• Pietro Campagna

I momenti più indimenticabili della rivalità tra Thunder e Warriors


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da JD Tailor per Welcome to Loud City e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data 7 maggio 2020.


OKC ha avuto diverse rivalità nella sua storia.


Durante i primi anni della franchigia, San Antonio e Memphis sono state le principali. Gli Spurs erano il massimo che la Western Conference potesse offrire, mentre i Thunder stavano cercando di arrivare al vertice. Con Memphis, invece, lo scontro era tra due giovani squadre che ceravano di raggiungere gli stessi obbiettivi.

Oggi i Thunder hanno una sola grande rivalità, quella con i Trail Blazers, nata dal fatto di essere nella stessa Division e da una serie di partite di Regular Season giocate ad intensità eccezionale. Lo scontro è culminato in una serie di post season in cui Damian Lillard ha messo fine all’era-Westbrook segnando un buzzer beater parte della storia degli NBA Playoffs...



Oklahoma City ha avuto un'aspra rivalità anche con i Warriors, durata oltre tre anni.


L'arrivo a Golden State di Kevin Durant non ha fatto altro che alimentare un fuoco che si era acceso già durante la sua ultima stagione coi Thunder. La stagione 2015/16 vedeva una Western Conference molto competitiva, nella quale spiccavano in particolare Spurs e Warriors, oltre ai Thunder. La squadra di Steve Kerr era campione uscente, ma sia San Antonio che OKC erano credibili contendenti alla corona.

Kawhi Leonard ha guidato San Antonio durante l’ultima corsa dei Big Three, che avevano già vinto tantissimo negli anni passati. La decisione di dare molte responsabilità offensive a Kawhi è stata vincente per Coach Pop, e i suoi Spurs infatti hanno chiuso la Regular Season con un record di 67 vinte e 15 perse. A guidare i Thunder invece c’era la coppia Durant-Westbrook. I due avevano questo ruolo ormai da anni, e finalmente erano in salute allo stesso momento. Erano pronti alla corsa all’oro.


Durante la RS, però, non avevano mai battuto i Warriors, che quell’anno mantennero il miglior record della storia della Lega, 73-9, superando il record di 72-10 dei Chicago Bulls di Michael Jordan. Ai tempi i ragazzi della Baia esprimevano la loro migliore pallacanestro di tutte le loro stagioni: giocavano a una velocità mai vista prima, esaurendo le energie degli avversari, che venivano continuamente colpiti con il tiro da tre punti della coppia Curry-Thompson. Non era raro vedere Steph e Klay seduti in panchina per tutto il quarto quarto, dopo aver sostanzialmente vinto la partita nel terzo.

La rivalità tra i Thunder e Golden State emerse naturalmente, visto che erano le due migliori squadre della Western Conference, e una serie di Playoffs non fa altro che alimentare la tensione. Era evidente che entrambe potessero e volessero vincere il titolo, ma per qualche giocatore c’erano delle motivazioni in più.

Steph Curry non si sentiva rispettato abbastanza dopo aver vinto nel 2015. Si sentiva troppo parlare della fortuna dei Warriors di incontrare squadre con problemi di infortuni. Sentiva che i loro successi non erano riconosciuti come meritavano.


FOTO: CBS Sports

Il fatto che fosse infastidito dalla cosa fu evidente quando, all’inizio della stagione 2015/16, chiese (sarcasticamente) scusa perché gli Warriors non avevano problemi di infortuni, e avevano "dovuto" battere squadre che invece ne avevano. Il suo sarcasmo mostrò esattamente cosa stava provando. Voleva zittire le critiche di nuovo e non voleva sentir dire che i Cavs avrebbero battuto i Warriors, se non avessero avuto infortunati.

Russell Westbrook era motivato dal fatto che Curry fosse ritenuto la migliore point guard della Lega, e ovviamente riteneva che spettasse a lui quella considerazione. Una serie contro i Warriors era esattamente ciò che ci voleva per dimostrare i suoi argomenti.

La differenza tra i due in campo è evidente: Curry sfrutta la sua capacità di tirare da tre punti per creare dal perimetro e trovare i suoi compagni liberi con un assist; Westbrook invece è un super-atleta che attacca il ferro con tutte le energie che ha, e tutte le sue giocate sono eseguite a un ritmo che pochi possono reggere. La battaglia per il trono di miglior point guard della NBA era seria, ma ancora più rilevante era il suo profondo significato. Era uno scontro tra stili diversi, che avrebbe modellato il futuro della Lega per gli anni a venire.

