• Alberto Pucci

I Sixers ci hanno provato, ma...

Nonostante i tentativi fatti per imbastire una trade, Daryl Morey non riuscirà a riunirsi con il giocatore-simbolo dei suoi anni a Houston.


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Questo articolo, scritto da Keith Pompei e Marc Narducci per The Philadelphia Inquirer e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 gennaio 2021.



Stando a fonti interne, i Philadelphia 76ers avevano pronta una proposta da formulare a Houston per acquistare James Harden. E sebbene sia difficile che Daryl Morey lo ammetta candidamente, il President of Basketball Operations ha cercato con insistenza, in ogni modo, di riunirsi al proprio pupillo.


Addirittura, sembra che gli agenti di Ben Simmons e Matisse Thybulle abbiano informato i propri assistiti di una possibile trade con Houston nella giornata di mercoledì. Secondo fonti della lega, infatti, Philadelphia avrebbe voluto spedire proprio l’australiano e Thybulle ai Rockets, per arrivare all’MVP del 2018; ma Houston avrebbe chiesto anche la presenza di Maxey e di scelte al Draft nella trade. Una fonte vicina al mondo Sixers sostiene che il rookie -r educe da 39 punti sabato - sia mai stato vicino ad essere inserito nel pacchetto proposto ai Rockets.

Harden alla fine si è riunito con l’ex-compagno Kevin Durant e con l’antico e mentore Mike D’Antoni, approdando a Brooklyn, in una trade a 4 squadre che a coinvolto, oltre a Nets e Rockets, gli Indiana Pacers e i Cleveland Cavaliers.


Houston inizia la propria ricostruzione acquisendo Victor Oladipo, comunque in scadenza di contratto in estate, Dante Exum e Rodion Kurucs, oltre a tre scelte non protette al primo turno dei Draft 2022, 2024 e 2026. I Rockets hanno poi ottenuto di poter "swapare" le proprie scelte con i Nets prima dei Draft 2021, 2024 e 2026, nel caso le scelte di Brooklyn fossero più alte rispetto a quelle della franchigia del Texas. L’unica scelta ceduta dall’ormai ex-squadra del Barba è invece una chiamata al secondo turno del 2023, inviata agli Indiana Pacers.


Ben Simmons è sollevato dal fatto di non essere stato mandato a Houston, stando a fonti ESPN. Il giocatore dei Sixers crede, infatti, che il gruppo attuale sia nella corsa per vincere il titolo NBA e, inoltre, percepisce la grande stima che Doc Rivers ha nei suoi confronti. Doc è infatti considerato da tutti come un grande fan del proprio numero 25.

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Avere un allenatore che stravede per lui potrebbe aiutare l’australiano a ricucire in fretta il rapporto con la franchigia della Pennsylvania, non arrivando a quella rottura totale a cui spesso si assiste dopo una trade mancata.


Altro protagonista dello scambio è stato Caris LeVert. Inizialmente scambiato ai Rockets, è stato in seguito mandato dal Texas all’Indiana in cambio di Victor Oladipo.

L’ultima squadra coinvolta nello scambio, Cleveland, ha invece preso Taurean Prince e Jarrett Allen dai Nets in cambio di una scelta non protetta al primo turno di Milwaukee (Draft 2022) - ceduta a Houston - e una propria scelta al secondo turno del 2024, unico altro asset ricevuto da Brooklyn oltre all’ex Thunder e Rockets.


Dopo le due brucianti sconfitte in casa contro i Lakers campioni in carica - l’ultima per 117-100 nella giornata di martedì - Harden aveva dichiarato che i Rockets non erano in grado di competere con i top team della Lega:

Non ci siamo nemmeno vicini, né ai campioni, né a tutti gli altri élite team là fuori. La differenza in queste due gare si è vista”.

In seguito, quando un reporter gli ha chiesto se fosse stupito della mancanza di parziali a favore dei Rockets durante la partita, The Beard ha risposto:

Semplicemente non siamo abbastanza forti, non abbiamo abbastanza affiatamento come gruppo, non abbiamo abbastanza talento. L’ho già detto dopo le ultime partite, loro sono stati più aggressivi di noi, sono una squadra di veterani che ha appena vinto un titolo. Sono una delle migliori realtà della Lega”.

