• Federico Molinari

I migliori soprannomi dell'NBA negli anni '90


Di momenti difficili nella vita ce ne sono tanti, ma quello in cui la maggior parte delle persone ha sbattuto la testa, rischiando anche l’insanità mentale, è la scelta di un nickname o addirittura di un vero e proprio soprannome. Quasi sempre l’idea geniale scopri che è già stata utilizzata o in realtà non c’entra niente con te, altrimenti passi ore e ore a pensare trovando soltanto nomi di una banalità disarmante, sperando quindi, come soluzione finale, che arrivi un deus ex machina che risolvi la situazione. Spesso non arriva e quindi ti ritrovi a creare indirizzi email imbarazzanti.

Ma, se sei un giocatore di basket e giochi in NBA, il problema è risolto grazie ai milioni di fan in giro per il mondo, ai giornalisti o anche semplicemente... alle nonne. Tanti cervelli messi assieme sono in grado - sfortunatamente non sempre - di partorire idee geniali e, di conseguenza, non è una caso se molti dei soprannomi che vengono dati ai giocatori NBA sono memorabili, riuscendo a volte a prendere il posto del nome di battesimo.

Ecco quindi una lista - rigorosamente in ordine alfabetico - con i migliori soprannomi dei giocatori NBA che hanno solcato i parquet statunitensi negli anni ’90:

Anfernee Hardaway - “Penny”

Si comincia con uno di quei casi in cui il soprannome, col passare del tempo, ha preso il posto del nome di battesimo, difatti il famoso Penny Hardaway all’anagrafe in realtà risulta chiamarsi Anfernee Hardaway. La motivazione del suo nickname? Semplice: la nonna, con il suo accento tipico del sud degli Stati Uniti, quando lo chiamava “Pretty” sembrava dicesse ogni volta “Penny”. Sicuramente Penny è un gran bel nome, ma Lil’ Penny, che non è un trapper ma un personaggio di una pubblicità Nike (proprio con Hardaway), è molto meglio.

Anthony Webb - “Spud”

Per una perfetta doppietta, ecco un altro caso di soprannome che prende il posto del nome di battesimo. E anche in questo caso, come per Hardaway, c’è lo zampino della nonna di Webb, che, quando il playmaker era bambino, usava chiamare il nipote “Spud”, abbreviazione casereccia di “Sputnik”. Per chi non conoscesse questo piccolo grande uomo, Webb è alto 170 centimetri e, nel 1986, ha vinto la gara delle schiacciate all’All Star Game. No, non ci sono errori di battitura. 170 centimetri. Vittoria dello Slam Dunk Contest.

Bryant Reeves - “Big Country”

Con i suoi 2,13 metri di altezza e un peso superiore ai 124 chilogrammi, non è difficile capire come mai il soprannome di Reeves fosse “Big Country” - che, tra l’altro, è uno dei migliori tra tutti i giocatori degli anni ’90. Oltre che per questo nickname, l’ex Grizzlies è ricordato per essere stato un centro di grandi prospettive dopo la sua seconda stagione in NBA, ma gli evidenti problemi di sovrappeso e i continui infortuni obbligarono il big man al ritiro nel 2001 dopo sei stagioni a Vancouver.

Charles Barkley - "The Round Mound of Rebound”

Si sa, Charles Barkley non è mai stato famoso per il suo fisico da étoile de La Scala, ma nonostante gli apparenti - e spesso reali - chili di troppo, l’ex Suns è sempre riuscito a dominare sotto canestro e a “uccidere” [semi cit.] le squadre avversarie. Tra i suoi record, nella stagione ’86-’87 è stato il più basso giocatore nella storia a vincere la classifica di rimbalzi conquistati, quindi si può dire che il soprannome "The Round Mound of Rebound” sia stato più che azzeccato.

Clyde Drexler - “The Glide”

Per capire il soprannome di Drexler basta guardare un video (come quello qui sotto) con le sue schiacciate. Quando spiccava il volo per andare al ferro, sembrava restasse in aria per svariati secondi, quasi “planando” come indica il nickname: Clyde The Glide!

David Robinson - “The Admiral”

L’ammiraglio. Un nome perfetto per Robinson che, oltre ad aver servito in Marina, con il suo portamento quasi regale, la professionalità e l’incredibile leadership che lo contraddistinguevano, aveva a tutti gli effetti le caratteristiche per essere chiamato The Admiral. Oltre a questo, siccome un buon Ammiraglio non tradisce mai la propria patria, il signor Robinson ha sempre e soltanto vestito la maglia dei San Antonio Spurs in NBA, vincendo due anelli e anche due ori olimpici con la Nazionale statunitense.

Dennis Rodman - “The Worm”

Famoso per le sue incredibili doti da rimbalzista e per la personalità a dir poco stravagante, un personaggio come Rodman non avrebbe mai potuto possedere un soprannome “normale”. Per tutti era famoso come “The Worm”, perché da piccolo, giocando ad un videogioco insieme ad alcuni amici, iniziò a contorcersi come un verme. No, le sue doti cestistiche non c’entrano in alcun modo, ma questo non stupisce nessuno - perché, si sa, tutto quello che riguarda Rodman, come la sua amicizia con Kim Jong Un, è completante fuori di testa.

Dominique Wilkins - “The Human Highlight Reel”

Il sopracitato Drexler è stato sì un grande schiacciatore, ma uno dei più incredibili distruttori di ferri - e posterizzatore di esseri umani - è stato sicuramente Dominique Wilkins, conosciuto appunto come “The Human Highlight Reel” . Nella sua carriera - che comprende anche un anno in Italia - ha giocato partite di altissimo livello, ma alla fine tutti lo ricorderanno per le sue schiacciate totalmente al di fuori di ogni legge fisica. Guardare per credere.

