• Andrea Campagnoli

Immanuel Quickley, underdog tra gli underdog

IQ può essere considerato la steal del Draft 2020 e un punto di riferimento per il futuro dei New York Knicks.


FOTO: The Undefeated

Questo articolo, scritto da Jerry Bembry per The Undefeated e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 aprile 2021.



Martedì scorso, a notte inoltrata, al Madison Square Garden, c’era solo una persona. Era Immanuel Quickley, impegnato a tentare una tripla dopo l’altra senza mai fermarsi. E no, non era il classico riscaldamento pre-partita a cui siamo abituati: IQ aveva deciso che fosse il momento di allenarsi dopo oltre un’ora la fine della partita contro gli Charlotte Hornets, match in cui ha siglato 17 punti, e a meno di 24 ore da un back-to-back.


Per usare una frase abbastanza conosciuta nel mondo NBA: Quickley is just built different.


Nella vittoria all’overtime del giorno dopo contro gli Atlanta Hawks è stato in grado di siglare 20 punti uscendo dalla panchina, estendendo la streak vincente dei Knicks a 8 partite e facendo letteralmente ballare i tifosi nelle strade vicino al Madison Square Garden.



Dopo una stagione da 21-45 e dopo aver fallito per il settimo anno consecutivo l’aggancio ai Playoffs, nessuno quest'anno avrebbe puntato sui Knicks. Ma New York, con un record di 35-28, è ora quarta ad Est.


Julius Randle, un serio candidato al premio di Most Improved Player, sta giocando a livelli da All-NBA e Tom Thibodeau è in lizza per vincere il premio di Coach of the Year.


E poi c’è Quickley, che è già diventato la steal of the Draft del 2020.


I Knicks hanno selezionato l’ex guardia di Kentucky con la 25esima chiamata, anche se molti esperti del Draft consideravano Immanuel un giocatore da secondo giro. Le valutazioni per la scelta di Quickley furono molto aspre. Un giornale diede ai Knicks addirittura una D-. Ma ora, il 21enne è il quarto miglior scorer tra i rookie, nonostante esca dalla panchina, e potrebbe guadagnarsi un posto nell’All-Rookie Team.

“Ci sarà sempre qualcuno pronto a dubitare di te, e, onestamente, do il meglio di me in queste situazioni. Adoro essere l’underdog e adoro dimostrare alle persone che si sbagliavano sul mio conto.” (Immanel Quickley)

Credere nei propri mezzi non è mai stato un problema per Quickley. Lo sanno bene gli appassionati di basket del Maryland, dove il nome di Quickley è diventato ben noto durante la finale della Baltimore Catholic League del 2016.


Con la sua squadra sotto di 2 negli ultimi secondi della partita, le direttive di Coach Tony Martin furono molto chiare: Quickley, ai tempi sophomore, era “ la prima e la seconda scelta della squadra.” Palla a lui, e vittoria.



Nitrease Quickley, mamma di Immanuel, aveva capito che suo figlio fosse diverso già quando aveva 10 anni e si stava giocando il titolo della Rec League ad Harford County, in Maryland.


Lo scenario era più o meno lo stesso, la squdra di Quickley stava perdendo di 2 a pochi secondi dal termine e anche in quel caso i coach, inclusa sua madre, che era assistante del capo allenatore, erano stati chiari: palla a Immanuel. Ovviamente, vittoria.


Il fatto che Nitrease Quickley allenasse la squadra di suo figlio nella Rec League non è affatto una sorpresa per tutti quelli che conoscono il suo passato. Ala di 183 cm, Nitrease è stata una vera e propria leggenda presso il liceo Havre De Grace, viaggiando ad una media di 14 punti e 14 rimbalzi, e portando la sua squadra alle Final Four statali. Grazie al suo talento, le venne poi offerta una borsa di studio alla Morgan State University, dove chiuse la sua esperienza di due anni con una media di 10 punti a partita.


Tuttavia Nitrease non ha mai spinto il figlio verso il basket.

“In verità, non volevo che giocasse alcuno sport, all’inizio. Volevo che si indirizzasse più verso le arti. Ha iniziato a suonare il piano, ha amato la batteria e ha anche suonato il sax.”

