• Davide Corna

I primi 12 minuti di LeBron James in NBA

Ricky Davis, Chris Webber, David Stern e altri hanno ricordato il primo quarto del debutto più atteso della storia della lega.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Justin Tinsley e Aaron Dodson per The Undefeated e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 ottobre 2018.


Se c'era qualcuno che poteva comprendere ciò che attendeva LeBron James, quello era l'Hall of Famer Moses Malone. Morto poi nel 2015 per una malattia cardiovascolare, Malone è stato uno dei "giganti" più celebrati della storia del basket: tre volte MVP della Lega, con 13 apparizioni all'All-Star Game e un titolo di MVP delle Finali. Nonostante l'insistenza della University of Maryland, Malone passà direttamente dalla Virginia's Petersburg High School alla NBA.


James, solo qualche mese dopo essersi diplomato alla St.Vincent-St.Mary High School di Akron, Ohio, stava per fare il suo esordio in NBA, il più atteso della storia della Lega.


Diventò il primo giocatore proveniente direttamente dall'high school a partire in quintetto all'esordio in NBA dai tempi in cui lo fece Moses Malone, nell'ottobre 1974 con gli Utah Stars, nella ABA. E così, in quell'autunno del 2003 Malone volò a Sacramento per incontrare James prima del suo debutto in NBA. La leggenda e il giovane prodigio pranzarono insieme all'hotel in cui erano alloggiati i Cavs, e parlarono per circa un'ora.


"Il nervosismo della prima partita: era questa la cosa di cui mi ha parlato di più", dichiarò James successivamente. "Come gestirlo, restando concentrati sulla partita. Non aver timore di nessuno". James disse di aver già sentito questo consiglio da parte di molte persone, "ma quanto te lo senti dire da uno dei più grandi di sempre, suona in modo diverso".


L'attesa di quella partita era talmente alta che fu addirittura prodotto uno spot a riguardo, prima ancora che la partita avesse luogo. Qualche settimana prima infatti, precedendo il rilascio del primo modello di scarpe che portava il suo nome, James girò l'oggi ben conosciuto spot Nike "Pressure", che aveva come protagonisti anche i giocatori dei Cavs Dajuan Wagner, Carlos Boozer e DeSagana Diop, gli annunciatori dei Kings Grant Napear e Jerry Reynolds, l'attore Damon Wayans e la leggenda NBA George "The Iceman" Gervin.


Nello spot, James, con Mike Bibby in difesa su di lui, esita per molti secondi prima di "riprendersi" e andare verso il canestro, ridendo.



In origine, si sarebbe anche dovuto vedere James battere la difesa di Bibby, ma il veterano NBA non fu d'accordo. "Dissi - Vi serve qualcun'altro allora... Io non mi faccio battere volontariamente da nessuno. Non mi importa se si tratta di LeBron James o di Doo Doo Williams. Non farò la figura del cretino in TV".


James ha gestito così bene la fama già da adolescente in parte perché sembrava fosse nato per quello. Era sulla bocca di tutti gli appassionati di basket in Ohio sin dai 12 anni, quando schiacciò a canestro per la prima volta in una partita studenti contro insegnanti alla Riedinger Middle School.


Nella partita per il titolo del 2001 dell'Adidas ABCD Camp (l'estate prima del suo penultimo anno all'high school), la squadra di LeBron sconfisse una compagine guidata dal 19enne Lenny Cooke (MVP del Camp nel 2000) e completata dai migliori giocatori del paese a livello di high school. E a 16 anni, James fu il primo giocatore così giovane negli ultimi due decenni ad essere nominato nel primo quintetto All-American. L'ultimo suo canestro in quel match? Un tiro da 3 in faccia a Cooke per vincere la partita, per chiudere con 24 punti contro i 9 di Cooke. Fu quello il momento in cui LeBron si fece conoscere il tutto in paese, e da allora i riflettori non si sono mai spenti.


Sports Illustrated omaggiò James con una copertina passata alla storia.



