• Alberto Pucci

Il nuovo approccio di Daryl Morey a Philadelphia


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Tom Moore per Bucks County Courier Times e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 30 marzo 2021.



Daryl Morey è entrato nella trade deadline di giovedì scorso con la volontà di aumentare le chance di vittoria finale dei suoi Philadelphia 76ers. Nel fare questo, però, Daryl non aveva nessuna intenzione di sacrificare il futuro della squadra.


Questa la lucida analisi di Morey in una Zoom Call di martedì 23 marzo, ovvero due giorni prima della chiusura del mercato:

“Se si tratta di una mossa che alza le nostre possibilità in questa stagione senza pregiudicare le chance di vincere anche nelle prossime annate, allora è una mossa che ci interessa.”

Emblema della filosofia della dirigenza è stato il secco no opposto alla proposta dei Raptors prima della deadline: la franchigia canadese, infatti, ha chiesto in cambio di Kyle Lowry, obiettivo di mercato dichiarato dei Sixers, svariate scelte al primo giro, Maxey, Thybulle, Mike Scott e Danny Green. Troppo, per un giocatore di 35 anni che sarà free agent in estate e che, con ogni probabilità, chiederà almeno un biennale a 50 milioni di dollari alla sua prossima squadra - cifra che i Sixers non sono intenzionati a garantirgli.


Matisse Thybulle ha 23 anni. É il leader difensivo della panchina, e ha grandi possibilità di diventare un titolare il prossimo anno se Green non dovesse rifirmare. Un miglioramento sul versante offensivo e nel tiro da tre punti potrebbe rendere il nativo di Scottsdale un fattore non indifferente in futuro.

Tyrese Maxey ha invece solo vent’anni. Nonostante sia scivolato nelle rotazioni di Doc Rivers, la capacità della giovane guardia di creare i propri tiri e segnare è tenuta in grande considerazione tanto dal front office quanto dalla fanbase dei Sixers. Se dovesse migliorare il proprio decision-making e la propria difesa, diventerebbe un giocatore fondamentale per le aspirazioni della squadra della Città dell’Amore Fraterno.


Liberarsi di lui e di un altro diamante grezzo come Thybulle per ottenere Lowry (che è nativo di Philadelphia) sarebbe stata quindi una mossa utile per le chance di vittoria attuali, ma decisamente pregiudicante per quanto riguarda le prossime annate - considerando anche che, insieme ai due giovani talenti, i Sixers avrebbero dovuto privarsi di alcune scelte.


FOTO: Philadelphia Inquirer

Morey e Rivers, che amano la chimica del gruppo attuale e non erano intenzionati ad alterarla eccessivamente, hanno preferito evitare rivoluzioni che avrebbero ristretto la finestra di vittoria per i Sixers. É questa la motivazione dietro alla scelta del President of Basketball Operation di rinunciare al numero 7 dei Raptors e preferire un veterano come George Hill, costato a Philadelphia unicamente giocatori di relativo interesse come Bradley, Ferguson e Poirier.


Hill, 34 anni, ha già giocato 127 partite di Playoffs ed è un playmaker affidabile, un buon difensore e un solido tiratore dalla lunga distanza. Dovrebbe poi tornare dal proprio infortunio - rottura del pollice - nei prossimi giorni, diventando da subito parte della rotazione di coach Rivers.


Il contratto di Hill - 9.6 milioni quest’anno - vede per l’anno prossimo solo 1.3 milioni garantiti, a fronte di un salario potenziale di 10 milioni di dollari. Il contratto diventa interamente garantito solo se non viene tagliato entro il 30 giugno, una deadline che lascia del tempo ai Sixers per decidere che cosa fare in base al successo dei prossimi 3 mesi.

“Ho pensato alle nostre chance di vittoria del titolo. Il mio sguardo è sempre rivolto ad una finestra di 2-4 anni, e il mio obiettivo è cercare di massimizzare le nostre chance in quella finestra di tempo”.

Il tempo, del resto, è della parte dei Sixers. Joel Embiid ha appena compiuto 27 anni, Ben Simmons ne ha solamente 24 e Tobias Harris, il terzo violino, 28. Nessuno dei tre ha contratti in scadenza in questa o nella prossima offseason.

“Penso che la visione sia chiara: io, Doc ed Elton Brand speriamo di avere una finestra ampia. Abbiamo tanti ottimi giocatori nel proprio prime, perciò il mio obiettivo è massimizzare le chance di vittoria in tutta la nostra finestra, dando un peso maggiore alla stagione corrente ma senza esagerare. Se mi trovo di fronte ad una mossa che aumenta le nostre chance quest’anno ma pregiudica totalmente il nostro futuro, beh, mi sembra che sia una mossa poco sensata da fare per noi. Diminuirebbero le nostre chance generali di vincere un titolo”.

Il discorso sembra reggere, ma bisogna anche considerare che il trono della Eastern Conference appare ora più distante per i Sixers. I Brooklyn Nets sono chiaramente in modalità win-now, soprattutto dopo il 14 gennaio, quando con uno scambio a più squadre hanno portato a casa James Harden. Recentemente, poi, dal buyout market hanno aggiunto al roster due veterani come Blake Griffin e LaMarcus Aldridge.


Brooklyn sembra essersi posta abbastanza chiaramente come la squadra da battere ad Est, mentre i Sixers vorrebbero rimpiazzare l’assenza di Bradley con un lungo che esca dal mercato dei buyout. Andre Drummond era in lizza, ma ha debuttato ieri con i Lakers.

“Penso che Brooklyn entri nei Playoffs come favorita, ma noi siamo subito dietro. Ci sono cinque-sei squadre con chance di vittoria finale. E noi siamo dove volevamo essere”.

Se i Sixers non dovessero vincere un titolo nei prossimi 3/4 anni, ci sarebbe da interrogarsi sulla scelta dell'ex GM dei Rockets di non andare all-in in questa stagione per prendere Harden due mesi fa, oppure Lowry alla trade deadline. Ma la sua scelta, per ora, è chiara: costruire senza fretta, mantenendo Phila tra le candidate al titolo anche nelle prossime stagioni e riservandosi la possibilità di andare in win-now mode più avanti.





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