Era anche molto coinvolto nell'ambiente ecclesiastico, insieme ai suoi genitori (Nitrease e Marcellous Quickley). Accadeva spesso che Immanuel si recasse a messa anche tre volte a settimana.


Ma non appena Immanuel conobbe il basket, ovviamente grazie alla madre, scattò una scintilla che non si spense più. “Parlando di basketball, ho imparato moltissimo da lei.”


I suoi miglioramenti nel gioco erano tanto rapidi quanto sorprendenti.


“Quando l’ho visto per la prima volta giocare aveva 9 anni, ero certo che quel bambino fosse davvero speciale, ed ero certo che un giorno avrebbe giocato per me”, ha recentemente dichiarato coach Tony Martin, che ha allenato Quickley alla John Carroll School a Bel Air, Maryland. “Ho allenato per 34 anni e ho avuto per le mani giocatori di alto livello, ma c’era qualcosa nel suo QI che era diverso. Ha sempre capito prima degli altri il gioco, e, anche al liceo, giocava come un veterano di 40 anni.”


Dopo aver sentito la frase di Martin dell’uomo di 40 anni, Quickley ha riso. “Giocavo molto più lentamente al liceo, specialmente nel mio anno da freshman. Ma ho sempre saputo utilizzare il mio QI ai massimi livelli.”


Ma è stato dopo il suo anno da sophomore, quando venne poi nominato giocatore dell’anno dalla lega e dal “The Baltimore Sun”, che sua mamma iniziò a capire quanto fosse speciale suo figlio.

“Nel suo penultimo anno di liceo continuavano ad arrivarmi chiamate su chiamate. Ha giocato per il team USA U-17, per il team adidas e ha iniziato a girare per il mondo.”

FOTO: The Undefeated

Ma nonostante tutti questi successi, sua madre lo ha sempre tenuto con i piedi per terra.

“Mi capitava di segnare tanto, magari 35 punti in una partita, ma quando tornavo a casa lei mi diceva semplicemente: ‘Porta fuori la spazzatura’ oppure ‘Lava i piatti’. È sempre stata quel genere di madre che voleva solo assicurarsi che portassi a termine per prima cosa i miei compiti di tutti i giorni.”

La fama di Nitrease Quickley come madre severa iniziò quindi a diffondersi tra tutti i coach universitari della nazione. L’allenatore di Kentucky John Calipari, sapendo anche che lei lavorava nel mondo scolastico, iniziò ad inviarle foto di giocatori di Kentucky con la loro laurea, inclusi quelli che avevano lasciato l’università per diventare professionisti ma che poi sono tornati per concludere gli studi.

“Volevo che andasse alla Morgan. Volevo che tutti i miei figli andassero alla Morgan. Ma quando Coach Cal si presenta a casa tua, mostrandoti foto di giocatori che hanno fatto milioni di dollari, non puoi più spingere verso una determinata direzione. Ho amato la mia esperienza alla Morgan, e so bene quanto si prendano cura degli studenti. Ma dove puoi avere migliori opportunità? Alla Morgan o a Kentucky?”

La prima stagione di Quickley a Kentucky non fu splendida. Ha chiuso l’anno con 5.2 punti di media a partita partendo solo 7 volte in quintetto. Ma nessuno si allarmò. Devin Booker, una delle migliori giovani guardie della NBA, non giocò una sola volta da titolare durante la sua prima stagione a Kentucky, ma ciò non gli impedì di essere scelto con la chiamata numero 13 al Draft 2015. C’è stata una tale abbondanza di talento in quel di Kentucky negli ultimi anni, testimoniata dai 31 giocatori presenti nei roster delle squadre NBA al momento. “Quando i ragazzi vengono a giocare a Kentucky, scommettono su di loro”, ha dichiarato coach Calipari.


E questa scommessa ha dato i suoi frutti nella stagione da sophomore di Quickley. Grazie anche ai suoi 16.1 punti di media, i Wildcats hanno vinto 17 delle loro 20 partite. Ha guidato la SEC per punti e tiri da tre punti, ed è stato nominato Southeastern Conference Player of the Year.


Poi però è arrivata la pandemia, e Quickley non ha potuto mostrare il suo valore nel torneo NCAA. Quindi, dopo essersi dichiarato per il Draft 2020, c’erano diversi esperti che non lo vedevano pronto per essere scelto al primo round. “Non è grosso e non è forte fisicamente, quindi non colpisce a prima vista”, ha dichiarato coach Martin, il suo allenatore del liceo.

