• Nicola Ripari

I migliori e peggiori Suns degli ultimi 10 anni

Gli ultimi 10 anni sono stati molto dolorosi per i tifosi dei Phoenix Suns...



Questo articolo, scritto da Dave King per Bright Side of The Sun e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 settembre 2020.



La decade passata rappresenta il periodo peggiore della storia dei Phoenix Suns.


Dopo aver centrato la qualificazione ai Playoffs per 29 volte su 42 stagioni, i Suns hanno poi mancato l’appuntamento con la post-season per dieci anni consecutivi. DIECI ANNI CONSECUTIVI.


Nel tentativo (auspicabile) di mettere la parola fine a questo doloroso periodo, di esorcizzare i mostruosi demoni che hanno rovinato la reputazione dei Suns, abbiamo deciso di spendere la giornata facendo un riassunto della storia recente della franchigia, sotto forma di elenco dei migliori e peggiori roster.


Ho intenzione di realizzare questa analisi mantenendomi su un livello generale di squadra, piuttosto che focalizzarmi sui singoli fallimenti - questo perché non sono abituato a puntare il dito contro le persone. Cercherò di avere una visione d’insieme e di non concentrarmi sul singolo. In fondo, è proprio l’insieme ciò che conta veramente. Per questo motivo, pur andando a citare le individualità all’interno delle singole sezioni, sarà il loro impatto sulla totalità - record di squadra, sostenibilità - a essere determinante per il giudizio sulla chimica di squadra. Tutto chiaro?


E ora, senz’altro indugio, andiamo e ricapitolare i migliori e peggiori roster nella decade 2011-2020.



I ROSTER MIGLIORI


2013/14, i Suns “giochiamo ignorante” vincono 48 partite


Il primo tentativo di rivoluzione del roster da parte del nuovo GM Ryan McDonough sarebbe dovuto sfociare nella creazione di una squadra giovane e in fase di ricostruzione, che nella più rosea delle aspettative avrebbe vinto meno di 20 partite. Il roster era un miscuglio di giocatori con contratto da un anno e di giovani prospetti, guidato da un coach alle prime armi che non aveva la minima idea di cosa significasse vincere.


Eppure, quella squadra si rivelò vincente.


I Suns “giochiamo ignorante” (parole e musica di PJ Tucker), iniziarono col botto e furono in grado di costruire un record iniziale di 19 vinte e 11 perse; sopravvissero alla perdita di Eric Bledsoe e conclusero la stagione con un record di 48-34, pareggiando il miglior record nella storia della lega di una squadra poi non qualificatasi ai Playoffs.


FOTO: NBA.com

Questi sorprendenti Suns avevano in mano la testa di serie numero sette a una settimana dalla fine della Regular Season, ma, sia l’infortunio alla caviglia di Goran Dragic sia un più generale attacco di strizza, segnarono le ultime nove partite dei Soli, che conclusero la stagione al nono posto della Western Conference.


Era come se ogni giocatore di quei Suns avesse vissuto il miglior anno della carriera e pareva che regnasse un generale “volemose bene”. Dragic era il golden boy; la ragazza di Gerald Green era super amica con la moglie di coach Jeff Hornacek; Bledose e i gemelli Morris rappresentavano il futuro della franchigia e tutto poteva lasciar presagire dei miglioramenti per la stagione successiva. Tuttavia, a causa della filosofia alla base della costruzione del roster, l’unico giocatore all’interno delle rotazioni con un contratto non in scadenza era Miles Plumlee.


La quasi totalità degli altri giocatori diventò free agent non appena si concluse la stagione. E vedrete nella sezione dei peggiori roster come i soldi e l’impazienza hanno fatto svanire nel nulla questa euforia...



2020, i Suns dell'8-0 nella bubble!


Durante gl’ultimi dieci anni, solamente due esperimenti hanno dato esiti felici e positivi. Uno di questi è durato solamente otto partite. Ma che meraviglia di partite!


Nel mezzo di una pandemia che ha costretto il mondo intero a un duro lockdown, la NBA ha creato una “bolla” di 22 squadre affinché si potesse proseguire la stagione in corso, delineare la griglia dei Playoffs e si arrivasse, in ultimo, a dichiarare un campione.


I Suns sono stati la penultima squadra a essere invitata e l’invito è arrivato solo perché il record di 26-39 teneva matematicamente in vita la possibilità di raggiungere l’ottava posizione, che avrebbe garantito la qualificazione alla post-season, e poiché la Lega desiderava creare un “drama” subito prima dei Playoffs.


Ai Suns è stata data la possibilità di giocarsi otto partite per colmare un deficit di sei - cosa molto improbabile. Ma nel nome di Lloyd Christmas, la franchigia dell’Arizona ha sfruttato al massimo tale occasione. Nessun giocatore si è lamentato delle condizioni avverse imposte dalla bubble. Al contrario, tutti hanno fatto squadra e hanno abbracciato in maniera totale la possibilità di ergersi allo status di squadra da Playoffs.


Il team più giovane della Lega è stato in grado di vincere tutte otto le partite, schiantando le squadre avversarie con un differenziale medio di 12 punti. I Suns sono andati letteralmente a un jump shot di distanza dalla possibilità di giocarsi il play-in per guadagnarsi l’ottava posizione. In sostanza, sono stati incredibilmente vicini a interrompere la carestia di Playoffs, proprio in questo momento (e contesto) assurdo.


