• Nicola Ripari

I Wizards devono fermare l'orologio dell'apocalisse


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Danny Fanaroff per The Lead e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game, è stato pubblicato in data 2 febbraio 2021.



Prima della (rocambolesca) vittoria contro i Nets, i Washington Wizards avevano perso quattro partite consecutive, ognuna con più di 15 punti di scarto.


In queste circostanze, nonostante le due vittorie degli ultimi giorni, rimane facile aggrapparsi al record di squadra (5-13) e utilizzarlo come presupposto di un necessario processo di rebuilding. Tuttavia, è bene non fermarsi alla superficie e analizzare la profonda complessità della situazione in cui si ritrova la squadra della Capitale.



CIRCOSTANZE ESTENUANTI


Recentemente, sei giocatori chiave del team sono stati costretti al riposo forzato dal protocollo di gestione del Covid-19. E in aggiunta a questo, Russell Westbrook sta recuperando da un infortunio al quadricipite e Thomas Bryant rimarrà fuori per il resto della stagione a causa di una lesione al legamento crociato.


Alex Len, Jordan Bell, Cassius Winston e Anthony Gill hanno beneficiato di importanti minuti di gioco, nonostante la poca esperienza. I 9/10 giocatori utilizzati da coach Scott Brooks hanno avuto pochissimo tempo per allenarsi insieme e sviluppare un minimo di chimica.


Con tutte queste problematiche in essere, com’è possibile aspettarsi una buona intesa sul parquet e un attacco fluido?


Uno dei motivi che rende i Wizards molto frustranti da seguire risiede nel fatto che, durante l’ultima partita disputata, prima che molti giocatori del team si infettassero, la squadra aveva guadagnato un’importante vittoria contro i Phoenix Suns, battuti 128-107. In quella occasione, la difesa aveva fatto un’ottima impressione e le rotazioni parevano essere al completo, con nove giocatori impiegati per circa 20 minuti.


Di quei giocatori, Mo Wagner, Davis Bertans, Deni Avdija, Rui Hachimura, Troy Brown e Ish Smith non sono stati disponibili la scorsa settimana. Si tratta di metà della rotazione.


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Altre squadre, con analoghi problemi, possono certamente permettersi di essere più pazienti e affrontare la situazione con maggiore serenità; il problema reale si avrebbe infatti se a perdere tre volte consecutive fosse stato il gruppo che ha strapazzato i Suns. Invece i Wizards hanno sostanzialmente schierato a lungo seconde scelte e giocatori da G-League.


Il nocciolo della questione è la qualità dei giocatori impiegati. Contro Brooklyn e Miami si è vista una grossa differenza, grazie ai rientri di diversi giocatori (Hachimura, Avdija, Bertans, Wagner, Smith).



IL FANTASAMA DELLO 0-5


La recente striscia di sconfitte sarebbe stata certamente più digeribile se non fosse stato per il pessimo inizio di stagione (0-5 appunto). A ogni sconfitta in più, la scalata dei Wizards verso un record di .500 diventa sempre più complicata e le chances di centrare i Playoffs diventano sempre più volatili.


Pur avendo attenuanti, perdere quattro partite consecutive, dopo due settimane d’inattività, rimane comunque pesante. In più, a differenza dei Miami Heat - anch’essi nella stessa identica situazione - i Wizards non possono contare sulla medesima esperienza e non possono avere la stessa tranquillità di chi, soltanto pochi mesi fa, ha raggiunto le NBA Finals.


La mancanza di giocatori importanti ha esacerbato le difficoltà di coach Brooks. L’attacco è stato stagnante e fondamentalmente senza ritmo, e anche la fase difensiva è stata insufficiente.