Le sue partite di high school venivano trasmesse in televisione, commentate da Dick Vitale e Jay Bilas. Il rapper preferito di LeBron, Jay-Z, diventò per lui come un fratello maggiore e un mentore. Nel 2002, i Cavaliers "accettarono" di prendersi una multa di 150'000 $ dall'NBA (e una sospensione di due partite per il coach John Lucas) pur di invitare il 17enne LeBron James a un provino informale, durante il quale dominò in una serie di partite 5 contro 5. Un anno più tardi, gli stessi Cavs lo chiamarono al Draft con la scelta numero uno.


"La pressione mi ha seguito per tutta la mia vita", dichiarò James nella primavera del 2003.


E la narrativa di James si stava evolvendo anche dietro le quinte, come racconta J.R. Bremer, suo compagno di squadra: "Eravamo in allenamento, nella stessa squadra. Lui stava correndo in ala, e io gli lanciai un passaggio per l'alley-oop. Ma appena lo feci partire mi dissi: 'Non riuscirà mai a prenderlo'. Non ho mai visto nessuno saltare letteralmente sopra a qualcun'altro. E avrebbe poi dovuto anche prendere la palla prima con una mano, e poi con entrambe. Non poteva riuscirci... e invece saltò sopra Kevin Ollie".


James fu la prima vera star dell'era di internet: ogni sua mossa veniva documentata, analizzata e criticata, anche prima dell'era dei social, tramite bacheche di messaggi, video sgranati e chat room. Il giovane LeBron generò 142 milioni di dollari in sponsorizzazioni prima ancora di giocare il suo primo minuto in NBA, incluso un accordo da 100 milioni con Nike.


"Era chiaro che Nike stava pensando in grande", disse l'ex commissioner NBA David Stern. "Avevano investito molto sul successo di questo ragazzo".


I barbieri, i bar, i tavoli delle mense e i campus dei college si riempivano di voci e domande: chi sarà il migliore fra i pro? James o Carmelo Anthony? La macchina dell'hype stava procedendo a pieni motori.


E alla fine, il 29 ottobre del 2003, eccolo finalmente lì, all'Arco Arena di Sacramento. Il palcoscenico era pronto per il prossimo fenomeno NBA, come Magic Johnson, Shaquille O'Neal o Allen Iverson (o per il prossimo grande fallimento, come fu per Pervis Ellison, Michael Olowakandi o Kwame Brown).


James e i Cavs completavano un evento che attraeva interesse anche verso i Kings. Le loro speranze per il titolo nella stagione precedente furono minate dall'infortunio al ginocchio di Chris Webber durante la serie del secondo turno di Playoffs contro i Mavs di Nick Van Exel e Dirk Nowitzski. E l'arrivo di LeBron James coincideva con il "tutto esaurito" consecutivo numero 180 alla Arco Arena.


"Questo ragazzo è stato incensato sin da quando aveva 12 anni", disse Tony Massenburg, allora ala dei Sacramento Kings, "e finora è stato decisamente all'altezza delle aspettative. E allora, arrivati alla sua prima partita in NBA, vivendo l'atmosfera dall'interno, sembra di essere un circo. È come se stessimo osservando un giovane Michael Jordan".


Qualcuno sperava nella sua disfatta. Altri volevano vedere se meritasse tutte quelle lodi. Ma ad una persona in particolare non importava che James diventasse o meno il prossimo Jordan o il prossimo Magic. Malone voleva solamente ciò che era meglio per il ragazzo. "Questi ragazzi arrivati direttamente dall'high school... voglio che stiano bene, perchè mi rappresentano. Un giorno potrebbe esserci un altro di questi giocatori nella Hall of Fame".


Questa è la storia del primo quarto della carriera di LeBron James.


Che si tratti di giocatori, coach, amici, sportivi, reporter o fotografi, ancora oggi la gente ricorda quei 12 minuti del 29 ottobre 2003 come un quarto che ha cambiato la storia del gioco.



(Tutti i personaggi riportati sono identificati dal titolo che avevano nel 2003, durante la prima stagione NBA di LeBron James.)



Capitolo 1 - Un giovane in NBA - "Era pronto, amici"


Proveniente da Inghilterra, Germania, Cina e ogni altra parte del mondo, più di 340 addetti dei media erano presenti alla partita. Ken Griffey Jr., Terrell Owens, Jeff Garcia e Dusty Baker di The Undefeated erano in mezzo alle tante stelle che erano arrivate a Sacramento.


