• Emil Cambiganu

Il reale impatto di Chris Paul sui Suns

Dalla Draft Lottery alla vetta della Western Conference: come e in quali aspetti CP3 ha cambiato i Phoenix Suns.


FOTO: NBA.com

Ricordate i Phoenix Suns 2019/20, quelli delle otto vittorie consecutive nella Bubble di Orlando, quelli che hanno sfiorato i Playoffs?


Dopo qualche mese e le partenze di Ricky Rubio e Kelly Oubre Jr, sono secondi nella Western Conference, e vedono la vetta da molto vicino. Chi ha fatto la differenza? Sempre lui, Chris Paul.


Quando si parla di CP3, quantificare il suo impatto non è semplice come con altre point guard della nuova generazione, più predisposte allo scoring. Per riuscirci bisogna entrare nei dettagli, e capire in che modo, con il suo arrivo, una squadra può passare dal 45% al 72% di vittorie.


Partiamo da un presupposto: i Suns erano già una buona squadra. Il record finale di 34 vittorie e 39 sconfitte con cui hanno concluso la stagione 2019/20 è in realtà un po' bugiardo, e Booker e compagni avevano già le carte in regola per giocare i Playoffs. Purtroppo, però, una serie di avversità ha complicato la scorsa annata dei Suns, prima tra tutte le assenze: ad agosto, Kelly Oubre Jr contava solamente 56 presenze stagionali, Aron Baynes 42 e DeAndre Ayton non ha superato le 38. Con il trio Rubio-Booker-Ayton in campo insieme, i Suns registravano un record di 20-15, con un Offensive Rating pari a 116.7 (92esimo percentile) e un ottimo Net Rating di +9.3.



Mancava un tassello, e il tassello è stato Chris Paul.


Oggi i Suns di coach Monty Williams hanno una dimensione, e sono una vera e propria macchina da pallacanestro, solida in entrambe le metà campo.


Dove ha influito maggiormente la presenza di CP3 rispetto al predecessore Rubio, segnando solamente tre punti di media in più?



DeAndre Ayton, il compagno su cui lavorare


La scommessa e l'investimento sul futuro di Phoenix è sicuramente DeAndre Ayton, la prima scelta del Draft 2018.


Ayton è un centro moderno, potenzialmente privo di difetti sia in difesa che in attacco, dove spesso e volentieri mette in mostra un tocco notevole. I problemi del 22enne in questi primi anni di carriera riguardano l'aspetto mentale. DA tende a deconcentrarsi e, conseguentemente, smarrirsi in mezzo al campo, peccando di intelligenza cestistica, requisito importante per qualsiasi giocatore NBA, addirittura cruciale se si parla di un lungo.



La deconcentrazione è un punto debole che non ti puoi permettere quando giochi con Paul.


Nel corso della stagione, Ayton ha imparato a limitare i blackout difensivi, che ai Playoffs dovranno essere prossimi allo zero, e CP3 è visibilmente fondamentale per mantenere alta la soglia di attenzione del compagno.



Se nei pressi del proprio canestro Paul può solo limitarsi a essere un leader vocale per Ayton, nella metà campo offensiva può essere il suo partner vero e proprio.


L'intesa tra i due è andata crescendo, come prevedibile, e il numero 3 sa perfettamente quando e come servire Ayton, che nel suo repertorio comprende anche buone capacità in post up, dove ottiene 0.95 punti per possesso su 4 possessi per partita (meglio di Randle e Vucevic). Ayton è inoltre il Sun più assistito da Paul, con ben 135 assist, seguiti a distanza dai 109 serviti a Devin Booker.


Insomma, non è un caso l'aumento vertiginoso della True Shooting del bahamense, passata dal 56% al 65%, nonostante il calo dello usage. E CP3 sa bene che quando le partite conteranno, il compagno da tenere d'occhio sarà lui- la chiave del futuro della franchigia.



Il mid-range jumper letale


I soli tre punti di media di differenza tra Paul quest'anno e Rubio durante lo scorso dicono in realtà molto poco sul paragone sullo scoring dei due, e sono più che altro frutto dell'autogestione di CP3, e della sua minuziosa e scientifica shot selection.


Applicando una lente di ingrandimento, si nota come la TS del 35enne superi del 5% quella del suo predecessore, e che la sua qualità nel crearsi i tiri nel momento del bisogno è una delle grandi differenze con Rubio. L'82% dei suoi tiri sono unassisted, e la percentuale nei tiri in pull-up tocca il 46%, 10% in più rispetto allo spagnolo nella passata stagione. Tutto questo non fa che aumentare la gravity di CP3, semplificando il lavoro a Booker e Ayton.


In particolare, sappiamo essere il mid-range jumper l'arma mortifera di Paul, che quest'anno sta convertendo con il 52%.



