• Marco Cavalletti

I due insospettabili cardini dei Clippers



Questo articolo, scritto da Jordan Taylor per The Lead Sports Media e tradotto da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato il 19 giugno 2020.



La NBA farà finalmente ritorno il 30 luglio, accendendo di nuovo gli animi di giocatori, organizzazioni e tifosi, nella trepidante attesa di scoprire chi sarà incoronato campione.


Presentandosi ai blocchi di (ri)partenza con una squadra in salute, i Los Angeles Clippers hanno tutte le carte in regola per competere per il titolo. Nonostante tutta l’attenzione mediatica che circonda le star della squadra, però, ci sono dei role player che agiscono nelle retrovie, lontani dai riflettori, ma che sono fondamentali per il successo del gruppo.


Ecco i due grandi sottovalutati che hanno contribuito a portare i Clippers dove sono ora.


1. Ivica Zubac


So già che cosa starete pensando: come fa un titolare ad essere sottovalutato?


Beh, questo centro titolare non calca il campo tanto quanto il tipico starter NBA. Zubac, infatti, è appena il decimo in squadra per minuti giocati, con la modesta cifra di 18.1. Ciò che rende questi minuti speciali, tuttavia, è come ogni secondo di essi venga utilizzato dal croato.


Quando si parla del successo dei Clippers, il nome di Zubac figura ben poco spesso nella conversazione, ma ad uno sguardo più attento, lo zampino del giovane ex Lakers risulta evidente. Zubac è uno dei giocatori più affidabili della squadra, e il fisico gli ha permesso di scendere in campo in ogni partita quest’anno (l’unico, nei Clippers). Gara dopo gara, Ivica si è affermato sempre di più come punto fisso della squadra.

Nel pitturato è una presenza costante, e in attacco non ha paura di svolgere il lavoro sporco. I suoi ottimi blocchi permettono ai compagni di segnare e a lui di crearsi gli spazi necessari per schiacciate e layup. Il suo gioco su pick and roll, questa stagione, gli ha permesso di tirare con un impressionante 60.1% dal campo.

La maggior parte dei suoi tiri arrivano al ferro, ma Zubac non ha affatto paura di sparare dalla distanza. Quest’anno, il giovane da Citluk sta tirando con il 50% dai tre ai cinque metri dal canestro, e con il 75% dai cinque ai sette metri di distanza. Zubac non rifiuta mai la responsabilità di un tiro, ed è in grado di punire le difese con estrema continuità. Pur facendo registrare solo 8 punti di media a partita, le conclusioni di Zubac risultano infatti altamente efficienti.



Quando non è impegnato a tirare o piazzare blocchi, il croato strappa sempre tanti rimbalzi, tanto in attacco quanto in difesa. Ne raccoglie 7.2 a partita, guidando la squadra per rimbalzi totali (461) e per percentuale di rimbalzi (20.6%). Il tutto in un minutaggio, come detto, abbastanza contenuto.


Ogni volta che il tiro di un compagno colpisce il ferro, Zubac lotta per ogni centimetro, guadagnando spesso una conclusione immediata o un secondo possesso per la squadra. In difesa esegue sempre un ottimo tagliafuori, permettendo ai compagni di catturare i rimbalzi che lui non riesce a raccogliere. Finché c’è in campo Zubac, per i Clips sono pochi i rimbalzi non "sotto controllo".


Oltre alla presenza a rimbalzo, in difesa, Ivica è un cliente scomodo per chiunque vicino al ferro. Le sue 0.9 stoppate a partita potranno non sembrare molto, ma l’imponente centro stoppa 2.4 conclusioni avversarie ogni 100 possessi, guadagnandosi un posto nella top 20 fra i centri NBA in questa statistica.



2. Landry Shamet

Shamet ha iniziato la stagione nel quintetto titolare dei Clippers. È stato una risorsa fondamentale per la squadra e ha giocato molti minuti nella prima parte della stagione.


Dopo un infortunio alla caviglia, è stato costretto a saltare 17 partite. Una volta tornato, è stato aggiunto alla rotazione dalla panchina e si è occasionalmente ritrovato di nuovo nel quintetto iniziale. Che sia dalla panchina o da titolare, comunque, Shamet è innegabilmente fra i principali artefici delle fortune dei Clippers.

Con i suoi 27.5 minuti di media (sesto in squadra), Shamet vede il campo quanto basta per lasciare il segno. La guardia al secondo anno da Wichita State rappresenta una minaccia dall’arco che gli avversari non possono permettersi di ignorare. È lo specialista più qualificato in materia di catch-and-shoot di tutta la squadra, e non si tira mai indietro quando viene servito dai compagni. Nel corso della stagione, ha dimostrato più volte la sua pericolosità dalla lunga distanza, anche quando la palla pesa di più.



Ben 268 dei 351 tiri presi da Shamet quest’anno sono arrivati da dietro l’arco. Landry converte i suoi quasi 6 tentativi a partita con il 39%, piazzandosi al secondo posto in squadra fra i giocatori con più di 20 minuti di utilizzo.


Dato l’alto numero di triple tentate, Shamet è capace di segnare molti punti in poco tempo. Con i suoi 9.7 punti a partita, è il quinto realizzatore della squadra, ed è più che in grado di riempire la casella punti a volontà, quando prende fuoco dalla distanza. Se riuscirà a concludere forte la stagione, Shamet si affermerà come una delle minacce perimetrali più temibili per qualsiasi difesa della Lega.




Quando la stagione farà finalmente ritorno, i Clippers andranno a caccia del loro primo titolo NBA.


Con la leadership di due All-Star e di un più che solido supporting cast, la squadra avrà tutte le carte in regola per andare fino in fondo. Il gruppo guidato da Doc Rivers, infatti, è molto più di una coppia di star, e anche quei giocatori rimasti sempre nell’ombra avranno la possibilità di brillare, quando i riflettori torneranno su di loro.




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