• Davide Corna

Il prossimo passo nella crescita di Siakam


FOTO: CBC.ca

Questo articolo, scritto da Vivek Jacob per Raptors Republic e tradotto in italiano da Davide Angelo Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 28 febbraio 2020.



Pascal Siakam ha ricevuto palla da OG Anunoby e ha corso lungo il campo con quella solita energia che spesso conduce a una devastante penetrazione fino al ferro, a prescindere dal traffico in area, e si conclude con un canestro; senza opposizione nei dintorni, ecco che arriva una schiacciata; con un difensore vicino al canestro, invece, può chiudere con un morbido appoggio che quasi contrasta la ferocia dell’azione.


Ma questa volta era diverso.


Con Giannis Antetokounmpo che gli si fa incontro vicino al semicerchio di non-sfondamento, e Brook Lopez che recupera da dietro, Siakam ha visto un gigantesco posto di blocco lungo quella che normalmente è la sua strada preferita. Con la squadra in svantaggio di 4 punti a inizio terzo quarto e ancora in cerca di riprendersi dopo una parziale di 16-1 a cavallo dell’intervallo lungo, era il momento ideale per Siakam per dimostrare di non aver paura di affrontare l’MVP in carica.


Per tutta la stagione, Toronto ha cavalcato la scia del titolo, con la grinta e la confidenza incrollabile dei campioni ad elevare un nucleo formato da ottimi giocatori che hanno zittito le teorie secondo cui i Raptors sarebbero crollati in assenza di Kawhi Leonard. Ma vedere Siakam tornare indietro e rinunciare ad attaccare Antetokounmpo e Lopez ha palesato che ci sono ancora alcuni passi da fare come guida della sua squadra, prima di diventare il giocatore di livello MVP che aspira ad essere.


Potrebbe sembrare strano, ma questo episodio mi ha ricordato quando i Miami Heat hanno fatto visita ai Raptors per la prima volta in questa stagione ed Erik Spoelstra, intervistato in merito ai miglioramenti di Duncan Robinson, ha parlato dell’importanza del fatto che l’autostima di un giocatore sia pari al suo livello di talento. Siakam ha scalato le gerarchie della Lega molto velocemente fino ad ora, ma saper gestire la pressione mentale di essere una superstar ogni singola notte è forse anche più difficile che acquisire i requisiti per diventare un giocatore di quel livello.


E va bene così, in fondo. Nessuno pensava che i Raptors avrebbero fatto così bene, e che Siakam sarebbe stato alla guida di una squadra che potrebbe lottare per il titolo. In questa stagione, quel gruppo era riservato a Bucks, Sixers, Lakers e Clippers. Quelllo di Toronto sarebbe dovuto essere un anno di transizione, buono ma non buonissimo, con anche tre contratti in scadenza da valutare. Com’è accaduto sin dal giorno in cui Siakam è entrato nell’NBA, però, i Raptors hanno cambiato la sceneggiatura.


Qualche difficoltà contro le squadre migliori è da mettere in conto, e per Siakam queste difficoltà riguardando soprattutto il tiro da tre, come vediamo nella tabella qui sotto. I dati sono però un po’ distorti dal carico di responsabilità che ha avuto Siakam all’inizio del giro dei Raptors sulla costa Ovest, con Lowry e Ibaka indisponibili. Togliendo le due partite a Los Angeles e quella contro Dallas, Siakam tira da fuori con un rispettabile 34.6%, mentre la percentuale da due arriva al 48.9% e anche ai liberi migliora fino al 86.9% (in quelle tre partite ha registrato invece un 9/17 in lunetta).



Una cosa che si potrebbe studiare per migliorare la sua efficienza è il modo in cui Siakam cerca di prendersi i tiri. Di solito, contro difese non di altissimo livello cerca di affermarsi con l’arresto e tiro nei primi minuti della partita, per costringere la difesa ad allargare la porzione di campo in cui difendere contro di lui, in modo da aprire spazio per le penetrazioni. L’altro lato della medaglia è che tenerlo sul perimetro tende a favorire la difesa, soprattutto i Bucks. Forse cercare di lavorare un po’ di più dal post anche nel primo quarto, in modo da mostrare non solo il tiro da fuori, ma anche qualche opzione da dentro l’area, potrebbe essere una buona idea.


Il primo possesso della partita, che vediamo qui sotto, è un buon esempio. Siakam passa la palla in punta, e poi riceve dentro l'area dopo aver sfruttato un blocco; se OG Anunoby avesse letto la possibilità di bloccare inizialmente Eric Bledsoe, con Ibaka alle sue spalle pronto a portare un secondo blocco, Siakam avrebbe avuto un passaggio facile verso Lowry, libero per il tiro da tre; invece questa possibilità è svanita e "Spicy P" si è dovuto prendere un complesso fadeaway contro Giannis.



Parte delle critiche rivolte a Siakam nelle partite contro le squadre al vertice potrebbe derivare dal fatto di non emettere quell’aura di fiducia che forniva Kawhi Leonard, e che le superstar di solito apportano quando i compagni faticano. Quest’aura è il risultato della storia che un giocatore ha alle spalle, ed è evidente a tutti quelli che assistono.


