• Pietro Campagna

I protagonisti mancati nella bubble


Questo articolo, scritto da Harry Harrison per Double Clutch e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data1 novembre 2020.

La bubble di Orlando è stata incredibile, piena di storie, partite e serie di Playoffs mozzafiato. Devin Booker e i suoi Suns che restano imbattuti, Lillard che si carica Portland sulle spalle e la porta alla postseason, i Nuggets che ribaltano due volte da 3-1 sotto e, ovviamente, la cavalcata degli Heat fino alle NBA Finals.

Ma non è stata perfetta. Solo 22 squadre sono andate in Florida e alcuni giocatori hanno deciso di non raggiungere le proprie squadre ad Orlando. Sono mancate delle parti che avrebbero potuto rendere la bolla ancora più memorabile e ricca di storie.


I Golden State Warriors

Statistiche alla mano, ad Orlando si sono tenute delle percentuali molto elevate da tre punti. Il fatto di giocare in un’arena senza tifosi forse ha ridotto la pressione e il problema della percezione della profondità per i tiratori. In particolare, nelle prime seeding games i tiratori sembravano infallibili.


Immaginate quindi i Warriors al completo e in salute in questo contesto.



Ovviamente i Warriors non avrebbero mai raggiunto i Playoffs, avrebbero potuto "divertirsi" e basta. Ma spesso è da queste squadre che si vede il basket più divertente. Curry e Thompson (condizioni fisiche permettendo) avrebbero garantito uno show tutte le sere, e di conseguenza pure Wiggins, noto per le sue pessime scelte di tiro, sarebbe potuto sembrare efficace da fuori.



Kyrie Irving & Kevin Durant

I Nets si sono presentati a Orlando con una squadra decisamente non al completo. Pesante soprattutto l’assenza, oltre a quella preannunciata di Durant, anche di Kyrie Irving, che ha deciso di non giocare a Disney World. Irving e KD avrebbero potuto essere una bella storia di questa bubble.

Immagine, in un mondo ipotetico, Durant tornato e in buona condizione. I Nets, con anche Irving, sarebbero stati un bel problema per chiunque.


Ci si vede l'anno prossimo, con Steve Nash sulla panchina.


Karl-Anthony Towns

Abbiamo già detto di come il tiro da tre sia stato un fattore ad Orlando. Immaginate quanto avrebbe potuto fare bene il miglior tiratore tra i centri dell'NBA.



Towns ha tirato 7.9 triple a partita, concludendo 15esimo nella Lega per tentativi. Per dare un’idea, più di CJ McCollum, Bojan Bogdanovic e Jayson Tatum. Inoltre, queste triple le ha convertite con il 41.2% (19esimo in NBA), meglio di Lillard, Middleton e ancora Tatum.

Towns sarebbe potuto essere tra i candidati a MVP della bubble, ora più che mai visto che finalmente ha un playmaker come D’Angelo Russell in squadra.


Una convincente esperienza a Disney World avrebbe potuto fare bene a KAT e alla sua fiducia nel futuro della franchigia. Un po' come successo a Devin Booker e ai suoi Suns, nonostante l'8-0 di Phoenix non sia stato abbastanza per raggiungere i Playoffs.




Blake Griffin & Derrick Rose

I Pistons sono stati terribili quest’anno. Prima dello stop erano 20-46. E come per i Warriors, abbiamo perso un’occasione per vedere anche Griffin e Rose giocare solo per "divertirsi".

Rose, uno dei giocatori più "chiacchierati" (in ottica trade) di questa offseason, è tornato su ottimi livelli negli ultimi due anni e questa stagione è stata forse la sua migliore post-infortuni. Velocità e agilità sono ancora lì, e il suo tiro è migliorato molto.


D-Rose che mette a sedere un difensore per finire al ferro o alzare un lob a Griffin sarebbe stato sicuramente un ottimo spot per l'NBA, dopo tanti mesi di inattività.




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