• Claudio Biolchini

I Clippers sono più solidi rispetto al 2020?

In attesa del ritorno delle star, coach Lue ha cercato (e trovato) risposte incoraggianti. Anche se il momento della verità è ancora distante, il primo bilancio del nuovo corso è positivo.


FOTO: CLIPSNATION.com

Lo scorso anno, nessuno dubitava del talento a disposizione dei Clippers, tant'è che la maggior parte degli analisti li indicava come primi candidati alla vittoria finale. Come è sempre accaduto negli ultimi anni, però, nei momenti importanti la squadra si è sciolta come neve al sole.


Dopo 30 partite, 21 delle quali vinte, è il momento di un primo bilancio del nuovo corso dei Clips, con coach Tyronn Lue.


L'obbiettivo primario era dare serenità a un ambiente decisamente scosso dopo l'ennesima (turbolenta) delusione. L'ex allenatore, Doc Rivers, è noto nella NBA per saper trattare con le superstar, probabilmente viziandole anche un po' troppo, cosa che aveva creato dei malumori nello spogliatoio nella passata stagione. Ora, il team ha dato un grande segnale in primis a sé stesso, vincendo contro Cleveland e soprattutto Miami senza Kawhi Leonard e Paul George.


Decisivi contro gli Heat Ivica Zubac (22 e 8 rimbalzi in 22') e un Marcus Morris da 32 punti in 25'. Proprio Morris potrebbe essere l'arma in più quest'anno. Lo stop della stagione 2019/20, un mese dopo il suo arrivo a Los Angeles, gli ha impedito una buona integrazione con i compagni; ora sembra aver preso quota. Dopo la prova da copertina, non ha esitato a elogiare il suo nuovo coach, che, a suo parere, sa dargli un ruolo preciso, cosa che gli era mancata con le precedente gestione.


Ma come è cambiata la squadra? E soprattutto, ha davvero qualcosa in più rispetto al 2020?


I Clips sono il terzo attacco della Lega (117.4 Offensive Rating, poco meno di Nets e Bucks) e sono migliorati di oltre 4 punti su 100 possessi rispetto alla scorsa stagione. Notevole il balzo in avanti nell'efficienza al tiro, con un eFG passato dal 53.5% al 56.9%. Questo miglioramento lo si deve in particolare al tiro da tre punti, dove la squadra è la migliore della NBA per percentuale (42.2%, con 6 giocatori sopra il 40%), con una frequenza molto simile alla gestione Rivers. Anche al ferro si è progredito di oltre 5 punti percentuali e di circa un punto e mezzo nel mid-range. In difesa (decimi), tuttavia, si è peggiorato, concedendo 2 punti in più ogni 100 possessi.


A dir la verità, però, i numeri, quando si parla dei Clippers, contano fino a un certo punto, dato che la squadra verrà valutata esclusivamente per il suo cammino nei Playoffs. E' da valutare, più che altro, la loro "salute mentale".


Già il fatto che tutti siano maggiormente coinvolti è un buon inizio. Secondo i dati di tracking di NBA.com, i Clippers effettuano oltre 13 passaggi in più a partita rispetto all'anno scorso. E se a questo dato aggiungiamo il fatto che si giocano circa 4 possessi in meno, il numero diventa interessante. Insomma, la palla la toccano tutti e si muove di più. Una via è stata tracciata.


Se escludiamo la clamorosa sconfitta di 51 punti contro Dallas, si è perso in doppia cifra solo una volta finora, contro i Warriors a inizio gennaio. Alla pausa dell'ASG del 2020, se ne contavano già 8, alcune delle quali oltre i 20 punti. Insomma, qualche avvisaglia di una migliore tenuta mentale c'è.


Il mercato è stato probabilmente mirato anche in quest'ottica. Il sacrificio di Montrezl Harrell e gli arrivi di Serge Ibaka, Nicola Batum e Luke Kennard hanno reso possibile un ambiente di lavoro più sereno, cosa che per questo gruppo vale molto di più di qualsiasi statistica.