Il tiro di Curry ha stravolto le idee su cosa significhi giocare come point guard. Aveva dimostrato che un atleta non straordinariamente dotato poteva produrre molto - anzi, più di tutti - anche a quel livello. L’unico dubbio restava sul fatto che quel modo di giocare potesse essere vincente: anche se Golden State aveva già vinto nelle Finals contro Cleveland nel 2015, in molti non pensavano che il risultato sarebbe stato lo stesso senza gli infortunati in casa Cavs.

Westbrook era un giocatore modellato sulle point guard che avevano dominato dal 2010 in poi. Non era un grande tiratore, ma riusciva comunque ilpiù delle volte a concludere al ferro con un appoggio o una schiacciata. Le sue doti atletiche lo rendevano agli occhi di tutti un giocatore divertente da guardare; i dubbi erano sul fatto che potesse diventare un fattore determinante in una corsa al Larry O'Brien Trophy.

Con l’importanza crescente delle spaziature, l’incapacità di essere un tiratore efficace di Westbrook rappresentava un importante limite per i Thunder. Battere i Warriors avrebbe messo OKC tra le contendenti al titolo, e avrebbe cambiato (per sempre) la percezione sul fatto che Westbrook non potesse rappresentare la prima scelta di una squadra che punta al titolo.

La serie era attesa da tutti, e Oklahoma non deluse in Gara 1, e vinse poi Gara 3 e 4 alla Oracle Arena. La sfida era accesa, i Warriors erano a un passo dal cadere e dovevano lottare per recuperare.

Uno dei protagonisti di questa rivalità è stato, neanche a dirlo, Draymond Green, giocatore che ama innervosire gli avversari. Il suo stile di gioco e la sua arroganza lo rendono antipatico alla stragrande maggioranza dei tifosi in tutta la Lega. Contro i Thunder superò ogni limite.

In Gara 2 e 3, Draymond aveva colpito Steven Adams nella zona dell’inguine. In Gara 4 fece uno sgambetto a Enes Kanter. Tutti questi colpi bassi non furono apprezzati dalla gente: ci sono delle regole non scritte nel basket, e Green le aveva volutamente ignorate.

FOTO: NBC Sports

Il suo comportamento aveva portato alla rabbia i tifosi dei Thunder, che a quel punto avevano un motivo valido per disprezzare Golden State. Aveva iniziato a scorrere cattivo sangue. I Thunder erano pubblicamente arrabbiati per il fatto che questi colpi di Draymond rimasero sostanzialmente impuniti: la massima sanzione imposta era stata un "flagrant one".

Green avrebbe dovuto essere sospeso per una partita per questi falli, e il fatto che gli arbitri avessero deciso di non squalificarlo ha aumentato la tensione tra le due squadre. La rivalità era già accesa, Draymond l’ha ingigantita.


Una sua possibile squalifica avrebbe sicuramente ridimensionato il valore (e le sicurezze) di Golden State in vista di Gara 5. Non avrebbero avuto a disposizione il talento e la personalità per sostituirlo. Le sue abilità difensive erano cruciali per l’equilibrio della squadra, e abbiamo visto cosa volesse dire per loro giocare senza Dray in Game 5 delle Finali contro Cleveland.

Penso di possa dire che senza Green in Gara 5, le Finali di Conference avrebbero potuto avere un esito diverso, e forse i Thunder sarebbero andati alle Finals. Il fatto che se la sia cavata con questi comportamenti ha fatto la differenza nella serie. Invece, ad andare in finale sono stati i ragazzi di Steve Kerr, e OKC è rimasta a guardare.


A quel punto era attesa da tutti, tifosi e stampa, una continuazione di questo acceso scontro nelle stagioni successive.

Quella estate, però, Kevin Durant (free agent) è passato dall’altra parte dello scontro, con una scelta senza precedenti. Non si era mai vista una stella del calibro di KD unirsi a quella che già era la migliore squadra della NBA in Free Agency.

Qualcuno lo lodava per aver esercitato il suo potere di giocatore per finire in una situazione dove potesse sentirsi a suo agio e vincere titoli; altri lo disprezzavano perché la sua scelta comprometteva l’equilibrio della competizione della Lega. Tutti erano d’accordo sul fatto che avesse preso una decisione... “soft”.

La sua scelta comunicata il 4 luglio 2016 ha addolorato molti tifosi in Oklahoma. Non capivano come Kevin, che aveva sempre parlato di Oklahoma City come casa sua, potesse lasciarla con una insignificante conferenza stampa, senza emozioni. Passando alla squadra rivale, che li aveva appena eliminati dai Playoffs.

FOTO: SportsPickle

Nell’intervista rilasciata a Players' Tribune, Durant aveva parlato bene dei Thunder, ma le sue erano espressioni vuote. La sensazione di tutti era che KD avesse tradito la franchigia per unirsi ai suoi più acerrimi rivali. I Warriors erano diventati ancora più forti, mentre i Thunder erano dannati.