“Gli esperti vogliono proteggere il loro lavoro, quindi fanno solo scommesse 'sicure', e sono spaventati di uscire dal seminato. Ma chiunque abbia seguito la crescita di Quickley era certo che si sarebbe dimostrato un ottimo giocatore.”

I Knicks decisero di investire su Quickley su spinta del loro exceutive vice president William Wesley, e New York si è dimostrata il fit perfetto per lui.

“Siamo in un ambiente in cui tutti amano quello che fanno, amano stare in palestra e si godono il successo degli altri compagni. Lavorare con persone con cui ti trovi bene, rende le cose molto più semplici.” (Immanuel Quickley)

Quickley è un ottimo tiratore da tre punti (38.7%) - non sorprende che il suo idolo sia Steph Curry - e questa sua abilità ha aiutato i Knicks ad avere la sesta miglior percentuale della Lega dall'arco. Un anno fa, New York era al 27esimo posto di questa classifica.


Ma Quickley possiede anche (soprattutto) altro offensivamente nel suo bagaglio tecnico, inclusa la capacità di "chiudere il difensore in gabbia" uscendo dal pick&roll e il suo efficacissimo floater dal mid-range.


“Questa sue abilità sono fuori dal comune per un ragazzo cosi giovane”, ha dichiarato Paul George, dopo i 25 punti siglati da Quickley nella partita tra i Clippers e i Knicks. “Quello che mi piace di più, che è una qualità piuttosto rara, è che non ha mai paura.”



Quickley ha una mentalità diversa, la stessa che ha mostrato durante la sessione di tiro notturna di martedì scorso. Vive per dimostrare agli altri che si sbagliano sul suo conto.


“È stato fantastico fino ad ora,” ha detto Julius Randle. “Per essere un rookie sta giocando con una maturità incredibile.”


Giovedì scorso, il giorno dopo l’ottava vittoria consecutiva dei Knicks, Quickley era l’uomo copertina del New York Daily News. È diventato il simbolo del successo stagionale dei Knicks. Non male per chi veniva giudicato con un D-.


Anche coach Thibs ha speso buone parole per lui. “È un grande lavoratore, un grande compagno di squadra e tutti amano giocarci assieme. Si è subito integrato nella NBA”. E sta ancora imparando.


Quando i Knicks hanno acquisito Derrick Rose via trade a febbraio, in tanti erano preoccupati dell’impatto sui minuti di Quickley. Ma Rose è presto diventato un mentore per il giovane rookie.

“Mi ha insegnato tantissimo, dentro e fuori dal campo, e mi ha dato anche alcuni libri da leggere. Fa sempre piacere avere qualcuno così nello spogliatoio, specialmente se si tratta di un MVP della Lega.”

Mentre genera un po’ di dispiacere pensare che i Knicks stiano finalmente giocando ad un buon livello proprio quando una pandemia globale non permette ai tifosi di andare al palazzo, Quickley, il 18 aprile scorso, ha avuto la fortuna di essere visto dal vivo dai suoi genitori per la prima volta da quando è professionista.


“È stato emozionante perché era la seconda volta in vita mia che vedevo una partita NBA dal vivo. I miei genitori mi avevano portato ad una partita dei Bullets per vedere Charles Barkley e i Sixers, quando avevo 10 anni”, ha commentato mamma Nitrease. “Ci hanno trattato come se fossimo di famiglia e solo dopo ho realizzato che ero davvero ad una partita NBA a vedere giocare mio figlio. Qualcosa di incredibile.”


FOTO: The Undefeated

Quickley di solito è molto concentrato durante le partite e non dà mai peso a chi c’è sugli spalti. Ma ijn quell'occasione, così speciale, si è lasciato andare e ha salutato i suoi genitori dal campo per ben tre volte.


Ora, però, la testa è rivolta alle prossime settimane dei Knicks. C’è ancora tantissimo che deve essere fatto a New York, a coronamento dell'ottima stagione disputata fin qui.

“Nessuno a inizio stagione credeva che potessimo fare i Playoffs, quindi essere nella posizione in cui siamo è davvero fantastico. Ma non siamo soddisfatti. Abbiamo ancora tanto da fare e conquistare.”