Tuttavia, si sono visti dei giocatori che possono contribuire alle buone sorti della squadra - come Raul Neto, Jerome Robinson, Isaac Bonga e Garrison Mathews hanno dimostrato. Meriterebbero più spazio, forse, dopo il rientro dei tanti indisponibili. Domenica scorsa (nella partita contro gli Spurs), infatti, Robinson ha collezionato 16 punti, chiudendo da secondo miglior marcatore della serata, dopo Breadly Beal (attuale capocannoniere della NBA). Come coach Brooks ha ripagato la sua prestazione? Facendo partire Gill al suo posto nella partita successiva.


Se Scott Brooks non concederà un po’ più di continuità sarà difficile sia per Robinson, sia per tutti gli altri giovani a roster, trovare un po’ di ritmo e fiducia.



Mathews è stato il miglior tiratore “spot-up” disponibile questa settimana, ma Brooks si è rifiutato di coinvolgerlo tanto in attacco, nonostante le parecchie defezioni.


Inoltre, Brooks sta gestendo malamente il rientro dall’infortunio di Westbrook. L’11 di gennaio i Wizards avevano annunciato che il giocatore sarebbe rimasto fuori per 3/4 settimane a causa di un problema al quadricipite. Per quale motivo Russ è già rientrato e sta già giocando più di 20 minuti a partita, dopo solo due settimane? E' evidente che non stia riuscendo ad attaccare il ferro con la consueta ferocia e che non abbia la sua solita esplosività. Che non sia nemmeno vicino al 100% della forma.


La "fretta" non dovrebbe influenzare le scelte di Washington in questo senso. Eppure, la gestione di Westbrook ricorda sinistramente quella passata di John Wall, che tantissime volte ha giocato sopra agli infortuni.



L’ELEFANTE NELLA STANZA È UN OLOGRAMMA


Sulla carta, Bradley Beal ha tutte le motivazioni per chiedere una trade. Se domani lo facesse, nessuno potrebbe incolparlo di nulla. Sta segnando una media di 35 punti a partita, con un’efficienza incredibile, e nonostante ciò, la squadra è 14esima a Est.


Ci si chiede quindi perché il giocatore non faccia altro che rinnovare la propria fedeltà alla squadra, in ogni conferenza stampa post-partita.


Invece che puntare il dito e incolpare Brooks, Westbrook, i compagni, il front office o il Covid-19, Beal sta continuando a prendersi le responsabilità della situazione. E questa non parrebbe la retorica di una superstar insofferente come sono stati, ad esempio, Jimmy Butler, Paul George o Anthony Davis.


Sono alte le probabilità che Beal sia ancora coi Wizards, la prossima stagione? No. Ma la tanto chiacchierata richiesta di trade, per ora, non è ancora pervenuta.


La trade deadline è distante poco meno di due mesi e il valore di Beal è destinato a rimanere alto. Se il gruppo continuerà ad avere problemi e a collezionare brutti risultati, allora Tommy Sheppard potrà (dovrà) iniziare a sondare il terreno e ascoltare le proposte per la sua superstar.



C’È ANCORA SPERANZA NELLA CAPITALE?


Ogni stagione assistiamo a squadre che hanno problemi all’inizio e poi riescono a sistemare le cose, strada facendo. Al contrario, ci possono essere squadre che cominciano molto forte, salvo poi regredire con l’avanzare della stagione.


Succede in tutti gli sport, figurarsi in una Regular Season lunga come quella dell'NBA.


Come abbiamo visto nelle ultime due vittorie su Nets e Hets, grazie a diversi rientri importanti, la squadra ha già dato delle prime risposte. I Wizards, in fin dei conti, sono solo ad alcune partite di distanza dal Play-In e dai Cleveland Cavaliers (attualmente al settimo posto della Conference).


L’ultima volta che la squadra ha iniziato con 3 vittorie e 9 sconfitte - anche quella una stagione falcidiata dagli infortuni - ha poi finito con 46 vittorie. Ovviamente, quella era una versione molto migliore dei Wizards, ma il punto focale rimane: c’è ancora molto basket da giocare e non c’è tutta questa fretta nell’aspettare ancora un paio di settimane e vedere se la situazione migliora, una volta rientrata del tutto l’emergenza Covid-19.