Un’altra cosa che aveva dato fastidio era il processo con cui era stato reclutato. Pare che KD fosse in contatto con Draymond Green già durante le Finals, cosa che lo faceva risultare poco impegnato verso la franchigia che ancora rappresentava.

Westbrook non prese bene questa decisione, e si dedicò completamente al “Revenge Tour”. Voleva dimostrare a Durant che aveva sbagliato, e il suo palcoscenico era la Regular Season successiva. Per la prima volta Russ era libero di giocare come meglio credeva.

Il “Revenge Tour” è iniziato con un post in cui ironicamente chiamava KD “Soft”. Poi c’è stata la pubblicità per Air Jordan, che aveva come colonna sonora “Now I do what I want” di Lil Uzi Vert. In quella pubblicità esprimeva come fosse entusiasta della sua libertà da una "co-star" a cui non interessava davvero la causa della squadra. Il battibecco, poi, è continuato anche durante la stagione, con KD che definì alcuni giocatori di OKC come egoisti, e Westbrook che indossava la jersey ‘Official Photographers’ per prendere in giro la passione di Durant per la fotografia. Questo scontro inevitabilmente si tradusse in una competizione molto sentita tra le squadre. La tensione tra le due parti era tangibile. Per Westbrook essere leali è al numero uno dei valori importanti nella vita, e la dipartita di Durant lo aveva reso di conseguenza un nemico.

Lo scontro in quella stagione era però impari. I Warriors vinsero coi Thunder sia in casa che fuori durante la loro marcia verso il titolo. Per quell’anno la rivalità rimase soprattutto a livello di emotività: a livello di gioco i Thunder non avevano una possibilità di vincere.

L’aggiunta di Durant aveva reso i Warriors difficili da battere per chiunque, in qualsiasi occasione. Oltre al gioco costruito negli anni precedenti, infatti, si era aggiunta un’altra arma letale all’arsenale di Golden State: quando c’era un possesso rotto, bastava dare la palla a KD e aspettare che facesse canestro. La sua capacità di giocare in isolamento aveva aggiunto una dimensione al gioco di Coach kerr, soprattutto quando le partite si facevano complicate. Per una squadra come i Thunder, che dipendeva fortemente da un singolo, erano impossibili da battere.

Golden State ha vinto tutte e quattro le sfide di Regular Season contro i Thunder, e in ogni partita c’è stato almeno un momento che ha aumentato il cattivo sangue tra le due squadre. L’apice di questa rivalità è stato il ritorno di KD in Oklahoma, perché si pensava che OKC potesse vincere almeno una volta in casa. Era la prima volta che tornava il ribattezzato "Benedict Arnold", l’atmosfera era carica di aggressività come mai avevo visto. Tutti i tifosi indossavano una maglietta con su un cupcake per simbolizzare la "soft decision" di Durant.

Anche i giocatori sentivano quell’atmosfera. Durant ha avuto un alterco prima con Andre Roberson e poi con Westbrook. Era la prima volta che si incontravano da avversari e hanno dovuto separarli dopo un faccia a faccia ricco di trash talk.


All’All-Star Game, Westbrook non voleva saperne di chiarimenti, e durante gli allenamenti della Western Conference tirava apposta nel canestro opposto rispetto ai suoi compagni, raggiunto poi da Harden, suo vecchio compagno. A quel punto la rivalità era andata oltre ai due individui, era una battaglia su due modi in cui vedere il basket.


I tifosi Warriors disprezzavano Westbrook e lo consideravano un giocatore inefficiente e ampiamente sovrastimato rispetto a Curry. I tifosi dei Thunder pensavano che Steph fosse sopravvalutato, e gli contestavano che, quando contava di più, ovvero in Gara 7 delle Finals 2016, non era stato capace di fare la differenza.

Con l’arrivo di Paul George e Carmelo Anthony durante l'estate successiva, la rivalità era tornata competitiva anche sul campo. Insieme ad altri due All-Star, Westrbook poteva sicuramente provare a sconfiggere Golden State. PG soprattutto, ma anche Melo, avevano reso i Thunder una legittima contendente al titolo.

Sam Presti ha dovuto fare qualche magia per mettere insieme un roster che girasse bene attorno a Westbrook. In teoria entrambe le trade avevano senso. PG, oltre alle doti offensive, avrebbe rinforzato la difesa perimetrale dei Thunder in coppia con Roberson, mentre Anthony era uno scorer di altissimo livello che poteva togliere qualche fatica offensiva dalle spalle di Westbrook.


FOTO: NBA.com

Per la stagione 2017/18 la rivalità era più equa, sulla carta.


