• Alberto Pucci

Il nuovo "Core Four" dei Knicks

L’esplosione di Immanuel Quickley e Julius Randle, la sicurezza di Mitchell Robinson, lo sviluppo di RJ Barrett. In casa Knicks qualcosa bolle in pentola, finalmente.



Questo articolo, scritto da Mike Cortez per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 febbraio 2021.



L'8 febbraio è stato il secondo anniversario della tanto famosa quanto contestata trade che ha portato Porzingis da New York a Dallas. E i Knicks, finalmente, possono dire di aver avuto dei risultati da quella trade.


Certo, le vittorie morali non hanno ancora un peso nel mondo dello sport, ma è stato difficile spegnere il televisore dopo la sconfitta per 129-115 contro i Clippers del 31 gennaio senza avere la speranza e la sensazione che il futuro sia roseo nella Grande Mela.


I Knicks hanno giocato una partita punto-a-punto contro una delle migliori squadre della Lega e hanno costretto l’armata di Ty Lue a rimanere concentrata ed in partita fino alla fine. Uno sforzo corale che non è passato inosservato, impressionando tanto Kawhi Leonard quanto Paul George, che hanno sottolineato la nuova leva di talenti in maglia Knicks.


Con enorme sorpresa, vista la passata stagione - a tratti sconsolante - la franchigia due volte campione NBA è riuscita a creare un core di quattro giovani giocatori ormai fondamentali: Julius Randle, RJ Barrett, Mitchell Robinson, Immanuel Quickley.


Il problema principale dei Knicks dopo la cessione di Porzingis è stato certamente la totale mancanza d’identità. Il roster consegnato a coach David Fizdale lo scorso anno era il peggiore della Lega, oltre ad essere formato da un insieme di giocatori che non era adatto a giocare insieme e che non sapeva fare una singola cosa buona su un campo da pallacanestro. Oltre a ciò, il coach ex Grizzlies non ha mai cercato di dare una precisa connotazione alla sua squadra, e questo non ha aiutato.


Questa dinamica è cambiata nel secondo in cui Tom Thibodeau ha assunto il ruolo di capo allenatore. Sotto coach Thibs, i Knicks hanno reso lo sgangherato roster dello scorso anno una delle migliori difese della Lega.


Quella che ha impressionato PG13 e Kawhi, però, è molto di più di una semplice squadra dalla buona attitudine difensiva. The Klaw, ad esempio, ha dichiarato di essere rimasto stupito dall’aggressività di RJ Barrett:

“Ha accettato la sfida; è così che si migliora e si cresce, cercando di marcare i migliori giocatori della Lega e cercando di attaccare forte nell’altra metà campo. Mi piace la mentalità che ha mostrato stasera, per questo ragazzo the sky is the limit. Il suo successo dipenderà unicamente dalla sua mentalità e da quanto è disposto a sudare per ottenere quello che merita. Ma ripeto, mi è piaciuta la sua mentalità stasera e il fatto che abbia accettato la sfida”.

Anche Immanuel Quickley continua a ricevere complimenti dai veterani. Lou Williams ha voluto stringergli la mano nel bel mezzo della partita, mentre George lo ha definito "fearless", aggiungendo:

“Penso che la sua assenza di paura sia una delle qualità più apprezzabili e più difficili da trovare. Si è preso tiri difficili con personalità, si è preso la responsabilità di tentare quelle conclusioni. E ha attaccato per tutta la partita con grande aggressività”.

FOTO: NBA.com

Lo sviluppo e il miglioramento dei giocatori rappresentavano il fondamento del piano di Thibodeau per risollevare una delle peggiori franchigie NBA degli ultimi anni. L’aggressività, poi, è sempre stata una costante nelle squadre di Thibs, sia in difesa che in attacco, dove giocatori come Barrett, Quickley e, soprattutto, Randle si prendono la responsabilità di segnare canestri importanti in ogni partita.


L’inizio dell’era-Thibodeau ha pagato i primi dividendi attraverso lo sviluppo del quartetto Robinson-RJ-Quickley-Randle. I quattro, quando sono insieme in campo, hanno un Offensive Rating di 111.1 e un Defensive Rating di 99.1.


Al di là dei numeri, i quattro sembrano avere spaziature perfette per il basket moderno, evitando le praterie o gli ingorghi caotici delle scorse stagioni. La presenza di un gruppo solido e funzionale pone il front office nelle condizioni di aggiungere elementi al roster, come il Derrick Rose appena ri-acquistato e debuttante nella notte NBA con 14 punti, con una certa serenità, sapendo che, comunque, si è costruita una base sicura su cui contare.