FOTO: cleaningtheglass.com


L'uso del Pick&Roll


In realtà, il contenuto di questo paragrafo si collega facilmente con i due precedenti, essendone la causa prima. Il Pick&Roll è l'arma principale del gioco di Paul, soprattutto quando incontra difese che fanno un uso massiccio della drop coverage.


Avendo una comprensione del gioco con pochi eguali nella storia, CP3 legge perfettamente ogni piccola scelta dell'avversario e riesce a creare sistematicamente un vantaggio per sé stesso o per i compagni.


Collegandoci a quanto detto prima, durante questa stagione la point guard ha usato il P&R soprattutto per coinvolgere Ayton, sfruttando l'atletismo del 22enne, la propria scoring gravity e quella di tiratori affidabili dal perimetro come Mikal Bridges e Jae Crowder.


Nella stagione 2019/20 Ayton segnava 1.16 punti per possesso da bloccante (63esimo percentile), mentre quest'anno è a quota 1.40, 92esimo percentile.




Clutchness


La "Clutchness", così come concepita dalla maggior parte degli appassionati è un'abilità irrazionale, difficilmente quantificabile e dalla discutibile rilevanza. Al contrario, la capacità di rimanere lucidi nei momenti importanti (in questo caso, i finali di partita) e di saper prendere quasi sempre la scelta giusta, è fondamentale ai fini di vincere buona parte delle partite tirate durante la stagione, importante nell'economia di una Regular Season e ancora di più durante i Playoffs.


Ed è sicuramente una caratteristica che appartiene a Chris Paul.


Tra intelligenza cestistica, pace contenuto imposto alla squadra (sceso dai 101 possessi per partita dell'anno scorso ai 98 di quest'anno) e bassa predisposizione a perdere palloni con ingenuità (clamoroso rapporto assist-turnover di 4.10 in stagione), CP3 riesce sempre nel mettere la propria squadra nelle condizioni di portare a casa le partite punto-a-punto.


Discorso già affrontato l'anno scorso, quando i Thunder, con un roster meno competitivo rispetto a quello attuale dei Suns, vinceva il 67% delle gare decise nel clutch time. E così anche quest'anno: Paul e compagni vincono il 67% delle partite tirate (23-11), migliorando del 24% il dato dello scorso anno.






... e Devin Booker?


Quello da cui ci si sarebbe aspettato la tangibilità maggiore dell'influenza del nuovo compagno è Devin Booker. Influenza che, almeno nei numeri e per il momento, non si è vista. Rispetto allo scorso anno, usage e media punti sono facilmente sovrapponibili, gli assist sono 2.0 in meno, la percentuale di TS è passata dal 61% al 58% a causa di un leggero calo dalla lunetta.


FOTO: NBA.com

Sorprendono più che altro i dati del tracking, che mostrano come il modo di giocare di Booker sia in realtà molto simile a un anno fa; il rapporto tra canestri assistiti e non assistiti è rimasto 45-55, circa la metà dei tiri sono in pull-up (dal 50% al 48%), più della metà dei tentativi arrivano dopo due o meno palleggi (dal 53% al 56%), e anche la percentuale di tiri dopo aver tenuto la palla addirittura meno di due secondi è rimasta invariata, passando dal 32% al 34%. Nel 2018/19, invece, il 64% dei suoi canestri non erano assistiti, e la porzione di tiri presi dopo aver tenuto la palla era maggiore.


Morale della favola: Booker gioca da creator secondario e scorer puro già dall'arrivo di Rubio, trovando la sua giusta dimensione nel ruolo dell'innescato, e con lo sbarco a Phoenix di Paul non ha fatto altro che continuare il suo percorso. L'influenza reale di CP3 su Book si vedrà però ai Playoffs, quando le difese metteranno in atto appositi game plans per mettere alla prova le due stelle, e il 24enne dovrà mostrare lucidità e sangue freddo.



Missione compiuta?


Secondo la metrica LEBRON sviluppata da Basketball Index, l'impatto di Chris Paul è 3.78, 12esimo della lega, e il numero stimato di vittorie aggiunte ammonta a 7.90, nono migliore. Nelle stesse metriche, Rubio era rispettivamente 32esimo e 24esimo al termine della scorsa stagione.


Come abbiamo visto, il valore aggiunto di CP3 va oltre le semplici raw stats, e questo il front office di Phoenix lo sapeva bene. Alla modica cifra di 40 milioni, Williams si è portato in casa una point guard, una star, un assistente allenatore, un visionario e un leader. Tutti in una persona sola.


Missione compiuta? No.


Lo sarà quando i Suns vinceranno con questo core, con o senza l'ormai 36enne Chris Paul.