• Federico Molinari

Il fallimento di Michael Jordan dietro la scrivania


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Scott Fowler per The Charlotte Observer e tradotto in italiano da Federico Molinari per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 maggio 2020.



The Last Dance è stato una fonte d’intrattenimento superba - uno starburst di 10 ore di nostalgia che ha messo in mostra i Chicago Bulls 1997/98 e l'iconico Michael Jordan in particolare. La serie ha focalizzato il suo sguardo Jordan-centrico solo fino a giugno 1998, quando MJ aveva 35 anni e si trovava ancora una volta in cima alla montagna dell'NBA.


Ora Jordan ha 57 anni, ma il documentario di ESPN contiene solo sei parole nel suo minuscolo post scriptum sugli ultimi 22 anni di MJ: "Michael Jordan went back into retirement".


Il fatto è che nella grande vita di Michael c'è stato molto di più di un singolo ritiro. Si è ritirato un’altra - e ultima - volta, dopo due stagioni passate come giocatore dei Washington Wizards. Ha comprato gli Charlotte Hornets. Ha divorziato, si è risposato e ha avuto due gemelle. Nel 2009 ha tenuto un discorso alla Hall of Fame che ha dato uno sguardo dietro le quinte di quella mancanza di rispetto che questo documentario ha poi ritirato in gioco.


Ma la grande domanda lasciata senza risposta da The Last Dance è questa: perché Jordan - ancora consumato e allo stesso tempo motivato da tutti i mali, reali e immaginari - è stato così spettacolarmente infruttuoso come proprietario?


Il secondo atto della vita di Jordan nel basket è stato l'opposto del primo. L'uomo che ha voluto trascinare la sua squadra a vincere centinaia di partite come giocatore non può fare la stessa cosa come proprietario. Come giocatore, Jordan ha vinto 30 serie dei Playoffs NBA nei suoi 13 anni di carriera nei Bulls; come proprietario degli Hornets ha vinto zero serie in 14 anni, pur avendo avuto l'ultima parola sulle Basketball Operations della franchigia da quando è diventato un socio di minoranza nel giugno 2006.

Jordan è ora il proprietario di maggioranza di Charlotte dal 2010, dopo aver rilevato Bob Johnson. Da quando è stato fortemente coinvolto nel processo decisionale, gli Hornets hanno perso il 58.4% delle loro partite.


Certo, un proprietario ha un effetto molto meno diretto sulle partite di pallacanestro, notte dopo notte, rispetto a un giocator; ma comunque i suoi Hornets hanno un record di 464-651 da quando MJ ha completato l’acquisto.


In tutto questo la parte commerciale delle cose ha funzionato bene, infatti l’investimento di Jordan è stato apprezzato notevolmente, ma in campo Charlotte ha fallito - partita dopo partita, stagione dopo stagione.


Nelle ultime 14 stagioni, Charlotte ne ha passati 11, sostanzialmente, di sole sconfitte.



Anni di sconfitte


Il Michael Jordan proprietario non ha mai assunto nessuno come il Michael Jordan giocatore , e questo è stato il suo più grande problema. Ma anche quando ha avuto un'All-Star come Kemba Walker, l’ex numero 23 e il suo team dirigenziale non sono riusciti a inserire abbastanza talento intorno a lui da rendere gli Hornets una seria minaccia per una corsa ai Playoffs. Alla fine Charlotte ha perso Walker in free agency l’anno scorso, senza alcun compenso.


È vero che Jordan si è evoluto in meglio come proprietario. Lui, il GM Mitch Kupchak e il capo allenatore James Borrego appaiono tutti in sincronia ora, mentre la squadra intraprende il suo progetto di ricostruzione con i giovani. Kupchak ha quella marcia in più che i precedenti GM degli Hornets non hanno mai avuto, mentre il proprietario della franchigia ora ascolta molto di più, è più paziente.


Gli Hornets sono stati decisamente meglio 20/25 anni fa, quando giocavano e perdevano contro i Bulls di MJ, sì, ma vincevano 50 partite all'anno (ben più di adesso). Tutto questo perdere come proprietario NBA mangia il fegato a Jordan? Certo che sì.


MJ ha vinto sei anelli come giocatore con Chicago negli anni '90, così come il campionato NCAA 1982 con UNC. Vincere lo consuma. Come giocatore, lo definisce. Come proprietario, però, non ha mai visto Charlotte arrivare al secondo turno dei Playoffs della Eastern Conference. La stagione statisticamente più "notevole" di Charlotte è arrivata quando gli allora Bobcats conclusero la stagione con un 7-59, nel 2011/12, che è, per percentuale di vittorie, il peggior record nella storia dell'NBA.