Dopo un'offseason abbreviata che ha prodotto ben pochi cambiamenti nei roster di tutta la Lega, Leon Rose potrà concentrarsi in futuro sull’acquistare i tasselli mancanti senza preoccuparsi di dover rivoluzionare tutto alla fine di ogni stagione come in passato. La buona notizia è che le necessità sono chiare e non vi è alcuna urgenza, nonostante le richieste insistenti di Thibodeau per una star e dei tiratori.



Capitolo lunghi


Julius Randle è stato, negli ultimi anni, uno dei giocatori più esposti ai cambi d’umore della tifoseria e dell’opinione pubblica. Quando, all’ultimo Draft, i Knicks hanno chiamato il figlio della Grande Mela Obi Toppin con l’ottava scelta assoluta, sembrava chiaro che Randle sarebbe stato destinato ad altri lidi o ad una difficile stagione in uscita dalla panchina.


Le cose sono drasticamente diverse rispetto alle previsioni e, oggi, tutti gli opinionisti sono d’accordo nel dire che i Knicks devono assicurarsi che Randle sia al centro del loro progetto per questa e per la prossima stagione.


A Kentucky, l’ex Lakers e Pelicans era soprannominato Baby Z-Bo, venendo quindi paragonato a Zach Randolph, solidissima ala grande dei Grizzlies che sfiorarono l’accesso alle Finals. Il nickname ha assunto nelle ultime settimane un vero significato, visto che Randle sta finalmente mettendo in luce tutta la propria grinta. La sua rinascita come candidato All-Star è stata accolta con sorpresa e con un sospiro di sollievo dai fan dei Knicks, e mette il front office nella posizione di compiere scelte che vedano lui al centro del progetto.



Da sottolineare è poi l’importante miglioramento dell’affiatamento tra Randle e le altre due giovani stelle del team: Barrett e Robinson. Il suo legame personale con RJ si riflette sul campo, con i due che si dividono equamente il fardello di guidare l’attacco della squadra newyorkese; con Mitch, invece, non c'è ancora questo tipo di chimica, ma in campo sono sicuramente più funzionali rispetto al recente passato.


I tifosi Knicks, lo scorso anno, percepivano la possibilità di vedere i due lunghi coesistere pacificamente in campo come un sogno proibito. Sotto coach Fizdale, il #23 e il #30 stavano bene insieme più o meno come l’olio e l’acqua, a causa, soprattutto, dell’utilizzo di Randle unicamente come penetratore e giocatore di isolamenti. Thibodeau sembra essersi discostato dall’atteggiamento remissivo di coach Fizdale, che passivamente lasciava fare i suoi giocatori, riprendendo e migliorando il lavoro che il coach ad interim Mike Miller aveva iniziato lo scorso anno.


Oggi, grazie ai suoi ultimi due allenatori, Randle può generare tiri da tutte le posizioni del campo, ha migliorato le proprie capacità di playmaking, servendo e coinvolgendo molto di più i compagni, e non è più il disastro in perenne isolamento del periodo-Fizdale. La sua connessione con Robinson ne ha giovato.



Randle non abusa più dello spin move, ha imparato a uscire dalle situazioni di raddoppio passando la palla con intelligenza. Improvvisamente crea attacco per la squadra anche in quelle sere in cui il tiro sembra proprio non entrare. Ha poi avuto un salto di qualità anche a livello difensivo e a rimbalzo (9.7 a partita, massimo in carriera).


Robinson, grazie alla metamorfosi di Randle, può quindi concentrarsi sul proprio ruolo di rim protector. I piccoli aggiustamenti del nuovo coaching staff hanno prodotto grandi risultati, e si ha oggi una situazione in cui entrambi possono esprimersi al meglio condividendo il campo.


Robinson non ha i riconoscimenti che probabilmente gli spetterebbero, nonostante sia il miglior lungo puro in casa Knicks; nel secondo in cui esce, si nota subito la sua assenza al centro dell’area - offensiva e difensiva. E non bisogna lasciarsi ingannare dal peggioramento dei numeri del #23 nelle stoppate per partita: Mitch è ancora il rim protector degli anni scorsi, ma è diventato più intelligente. Oltre alle stoppate, infatti, anche i falli per partita sono diminuiti, dimostrando il nuovo atteggiamento del centro, ora più attento a rendere difficili i tiri degli avversari che a stopparli a tutti i costi.