L’euforia conseguente a questa quasi-impresa non è terminata a Orlando. Subito dopo la fine della stagione dei Suns, tre giocatori della squadra hanno espresso tramite i social media la volontà di spendere il resto della loro carriera con la canotta dei Soli addosso.


Le principali differenze tra la squadra del 2020 e quella del 2014 sono le seguenti: cinque dei migliori sei giocatori del team sono sotto contratto per più di due anni, i role player amano il loro ruolo e l’accoppiata coach/GM ha intenzionalmente costruito un roster che possa durare nel tempo.



I ROSTER PEGGIORI


2012/13, gli All-Stars di Lindsey Hunter


Il mio primo anno con credenziali da giornalista è iniziato con un fresco Goran Dragic che dichiarava “why not?”, interrogato in tema Playoffs. E il motivo di questa dichiarazione risiedeva nel fatto che il giocatore sloveno era circondato da fenomeni come Michael Beasley, Wesley Johnson, Luis Scola, Marcin Gortat e Shannon Brown...


FOTO: NBA.com

Quei Suns erano talmente pessimi che decisero di silurare il beneamato Alvin Gentry dopo un “aborto” (parola di Gentry stesso) di sconfitta, che determinò un record momentaneo di 13-28; promossero a head coach l’espertissimo Lindsey Hunter e si proiettarono verso un finale di stagione che, non solo vide un disperato Jared Dudley implorare per un profondo restyling del roster, ma sancì anche il crollo delle speranze per giovani come Beasley, i gemelli Morris e Kendall Marshall.


Hunter fu licenziato. Idem il GM Lance Blanks. La maggioranza dello staff di Gentry rinunciò all’incarico al momento della nomina di Hunter, e solamente otto giocatori sopravvissero all’epurazione di quell’estate.


Che fallimento.



2014-15, l’Hydra-Lineup


Come detto in precedenza, i Suns del 2013/14, da squadra spettacolare, si trasformarono l'anno dopo in un disastro ambulante. In un battito di ciglia.


Con la maggioranza dei giocatori che stava tentando di accaparrarsi contratti più ricchi durante l’offseason, perché non aggiungere al roster Isaiah Thomas per aumentare ulteriormente il livello di malcontento circa i ruoli e i minuti d’impiego? E perché non mettere a disagio il free-agent-che-sarà-golden-boy, trasformandolo in small forward, per consentirgli di giocare?


Appena la stagione iniziò, Green e IT si lamentarono a loro modo circa l’impiego in campo, mentre Dragic si avviò lentamente verso la conclusione della sua parentesi ai Suns. La firma del fratello Zoran non fu sufficiente per alleviare il mal di pancia di Goran.


Poi successe la cosa peggiore possibile: arrivati al break per l’All-Star Game con un buon record, Dragic spiazzò completamente il front office richiedendo una trade, evento che scatenò il panico totale nel management dei Suns, creando i presupposti per le scelte disastrose poi fatte alla trade deadline.


Quella squadra, pur avendo "grandi giocatori" (opinione di McDonough) come Markieff Morris e Brandon Knight, passò dalla lotta Playoffs al fondo della Lega nel giro di dieci partite.


Mentre il progetto "Hydra" era in corso, i gemelli Morris decisero di ringraziare la franchigia per il contratto da 52 milioni di dollari, dando inizio al loro personalissimo processo di autodistruzione, che sarebbe continuato anche nella stagione successiva...



2015-16, il dramma dei gemelli Morris


Per la seconda stagione consecutiva, McDonough fu parecchio incerto sul mercato dei free agent. Fu poi in grado di peggiorare ulteriormente le cose decidendo di scambiare uno dei gemelli Morris per liberare uno spazio salariale che alla fine si rivelò inutile. La trade finì per far arrabbiare il gemello rimasto, Markieff, che, adirato per la mancata trade, compromise la stagione 2015/16 prima ancora che iniziasse.


FOTO: NBA.com

E per la seconda volta in tre anni, il coach e il suo staff furono silurati entro l’All-Star Game per essere rimpiazzati da un coach inesperto e da scarti di altre squadre.


Della gioia del 2014 non era rimasta nemmeno una minima traccia. Ma almeno potevamo cominciare a ragionare su ottime scelte, in previsione del Draft 2016, e sull’acquisizione (finalmente!) di Bogdan Bogdanovic, proveniente da oltreoceano! Yeahhhh…



2017-18, il fallimento Klutch


Tuttavia, quello sopra non è assolutamente il peggior esperimento di roster della decade. Oh no, non lo è per niente. Come potremo mai dimenticare il celebre tweet “I don’t wanna be here” firmato Eric Bledsoe, dopo che la franchigia stabilì il record per il più ampio margine di punti (93) incassato nelle prime tre partite della stagione?


Il fiore all’occhiello della gestione McDonough, Bledsoe appunto, decise di tirarsi fuori dai Suns insieme al capo allenatore Earl Watson quando il proprietario della franchigia, Robert Sarver, diede un ultimatum a Watson: scarica il tuo agente, o saremo noi a scaricare te.


Bledsoe e Watson avevano lo stesso agente, Rich Paul di Klutch Sports, e semplicemente decisero di mantenerlo a costo di lasciare la franchigia. Con questa presa di posizione, una nuova, perdente stagione si aggiunge al bilancio della decade.


E la franchigia, queste sconfitte, ne ha ricavato al Draft - durante questo lasso di tempo - solamente Marquese Chriss, Dragan Bender e Josh Jackson.




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