Gary Payton - “The Glove”

Tutto ebbe inizio nel 1993, durante le finali della Western Conference. Gary Payton, con la sua difesa impeccabile, praticamente annullò Kevin Johnson; e il cugino di Payton, durante una telefonata, disse che Gary stava contenendo Johnson come fa un “guanto” da baseball con la relativa palla. Il nickname venne utilizzato fin da subito per chiamare il cestista di Oakland, che non a caso è stato uno dei migliori difensori nella storia della NBA.

Hakeem Olajuwon - “The Dream”

Pensate al centro perfetto, quello che vorreste creare in NBA 2K o che pensate possa dominare incontrastato sotto canestro: quali caratteristiche dovrebbe avere? Sicuramente essere veloce con i piedi, avere un’ottima sensibilità al tiro, essere fisicamente dominante e difendere il ferro impeccabilmente. In molti direbbero che è impossibile trovare un essere umano con tutte queste caratteristiche, a meno che non sia stato creato in provetta da un gruppo di scienziati pazzi. E invece ci ha pensato madre natura a creare lui, Hakeem “The Dream” Olajuwon.

Karl Malone - “The Mailman”

Avete presente il classico postino dei film di Hollywood, che regolarmente ogni mattina consegna la posta? Ecco, Malone ha fatto la stessa cosa, ma sul parquet, segnando più di 20 punti a partita in 17 delle 19 stagioni in NBA. Veloce, preciso, affidabile. Una sicurezza, proprio come il postino.

Larry Johnson - “Grandmama”

No, il caro Larry non provava un amore incredibile per suo nonna, che non ha partecipato alla creazione del soprannome come per Hardaway e Webb. Il soprannome “Grandmama” è semplicemente legato ad una pubblicità della Converse, antesignana della “saga” di Uncle Drew, in cui un Johnson vestito da simpatica nonna era in grado di schiacciare a canestro grazie alle sue formidabili nuove scarpe. Per chi non fosse a conoscenza di questa pubblicità, ecco un divertente estratto:

Michael Jordan - “Air Jordan”

Poteva mancare Michael Jeffrey Jordan in questa lista? Certo che no. MJ ha avuto diversi soprannomi durante la sua carriera, ma sicuramente “Air Jordan” è quello più famoso - semplicemente perché è nato un brand legato a questo nome e alla figura stilizzata di Jordan che schiaccia al ferro. Un brand che ha raggiunto, e già superato, il valore di 3.1 miliardi di dollari. His Airness saluta e soprattutto ringrazia per la sua maglietta, felpa, scarpa o altro della Jordan... che sicuramente avete nel guardaroba.

Robert Parish - “The Chief”

Oltre ad i tre titoli vinti negli anni ’80 con i Celtics, Parish ha anche la fortuna di possedere un soprannome particolare, raffinato e per nulla scontato. È infatti grazie a Cedric Maxwell, suo compagno di squadra, se tutti conosciamo il centro di Shreveport con il nome di The Chief, proprio come il personaggio di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Perché? Semplice, Parish è sempre stato sulle sue, in tutte le situazioni, risultando ai compagni simile al personaggio sordomuto della pellicola con Jack Nicholson.

Shaquille O’Neal - “Diesel”

Ok, è risaputo che Shaq ha un numero incredibile di soprannomi e che ogni giorno ne viene creato uno nuovo - da lui direttamente o da altre persone - ma the Big Shaqtus alla fine è spesso ricordato come Diesel, perché è il nickname che più si addice al suo strapotere fisico degno di un grande camion con rimorchio, rigorosamente alimentato a diesel. Per gli altri soprannomi servirà un'intero articolo...


Shawn Kemp - “The Reignman”

L’asse Payton-Kemp ha regalato grandi emozioni e schiacciate da cineteca, permettendo così al centro di meritarsi a piene mani il nickname “The Reignman”, che inoltre ha una piacevole assonanza con la pioggia che caratterizza la città di Seattle, sede dei Supersonics e quindi casa del caro Shawn.

Tyrone Bogues - “Muggsy"

Prendendo spunto dalle usanze calcistiche, perché non fare una bella tripletta di soprannomi che prendono il posto dei nomi di battesimo, portandoci così a casa il pallone? La terza rete la segna quindi Tyrone Bogues, da tutti conosciuto come “Muggsy”. Da cosa deriva questo soprannome? Dalla sua statura che, oltre ad averlo reso il giocatore più basso ad aver militato in NBA, gli ha permesso durante la carriera di rubare un quantitativo infinito di palloni. Poi degli esseri ancora più bassi gli hanno rubato il talento per qualche giorno, ma questa è un'altra storia...

Toni Kukoc - "Pink Panther”

Prendete un giocatore dal corpo esile. Applicateci un intelligenza fuori dal comune sul parquet, una clamorosa leggiadria nei movimenti unita ad una classe sopraffina: avete così la Pantera Rosa della pallacanestro - capace anche di dire frasi che ormai sono storia, come «un canestro rende felice una persona, un assiste ne rende felici due».

Vitaly Potapenko - "The Ukraine Train”

206 centimetri per 129 chilogrammi, il tutto direttamente dalla città ucraina di Kiev, passando attraverso il college di Wright State University. A queste caratteristiche basta aggiungere un pizzico di strapotere fisico, con una buona dose di esplosività nelle gambe. Ecco a voi il treno ucraino.

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