• Claudio Biolchini

I Clippers sono nelle mani giuste?

Il nuovo allenatore Tyronn Lue ha promesso solidità nelle sue prime dichiarazioni. Ora cosa succederà a Los Angeles?


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FOTO: The Undefeated

Queste ultime NBA Finals ci hanno ricordato ancora una volta che si va lontano solo se si ha un'ottima chimica di squadra, e soprattutto se si è camaleontici tatticamente ed elastici nelle rotazioni.


I Miami Heat non erano la squadra più forte ad Est, ma sono arrivati in fondo grazie alle tante idee difensive e offensive, oltre che ai tanti giocatori che hanno dato il loro contributo, talvolta anche oltre le aspettative.


Tirando le somme su quanto visto nella bubble, possiamo tranquillamente posizionare i Los Angeles Clippers nella colonna dei "fallimenti". Inutile girarci intorno: l'amalgama non è mai stato trovato, e si è creduto che il valore del roster, superiore pound per pound a quello di qualsiasi altro della Lega, fosse sufficiente a bypassare i problemi della squadra.


E' vero che gli alibi non mancano per l'ex coach Doc Rivers, ora a Philadelphia. Tra infortuni (fisici e non) e ingresso nella bubble, la squadra ha avuto poco tempo per allenarsi al completo. Ma l'ex allenatore dei Celtics non è esente da colpe: il suo modo di allenare, molto "benevolo" con le superstar (con Kawhi Leonard spesso risparmiato e a cui è stato permesso di vivere a San Diego), non è stato accettato dagli altri membri del team, creando divisioni che alla lunga hanno lacerato lo spogliatoio. Ai Playoffs poi, non ha dimostrato duttilità e quel tocco imprevisto di "fantasia", di "azzardo" - cose che negli ultimi tempi hanno fatto la fortuna di Raptors, Heat e dei freschi campioni Los Angeles Lakers.


Ed ecco Ty Lue quindi, promosso, dopo aver vagliato tante ipotesi, da vice a capo allenatore, firmando un contratto di cinque anni piuttosto oneroso. Dopo aver rifiutato i Lakers lo scorso anno, che gli avevano proposto un triennale, ora si trova nella sponda "povera" di Los Angeles.


Forse non è il "migliore allenatore della NBA", come lo ha generosamente definito il proprietario Steve Ballmer, ma sicuramente è uno che ha già vinto, sia da allenatore che da giocatore, e che si è dimostrato mentalmente aperto a diversi modi in cui far giocare le sue squadre. A tratti anche duro con le star, come accaduto con LeBron James a Cleveland.


Punzecchiato subito dai giornalisti sulla "guida silenziosa" di Kawhi e Paul George, ha subito detto:

"Gran parte della leadership deve venire da me."

Subito una grande assunzione di responsabilità, quindi, che unita alla soddisfazione per "avere un roster incredibile" rasserena tutto l'ambiente, lasciando anche intendere che non sono previste, al momento, grosse rivoluzioni. Si è parlato solamente di un basket più veloce (eppure l'anno scorso il pace dei Clippers era l'ottavo della Lega), con un più alto minutaggio per i giovani Terence Mann, Landry Shamet e Mfiondu Kabengele.


Ciò nonostante, le mancanze e i dubbi sull'organico dei Clippers non mancano. Innanzitutto serve un playmaker, un vero costruttore di gioco, per lasciare più liberi Kawhi e PG di fare quello che sanno fare meglio: segnare. Patrick Beverley è apprezzabile ma è uno specialista difensivo. Il suo contratto impegna circa 27 milioni di dollari per le prossime due stagioni: potrebbe essere un asset scambiabile per colmare la lacuna nello spot di point guard?


Cosa ne sarà, invece, di Lou Williams e Montrezl Harrell? Entrambi sono praticamente spariti ad Orlando, dopo essere stati in Regular Season la miglior coppia in uscita dalla panchina della NBA. Anche "Sweet Lou" non è un vero playmaker, ed è un altro che potrebbe essere appetibile per eventuali trade. Harrell invece è in scadenza, e dopo una stagione impreziosita dal premio di Sesto Uomo dell'Anno, vorrà giustamente monetizzare. Sarà una trattativa difficile per i Clippers, che potrebbero anche usarlo per una sign-and-trade.

Marcus Morris, infine, è in scadenza, ma potrebbe essere più facilmente confermato.


Beverley, Williams e Harrell, quindi. Da qui il front office potrà attingere per ottenere la tanto sospirata point guard. Ma chi potrebbe essere? Al momento possiamo formulare solo delle ipotesi, perché il nuovo coach non si è certo sbilanciato. Due idee: Derrick Rose e Mike Conley.


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FOTO: ESPN.com

Il primo, probabilmente destinato a salutare Detroit, sarà free agent nel 2021. Forse non è un tiratore sopraffino, ma ha esperienza e può migliorare il rendimento dei compagni prendendosi delle responsabilità e gestendo la palla nei momenti di difficoltà. E poi, lo pensiamo tutti: Rose meriterebbe una chance in una contender.


Il secondo ha in parte fallito a Salt Lake City, dimostrandosi difficilmente compatibile con Donovan Mitchell. Ha un contratto lungo, che permetterebbe però ai Clippers di avere comunque qualcosa in mano, in caso di doppia diaspora di Kawhi e PG.


E' bene infatti non dimenticare che Los Angeles dovrà ben operare anche per convincere il proprio tandem di riferimento a rimanere oltre la loro scadenza del 2021. Dopo tutte le scelte date a OKC per avere PG, non ci sarebbe più niente per ricostruire. Senza mezzi termini, per i Clips sarebbe una catastrofe.


Tutto questo, senza contare i due problemi più grandi della Western Conference: il ritorno dei Golden State Warriors e... chi marca Anthony Davis, in una serie coi Lakers? Per questo, servirà veramente tanto lavoro.


Auguri, Ty Lue.