• Andrea La Scala

I Raptors erano la miglior storia dell'NBA, ma ora ci sono cose più importanti


Foto: CityNews Toronto

Questo articolo, scritto da Louis Zatzman per Raptors Republic e tradotto in italiano da Andrea La Scala per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 giugno 2020.


A inizio stagione, andai al "media day" dei Toronto Raptors pronto a fare un giochino. Sul mio notepad c'era un diagramma pronto a tenere traccia di ogni volta che un giocatore o membro del coaching staff avesse utilizzato, in qualsiasi sua variante, il termine "defending champion". Credevo che avrei fatto dozzine di punti e che quel termine sarebbe stato onnipresente. Siamo i campioni e dunque non abbiamo niente da dimostrare, con o senza Kawhi Leonard...


Mi sbagliavo! Il "distanziamento" tra i Raptors e quel termine che avevo in mente, in qualche modo anticipava quello che avremmo dovuto mantenere qualche mese più tardi durante il lockdown. Comunque, per la cronaca, Serge Ibaka fu il vincitore del mio giochino, con 2 utilizzi. La maggior parte degli altri giocatori, invece, evitò del tutto di definirsi "campioni", persino quando le domande dei giornalisti offrivano loro l'occasione su un piatto d'argento.


Insomma, i Raptors avranno anche festeggiato a dovere il titolo, e santificato i loro anelli, ma non si sono seduti affatto sugli allori. Anzi, Toronto ha iniziato la nuova stagione con fame, insoddisfazione e con tutte le intenzioni di far ricredere chi già li dava per battuti.


Indubbiamente con la dipartita di Kawhi Leonard hanno perso molto, forse il miglior giocatore del mondo durante il biennio 2019-20, e tuttavia hanno iniziato la stagione con sette vinte su nove, inclusa una sensazionale ai danni dei Los Angeles Lakers, nel corso della quale Pascal Siakam ha trasformato Kyle Kuzma in un tornello umano. Poi, i Raptors hanno mantenuto lo stesso ritmo costante di vittorie per tutto il resto della stagione, fino a che l'NBA e tutto il resto del mondo si sono fermati.


Quando i cancelli delle arene si sono chiusi a causa del Covid-19, Toronto era la terza miglior squadra della Lega. E hanno raggiunto questo traguardo nonostante una delle serie più sfortunate di infortuni che si ricordino.


I Raptors hanno collezionato infatti, nel biennio 2019-20, un totale di 219 assenze a causa degli infortuni, nelle quali sono incluse: 27 di Marc Gasol, 20 di Norman Powell, 16 di VanVleet, 14 di Serge Ibaka, 12 di Kyle Lowry e 11 di Pascal Siakam.


Una lista di traguardi già raggiunti quest'anno dai Raptors? Sarebbe lunga.


Hanno sei giocatori (più o meno) sì e no alla metà della propria carriera cestistica - di sicuro Siakam, VanVleet e Anunoby, con Powell e Pat McCaw che stanno giocando il loro miglior basket di sempre. Uno qualunque dei primi quattro avrebbe tranquillamente potuto prendere un voto o due come Most Improved Player of the Year, nonostante Siakam l'abbia già vinto la scorsa stagione.


Aggiungiamo poi all'equazione Ibaka, che sta giocando anch'esso la miglior pallacanestro della sua carriera, soprattutto offensivamente. Le sue abilità come rollante, popper e rimbalzista offensivo sono state una delle armi migliori in attacco per Toronto. E lo stesso Lowry, di sicuro votato alla Hall of Fame, era nel pieno di una delle sue migliori stagioni di sempre, a 34 anni.


Foto: NBA.com

Ci sono stati anche altri "piccoli" eventi degni di celebrazione.


Lowry, che nel prendere sfondamenti si colloca tra i migliori della storia della Lega, all'All-Star Game è riuscito a prenderne uno nientemeno che da... Kawhi Leonard.


Contro i Mavericks, i Raptors hanno fatto registrare la più grande rimonta nella storia della franchigia. E il tutto senza Siakam.


Terence Davis ha iniziato in modo interessante la sua carriera NBA come giocatore in uscita dalla panchina, capace di mettere a segno tiri da tre e guadagnarsi dei minuti nel ruolo di guardia. Inoltre il nativo di Toronto, Oshae Brissett, ha dimostrato che lui, in NBA, ci può tranquillamente stare.