I giocatori migliori hanno la straordinaria capacità di gestire il ritmo della partita, piegando il tempo e lo spazio alla loro volontà; e hanno un passato in cui hanno dimostrato di poterlo fare più e più volte. Se LeBron James è un maestro di quest’arte, Siakam è ancora un novizio. È giusto criticarlo per questo? Non lo è, ma fa parte del gioco. Il percorso per diventare una superstar consiste anche nell’incassare i colpi e nel sapere che il curriculum si costruisce con i momenti positivi, sì, ma pure con quelli cattivi. Con ruoli sia da "buono" che da "cattivo". Abbiamo visto più volte, in fondo, come segnare il tiro decisivo possa dare valore a tutti i momenti precedenti, mentre sbagliarlo possa far dimenticare tutti i momenti positivi arrivati fino a lì...


Vale la pena ricordare che questa doveva essere una stagione di transizione, comunque. Inoltre, chi sta facendo per Siakam ciò che lui ha fatto per Leonard l’anno scorso? L’attacco dei Raptors al suo meglio è una gioia per gli occhi, per via della sua "democrazia", ma crearsi tiri di qualità nei Playoffs è molto più difficile che in Regular Season. Avere uno scorer secondario a cui affidarsi quando quello principale viene contenuto può fare la differenza.


Marc Gasol è un eccellente facilitatore e un totem difensivo, con un valore smisurato. Ma in una partita come quella contro i Bucks, qualcuno come Norman Powell - sia come ala in difesa che per la capacità di crearsi un tiro da solo in attacco - sembra poter essere più utile alla causa.


Tornando a Siakam, i suoi progressi fino a questo punto sono stati definiti dal suo straordinario rapporto con il fallimento. Essere assegnato alla G League dopo aver iniziato in quintetto la sua stagione da rookie, e poi sbagliare ogni tiro da tre tentato per 25 partite consecutive, uscendo dalla panchina, sono diventate cicatrici di guerra.


Basandoci su ciò che ci ha fatto vedere finora contro le squadre che hanno difeso meglio contro di lui, la prossima sfida per Siakam è trovare il perfetto equilibrio fra massimizzare la sua pericolosità offensiva e migliorare le capacità di chi gli sta attorno.


FOTO: NBA.com

Pensando a cosa possa significare per un 25enne, possiamo far riferimento a quanto disse Gregg Popovich quando Leonard stava imparando a gestire il suo ruolo da punto focale dell’attacco degli Spurs. Pop ha spiegato che Kawhi ha fatto un grosso passo in avanti quando ha capito che, quando disegnavano un gioco per lui, l’obiettivo era che la squadra segnasse, e non che fosse per forza lui a farlo. Per un certo periodo, Leonard tentava di tirare ogni volta che aveva la palla in mano, ma poi ha compreso esattamente in quale momento e dove sarebbero stati i suoi compagni in posizioni migliori per segnare rispetto a lui.


Siakam non ha nemmeno un briciolo di egoismo nel suo corpo, e si trova quindi all’estremo opposto, in merito a ciò di cui ha parlato Popovich. Se è in difficoltà, la difesa può generalmente cercare di indurlo a passare la palla. Siakam ha un livello di rispetto per le capacità dei compagni talmente elevato che sembra reagisca dicendo “OK”, e abbassando il suo “usage” senza alcun problema.


Ed ecco dove entra in gioco la teoria dello svuotare il caricatore.


DeRozan lo ha dichiarato dopo Gara 7 contro i Pacers, dicendo che era il suo modo di provare ogni possibile alternativa in una partita decisiva, e Leonard lo ha portato a un altro livello contro i Sixers nelle semifinali di Conference dei Playoffs 2019. Ha avuto bisogno di 38 tiri per 39 punti, finché ha messo quel tiro che ha rimbalzato ovunque prima di entrare. In una serata in cui solo Serge Ibaka era stato affidabile in attacco, Leonard ha fatto ciò che serviva alla squadra, trascinandola alla vittoria.


“Svuotare il caricatore” non riguarda solamente il prendersi ogni tiro possibile; riguarda quei momenti in cui si percepisce che la squadra sta per perdere la presa sulla partita e non ci si arrende, si tenta di difendere il fortino in ogni modo possibile.


Viene in mente anche ciò che ha fatto Leonard in Gara 6 contro i Bucks. Milwaukee era in vantaggio di 15 verso la fine del terzo quarto, e Leonard ha capito che doveva prendere in mano la squadra. Ha guidato i Raptors a un parziale di 10-0 prima della fine del quarto, segnando 8 di questi punti e fornendo un assist a Ibaka per gli altri 2. Quel parziale ha dato a Toronto l’impeto per ribaltare la partita nel quarto quarto. Il resto è storia...



Questa è la prima stagione di Siakam alla guida di una squadra, e Nurse ha detto di volergli dare maggiori responsabilità dopo l’All-Star Break. Ha la licenza di esplorare i confini del suo gioco come opzione principale dell’attacco e, con il tempo, di imparare a riconoscere che nelle serate come quella di martedì scorso, in cui Kyle Lowry e Serge Ibaka totalizzano un 4/27 dal campo, lui deve prendere ancora di più il comando delle operazioni.


Nel bene e nel male, insomma, svuotare il caricatore.


Il prossimo passo nella sua curva d’apprendimento è capire che perché lui e la squadra arrivino a un altro livello, lui deve dimostrare a tutti che capisce il flusso della partita e quali sono i momenti in cui prendere in mano la squadra e quelli in cui può affidarsi ai suoi compagni.


Ciò che Nick Nurse ha detto una volta riguardo al fare il coach si applica anche ai giocatori. "Ci sono molti momenti in cui devi giocare per il presente, e altri in cui devi giocare per il futuro".



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