E alla fine, quella che oggi appare come una rammaricata dichiarazione d’addio:

Amo questa città, ho dato tutto quello che avevo per Houston. Ma siamo in una situazione folle a cui non credo si possa rimediare”.

Se i Sixers avessero portato James Harden nella città dell'amore fraterno, Simmons sarebbe sicuramente stato parte dell’accordo, sconfessando le parole di meno di un mese fa dello stesso Morey, che aveva dichiarato a The Athletic che i Philadelphia non avrebbe scambiato il proprio numero 25 (abbiamo parlato delle possibili mosse del nuovo dirigente Sixers qui).


Era stato proprio Morey, da General Manager degli Houston Rockets, a imbastire una trade per portare Harden in Texas nove anni fa. Il Barba lo ha ripagato con otto convocazioni consecutive all’All-Star Game nelle stagioni in cui i due hanno convissuto nella franchigia di proprietà prima di Leslie Alexander e poi di Tilman Fertitta. Morey, poi, ha lasciato Houston a metà ottobre, entrando a far parte, qualche settimana dopo le sue dimissioni, dello staff dirigenziale dei Sixers.



Contando anche la stagione in corso, rimangono tre anni sul contratto di Harden, per un totale di 133 milioni di dollari. L’ultima di queste tre stagioni è vincolata ad una player option (nel caso il giocatore decidesse di esercitarla, lo stipendio garantito sarebbe di oltre 47 milioni).


Le medie di Harden sono state ottime anche in questo avvio di stagione da "separato in casa": 24.8 punti, 10.2 assist in otto presenze sulle nove giocate dai Rockets, che ora hanno un record di 3 vinte e 6 perse.


Harden giocherà ora nella stessa Division della squadra allenata da Doc Rivers. E la sfida con i Sixers, la squadra dopo i Nets più vicina a prendere il nativo della Califronia, si carica ora di nuovi significati.


Brooklyn era già considerata una contender all’inizio della stagione, ma detiene ora un record di 6 vinte e 6 perse, anche a causa delle molte assenze tra le guardie: Spencer Dinwiddie ha terminato anzitempo la propria stagione con una lacerazione parziale al legamento crociato anteriore, mentre Kyrie Irving è stato assente nelle ultime partite per (gravi) questioni personali. Il numero 11 è stato visto senza mascherina a una festa di compleanno organizzata per la sorella, e la NBA sta investigando il suo comportamento.


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Ipotizzando che Irving ritorni presto sul parquet - cosa tutt’altro che scontata in questo momento - la combinazione di Kyrie, KD e Harden può rivelarsi sicuramente esplosiva. Tuttavia, la domanda rimane sempre la stessa: riusciranno a "funzionare", insieme, le tre superstar? Se Durant ha già dimostrato di essere funzionale anche al fianco di più guardie che trattano molto la palla, Irving e Harden tendono a mantenere a lungo il possesso e a giocare molti isolamenti.


Lo scambio, in ogni caso, riunisce Harden e Durant, già compagni per tre stagioni a OKC. Proprio nella terza annata insieme, i due, con il contributo fondamentale di Russell Westbrook, sono arrivati alle NBA Finals, dove sono stati sconfitti in cinque gare dai Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh. Ora, anni dopo, cercheranno insieme di ottenere la grande rivincita.


L'ultima grande domanda che aleggia sul mondo NBA riguarda invece la panchina dei Nets, molto rimaneggiata dalla trade e dall’infortunio di Dinwiddie. Riuscirà Brooklyn ad avere abbastanza profondità senza LeVert, Prince e Allen? Joe Harris e Landry Shamet sono ottimi giocatori offensivi ad uscire dalla panchina, mentre DeAndre Jordan, dopo la cessione di Allen, vedrà crescere i propri minuti (come?).


Non sarebbe una sorpresa, tuttavia, se i Nets cercassero di aumentare la profondità della panchina attraverso nuovi scambi. Soprattutto perché, salvo infortuni, dovrebbero imporsi come una contender al titolo, e forse come i favoriti della Eastern Conference.


Ma il lavoro di coach Steve Nash per rendere la squadra affiatata e competitiva è appena iniziato.