Alla prima partita tra le due squadre, giocata in Oklahoma, la tensione era simile all’anno prima, con i tifosi che continuavano a pizzicare KD. La grande differenza, questa volta, era stata che i Thunder erano all’altezza della situazione.

OKC nelle prime 15 gare stagionali aveva adottato un sistema offensivo più "democratico", in cui Westbrook riusciva ad avere un ruolo di facilitatore e non doveva sempre attaccare a tutto gas. I tiri erano meglio distribuiti.


Contro i Warriors invece sono tornati a giocare molti isolamenti. Russ ha aggredito il ferro per tutta la partita ed è riuscito a creare dal palleggio buoni tiri dall’arco per i suoi compagni. L’attacco non era male, ma ad impressionare era stata la difesa. I Thunder hanno messo senza sosta un'enorme pressione sulla palla, forzando parecchi turnover e sfruttando bene i contropiedi. La coppia George-Roberson è stata devastante contro Curry e Durant, impedendo all’attacco di Steve Kerr di entrare in ritmo. I Thunder hanno rubato 27 palloni, chiaro indicatore dell’intensità che hanno mantenuto.

Anche Adams è stato protagonista di una prestazione difensiva notevole, proteggendo il ferro e riuscendo a coprire bene anche lo spazio lontano dall'area quando da centro giocava Draymond Green. OKC in questo modo poteva contare su tre difensori eccezionali, che coprivano le carenze di Melo e riuscivano a generare spazi per le ripartenze di Westbrook, che spesso poteva anche andare a caccia del pallone senza conseguenze disastrose.

La vittoria nello scontro diretto aveva fatto sì che i Thunder potessero diventare la principale concorrente dei Warriors a Ovest, rendendo la prospettiva di una serie di Playoffs molto interessante. Anche Tim Cato di The Athletic ne era convinto. La difesa aveva restituito la speranza a OKC, e le partite della Regular Season tra le due squadre erano diventate ancora più attese.

Anche la seconda sfida ha avuto lo stesso esito della prima: vittoria in scioltezza dei Thunder, che, guidati da un tifo scatenato, hanno segnato 42 punti nel primo quarto. Ancora una volta la difesa era stata molto aggressiva e gli Splash Brothers non avevano avuto una gran serata. Ma se in casa i Thunder riuscivano a essere la criptonite dei Warriors, fuori era tutta un’altra storia.


La successiva perdita di Andre Roberson ha avuto un impatto durissimo sulla stagione di OKC. Con l’infortunio del migliore difensore, tutto il sistema era crollato. E con esso le chance di titolo. La difesa di Carmelo era un grosso problema, e in una serie di Playoffs sarebbe subito stato aggredito da squadre come Warriors e Rockets.

Il resto della Regular Season ha visto dominare i Warriors. Anche se la rivalità è continuata, non era più la stessa. I Thunder non erano più competitivi, e sono stati eliminati dai Jazz al primo turno senza troppa dignità. La sconfitta rendeva palese che ormai non rappresentavano più una minaccia nella Conference.

Nei Playoffs 2018 non c’è stata grande tensione. Anzi, a un certo punto le due squadre probabilmente condividevano l’astio verso gli Houston Rockets.

Nella stagione 2018/19, quella tra OKC e GSW non sembrava neanche una sfida tra due squadre che non si piacevano. IWarriors avevano ben altro su cui concentrarsi: il threepeat in primis e la free agency di Durant poi. I Thunder invece erano focalizzati sul formare una squadra competitiva che potesse andare lontano nei Playoffs, per non rendere vani gli investimenti fatti su Paul George e Westbrook. Durant ha lasciato un brutto ricordo ai tifosi in Oklahoma, ma ormai si era già passati dai fischi ogni volta che prendeva il pallone a una forma di disprezzo meno rumorosa.

Con l'estate 2019, la rivalità è definitivamente scivolata nel passato. George e Westbrook sono stati scambiati e KD ha firmato per Brooklyn. L’unico protagonista che è ancora al suo posto è Draymond Green.

Ma la rivalità tra queste due squadre è stata profondamente competitiva e personale, prima di scomparire. È iniziata con una serie di Playoffs nel 2016 ed è culminata con KD e Westbrook faccia a faccia.


Oggi invece una sfida tra Thunder e Warriors è praticamente una normale partita di Regular Season, neanche lontanamente con la stesse carica emotiva di qualche anno fa. Ora entrambe le squadre sono in una fase transitoria, perché così funziona la NBA di oggi, si passa molto velocemente da una fase all’altra.

Comunque sia, sono stati anni da ricordare, cruciali nella storia di entrambe le franchigie.

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