• Emilio Trombini

Il valore degli abbracci di Allen Iverson

L'abbraccio tra A.I. e Dwyane Wade ci ha insegnato qualcosa sul concetto di umanità...


FOTO: The Undefeated

Questo articolo, scritto da Ken Makin per The Undefeated e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 21 febbraio 2020.



Oltre a mio padre e mio nonno, il primo abbraccio di una persona di colore che ho percepito speciale è stato quello di un compagno di chiesa chiamato Jeff Grant. Era un insegnante della domenica e un mentore.


Si sa come sono gli abbracci tra “fratelli”. Prima ci si dà il cinque, poi ci si stringe nell’abbraccio e ci si dà una pacca sulla schiena, giusto? Mr. Grant non faceva così. Ogni volta che lo incontravo e porgevo la mia mano destra, lui me la schiaffeggiava gentilmente e allargava le braccia, pronto ad abbracciarmi. Non ho mai apprezzato particolarmente il gesto fino a che Mr. Grant non è morto. Ricordo ancora come la sua morte abbia colpito tutta la chiesa, e ancora di più la sua famiglia.


Ecco, mi è tornato in mente Mr. Grant quando ho visto Allen Iverson abbracciare sia LeBron James che Dwyane Wade durante l’All-Star Weekend 2020 a Chicago.


Non è raro vedere questo gesto da parte di Iverson. Anche la foto del suo abbraccio con Jimmy Butler nel novembre 2018, quando Butler giocava a Philly, era diventata virale. E non si tratta solo del fatto che Iverson stia dimostrando il suo affetto per i giocatori di oggi: c'è un sentimento viscerale sprigionato da questi abbracci. Sentimenti reciproci, ma non solo. È anche un modo di "curarsi" a vicenda.


Questi abbracci infatti sono simbolici e ci ricordano che spesso non riusciamo a vedere il lato umano di atleti e intrattenitori in generale. E questa difficoltà si intensifica quando si realizza che molta della sofferenza della comunità delle persone di colore è correlata al fallimento della società di trattarci come esseri umani... ma solo come tre quinti di umani.


Ma quell’abbraccio di A.I. è qualcosa di più. È come uno di quegli abbracci della nonna quando arrivano i nipotini. Questi abbracci durano per sempre. Quando Iverson abbraccia un giocatore è chiaro che stia dicendo qualcosa in quel momento. Prima lo abbraccia, quindi gli stringe la mano per poi riabbracciarlo di nuovo, come se volesse un po' di amore nella vita di quella persona.

FOTO: NBA.com

Si sa che la persona che si lancia nell’abbraccio ha bisogno di ciò tanto quanto la persona che l’abbraccio lo riceve. Tutti abbiamo sentito le storie sulla difficile infanzia e adolescenza di Iverson, e di come sia riuscito a trasformare una giovinezza di ingiustizie e avversità in un tour de force nella NBA.


E mentre "Allen I" sarà sempre ricordato come un giocatore dei Sixers, anche le sue annate a Memphis, Tennessee e Detroit hanno avuto un loro significato. La sua vita è sempre stata alimentata da determinazione e duro lavoro, e il suo motore principale era proprio dentro al suo cuore. Per citare Tupac Shakur, Iverson è stato una rosa cresciuta dal cemento. “Our manhood – our living black manhood”, come disse Ossie Davis ispirandosi alle parole di Malcolm X.


Non c’è niente di più genuino di Iverson. I suoi trionfi, i suoi fallimenti e le sue emozioni sono così palpabili che a volte penso non ci riesca a credere neanche lui. Sono convinto che sia per questo che spesso gli vengono le lacrime agli occhi durante le interviste quando ricorda la sua vita.


E a nessuno infatti viene in mente di dubitare della genuinità di queste lacrime. Kobe Bryant sul finire della propria carriera è stato ricordato come il miglior giocatore della sua generazione; allo stesso modo, Allen Iverson è riconosciuto come il modello di autenticità per quella stessa generazione.


Per quanto ora siamo abituati a criticare la NBA per il suo esibizionismo, quell’era è stata lo spartiacque tra Michael Jordan e la Lega di successo che è ora. Quando si osservano i vecchi post del profilo Instagram di A.I., si può notare sia il giovane Iverson che guarda Jordan con ammirazione, sia l’Iverson cresciuto e più spirituale che fa i complimenti a Curry.



In un’epoca in cui i media quasi ci impongono di fare sempre confronti con gli altri e con le ere passate, "The answer" fa esattamente l’opposto. E la gente lo ama per questo.


Ora, tornando a quegli abbracci di cui parlavamo prima, ho letto di recente un articolo di Jeff Perera intitolato: Telling Male Friends ‘I Love You’ Is a Muscle Guys Need to Flex Every Day. L’importanza di utilizzare i muscoli che normalmente non usiamo mi è diventata familiare mentre recuperavo da un recente infortunio. Durante una sessione di fisioterapia, mi sono chiesto come mai degli esercizi apparentemente semplici creassero una tale tensione e fatica. Il mio fisioterapista mi ha dato la semplice risposta: “perché tendi a non esercitare spesso quei muscoli.”


Ragazzi, dobbiamo lavorarci su per davvero. Dobbiamo continuare a rassicurarci e a darci una mano a vicenda. Annuire è un linguaggio facile da capire, seppur silenzioso. Dobbiamo però imparare a dircelo ad alta voce.


Il fatto che Iverson possa essere il volto di questo movimento, in uno sport che ingiustamente nutre velatamente degli stereotipi sui giocatori di colore - ed è permeato di tali cliché - è qualcosa a cui mi viene voglia di aggrapparmi con forza.



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