• Lorenzo Lecce

I Celtics possono scendere dall'ottovolante?

Boston sta vivendo una stagione tra alti e bassi, con un rendimento ben al di sotto delle aspettative. Quali sono le cause e quale può essere il reale potenziale di questa squadra?




Dopo due anni di crescita, culminati nel raggiungimento delle Finali di Conference, ci si aspettava dai Boston Celtics la definitiva consacrazione. Tuttavia, ad oggi la squadra è nettamente al di sotto delle aspettative.


Per fare un paragone, il record dei C's nella passata Regular Season dopo 28 partite era 21-7 contro il deludente 14-14 attuale Eppure, la partenza era stata ottima, con 8 vittorie e 3sconfitt; da quel momento in poi, il buio.


Alcune delle sconfitte destano molta preoccupazione perché maturate con squadre certamente inferiori. Il -30 contro i Knicks con appena 75 punti segnati è l'emblema del momento di difficoltà che la squadra sta vivendo - l'assenza di Tatum in quella partita non può bastare come giustificazione. Parimenti le sconfitte contro Sacramento, Toronto, Detroit, Washington e Atlanta, tutti team con record negativo, non sono state all'altezza di una squadra che è partita con il chiaro intento di raggiungere le Finals.


I problemi non sono solo legati agli infortuni e alle assenze, che certamente hanno influito, ma sono ben più profondi e preoccupanti.


L'infortunio più preoccupante per i Celtics è certamente quello occorso a Marcus Smart, che ha riportato uno stiramento del polpaccio. Lo stesso Smart ha dichiarato di aver sentito molto dolore e di essere fortunato, perché temeva si trattasse del tendine d'Achille.


La differenza che fa il numero 36 in campo è notevole. La percentuale di palle rubate sale del 2.5%, e lo stesso vale per assist (+4%) e stoppate (+1.3%). Il dato più sensazionale nell' on/off the court di Smart è però la percentuale di assist degli avversari, che subisce un drastico calo del 6.5% quando lui è in campo. Le sue abilità di giocare sulle linee di passaggio e di mettere le mani sulla palla generando palle parse sono mancate tantissimo ai Celtics, che in questo lasso di tempo senza il prodotto di Oklahoma State sono passati da un Defensive Rating di 108.9 a uno di 112.6.


Gli altri acciacchi di Kemba Walker e Daniel Theis hanno avuto meno impatto rispetto all'assenza di Smart. Anzi, l'acuirsi del periodo negativo dei Celtics è coinciso con il ritorno del primo.


L'ex UConn molto probabilmente non è ancora al 100% e non riesce ad essere incisivo come suo solito. In difesa ha uno dei peggiori Defensive Rating della squadra e spesso subisce la fisicità degli avversari o commette errori di posizionamento e di scarsa attenzione. Anche in attacco le sue cifre on/off the court non sono esaltanti, anzi (-4.5 di Offensive Rating per i Celtics), e questo genera un complessivo + 5.1 avversario quando Kemba è in campo.


Se con questo, acciaccato Walker in campo, Boston attacca peggio e gli avversari nettamente meglio, c'è un grosso problema da risolvere per Brad Stevens.


Parlando di attacco, è qui che vengono alla luce alcuni limiti del sistema di Stevens, che troppo spesso si affida all'isolamento prolungato di Jayson Tatum e Jaylen Brown. Mentre quest'ultimo si accontenta a volte di prendere tiri da tre senza aver costruito un vantaggio (anche ben oltre la linea dei 7.25), JT tende spesso a forzare dalla media, in penetrazione e in situazioni di post-up.



In quest'altra situazione, che capita non di rado sia a Tatum che a molti altri Celtics, il pick&roll è molto sterile e non porta un concreto vantaggio né al ball-handler né al rollante. Il numero 0 qui sotto prende un long two contestato, mentre gli altri tre giocatori lontano dalla palla non sono minimamente coinvolti - anche perché non collaborano attivamente bloccando o tagliando, ma sono letteralmente fermi a guardare.



L'attacco di Boston è 22esimo per punti segnati, 21esimo per rimbalzi e addirittura 28esimo per assist, dato simbolo dello scarso movimento della palla e della tendenza ad utilizzare troppo l'isolamento. I Celtics sono inoltre 24esimi per pace e 17esimi per Offensive Rating. Risulta chiaro dai numeri come questa squadra, con questo attacco, non possa andare molto lontano. Soprattutto se la difesa è nella media, con un rating da 13esimo posto nella Lega.


Jeff Teague e Tristan Thompson, arrivati in free agency, per il momento non stanno dando il contributo sperato, con Payton Pritchard e Robert Williams che spesso vengono preferiti da coach Stevens nelle rotazioni.


I Celtics non stanno vivendo un buon momento e sono una delle delusioni di questo inizio di stagione, anche se gli asterischi sono d'obbligo per gli infortuni e per il Covid-19, che ha colpito duramente i Celtics (Tatum ha dichiarato di avere ancora qualche strascico).


Cosa ci possiamo aspettare, dunque?


Credo fermamente che i veri Celtics non siano questi e che sia ancora un periodo di assestamento. La squadra ha potenzialità per migliorare sotto diversi punti di vista e con due stelle nascenti come Brown e Tatum mi aspetto che, insieme al raggiungimento di una condizione fisica ideale, arrivino un gioco più fluido e più vittorie.


Tutti si aspettavano che i Verdi fossero competitivi fin da subito, ma forse deve essere cambiato il giudizio su questa squadra, dal momento che stiamo parlando di un "work in progress" e non di un team fatto e finito, pronto per vincere.


E se parliamo di "work in progress", parliamo anche di possibili cambiamenti e scelte drastiche via trade.


Quello che è mancato in questi anni a Danny Ainge è stato l'ultimo tassello, e probabilmente anche la capacità di osare. La trade deadline di quest'anno dista ancora oltre un mese, e visto il rendimento della squadra (e il relativo appeal in free agency), forse potrebbe essere la volta buona per provare l'all-in e puntare al Larry O'Brien.


Al momento le esigenze della squadra sono simili a quelle dell'anno scorso. La mia domanda a questo punto sorge spontanea: siamo sicuri che Kemba Walker sia indispensabile?



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