É sorprendente leggere quanto poco guadagni Mitchell Robinson. Il centro di Pensacola riceverà dai Knicks 1.6 milioni di dollari in questa stagione e, se la squadra eserciterà l’opzione sul suo contratto, 1.8 nella prossima. In realtà, tuttavia, i Knicks potrebbero scegliere di non esercitare la team option ed estendere Robinson a cifre elevate - ma probabilmente più contenute rispetto a quelle che sarebbero costretti a sborsare se lasciassero andare il contratto a naturale scadenza e permettessero ad un ancora migliorato Mitchell di testare la free agency. In questo modo, il centro di Chalmette High School rimarrebbe legato alla franchigia per lungo tempo, e i soldi risparmiati, almeno secondo l’analista Ian Begley, permetterebbero ai Knicks di provare a portare a casa un giocatore di alto livello.


Altra idea è invece quella di esercitare l’opzione e vedere cosa succede nella prossima stagione in termini di firme e trade. La franchigia infatti, grazie ai Bird Rights, potrebbe permettersi di firmare Robinson anche dopo aver occupato il salary cap con il contratto di una stella, come richiesto da Thibodeau.


Più semplice è invece il discorso sul rinnovo di Randle. I Knicks non vorrebbero correre rischi, evitando il più possibile l'eventualità per cui un’esplosione del giocatore possa portare a un’asta esagerata, che potrebbe lasciare New York col cerino in mano. Si eviterà quindi di esercitare la team option di 19.8 milioni di dollari, e si cercherà un accordo di estensione in estate, provando a ri-firmare Randle per tre anni a cifre molto simili rispetto a quelle attuali. Un accordo del genere assicurerebbe il mantenimento del miglior giocatore degli ultimi anni senza strapagarlo e senza privarsi della possibilità di spendere soldi per una nuova star.



Una coppia promettente


É incoraggiante, per un tifoso Knicks, constatare che il più giovane tra i giocatori a roster sia anche una delle stelle della squadra. La crescita di Barrett rende la strada verso la creazione di una contender molto più in discesa per la franchigia di James Dolan.


Dopo essersi ripreso da uno dei più classici casi di crisi del secondo anno, Barrett è tornato in campo per cercare vendetta e non fare prigionieri. Nelle ultime 14 partite, è il secondo per punti segnati, 18.1 a partita, e ha fatto registrare percentuali da giocatore di altissimo livello: 50% al tiro, 42% da tre punti e 80.4% ai liberi.



Il principale cambiamento nel gioco di RJ è sicuramente la diminuzione delle triple tentate. Il mistero sul perché il tiro dalla lunga distanza non stia entrando al figlioccio di Steve Nash rimane insoluto, ma, nel frattempo, Barrett ha imparato ad affidarsi ad altre armi del suo repertorio, contando maggiormente sulla propria forza fisica per arrivare al ferro o sulla propria tecnica per segnare educatissimi tiri dal mid-range.


Il nuovo Barrett assomiglia sempre di più alla stella che ha fatto innamorare i Knicks durante il suo trascorso universitario a Duke.


La nuova vivacità offensiva di Randle, non più solo penetratore, ha permesso a Barrett di avere le spaziature giuste per mostrare al massimo le sue qualità. Dividere il campo con una scheggia impazzita come Quickley, poi, ha fatto fare il salto successivo al giovane leader dei Knicks. Barrett, infatti, aveva bisogno di avere al suo fianco un giocatore con le esatte caratteristiche di IQ. Le due giovani guardie dei Knicks si completano cestisticamente e portano in campo la stessa attitudine - non gli interessa chi tu sia, o quale sia il tuo status nella Lega: non ti daranno un secondo di tregua, cercando di sfruttare tutti i tuoi errori.


Quickley, a differenza dei meno rapidi (e volenterosi) Payton e Bullock, crea molte più opportunità in transizione, un’area del gioco di Barrett poco utilizzata nella sua prima fase da Knickerbocker. E Immanuel, per ora, non ha ancora avuto momenti prolungati di crisi offensiva.


Sebbene i numeri non siano da stella assoluta, 12.0 punti per partita, 2.7 assist, 2.3 rimbalzi, 41% dal campo e 36% da tre, basta guardare una partita per capire che Quickley è tutto quello di cui i Knicks hanno bisogno nella posizione di point guard nel prossimo futuro - alchimia con Derrick Rose permettendo; è esattamente il giocatore che serve a Barrett, Robinson e Randle per esprimersi al meglio.


Il semplice cambio Quickley-Payton dà un volto totalmente nuovo al gruppo guidato da Thibodeau, tanto da rendere i Knicks praticamente irriconoscibili. La semplice minaccia offensiva di Quickley, che può tirare praticamente da ovunque, costringe le difese a marcare forte sul perimetro, diminuendo le possibilità di giocare una box-and-one o raddoppiare, e aprendo quindi interessanti spazi per Randle.


