• Emilio Trombini

Il mercato bloccato dei Celtics


Prima della trade deadline si sono conclusi degli scambi alla portata di Boston, ma battere le offerte degli altri a volte non basta per fare buoni affari..

© Celtics Blog

La trade più clamorosa avvenuta prima della deadline, dopo quella che ha portato D'Angelo Russell a Minnesota, ha regalato ai Cleveland Cavaliers il loro terzo centro. Per molto tempo un obbiettivo dei tifosi Celtics, Andre Drummond, ha raggiunto Tristan Thompson e Kevin Love - formando un terzetto che ricorda il tentativo di Stan Van Gundy tra il 2013 e 2015 di mettere assieme Drummond con Greg Monroe e Josh Smith...

Povero Drummond.

Da un lato, l'offerta di Brandon Knight, John Henson ed una scelta del secondo giro del 2023 era facile da pareggiare. Ma comunque i Celtics avrebbero avuto difficoltà a "coprire" per Drummond 27.1 milioni di dollari a stagione in una trade che non includesse Marcus Smart o Gordon Hayward. Mettere insieme 25.3 milioni di salario come ha fatto Cleveland avrebbe avuto poco senso per Danny Ainge. Come ha detto Keith Smith ieri, non puoi far finta che non esista il salary cap.

Detroit aveva bisogno di liberarsi di Tim Frazier per poter accettare due contratti (di valore 15.6 e 9.7 milioni di dollari, entrambi in scadenza) dai Cavaliers. Per pareggiare i soldi che Cleveland ha spedito a Detroit, i Celtics avrebbero dovuto scambiare Hayward, oppure Smart insieme a Daniel Theis, Enes Kanter, Romeo Langford e Vincet Poirier. Queste sarebbero state le due possibilità volendo scambiare meno giocatori a roster possibile.

Ogni scambio di Boston avrebbe dovuto includere un pareggio di salari e così è stato difficile per Danny Ainge trovare una squadra con cui ipotizzare un accordo soddisfacente. Le squadre fanno trade con obbiettivi diversi in mente. Per i Pistons, in cerca di liberare spazio salariale per quest'estate, prendere Hayward con la player option o Smart insieme a Theis e Kanter con opzione al secondo anno non era così invitante, anzi. Ma non fa differenza, perché Boston non avrebbe considerato queste trade.

Quanto detto aiuta a comprendere la difficile posizione in cui si trovavano i Celtics in confronto a molte altre squadre. Hanno una rotazione intoccabile e bloccata per le prossime stagioni come loro principale spazio salariale. E sì, questo riduce l'urgenza di fare trade, ma rende anche difficile per il front office provare a cambiare qualcosa.

La situazione di Boston, però, non giustifica del tutto le scelte di Ainge, il quale ha contribuito a creare questo stallo non scambiando l'anno scorso un giocatore come Terry Rozier e siglando una serie di contratti di medio livello. Quindi ha firmato Kemba Walker ed esteso Jaylen Brown, per creare un roster che è a metà tra l'essere competitivo e l'essere proiettato verso il 2023.

Per ora, ha funzionato. Nonostante i vari infortuni, Brad Stevens ha utilizzato Grant Williams, Tremont Waters, Javonte Green e Semi Ojeleye come giocatori chiave nelle rotazioni per vincere le partite nel corso dell'ultimo mese. Invece che faticare a metà classifica come hanno fatto i Pacers a causa degli infortuni, e i Sixers a causa di problemi di costanza, Boston ha uno dei roster più giovani delle Lega e potrebbe allo stesso tempo competere per il secondo posto. Nel mentre, però, i Miami Heat hanno aggiunto Andre Iguodala e Jae Crowder al proprio nucleo.

Brad Stevens aveva detto che i Celtics non avrebbero fatto scambi se non per migliorare la squadra, e Ainge non ha trovato alcuna buona opportunità. Clint Capela sembrava essere una possibilità, ma i Rockets lo hanno poi scambiato per ricevere Robert Covington. Boston non ha potuto inserirsi nella trade, come hanno fatto invece Nuggets e Hawks offrendo in cambio contratti con alti stipendi. Sacramento e Washington (altre due possibili partner, stando ai rumors di settimana scorsa), invece, avevano obbiettivi non in linea con le esigenze di Boston.

Quelli spiegati sono motivi per cui i Celtics non sono riusciti a fare nessuna trade in un arco di tempo in cui 40 giocatori hanno cambiato squadra in NBA. Anche squadre con pessimi contratti - come quelli di Dion Waiters, Andrew Wiggins ed Evan Turner - sono state in grado di muovere quei giocatori senza rimetterci troppo a causa delle regole NBA sul pareggio dei salari.

Ad ogni modo, per i Celtics tenersi tre scelte del primo giro è intrigante tanto quanto ogni scambio che c'è stato giovedì scorso. Boston avrebbe potuto entrare in azione, come scritto da CLNS Media, consolidandosi ancora di più. Ma così non è stato, perché le altre possibili squadre coinvolte avrebbero avuto bisogno di spazio nel roster, che non avevano, per ricevere i giocatori dei Celtics.

Guardando al futuro, Boston ora ha bisogno di adattare la propria strategia, se vuole entrare nel mercato delle trade. Considerato che la squadra non vince il titolo dal 2008, e che quest'anno ha la possibilità di provarci, Ainge non è libero dalle critiche per non essere stato in grado di migliorare la panchina; ma bisogna anche comprendere il contesto e le sue ragioni.

Per anni il front office ha avuto una grande quantità di asset, che includeva praticamente di tutto. Quest'anno, invece, non lo si può criticare per non aver voluto "rompere il giocattolo", e non si può neanche criticare le altre squadre per non aver voluto i giocatori di contorno dei Celtics.

"Non si può semplicemente dire: ho bisogno di fare questa trade e farò di tutto per farcela", ha detto Ainge su 98.5 Sports Hub. "Non funziona così..."

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Questo articolo, scritto da Bobby Manning per Celtics Blog e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 febbraio 2020.

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