NBA.com presentò la partita come "King James contro i Kings", e ESPN tagliò i tempi supplementari del match al Madison Square Garden fra Orlando Magic e New York Knicks, per andare in diretta alla Arco Arena.


E mentre i Kings arrivavano da una stagione con 59 vittorie in cui avevano vinto il titolo della Pacific Division, i Cavs, in ciò che è largamente considerato un tanking spudorato per assicurarsi la chiamata numero 1, avevano vinto solamente 17 partite. "Quell'anno i Sacramento Kings erano una grande squadra", disse Massenburg, "ma quell'opening night all'Arco Arena era tutta per LeBron James..."




FOTO: NBA.com

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Dajuan Wagner, point guard titolare di Cleveland scelto alla numero 6 al Draft del 2002, iniziò la sua seconda stagione NBA sulla lista degli infortunati, per un problema al ginocchio.




Capitolo 2 – Prima il passaggio – Un Alley-oop per Ricky Davis


Non era una partita semplice per il rookie che aveva già ricevuto il soprannome di “Re”. Nel primo test della sua carriera da professionista, James si sarebbe confrontato colpo su colpo con una delle migliori squadre della Lega. Mentre Sacramento si prendeva un certo vantaggio all'inizio, James rispondeva ai contatti fisici, cominciando a sentire la partita.





Capitolo 3 - LBJ in contropiede - "La tempesta perfetta... una palla rubata e il canestro in contropiede"


Con una media in preseseason di 8 punti a partita e il 33% al tiro dal campo, lo scetticismo si stava facendo strada. Le aspettative erano esagerate? Sapeva tirare? Un giornalista locale aveva commentato le sue prestazioni in preseason dicendo che "avrebbe mantenuto medie da rookie normale".


James mise subito a tacere questi discorsi, segnando i suoi primi 3 tentativi. "Per tutti quelli che pensano che non sappia tirare," dichiarò a fine partita, "grazie mille!"





Capitolo 4 - Ain't No Fun if the Homies Can’t Have None: ‘Ricky could jump out the gym, too.’


Vedere James dar vita alla sua versione del logo "Jumpman" di Michael Jordan fu sensazionale. Ma fu la giocata successiva che rese perfettamente chiaro chi era LeBron come giocatore e compagno di squadra.


Dopo la schiacciata, James deviò la palla in possesso di Christie e iniziò a correre in avanti. Carlos Boozer raccolse la palla vagante e la lanciò immediatamente LeBron in corsa. Davis era poco dietro di lui.


E quello che accadde dopo stupisce ancora oggi.





James chiuse il primo quarto con 12 punti, 2 rimbalzi, 3 assist e 2 palle rubate. Per molti professionisti sono ottimi numeri su un'intera partita. Cleveland andò in vantaggio nel quarto quarto, sull'85-83, con un canestro da 3 punti di J.R. Bremer su assist di (chi se non lui) LeBron James. E poi la chimica di squadra e l'esperienza dei Kings nelle partite importanti permisero loro di allungare e vincere 106-92.


Ma il migliore in campo, e con largo margine, fu il 18enne astro nascente da Akron.


Con 25 punti, 6 rimbalzi, 9 assist e 4 palle rubate, il debutto di James è fra i migliori nella storia dello sport, fianco a fianco con quelli di Willie McCovey e Wilt Chamberlain nel 1959; Frank Tankerton nel 1961, Iverson nel 1996, Cam Newton nel 2011 e Robert Griffin III nel 2012.


Secondo quanto riporta Elias Sports Bureau, James a 18 anni e 303 giorni è il più giovane giocatore nella storia della Lega con almeno 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, e con circa tre anni di distacco da Willie Anderson (21 anni, 302 giorni) e Grant Hill (22 anni, 30 giorni).


La prima serata fra i professionisti di James lo fece anche diventare uno degli unici 5 giocatori negli ultimi 50 anni ad aver registrato almeno 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist al debutto NBA.


Il futuro della Lega era arrivato. Un intero Paese, a malincuore o meno, ne era testimone.



