• Claudio Biolchini

I Mavs riusciranno a raddrizzare la loro stagione?

Niente è ancora compromesso per i Dallas Mavericks, ma la situazione è abbastanza preoccupante.


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FOTO: NBA.com

I Dallas Mavericks hanno vinto solamente 2 delle ultime 9 partite, e sono 14esimi ad Ovest.


I texani hanno chiuso la scorsa stagione con il miglior attacco della storia della NBA. L’intento, per questa nuova annata, era dare un'impronta più difensiva alla squadra, considerando che la sola presenza di Luka Doncic è praticamente in grado di generare attacco. In quest’ottica, quindi, sono arrivati Jason Richardson, Wes Iwundu, James Johnson e Josh Green, per affiancare delle “guardie del corpo” allo sloveno.


Considerando il record e il fatto che proprio la difesa è peggiorata, è chiaro che qualcosa non stia funzionando. Che cosa, esattamente?


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Il team di Rick Carlisle concede tre punti in più ogni 100 possessi rispetto allo scorso anno; e non solo, le percentuali avversarie sono migliorate in ogni zona del campo - da tre, dal mid-range e al ferro. Proprio al ferro si è disastrosi: 67.8%, 29esima squadra della Lega. Quasi 5 punti peggio del 2019/20. Unica consolazione, la squadra ruba più palloni (dove era ultima lo scorso anno).


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Anche riuscendo a schierarsi in difesa, si è peggiorato rispetto alla passata stagione, seppure con una frequency paragonabile. E a metà campo, si concede molto di più a rimbalzo. I numeri sembrano confermare le impressioni del campo - ovvero, la mancanza di un importante sforzo difensivo quando la palla torna in mano agli avversari.


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Un downgrade ha interessato finora anche i dati sui punti concessi in transizione, dove i punti subiti sono 126.1 ogni 100 possessi, 19esimi nella NBA (addirittura 23esimi nei punti concessi da proprie palle perse "vive"). Anche qui, una questione di reattività di sforzo difensivo dopo un errore.



Lineups


Il quintetto più usato da Dallas in queste prime partite è Richardson-Hardaway-Doncic-Smith-Powell, decisamente non quello preventivato. Questa lineup è tra le peggiori di tutta la NBA come percentuale concessa al ferro, 79.3%, per giunta con una frequenza elevata, il 36%. Insomma, subisce tanto sia come quantità che come qualità (anche se lo stesso quintetto protegge bene la linea dei tre punti).


Con Kristaps Porzingis in campo, la percentuale “at the rim” concessa scende al 65.3%, ma è comunque un dato abbastanza deludente e al di sopra della media NBA. Il lettone aiuta, ma non basta per mettere al sicuro il pitturato.


Se guardiamo ai dati al ferro con le principali coppie di lunghi possibili (Powell e Porzingis non hanno praticamente mai giocato insieme), i risultati sono tutti piuttosto scadenti. I problemi difensivi, per ora, non sono tanto un fatto di rotazioni nel frontcourt, quanto una carenza strutturale della squadra.


Parecchio interessanti, invece, i dati con in campo Porzingis da 5 e Doncic (nominalmente) da 4. La percentuale concessa al ferro scende addirittura al 52.2%, tra le migliori lineup della Lega. E’ vero che è un numero basato su un campione ridotto di possessi (57 per l’esattezza), ma potrebbe essere una soluzione che vedremo più spesso.


In un modo o nell'altro, si arriva sempre a Luka Doncic ed è anche naturale che sia così. La squadra è cucita per lui, e senza di lui avrebbe poco senso. Ma come è cambiato quest'anno il rendimento dell’ex Real Madrid?


La cosa curiosa è che in un peggioramento complessivo della difesa, proprio Luka Magic (non certo uno specialista di questa metà campo) aveva dato segnali di miglioramento, cosa di cui avevamo già parlato.


Il suo Usage (oltre il 40%, garbage time escluso) è praticamente rimasto quello dell'anno scorso - solo Bradley Beal ha livelli simili in tutta l'NBA; è migliorato invece il suo rapporto AST/USG.


Cosa che è profondamente cambiata, fin qui, è la sua efficienza al tiro, scesa di ben quattro punti e condizionata da un avvio molto, molto complicato in tal senso. Rick Carlisle, nel pre-partita contro i Warriors (cui abbiamo partecipato su Zoom), ha parlato di Luka con molta serenità:

"Sono tranquillo, gli errori non lo condizionano. Quando è in fiducia, può segnare dei grandi tiri - ad esempio, alla fine del primo tempo l’altra notte (contro Atlanta, NdR), eravamo sotto di 6; ha messo una tripla in step-back e siamo andati a riposo sotto di 3."


"La maggior parte di quei tiri mi piacciono. Quando è in ritmo li mette - e andando avanti con la stagione, lo troverà. Palle perse? Il nostro spacing sta migliorando, tutti devono fare dei passi avanti."

Il comandante, quindi, professa tranquillità. Certo, attenuanti ce ne sarebbero. Le assenze innanzitutto. Il roster non ha potuto cementarsi con minuti sul campo, e questo non ha favorito la transizione verso una squadra e un'identità maggiormente difensiva.



Solamente Maxi Kleber ha un record positivo in tutta la squadra, 5-2 quando parte in quintetto. Una modifica azzeccata da parte di Carlisle, che ora sta anche facendo partire dalla panchina Tim Hardaway Jr, con il figlio d’arte sopra i 18 punti di media nelle 6 partite in cui è subentrato. Queste le sue dichiarazioni al riguardo:

"Sta dando un grande messaggio alla squadra, si sta sacrificando. Lo deve fare, anche se come livello è uno starter - e non c’è alcun dubbio su questo - lo accetta perché è la soluzione migliore per la squadra. Tutti devono fare dei sacrifici, chi grandi e chi piccoli, per migliorare la chimica e salire di livello."


A questi Mavs, quindi, serve innanzitutto più salute e più continuità - anche se questo discorso potrebbe essere fatto per diverse squadre dell'NBA in questa particolarissima stagione; e, sul campo, serve (urgentemente) più protezione del ferro e in generale un effort difensivo superiore.


Il mercato potrebbe portare qualche novità? Mark Cuban è da tempo alla ricerca di una terza stella, si è vociferato di Victor Oladipo.


Il tempo, in ogni caso, non è molto. Una sterzata deve arrivare subito, perché la Western Conference non perdona lunghi periodi di flessione. Se è vero che quest'anno vedremo al Play-In anche nona e decima classificata, infatti, è altrettanto vero che con 10 partite in meno di Regular Season sarà più difficile riscattare una brutta partenza.


Il calendario di Dallas sarà più benevolo nelle prossime partite e per i texani sarà importante "aggiustare" prima possibile il proprio record, per poi provare a completare la rimonta nella seconda parte di stagione, quando magari Carlisle avrà una squadra più coesa e gerarchie più limpide.