• Andrea Campagnoli

Il privilegio di strapagare Fred VanVleet


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Arsenalist per Raptors Republic e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 21 settembre 2020.


La decisione riguardante il futuro di Fred VanVleet è molto semplice: bisogna rifirmarlo, perché è un asset importantissimo per i Raptors. Questo è.


Dibattere se sia necessario pagarlo 15 milioni, 20 milioni o un migliaio di asini è totalmente irrilevante. Quello che molti tifosi pensano è che confermare VanVleet possa cozzare con il tentativo di firmare Giannis Antetokounmpo la prossima estate. Non è cosi.

È inutile dire che i Raptors devono prestare assoluta attenzione al modo in cui gestiranno il loro spazio salariale la prossima estate. Ma l’attuale management fa ben sperare, si sono infatti sempre comportati bene con la gestione dei numeri. In fin dei conti, i Raptors non hanno più Bryan Colangelo pronto a firmare qualsiasi tipo di giocatore su consiglio di Maurizio Gherardini. E ringraziamo Dio per questo. Detto ciò, è ovvio, uno dei modi per ottenere flessibilità sul mercato è saper gestire lo spazio salariale.

Un altro aiuto in questa gestione della flessibilità potrebbe arrivare dalla capacità di accumulare asset per usarli in futuri scambi. Sarebbe cosa buona e giusta se queste risorse fossero a contratto per più anni. Non sto dicendo niente di nuovo in questo momento, sto solo richiamando delle regole dettate dal buon senso. Sono allo stesso tempo anche consapevole che cercare di programmare oggi qualcosa che accadrà la prossima estate potrebbe risultare davvero pericoloso.

Per esempio, immaginate di non pagare VanVleet abbastanza e non riuscire a firmare Giannis. Questo sarebbe il peggiore scenario possibile. Anche se i Raptors dovessero pareggiare l’offerta di una qualsiasi squadra interessata a VanVleet e strapagarlo, sarebbe comunque un investimento vantaggioso, perché il suo valore come asset sarebbe superiore a una possibile restrizione finanziaria.


Permettetemi ora una piccola digressione.

I migliori generali sono, solitamente, quelli che arrivano al risultato programmato senza seguire necessariamente i piani. Non lo dico io, lo dice Winston Churchill. La frase attuale più simile a questo motto che mi viene in mente è: i piani sono inutili, ma pianificare è essenziale. Un approccio simile è necessario anche per i Raptors.


Toronto non deve compiere scommesse irreversibili scolpite nella roccia, ma sopravvalutare VanVleet non è comunque una di quelle.

Guardando indietro nel tempo, raramente i Raptors hanno avuto limiti finanziari sul mercato. Quando non riuscivano a muoversi, era solo perché avevano oggettivamente una squadra di scarso "appeal" e nessuno aveva il minimo interesse a venire a giocare a Toronto. E comunque, se la dirigenza è riuscita a scambiare i contratti di Hedo Turkoglu, Andrea Bargnani e Jermaine O’Neal senza dover rinunciare a molto, mi vien da pensare che nulla sia inamovibile.

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I Raptors devono programmare l’estensione contrattuale di OG Anunoby e decidere se rinnovare Norman Powell. Lui, a mio avviso, potrebbe anche essere sacrificabile, anche perché, in quella posizione, in rampa di lancio, c’è un giovane talentuoso come Terence Davis. Ho sempre amato Powell, sin dal primo momento in cui è arrivato in Canada, ma se c’è un giocatore cui rinuncerei per dare il massimo salariale a un top player, è proprio lui.


Ricordiamoci che Masai Ujiri è un GM spietato. Stiamo parlando della persona che ha avuto il coraggio di scambiare DeRozan, quindi non sarebbe una decisione così difficile far fuori anche Norman Powell. Al contrario di quanto fatto da Colangelo con Bargnani - con la speranza che magari, un giorno, Andrea potesse scoprirsi la reincarnazione di Larry Bird.

Un altro giocatore che uscirà dal libro paga l’anno prossimo è il 35enne Kyle Lowry. Ciò vorrebbe dire ulteriori 30 milioni risparmiati (si può firmare a cifre inferiori) e un passo in avanti verso Giannis.

Tornando a Fred, parliamo di un giocatore che ha sicuramente dei difetti nel suo gioco. Senza ombra di dubbio deve migliorare in alcuni fondamentali, il passaggio su tutti. Però ha ampi margini di miglioramento.


Qualche volta è come se avesse il paraocchi e sembra non considerare ciò che avviene intorno a lui. È un problema non risolvibile? Non penso proprio. Forse tira anche un po’ troppe volte da tre punti, ma ha viaggiato con il 39% durante i Playoffs, anche se, durante la serie con Boston, è sceso al 32%.

Effettivamente i Raptors non possono permettersi di avere FVV come playmaker titolare, è più una guardia, si presta maggiormente a giocare da 2.


Una delle ragioni per le quali i difetti di VanVleet contro i Celtics fosserp maggiormente visibili risiede nel fatto che Pascal Siakam non si è dimostrato in grado di attirare un secondo difensore su di sé. Mi aspetto un miglioramento da "Spicy P" in questo senso. Se fosse in grado di farlo, la necessità di avere una point guard in grado di creare occasioni dal nulla non sarebbe così accentuata. Se poi dovesse arrivare Giannis in squadra, questa necessità ovviamente non esisterebbe più.

Vi starete chiedendo se siano esistiti casi di squadre arrivate alle Finals NBA senza una vera e propria point guard in rosa. Ci sono, eccome: Derek Fisher coi Lakers, Mario Chalmers con gli Heat, Rajon Rondo coi Celtics, Chauncey Billups coi Pistons, Ron Harper coi Bulls. Vero, queste squadre avevano alcuni dei migliori giocatori di sempre, tuttavia giocavano in un'epoca in cui sembrava necessaria la presenza di un playmaker per vincere.

Chiudo sottolineando un'ultima cosa: è inutile crocifiggere VanVleet per la sua mancanza di playmaking, per tre differenti ragioni.

1. La sua leadership, in campo e fuori.

2. Il suo playmaking può ancora essere migliorato.

3. Il suo playmaking è meno importante della capacità dell’intera squadra di far girare la palla.

Se va strapagato per confermarlo, fatelo per favore.



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