Per quanto The Last Dance sia stato incredibilmente bello in termini di intrattenimento, omette la proprietà di Charlotte da parte di Jordan. Finisce con Michael che festeggia mentre è all'apice dei suoi poteri, nel modo in cui tutti noi vorremmo che finisse un documentario sulle nostre vite. E lo capisco, perché la serie riguardava soprattutto la stagione 1997/98; e perché guardare Jordan arrabbiato per l'ennesima chiamata sbagliata, o l'ennesima sconfitta di Charlotte nel 2012... non sarebbe stato così avvincente.



The Great and Powerful MJ


The Last Dance esagera a volte, esasperando il mito di "The Great and Powerful MJ" raccontando la stessa storia più e più volte. La "schema" infatti è sempre lo stesso: Jordan si sente come se qualcuno gli avesse mancato di rispetto (un allenatore del liceo che lo ha tagliato fuori dalla Wilmington Laney varsity; BJ Armstrong quando giocava per gli Hornets; l'ex GM dei Bulls Jerry Krause, che viene assolutamente distrutto), e così deve affrontare la mancanza di rispetto percepita, vincendo ovviamente. Trascina i suoi compagni di squadra, sfidandoli quando non vogliono necessariamente un'altra sfida. Urla. E nel caso di Steve Kerr - no, non sarebbe stato male per Charlotte se Jordan avesse assunto il suo ex compagno di squadra come capo allenatore, anni fa - beh, Michael gli ha dato un pugno in un occhio durante un allenamento.


Indubbiamente Jordan si sarà sentito mancato di rispetto anche come proprietario, perché nella sua vita agonistica Jordan ha vissuto di mancanze di rispetto. C'era, o si inventava, sempre qualcosa. La storia di LaBradford Smith ripresa in The Last Dance ne è un esempio.

Jordan, però, non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l'incessante mediocrità degli Hornets come ha fatto con Bryon Russell nell'ultima ripresa di The Last Dance. Ha fatto i calcoli sbagliati - o ha permesso ad altri di farlo sotto la sua sorveglianza - su numerose decisioni relative al personale (ingaggiare Lance Stephenson; assumere Sam Vincent e Mike Dunlap come capo allenatore per un anno di lavoro andato male; scegliere Adam Morrison con la terza assoluta al Draft; preferire Malik Monk a Donovan Mitchell; dare a Nic Batum 120 milioni di dollari...).


Alla fin fine, il punto sorprendente è che il nome di MJ - e tutta la magia che ne deriva - non è ancora riuscito ad attirare una superstar verso Charlotte. Eppure, sarebbe dovuto essere il suo "asso nella manica", quando ha assunto la proprietà nel 2010. Ci si chiedeva chi avrebbe mai rifiutato la possibilità di giocare per Michael Jordan.


Un sacco di gente, a quanto pare.

L'attesa di Charlotte


Quello che è sicuro è che Jordan ora nutrirà più apprezzamento per il grande lavoro che Jerry Krause ha fatto come GM a Chicago. Poche persone sembravano apprezzarlo molto allora, ma i GM non dovrebbero vincere i concorsi di popolarità.


Krause ha pescato Scottie Pippen e Horace Grant nello stesso Draft del 1987, ha usato una seconda scelta per Toni Kukoc molto prima che trovare lunghi tiratori diventasse un trend in NBA e ha tirato fuori il futuro capo allenatore Phil Jackson dalla CBA.

Per quanto Jordan non potrà mai apprezzare questo, avrebbe davvero dovuto usare un po’ di “Jerry Krausitudine” a Charlotte. Se non altro, perché ora si è reso conto che è più difficile per lui possedere una squadra e vincere, di quanto non lo sia giocare per una squadra e vincere.


«È più difficile perché non posso più influire sul gioco in pantaloncini e scarpe da basket», ha detto Jordan nel 2014 a Charlotte. «Quando li avevo addosso era più facile dimostrare che la gente si sbagliava. Ora è più difficile farlo quando ho un completo».

Ed eccoci qui, con Jordan che sta ancora cercando di creare una squadra vincente a Charlotte.


Mi piacerebbe vederlo, anche perché sarebbe molto più divertente scrivere di questo invece che di un'altra squadra da 36-46; ma dopo un decennio in cui Jordan è il proprietario maggioritario degli Hornets, non ho intenzione di trattenere il respiro perché i registi di ESPN trovino un degno seguito a Charlotte.


Un ultimo ballo? Mi accontenterei del primo.

Jordan è stato incredibile con pantaloncini e scarpe. Ma ora ha un completo, sono passati 14 anni e stiamo ancora tutti aspettando.





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