• Yuri Pietro Tacconi

Il punto sugli Spurs: meglio del previsto?

Dopo 13 partite, la stagione di San Antonio è come ce la aspettavamo?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jared Greenspan per Air Alamo e tradotto in italiano da Yuri Pietro Tacconi per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 gennaio 2021.



Nonostante sia presto, dato che abbiamo visto meno del 20% delle 72 partite di questa stagione, abbiamo informazioni sufficienti per confrontare alcune delle aspettative pre-stagionali con la realtà dei San Antonio Spurs.


In questo articolo si farà quindi una prima analisi su quanto visto nelle prime settimane della Regular Season 2020/21, per capire se gli Spurs fin qui hanno raggiunto, superato o deluso le previsioni di inizio stagione, con un inizio da 7 vittorie e 6 sconfitte. In particolare, ci si concentrerà su tre previsioni: il record della squadra, l'eventuale partenza di DeRozan e/o Aldridge, la crescita dei giovani.



1. Previsione: gli Spurs saranno un team appena sopra la media. Primo verdetto: sì, ma con un grosso “ma”.


Gli Spurs hanno un record di 7-6, che vale il settimo posto nella Western Conference, vicini quanto è umanamente possibile all’idea di “appena sopra la media”. Ma nell’NBA, il momentum è tutto, e gli Spurs sembrano senza dubbio in crescita e nelle ultime uscite hanno giocato il miglior basket della loro giovane stagione.


La vittoria all’overtime contro i Timberwolves, per 125-122, ha consegnato agli Spurs la loro prima striscia di tre vittorie di fila, arrivata dopo il 2-4 iniziale. E sono state tre vittorie di grande peso specifico, dato che hanno abbattuto entrambe le corazzate losangeline, iniziando con una vittoria per 106-103 contro i Clippers, seguita da un altro successo per 118-109 sui campioni in carica, prima della gara contro Minnesota.


Ovviamente ciò non vuol dire che San Antonio sia una contender inaspettati al titolo. Le squadre che hanno affrontato non stavano di certo giocando la loro migliore pallacanestro, avevano diverse assenze cruciali e diversi giocatori in ripresa da infortuni.


Tuttavia, questo breve periodo ha mostrato che in Texas ci possono essere gli ingredienti necessari per ambire alla post-season.



2. Previsione: DeRozan e/o Aldridge verranno messi presto alla porta. Primo verdetto: è ancora possibile, ma molto meno probabile.


Non è mai stato un discorso sulla capacità di contribuire con minuti di livello, o addirittura di guidare un team, per DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge, quanto una questione di costruzione della squadra e di obiettivi.


Secondo Basketball-Reference, gli Spurs avranno un’età media di 26.9 anni nel roster l'1 febbraio, che è la dodicesima più alta della lega. Non è un numero eccessivamente preoccupante, ma mostra come il 31enne DeRozan e il 35enne Aldridge siano su una traiettoria ben diversa dalla nuova ondata degli Spurs, che idealmente cresceranno insieme giocando minuti importanti durante questo processo.


C’erano enormi dubbi riguardo allo spacing l’anno scorso, con molti preoccupati del massimo livello raggiungibile da un team con tre starter che operano prevalentemente dal mid-range, a livello offensivo. Per Pounding the Rock, Bruno Passos ha scritto di come DeRozan e Aldridge abbiamo giocato una pallacanestro mediocre negli ultimi due anni, che ha portato a una percentuale di vittorie appena superiore al 50%.


Quest’anno abbiamo visto una situazione ben diversa, a partire da Derozan. L'ex Raptor sta giocando probabilmente la miglior pallacanestro della sua carriera, con medie di 21 punti, 6 rimbalzi e 7 assist a partita.



Ancora più importante della crescita continua di DeRozan come creatore di gioco, è il fatto che un tiratore da tre da 25% (2019/20) stia tirando con il 36% quest’anno, aumentando il numero di tentativi dall'arco a partita (2.5). Questo ha condizionato enormemente il modo in cui le difese avversarie lo marcano e quanto possono "disinteressarsene" sul perimetro per portare aiuto in difesa contro i suoi compagni. Questo sviluppo rende molto meno probabile che DeMar venga scambiato.


Parallelamente alla crescita di DeRozan, si registra anche un parziale ridimensionamento del ruolo di LaMarcus Aldridge, facendo sì anche in questo caso che scambiarlo non sia una priorità per la squadra.



3. Previsione: i giovani contribuiranno discretamente. Primo verdetto: lo young core ha superato le aspettative.


Derrick White avrebbe dovuto essere la star degli Spurs, dopo DeMar e LaMarcus questa stagione (ne abbiamo parlato qui). Ma nella sua assenza, tutti gli altri giovani hanno fatto grandi passi avanti.


Dejounte Murray, con 16 punti a partita, è il secondo miglior realizzatore in squadra dopo DeMar. Oltre a all’essere eccellente nell’attaccare il ferro, Murray sta mostrando sempre maggiori capacità dal palleggio nel mid-range e una maggior confidenza con il tiro da tre punti (nonostante il 31%, ha raddoppiato il numero di tentativi a partita): tutto questo fa sì che le difese debbano difendere su di lui in modo diverso. E aggiungete, infine, il lavoro che Dejounte sta svolgendo difensivamente.


Lonnie Walker, invece, sta facendo esattamente ciò che ci si aspettava: alcune ottime partite, alcune difficoltà, ma tutti quegli sprazzi di talento e atletismo che ormai conosciamo.


I numeri di Devin Vassell non sono impressionanti e potrebbero restare tali quest’anno, ma il ruolo da 3&D che il team sperava potesse assumere è qualcosa in cui finora si è dimostrato affidabile. Vassell ha iniziato tirando con il 40% al tiro pesante e passa una buona quantità di possessi a difendere i migliori esterni avversari.


Nonostante la sua limitata capacità nel nel leggere il campo mentre rolla a canestro, Jakob Poeltl sta contribuendo in altri modi. Ha una media di 5.9 rimbalzi (2.5 in attacco) in 18.7 minuti a gara e porta dei blocchi di alta qualità, che spesso lasciano aperti i suoi tiratori.


FOTO: NBA.com

Ma la più grande sorpresa quest’anno è di certo Keldon Johnson. La 29esima scelta del Draft 2019 sembra essersi ambientato in NBA al suo secondo anno, e se le sue medie di 14.8 punti, 7.3 rimbalzi e 2.3 assist sono interessanti. Ma lo sono ancora di più le sue intangibles. La calma, l’efficienza, la maturità e l’energia con cui gioca sono molto di più di ciò che ci si può aspettare da un ragazzo di 21 anni.


Non capita spesso che Coach Pop definisca il modo di giocare di un giovane “straordinario”, ma quando lo fa, è giustificato. E Johnson finora ha giocato abbastanza bene da meritarselo.