo in avanti in termini di assist a partita, passati dai 4.3 dello scorso anno ai 5.8 di quest’anno. Come ci dimostrano i dati di Cleaning the Glass, sia l’assist % sia soprattutto il rapporto assist/usage lo premiano come uno dei migliori nel suo ruolo nell’intera NBA (rispettivamente 97esimo e 92esimo percentile)


Interessante poi notare come “in the clutch”, ovvero gli ultimi 5 minuti di partita con meno di 5 punti di scarto tra le squadre, siano cambiate le gerarchie dalle parti del Fiserv Forum. A differenza dello scorso anno, in cu Giannis registrava un usage rate del 42%, in questa prima parte di stagione a primeggiare in queste situazioni è Middleton, il cui dato si attesta al 31%, mentre quello del greco al 26%.


Esempio lampante di questa tendenza è il finale di partita contro i Brooklyn Nets, con la stragrande maggioranza dei possessi giostrati dal suddetto e con Antetokounmpo invece usato come bloccante nei pick&roll. Soluzione, questa, che potremo vedere sempre più spesso nei finali di partita e nei Playoffs.



L'assenza di variazioni rispetto al copione impostato da Budenholzer e la sua difficoltà a trovare i giusti accorgimenti ha compromesso il cammino della squadra in entrambe le ultime due post-season. In quest’ottica, si dimostrerà molto importante l’arrivo di Holiday, il cui bagaglio offensivo garantisce svariate soluzioni e flessibilità all’attacco di Coach Bud.


Ci sono ancora grandi passi in avanti da compiere per arrivare al livello dei Lakers, come ha mostrato l'ultima sconfitta proprio contro LeBron e soci. La fase difensiva in particolare deve ancora assestarsi e Giannis tornare ai livelli di efficienza delle due passate stagioni.


Ci sono ancora molti accorgimenti che mi piacerebbe vedere esplorati con maggior frequenza dallo staff tecnico di Milwaukee; uno su tutti, Antetokounmpo utilizzato più spesso da centro - secondo Cleaning the Glass, ha occupato (nominalmente, almeno) questa posizione solo per 15 minuti in stagione, il 3% del tempo in cui è stato in campo.


Insomma, è stato chiaro a tutti cosa sia mancato ai Bucks, sia l'anno scorso che nel 2019: flessibilità. Saranno i prossimi mesi - dal "collaudo" in Regular Season alla resa dei conti nei Playoffs - a dirci se la squadra del due volte MVP è pronta per fare il passo successivo.


E raggiungere la terra promessa, le NBA Finals.