La capacita del numero 5 di accendersi in qualunque momento della partita, concentrando su di sé la difesa, ricorda molto la dinamica JR-Melo negli anni di Mike Woodson. Proprio contro Anthony e i suoi Blazers, tra l'altro, la guardia di NY ha mostrato tutte le sue abilità, chiudendo con il proprio career-high di 31 punti.



La prestazione di Quickley in quella circostanza ha impressionato molto Damian Lillard, tanto che Dame ha scritto un messaggio a Johnnie Bryant (numero due del coaching staff dei Knicks e suo amico intimo) in cui elogiava la prestazione del #5 newyorkese.


Il riconoscimento di Lillard e di George ci dice quello che ai nostri occhi è chiaro da tempo: Quickley non è un fenomeno passeggero, ed è arrivato per restare.



Trovare il pezzo mancante


Gli anni di continue rivoluzioni, cambi di management, corti spregiudicate e fallite a giocatori di alto livello -vedi il caso Durant - hanno reso evidente quale sia, ancora oggi, l’obiettivo principale di Dolan: avere a roster una superstar. E oggi, con molto spazio salariale e uno young core definito, i Knicks sono finalmente nella posizione giusta per esaudire il desiderio del proprio proprietario.


I Knicks, infatti, anche se si dovesse aggiungere Quickley al quintetto, hanno un evidente bisogno di un’ulteriore minaccia offensiva. Payton è offensivamente deludente, Bullock non è sembrato tanto meglio e Toppin, per quanto prometta più che bene, appare ancora acerbo.


La soluzione migliore potrebbe arrivare dal Texas: se Dallas continuasse la propria stagione deludente, infatti, i Knicks, grazie proprio a quell’affare-Porzingis citato in apertura, potrebbero ritrovarsi con una scelta molto alta al Draft 2021.


Con una pick di valore, Leon Rose potrebbe cercare di costruire un pacchetto per arrivare ad avere la prima o la seconda chiamata, portandosi a casa uno tra Jalen Suggs e Cade Cunningham, due giocatori che sembrano avere tutte le caratteristiche che mancano a questi Knicks per diventare veramente grandi. Si tratta infatti di due fenomeni con la palla tra le mani e di due giocatori che possono avere un impatto tecnico decisivo già a partire dal proprio anno da rookie.


Posto, invece, che, come probabile, Dallas riesca a trovare un modo per uscire dal pantano tecnico e motivazionale in cui si trova, i Knicks si ritroveranno costretti a puntare su altre soluzioni. Fare un tentativo forte per Oladipo in questa free agency o per LaVine nella prossima appaiono le due strade più praticabili.


FOTO: The Knicks Wall

I due portano in dote qualità differenti; se Dipo è un two-way player con un’esperienza passata come leader di una squadra da Playoffs, Zach è invece maggiormente dotato in attacco, ma dovrebbe migliorare molto la propria difesa per diventare accettabile agli occhi di Thibodeau, nonostante il suo status.



I piani sul medio periodo


Trovare una superstar richiede tempo. Per quanto tutti sognino di vedere subito una trade per portare un Donovan Mitchell o un Devin Booker nella città che non dorme mai, le probabilità di un’operazione del genere sono pressoché infinitesimali - anche perché, per fare una trade del genere, New York si ritroverebbe costretta a smantellare tutto per l’ennesima volta, distruggendo quel core di cui tanto bene si è parlato.

Uno scambio per un giocatore di livello, infatti, dovrebbe per forza includere almeno due elementi del quartetto analizzato in questo articolo. La trade per D-Rose è un esempio solare di come New York stia prendendo tempo e cercando di migliorare la squadra finché l’opportunità per una vera superstar non si presenti in futuro,


Anche l'acquisizione di tiratori come Gary Trent, JJ Redick o Kevin Huerter andrebbe in quella direzione. La guarda dei Pelicans, in particolare, potrebbe essere al centro di un interessante scambio che coinvolgerebbe anche Lonzo Ball e Frank Ntilikina, due giocatori dal futuro ancora difficile da decifrare. La presenza di un veterano come JJ e di un giocatore dal potenziale ancora da scoprire come Ball potrebbero portare i Knicks ad essere una contender per il Play-In o addirittura per la settima piazza a Est.


É importante però ricordare che non c’è fretta. Per la prima volta da molti anni, la squadra ha una serie di giovani giocatori di talento pronti a sbocciare definitivamente.


La tifoseria è soddisfatta, per quanto si possa soddisfare una piazza iper-critica come New York. Si tratta di una nuova fase per i Knicks, una fase a lungo aspettata.