• Claudio Biolchini

Il Power Ranking della Eastern Conference


Posizioni Playoffs già cristallizzate? Solo i Bucks, al momento, sembrano da titolo.

Dopo il Power Ranking della Western Conference, è il turno dell'Est.

Tante buone squadre, ma anche il peggio della NBA. Il mercato porterà sicuramente delle novità, ma l'ossatura delle squadre di testa sembra destinata a rimanere tale.

La regina

I Milwaukee Bucks sono la sola, vera, temibile contender. I Cervi sono riusciti nella non facile impresa di sostituire un ottimo giocatore come Brogdon, con un triumvirato composto da Matthews, DeVincenzo e Connaughton, guadagnandone in intensità senza perdere qualità.

La truppa di coach Budenholzer ha aumentato il ritmo di gioco, confermando i propri numeri in attacco, migliorando addirittura la difesa, passata da un Defensive Rating di 105.2 dello scorso anno (che valeva comunque il miglior dato della Lega) a un clamoroso 101.9. Giannis Antetokounmpo è persino più efficiente giocando meno minuti - un affare. Lui e Bledsoe dovrebbero confermarsi nel miglior quintetto difensivo della stagione. Il veterano George Hill, invece, guida la second unit e sta tirando con un favoloso 51% da tre.

Qualsiasi risultato diverso dall'arrivo alle Finals sarebbe una debacle. Il Larry O'Brien Trophy non rimane nella Eastern Conference per due anni di fila dai Miami Heat di LeBron James (e prima ancora dai Bulls di Michael Jordan). E Giannis, con i suoi Bucks, vuole dare seguito alla vittoria dei Raptors.

Le inseguitrici

I Miami Heat sono passati in poco tempo da squadra con tanti contratti orrendi a realtà realtà molto interessante, grazie alla continuità tecnica, qualche scambio azzeccato e a dei colpi "out of nowhere". Ci si è finalmente liberati del disfunzionale Hassan Whiteside per accogliere il bidimensionale Myers Leonard. Questo ha liberato minuti (e l'area) a Bam Adebayo, candidato al premio di giocatore più migliorato della stagione.

Dal nulla o quasi, sono stati pescati Duncan Robinson, tiratore mortifero, e Kendrick Nunn, rookie 25enne che è rimasto in Florida quasi casualmente, dopo essere stato offerto a mezzo mondo (Italia compresa), e che si sta rivelando un ottimo realizzatore. Tyler Herro, poi, è stata una steal al draft, perché il ragazzo da Kentucky è molto di più di un ottimo tiratore.

A comando dell'armata è stato scippato a Philadelphia Jimmy Butler, con uno scambio eccellente. L'ex 76ers, infatti, sembra aver trovato subito una sua dimensione tecnica e umana nel sistema del longevo coach Spoestra, caratterizzato da ampie spaziature e libertà offensiva. Se il front office riuscisse a ottenere qualcosa dagli esuberi Waiters, Johnson e Winslow, vedremo Miami in alto ad Est per molto tempo.

FOTO: Celtic Blog

La cessione di Kyrie Irving per Kemba Walker, invece, ha ridato ai Boston Celtics quell'unità, coralità e voglia di lottare che si erano viste due anni fa, riportando l'armonia nello spogliatoio. L'attacco è leggermente peggiorato, ma la difesa concede oltre 3 punti in meno ogni 100 possessi, con un ritmo sostanzialmente identico. I progressi di Jaylen Brown e Jayson Tatum sono lenti ma costanti, seppur con qualche limite. La finale di Conference, oggi, sembra raggiungibile.

L'impressione generale, però, è che a Boston manchi ancora qualcosa (un centro) per spaventare realmente le avversarie: tutto deve essere perfetto, appena qualche anello della catena Celtics dà segni di cedimento, la squadra va sotto. Sì, Danny Ainge ha tante scelte al draft, il futuro della squadra è roseo e si può essere soddisfatti del gruppo creato. Chissà però se nel profondo del suo cuore, Danny, ha qualche rimpianto...

Dopo aver messo l'anello al dito e aver salutato l'eroe Kawhi Leonard, i Toronto Raptors non hanno fatto nessun passo indietro. Il coach Nick Nurse sta dimostrando di non essere un fuoco di paglia, di essere competente e aperto a molteplici soluzioni tecniche, in attacco e in difesa; mentre Pascal Siakam, prima dell'infortunio, ha mostrato ancora un enorme miglioramento. In Canada c'è un ambiente salubre, che sta facendo crescere tanti giovani interessanti come Brissett, Boucher e Davis, senza dimenticare i già rodati VanVleet, Powell e Anunoby. Ora la palla passa alla dirigenza, con i contratti di Gasol e Ibaka in scadenza, e la situazione di Lowry da definire. Scelte difficili che bisognerà fare con coraggio e convinzione. L'apparenza è che comunque si punti a restare in alto, e con una guida tecnica che gode di fiducia, si può fare.

