• Lorenzo Lecce

I Lakers ripartono dalla bolla

Le difficoltà nella ripresa della NBA all'interno di Disney World complicheranno la corsa dei Lakers al titolo?


FOTO: NBA.com

I Los Angeles Lakers, prima della sospensione causa Covid-19, erano tra i favoriti per arrivare alle Finals. Ora tutto è di nuovo in discussione e lo status quo può cambiare in un istante.


La squadra di Frank Vogel non dovrebbe avere troppi problemi a mantenere il vantaggio di 5.5 partite sui Clippers, dato che se ne giocheranno solo otto per concludere la Regular Season. Il primo duro colpo per i giallo-viola, però, è arrivato dalla decisione di Avery Bradley di non giocare nella "bolla" di Orlando per salvaguardare le condizioni di salute di sua figlia, che ha avuto problemi respiratori in passato. I Lakers perdono così uno dei migliori difensori della Lega, che faceva la differenza, infatti il defensive rating variava di 1.2 punti quando la guardia non era in campo. Il secondo problema deriva dall'infortunio al dito che ha subito Rondo in allenamento e che costringerà il playmaker a stare fermo almeno sei settimane.


Come confermato da Frank Vogel pochi giorni fa, sarà Kentavious Caldwell-Pope a partire in quintetto al posto di Bradley, con il neo-arrivato JR Smith pronto a subentrare. Anche Dion Waiters, aggregatosi alla squadra da free agent subito prima della sospensione, parteciperà alla rotazione tra le guardie.


Kyle Kuzma sembra finalmente al 100% fisicamente, dopo l'infortunio subìto con Team USA che gli aveva dato parecchi problemi durante la stagione. LeBron James invece pare non aver avuto problemi durante la quarantena ed essersi mantenuto in uno stato di forma impeccabile.


Il 5 contro 5 comincia oggi e sarà la vera cartina al tornasole delle condizioni fisiche di questa squadra, che prima della sospensione sembrava destinata ad arrivare fino in fondo.


Il protocollo sanitario della NBA è molto scrupoloso e i giocatori sono sottoposti a tampone ogni mattina. Dei 346 giocatori presenti a Orlando dal 13 luglio ad oggi nessuno è risultato positivo.


FOTO: NBA.com

Lasciando da parte i problemi di campo, la vera incognita sarà sulla tenuta mentale dei giocatori: questi primi dieci giorni a Orlando non hanno portato sensazioni positive. Sebbene tutti i giocatori siano a Disney World con un unico obiettivo, lottare per il titolo, tuttavia essere privati per tre mesi della propria libertà personale e dei propri affetti non è affatto facile. Alcuni hanno paragonato la bolla a un centro di riabilitazione, in cui per due mesi non è possibile vedere le proprie famiglie (ammesse solo dal 30 agosto).


Se a tutto questo aggiungiamo che l'accoglienza, per quanto la NBA si sia sforzata, non sia stata delle migliori, allora il pericolo che qualche giocatore non renda al meglio è concreto.


Un problema risiede indubbiamente nella qualità della vita all'interno della bolla. I Lakers, assieme alle altre sette squadre con il miglior record, alloggiano al Gran Destino Tower all'interno del Coronado Springs Resort, uno degli hotel più moderni, ma nonostante ciò il trattamento non è certo quello di un albergo a cinque stelle.


Da quanto trapelato, la qualità del cibo è scadente: al momento per i giocatori sono previsti pasti confezionati. Le camere non sono certo delle suite e nonostante la NBA abbia fornito a ogni giocatore un kit di benvenuto dotato di casse bluetooth, Amazon Fire Stick TV, una copiosa varietà di snack, alcuni libri e una bottiglia di vino, stare confinati per due mesi in stanza non è certo piacevole. In nessun momento i giocatori potranno entrare nelle stanze degli altri e fino all'inizio degli allenamenti 5 contro 5 non sarà possibile avere contatti con altre persone al di fuori di quelle presenti in hotel.


Per rendere tutto più normale è possibile svolgere alcune attività offerte dal parco divertimenti, come giocare a golf o a paintball, andare al cinema o dal barbiere, e via dicendo. La normalità, però, è ben altro.


I pericoli sono molteplici e tutti coloro che pensano che questa sia una stagione falsata o più semplice delle altre, si sbagliano di grosso. Questa potrebbe essere la stagione più difficile nella storia della NBA.


I Lakers dovranno dimostrarsi ancora più squadra e ancora più uniti, perché senza famiglia e senza amici si può contare solo sui compagni di squadra per affrontare una situazione senza precedenti, una situazione che prevede quanto di più contrario alla condizione umana: l'assenza di libertà.


In tutto ciò per noi tifosi è giusto guardare il lato positivo: la NBA sta tornando.





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