Capitolo 5 - Believe The Hype - ‘Dico sempre che è stato creato da Dio per giocare a basket’


Solamente una delle 69 partite NBA trasmesse da ESPN nella stagione precedente ebbe un rating più alto del debutto di LeBron James: il primo incontro fra O'Neal e Yao Ming, il 17 gennaio 2003.


In tutto il Paese, 2.49 milioni di famiglie restarono incollate alla tv per vedere come avrebbe reagito alla pressione. Andarono al lavoro o a scuola il giorno seguente assonnati ma pieni di energia.


La leggenda dei Celtics Red Auerbach, 9 volte campione NBA da allenatore, aveva già visto abbastanza: "Fa sul serio". E Silas predisse che in meno di 5 anni James sarebbe stato al comando della Lega.


Il verdetto era già stato pronunciato.

James non era solamente nato per quel momento. Era il momento stesso.



FOTO: NBA.com

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DOVE SONO ORA:


J.R. Bremer: Nominato nel secondo quintetto All-Rookie NBA del 2003; dopo aver giocato molti anni in Europa (anche con l'Olimpia Milano), attualmente vive a Cleveland, sua città natale, dove allena la squadra di basket della Cleveland Heights High School.


Ricky Davis: Scambiato con i Boston Celtics il 15 dicembre 2003, meno di due mesi dopo la prima partita della stagione. Ha giocato 12 stagioni NBA con sei diverse squadre, per poi giocare qualche anno in Turchia, Cina, Francia e Porto Rico, oltre che in G-League.


Ira Newble: Vive a West Bloomfield, Michigan, dove si occupa di crescere i suoi figli dopo aver lavorato come allenatore in D-League dal 2011 al 2016.


DeSagana Diop: Ha giocato 12 stagioni in NBA, con quattro diverse squadre. Attualmente lavora come assistant coach per gli Houston Rockets.


Chris Webber: 5 volte All-Star nelle sue 15 stagioni in NBA; prima di ritirarsi nel 2008. L'anno successivo i Sacramento Kings hanno ritirato la sua maglia numero 4. Nell'ultimo decennio ha lavorato come commentatore e analista per TNT e NBA TV.


Doug Christie: Nominato nel primo quintetto All-Defensive NBA del 2003; ritiratosi nel 2007, ora lavora come commentatore per i Sacramento Kings.


Mike Bibby: Ha giocato 14 stagioni NBA con sei diverse squadre. Attualmente allena la squadra di basket della Hillcrest Prep High School di Phoenix.


Tony Massenburg: Condivide con Chucky Brown, Jim Jackson e Joe Smith il record per maggior numero di squadre con chi ha giocato in NBA, con 12. Lavora come analista alla NBC Sports di Washington.


Peja Stojakovic: Ritiratosi dopo tre apparizioni all'All-Star Game e un titolo NBA nel 2011 con i Dallas Mavericks. La sua maglia numero 16 è stata ritirata dai Sacramento Kings nel 2014. È stato assistant general manager per i Sacramento Kings fra maggio 2018 e agosto 2020.


Paul Silas: Ex coach NBA che ha allenato quattro franchigie lungo 12 stagioni. Il suo incarico da head coach è stato alla guida degli Charlotte Bobcats dal 2010 al 2012.


David Stern: Ritiratosi l'1 febbraio del 2014, dopo essere stato Commissioner NBA per 30 anni, è stato succeduto da Adam Silver. È morto l'1 gennaio 2020, all'età di 77 anni.


Romeo Travis: Dopo non essere stato scelto al Draft del 2007, ha giocato diversi anni in Europa e nelle Filippine. È stato MVP delle finali del campionato francese nel giugno 2018, con Le Mans. Oggi gioca per il Limoges.


Willie McGee: Direttore delle attività sportive alla St. Vincent-St. Mary High School di Akron, Ohio.


Dusty Baker: Attuale allenatore degli Houston Astors nella Major League Baseball.


Terrell Owens: Nel 2018 ha fatto il suo ingresso nella Football Hall of Fame. Detiene il terzo miglior record NFL per yard ricevute.


Rocky Widner: Lavora tuttora come fotografo ufficiale dei Sacramento Kings, sin dal 1985.


Mary Schmitt Boyer: Scrive tuttora di NBA per The Plain Dealer.




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