Gli Indiana Pacers si confermano squadra solida, che non si è fatta sopraffare dall'infortunio dell'uomo di riferimento, Victor Oladipo. Domantas Sabonis, che era vicino alla cessione fino a pochi mesi fa, ha preso le redini della squadra insieme al neo arrivato Brogdon. Le cose stanno andando oltre le aspettative, ora la sfida è cercare di fare lo step up con il ritorno di Oladipo.

Non tutti i prospetti stanno crescendo e in particolare Myles Turner sembra non essere compatibile con il già menzionato Sabonis. Una trade risolverebbe il problema, ma verosimilmente si rimanderà tutto alla prossima stagione, aspettando di vedere come reagirà il collettivo al ritorno della sua stella.

Foto: ©️ 8point9seconds.com

La delusione

Salvo blockbuster trade che richiederebbero un po' di sana follia, i Philadelphia 76ers non sono da titolo e non lasciano motivi per essere granché ottimisti, pur con l'enorme talento fisico e atletico a disposizione. Il processo sembra non essersi completato. Ai due pilastri, già difficilmente compatibili tra loro, Embiid e Simmons, è stato aggiunto Al Horford, con un contratto da oltre 100 milioni di dollari. Il domenicano ha giocato più minuti insieme a Harris, Simmons, Richardson e Korkmaz, rispetto che a Embiid. E ora che le logiche con cui si è mosso il front office non stanno trovando corrispondenza sul campo, sembra il preludio del fallimento.

La versione di Philadelphia con JJ Redick era molto più armoniosa ed esprimeva un ottimo basket. Se vuole sperare di salvare la stagione, il GM Elton Brand dovrebbe provare a riportare a casa l'ex Duke - costi quel che costi - o un giocatore con le sue caratteristiche. Il tutto, ripetendo: "salvo blockbuster trade che richiederebbero un po' di sana follia..."

Moderata soddisfazione

Gli Orlando Magic stazionano da qualche tempo nel limbo NBA, aspettando di decidere se aspettare o cedere giocatori come Gordon, Bamba e Isaac. Sul primo, iniziano a esserci dei seri dubbi sulla sua capacità di salire di livello, almeno con il sistema offensivo ora utilizzato. A questo potenziale, con la conferma dell'All-Star Nikola Vucevic, è stata azzeccata l'aggiunta di Markelle Fultz, che sta dando segni di miglioramento. Sicuramente vedremo dei cambiamenti in Florida, forse anche prima della trade deadline di febbraio.

I Brooklyn Nets invece, hanno giustamente la testa più alla prossima stagione che in questa. Devono comunque creare una cultura della vittoria (stile Clippers lo scorso anno), per poter attrarre free agent una volta tornato KD, e attualmente occupano insieme a Orlando la settima posizione nella Conference, con un rassicurante vantaggio di cinque partite su chi insegue.

L'inferno

Di tutte le altre franchigie, solo gli Atlanta Hawks sembrano avere un progetto attendibile, con tante scelte e giovani (anche se le sconfitte sono già troppe, destabilizzando l'ambiente e Trae Young).

Poi, il gruppo di squadre in attesa, prima di tutto, di avere una direzione. Gli Charlotte Hornets si libereranno a giugno di Batum e Kidd-Gilchrist e potranno finalmente rifondare (ma la Carolina non è in cima alla lista dei desideri degli atleti). I Detroit Pistons stanno per scambiare Drummond e hanno perso Griffin per infortunio. Gli Washington Wizards sono decimati dagli infortuni e ci si chiede se prima o poi scambieranno Bradley Beal.

Anche i Chicago Bulls e i Cleveland Cavaliers non sembrano essere dove speravano di trovarsi. I primi si sono affidati a Zach Lavine, talento tecnico e atletico fuori dal comune, ma nessuna capacità di essere trascinante. I secondo attualmente sono impantanati nella cessione del super contratto di Kevin Love.

Ultimi e peggiori di tutti, la franchigia a cui bisognerebbe dedicare un romanzo: i New York Knicks. Persi tutti i giocatori di primo livello, sembrano aver costruito un roster in base alle occasioni disponibili con contratti di breve durata. Senza riuscire a valorizzare, intanto, Mitchell Robinson, che sembrava il giocatore più interessante.

Guardano al fondo della Lega, sembra pronosticabile che vedremo quasi le stesse otto squadre ai Playoffs ad Est per qualche anno di fila, fatta eccezione per gli Hawks.

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