• Andrea Lamperti

Il tracollo dei Rockets


FOTO: NBA.com


3-1 Lakers.

O meglio, 1-3 Rockets, perché a fare rumore in Gara 4 è stata la - tutt’altro che rumorosa - prestazione, prima di tutto emotiva, della squadra di Mike D’Antoni.

Per LeBron è compagni è stato tutto abbastanza facile nel quarto atto della serie. A partire della palla a due, durante i primi 24’ dominati - accelerando a intermittenza - e poi per tutto un secondo tempo talmente in discesa che ai Lakers è quasi venuta meno la “voglia” di vincere la partita.


Il 110-100 finale sul tabellino potrebbe dare una visione distorta di una partita che in realtà non è mai stata in discussione, e in cui la differenza tra le due squadre è andata ben oltre ai 10 punti di scarto. A Anthony Davis e soprattutto LeBron James, infatti, è bastato veramente poco per vincere la partita e portarsi sul 3-1 nella serie. E questo perché i Rockets sono stati letteralmente irriconoscibili.

Non c’è stata in Gara 4 alcuna traccia di quel senso di urgenza sportiva e di quella capacità di sopperire eroicamente ai propri limiti (in primis fisici) che Houston aveva messo in mostra finora in questi Playoffs (a prescindere dall’esito delle 10 partite giocate contro Thunder e Lakers). Non c’è stata traccia di quello sforzo, quell’intensità e quella determinazione che hanno portato Harden e compagni a eliminare OKC e giocarsi seriamente le prime partite di questo secondo turno. Non c’è stata traccia del carattere dei Rockets.

La fotografia della partita sono gli sguardi, sconfortati, di PJ Tucker e Jeff Green verso i compagni durante il secondo quarto, dopo l’ennesimo canestro concesso con inquietante passività. Gli sguardi di chi vorrebbe trovare un modo per scuotere i compagni, accenderli, ma non trova l’interruttore.

Mike D'Antoni ha dovuto assistere per tutta la partita a difese del ferro (si fa per dire) inaccettabili da parte dei suoi Rockets, che hanno toccato emotivamente il fondo nel secondo quarto - in occasione di una rimessa dei Lakers con 2” sul cronometro, trasformata in un facile layup - e nell’ultimo - azzerando ogni accenno di collaborazione difensiva per una serie prolungata di possessi.


FOTO: NBA.com

Nel primo tempo, 0 punti in contropiede (alla fine saranno 2, contro i 19 dei Lakers) e 0 punti da seconda chance. Zero effort difensivo. Con i Lakers che si sono accontentati di controllare la gara con un “voltaggio” (e un dispendio energetico) minimo, andando negli spogliatoio “solo” sul +16.

Dopo l’intervallo, Houston anzi che scuotersi è sembrata, se possibile, ancora più assente.


Completamente dissociati dall’importanza di questa Gara 4, i Rockets sono stati in partita giusto per quei tratti in cui LeBron, Davis e compagni hanno sbandato emotivamente.

Il linguaggio del corpo (e non solo), le scelte e l’uso del cronometro di James Harden sono stati a dir poco emblematici e ben rappresentano l’approccio dei Rockets. Il leader di una squadra costretta fisiologicamente a superare i propri limiti per giocarsela con i Lakers dovrebbe guidare i propri compagni nel gettare il cuore oltre l’ostacolo; ieri il Barba - malgrado i 21 punti (20 tiri liberi) e 10 assist - ha dato invece esempio di arrendevolezza, quasi disinteressata. E di una certa distanza, dal primo possesso di gioco.

Difficile spiegarsi come e perché i Rockets, che avevano l’occasione di impattare sul 2-2, siano arrivati a Gara 4 in questo modo. Inevitabilmente, si è parlato e si parlerà molto dell’assenza di Danuel House.


L’ala dei Rockets non è stata parte di G4 - lasciando a D’Antoni una rotazione ridotta all’osso, con ampio spazio per Rivers e McLemore - per una vicenda controversa e ancora poco chiara, attualmente oggetto di indagine da parte dell’NBA.

Secondo le ricostruzioni di ESPN, Yahoo! e The Athletic, House potrebbe aver trascorso la notte tra lunedì e martedì con una ragazza dello staff medico della bubble addetto ai test per il Covid-19. Violando, così, i rigidi protocolli di sicurezza su cui si poggia l’NBA Restart a Disney World.

La porta della camera di House nel resort del Floridian Resort sarebbe stata aperta in orari coincidenti con l’ingresso e l’uscita della ragazza dall’edificio, ma la stessa avrebbe dichiarato - “secondo multiple fonti” - di non aver avuto alcun contatto con Danuel House. Confessando, però, di averne avuti con Tyson Chandler (assente in Gara 3, presente in Gara 4) e un altro giocatore, ancora non identificato, dei Rockets.

Se questa situazione e quello che potrebbe aver scaturito nello spogliatoio di Houston abbiano influito, e in che misura, sull’approccio alla sfida di ieri è difficile da valutare, da fuori. Sicuramente, però, rimane alla cronaca la sinistra concomitanza con una non-partita, in un momento così delicato di Playoffs.

Quale che sia il motivo, i Rockets nella Gara 4 di ieri si giocavano una buona parte del proprio presente e futuro. E non hanno dimostrato neanche una minima parte di quel carattere che la situazione richiedeva per prolungare la permanenza nella bubble.

Ora, sotto 3-1 nelle Semifinali di Conference, la post-season di Houston è vicina al capolinea. E l’implosione dell’organizzazione, dai suoi vertici al campo, sembra dietro l’angolo.