Infine, anche se in realtà non è ancora successo, l'head coach Nick Nurse è in corsa per vincere il titolo di Coach of the Year.


E a fronte di tutti questi eventi positivi, c'è da dire che non ce ne sono stati altri realmente negativi a raffreddare in qualche modo l'entusiasmo dei tifosi dei Raptors. Del resto, l'argomento più controverso era il minutaggio condiviso tra McCaw e Davis (con quest'ultimo che ha fatto registrare delle statistiche - tradizionali e avanzate - migliori, e Nurse che invece ha dimostrato di preferire McCaw).


Per mesi, i Raptors sono stati la miglior storia dell'NBA. Priva di complicazioni. Ma ora, con insurrezioni che nascono nei principali centri urbani degli Stati Uniti, l'NBA sta per riprendere il suo corso in un modo confuso e in un momento di grandi incertezze.


Il Basket è meno importante di una sollevazione popolare di massa - e prima che possiate pensare che lo sport e la politica debbano essere due cose separate, tenete conto che l'NBA è inevitabilmente collegata alle proteste inerenti il movimento "Black Lives Matters".


Un vasto numero di giocatori della Lega (e dei Raptors) ha partecipato a varie proteste, incluso Kyle Lowry nella sua città Natale, Philadelphia. Inoltre, il GM Masai Ujiri ha scritto un pezzo sulla necessità di aprire una discussione per combattere il razzismo.


Non dimentichiamo poi che l'NBA è un business generato prevalentemente da uomini di colore. Perciò, fingere che l'aspetto sportivo e quello politico siano su due piani separati è un esercizio di incoerenza, perché fa emergere il fatto che da una parte si cerchi di "simpatizzare" per la black culture, mentre allo stesso tempo si rifiuti di dare valore alle persone che forniscono quel tipo di intrattenimento.


Il ritorno del Basket, in America, ha varie sfumature e molteplici sfaccettature.


Seguire lo sport è un atto che richiede tempo e attenzione, per cui distoglie lo sguardo e il focus dalla lotta in atto per un cambiamento sociale in positivo. In sé non è necessariamente una cosa negativa: la gente ha bisogno anche di distrarsi, ogni tanto, ma ci dev'essere un equilibrio. E siccome l'NBA non ha in alcun modo dimostrato come e perché il ritorno in campo, nel mezzo di una pandemia globale, potrà essere considerato sicuro, resta da chiarire se modificherà questo equilibrio in maniera positivo o negativa.


Foto: NBA.com

La stagione 2019/20 sarà comunque da considerarsi un giro "gratis" per i Raptors. Una squadra che si trova a difendere il titolo avendo perso il suo miglior giocatore, non può che avere delle basse aspettative (chiedere ai Cleveland Cavaliers). Toronto ha già superato ogni legittima aspettativa e questo ha un valore. Punto.


Ciò che Toronto ha conseguito prima dello stop non deve essere in alcun modo sottovalutato. E non importa cosa accadrò dopo, perché non toglierà ai Raptors quanto di buono fatto sinora. I Playoffs sarebbero semplicemente la ciliegina su una già ottima torta.


Ma sei i Raptors non hanno nulla da chiedere a questa stagione, non si può dire altrettanto dello stato in cui versa attualmente il nostro mondo. Ci sono cose ben più importanti dello sport, e a volte è facile dimenticarsene. Si può pensare che vincere un campionato o firmare una nuova superstar possano essere la cosa migliore del mondo, ma non è così.


Non importa cosa accadrà adesso ai Raptors.

Resteranno i campioni NBA 2019/20, ma questa non è la cosa importante ora.


Non lasciate che il ritorno dello sport riduca la vostra attenzione sul cambiamento positivo che potrebbe essere raggiunto nel mondo, sia nella sfera individuale che in quella globale (ormai siamo tutti interconnessi).


Il Basket tornerà ed è OK esserne felici, come è OK essere scettici. Potrà essere la più piccola delle lezioni che trarremo dal Black Lives Matter, ma saper vedere le cose dalla giusta prospettiva è un qualcosa che vale sempre la pena imparare.





Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale.

 

Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com

Fondatore e Direttore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da SaidiSEO.com