• Andrea Campagnoli

I guai che i Clippers hanno ereditato dalla bubble

Il futuro dei Los Angeles Clippers, oggi, sembra alquanto precario.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da J.D. Tailor per Welcome to Loud City e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 3 ottobre 2020.



All’inizio della stagione, i Los Angeles Clippers erano considerati da molti come una contender. Tutti guardavano roster, allenatore e non potevano fare a meno di pensarli come papabili vincitori a fine stagione. E invece è finito tutto in maniera orribile, nella bubble.

I Clips sono stati eliminati nelle Semifinali di Conference dai Denver Nuggets, una squadra che nessuno avrebbe mai pensato che potesse mettere in difficoltà Kawhi Leonard e compagni. Denver ha compiuto una delle rimonte più belle della storia recente della NBA, rimontando uno svantaggio di 3-1 nella serie.

I Nuggets erano una squadra senza pressioni. Jamal Murray e Nikola Jokic hanno continuato a segnare un canestro dopo l’altro, mentre PG e Kawhi, due dei migliori 15 giocatori della Lega, non sono riusciti a contrastare il prodigioso duo. Durante gli ultimi minuti di Gara 7, non hanno siglato neanche un punto e i Clippers sono crollati in una sorta di disperazione offensiva. Isolamenti su isolamenti, tiri mal costruiti. Le star della squadra sono scomparse nel momento più delicato.

È stata una sconfitta imbarazzante per una franchigia che non hai mai nascosto di avere come obiettivo quello di arrivare alle NBA Finals. E questa eliminazione ha scatenato una reazione a catena nello spogliatoio e nel front office di Los Angeles: Tyronn Lue nella prossima stagione (e nelle successive quattro, stando al suo contratto) sostituirà coach Doc Rivers in panchina, con Chauncey Billups come assistente.


All’inizio della stagione i Clippers dovevano essere costruiti su un senso di unità e di aiuto reciproco, ma qualcosa è andato decisamente storto. Giocatori come Montrezl Harrell non hanno apprezzato il trattamento speciale riservato a George e Leonard.

Un grosso problema ha riguardato Paul George. Shams Charania su “The Athletic” ha raccontato alcuni dettagli di quanto successo. I suoi compagni di squadra hanno perso la fiducia in lui, e non lo vedono più come un leader. Per molti non ha senso che si comporti come leader fuori dal campo, se non dimostra di esserlo sul parquet.

Diversi giocatori hanno avuto attriti con PG durante l’intera post-season, dovuti all’inaffidabilità dell’ex giocatore dei Pacers. Dopo la sconfitta in Gara 7, George, nello spogliatoio dei Clippers, pare abbia detto ai compagni di rimanere uniti, e tornare l’anno successivo più carichi per un nuovo tentativo nella caccia all’anello. Il discorso di George è stato accolto con spallucce e poco entusiasmo dai compagni.

Sentire Paul George chiedere unità in momenti di difficoltà può suonare quasi ironico a qualcuno. Ai Thunder, appena ha visto di poter giocare per una squadra migliore, ha deciso di fuggire.


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A parte il problema della chimica di squadra, comunque, i Clippers hanno ulteriori gatte da pelare.


Los Angeles ha tre giocatori di qualità pronti a diventare free agent: Marcus Morris, Montrezl Harrell e JaMychal Green. È difficile dire con certezza per ognuno di questi giocatori se sarà intenzionato a rifirmare coi Clips.


Harrell sembrerebbe interessato a cercare un contratto importante la prossima stagione: è arrivato a un punto della sua carriera dove chiedere 15 milioni di dollari non è una pazzia. Morris e Green sono giocatori versatili, in grado di garantire ottima difesa e un buon tiro da tre punti. Sono ottime risorse per le rotazioni della squadra, ma entrambi chiederanno un contratto relativamente sostanzioso.

I soldi, comunque, non sono un problema per il proprietario dei Clippers, Steve Ballmer. Ha già speso, in passato, un enorme quantitativo di denaro per rendere la sua squadra una possibile contender. Non penso che si farà qualche problema nel pagare una luxury tax.

La vera domanda è se questi giocatori abbiano davvero voglia di ri-firmare. Tutti aspirano a ruoli di maggior spessore e mi sembra molto difficile che possano accettare di tornare a LA, specialmente vedendo i contrasti interni nel team.


Per anni Doc Rivers è stato l’allenatore, ma anche il simbolo, dei Clippers. Un grande leader, sia dentro che fuori dal campo. Qualche settimana fa, Doc e l’organizzazione, hanno deciso di "prendere strade diverse". Una decisione che è stata uno shock per tutti i tifosi e gli addetti ai lavori.


FOTO: NBA.com

Ballmer, ovviamente, non è stato molto soddisfatto delle performance della sua squadra, né dell’eliminazione nelle Semifinali di Conference, né della faticosa vittoria sui Mavs, serie in cui Doncic, su una caviglia sola, è riuscito a forzare una Gara 6. I Clippers dovevano asfaltare i texani, sulla carta. La scelta di cambiare allenatore non è sbagliata per provare a cambiare qualcosa - a patto che Ty Lue si dimostri quella giusta.

I Clippers, in ogni caso, si affacciano all'offseason con tanti problemi. Alcuni giocatori chiave potrebbero non rifirmare. La squadra non è per niente unita. Le chance di vedere George e Leonard andarsene da LA nel 2021 sembrano oggi più elevate.

Gli Oklahoma City Thunder sono ovviamente la franchigia più interessata ai problemi dei californiani.


Durante l’ultima estate, OKC ha preso possesso delle scelte al Draft dei Clippers fino al 2026. Se la situazione non dovesse migliorare, e se le star della squadra dovessero realmente lasciare Los Angeles, quelle scelte assumerebbero un valore assai più elevato.

Ora, non sto dicendo che i Thunder possano aspettarsi un’implosione dei Clippers nei prossimi 18 mesi. È impossibile prevedere il futuro. Tuttavia, uno scenario del genere è possibile.

È molto difficile, al giorno d’oggi, acquisire star NBA e riuscire a competere per il titolo. Possono servire anni e anni di attenta preparazione, per essere al posto giusto nel momento giusto. I Clippers lo sono?




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