FOTO: NBA.com

Il congolese in particolare sa sicuramente che tipo di ambiente serve per competere ai massimi livelli, e il suo contributo è già notevole. In campo, la sua presenza abbassa di 5 punti le percentuali avversarie al ferro, e in genera un buono spacing (37.7% da tre, 61% dal long mid-range, secondo Cleaning the Glass), ampliando le soluzioni della squadra. Serge conosce bene Leonard e ha parlato così della sua "nuova" leadership:

"Lo vedo più vocale del primo anno in cui ha giocato con me a Toronto. Parla di più, è coinvolto di più. Vedo che ha davvero imparato. Sta cercando di essere un buon leader, dando l'esempio."

Un supporting cast abbastanza diverso non ha fatto calare la produttività dello stesso Leonard e quella di George. L'ex Spurs sta giocando più minuti del previsto e ha un regime di "load management" molto meno conservativo; i suoi numeri sono sostanzialmente in linea con le ultime stagioni, confermando anche i suoi progressi nel playmaking con 5 assist di media.


PG probabilmente è nella sua più bella versione di sempre, o quasi. Riempie tutte le statistiche, anche 5.5 assist a partita, e ha la miglior efficienza al tiro della sua carriera. Ha tanto ancora da farsi perdonare - il suo rendimento in post-season è stato a dir poco deficitario lo scorso anno - e ha tutti gli occhi addosso. Ma va sottolineata l'impressione che tutti i compagni di squadra siano fortemente dalla sua parte: lo hanno sempre protetto e sostenuto, ribadendo più volte di avere in squadra uno dei giocatori più talentuosi del circus.


Ma il roster potrebbe ancora cambiare? Forse no. Sfumato Derrick Rose, finito a New York, si era parlato di un presunto interessamento per Kyle Lowry. Sarebbe un giocatore perfetto per i californiani, ma trovo difficile una trade del genere. Patrick Beverley poi, una delle contropartite indispensabili, è stato recentemente blindato da Ty Lue con queste parole:

"E' il nostro leader emotivo, gioca duro, compete e mantiene gli altri ragazzi responsabili. Se non stanno facendo il loro lavoro, è il primo a dirglielo. Ne abbiamo decisamente bisogno."

Resta quindi come asset appetibile Lou Williams, altro giocatore sparito nei momenti che contano la scorsa stagione. Le sue doti di scorer non si discutono (come ha fatto recentemente notare con 24 punti di media in assenza di Kawhi e PG), ma per la squadra probabilmente servirebbe un altro tipo di guardia - che non è detto sia disponibile sul mercato. Lou e Beverley sono molto legati, e il front office potrebbe decidere di non creare traumi nello spogliatoio.


Tornando al campo, dove le cose stanno andando poco bene per i Clips è nei finali di gara.


FOTO: NBA.com

I dati nel clutch time, cioè in quelle partite con 5 o meno punti di scarto negli ultimi 5 minuti, il record dei Clippers è negativo e il Net Rating dice -26.9. Numeri pessimi, che sembrano ricordarci che l'altra squadra di Los Angeles non riesce mai a scrollarsi di dosso la propria aura di franchigia perdente - ah, la squadra con più vittorie "clutch" (12), ironia della sorte, sono i Lakers.


L'obiettivo minimo nel 2021 rimangono le Conference Finals e un altro fallimento non può essere tollerato. Se George ha firmato fino al 2025, infatti, serviranno risultati immediati per provare a trattenere Kawhi (la prossima estate avrà una Player Option da 36 milioni).


Rispetto all'anno scorso, i Clippers hanno messo in cima alle proprie priorità la costruzione di un'identità vincente. In campo e fuori. Il momento della verità sarà tra qualche mese, nei Playoffs. Ma quello che nel 2020 era mancato, ovvero delle solide fondamenta, va costruito durante l'arco dell'intera stagione.






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