• Andrea Lamperti

Jimmy ci ha regalato una serie. E ora?


FOTO: NBA.com / Miami Heat

In pochi lo avrebbero pronosticato dopo il 2-0 con cui i Lakers hanno iniziato la serie. Dopo i problemi di infortuni dei Miami Heat e probabilmente anche fino a poche ore fa. Alla vigilia di Gara 6 - che si giocherà - nella bubble abbiamo una serie ancora incerta di NBA Finals.

La vittoria 111-108 di questa notte ha portato la squadra di Erik Spoelstra sul 2-3. Il primo matchpoint avversario è stato neutralizzato - e ora, complici le condizioni fisiche di Anthony Davis, Gara 7 non sembra più un miraggio. Nonostante la terza vittoria dei giallo-viola in Gara 4, infatti, l’inerzia sembra girata dopo il terzo e il quinto atto, con gli Heat trascinati in entrambi i casi da un leggendario Jimmy Butler.


Dopo la prestazione “for the ages” in Gara 4 (40 punti, 11 rimbalzi, 13 assist), questa notte Jimmy si è riconfermato - se mai ce ne fosse bisogno - “Leader con la L maiuscola”. “Alpha Dog”, anche su questo palcoscenico.


Per “Jimmy Buckets” è arrivata in Gara 5 un’altra tripla-doppia (35 punti, 12 rimbalzi e 11 assist), condita da 5 palle rubate e da un percorso netto (12/12) in lunetta. Il tutto stando in campo per 47 minuti e 12 secondi (praticamente tutta la partita) e non risparmiandosi mai, come al solito, nelle due metà campo.



Arrivato stremato al quarto periodo, Jimmy è riuscito comunque a fare la differenza nel finale, segnando 8 degli ultimi 10 punti degli Heat e gestendo lucidamente i possessi decisivi. Tutt'altro che una novità per Spoelstra in situazioni "clutch" in questi Playoffs, in cui il numero 22 di Miami ha segnato 48 punti (primo nella NBA) e 22 tiri liberi (primo), tirando con più del 57% dal campo (l’unico, tra i giocatori con almeno 20 tentativi).

Con due triple-doppie a referto in una singola serie di NBA Finals, Jimmy entra a far parte di un club decisamente esclusivo, insieme a Wilt Chamberlain, Magic Johnson, Larry Bird, LeBron James e Draymond Green. E non parliamo di un habitué come LeBron, o di uno “specialista” come Russell Westbrook o James Harden (sì, in Regular Season...), ma di un giocatore che non aveva mai fatto registrare una tripla-doppia in post-season e che ne contava appena 7, in totale, nelle sue dieci annate in NBA.

Ancora una volta, questa notte eravamo pronti a un tributo a Kobe Bryant, magari con un saggio di “Mamba Mentality” da parte di LeBron James - che è assolutamente arrivato, tra l’altro.


L'epilogo di questa stagione è stato stravolto dalla ferocia agonistica di Jimmy Butler, che per due volte si è caricato sulle spalle le difficoltà, l’inesperienza e i problemi fisici degli Heat. Trovando il modo di far funzionare una macchina che senza Goran Dragic (e inizialmente anche Bam Adebayo) sembrava condannata a rimanere spenta proprio sul più bello.

Il livello delle sue prestazioni nelle cinque partite contro i Lakers è stato semplicemente fenomenale:

  • G1: 23 PTS, 5 AST, 8/13 FG

  • G2: 25 PTS, 8 REB, 13 AST

  • G3: 40 PTS, 11 REB, 13 AST

  • G4: 22 PTS, 10 REB, 9 AST, 3 STL

  • G5: 35 PTS, 12 REB, 11 AST, 5 STL

Eppure, per Jimmy il bicchiere è ancora mezzo pieno. “The job is not done”, diceva LeBron - citando Kobe - dopo Gara 4. E il leader di Miami è sulla stessa lunghezza d’onda, dopo essere sopravvissuto alla prima di tre elimination game:

“Possiamo fare meglio a rimbalzo. Abbiamo rischiato di perdere la partita per quello, siamo stati fortunati che Danny Green abbia sbagliato la tripla dal centro. Dobbiamo fare meglio in questo. Dobbiamo fare molto meglio nella prossima partita. Dobbiamo lottare, dobbiamo difendere duro, dobbiamo passarci la palla. È quello che serve per portare la serie a Gara 7.”

Non è neanche in discussione chi sarebbe l’MVP delle Finals, nel caso in cui Miami riuscisse (incredibilmente) a ribaltare la serie e mettere le mani sul Larry O’Brien Trophy. Come vicina alla certezza, a questo punto, sarebbe l’assegnazione del titolo a LeBron James in caso contrario.

Il Re questa notte ha giocato la sua miglior partita in queste Finals, tirando con grandi percentuali da fuori e attaccando il canestro con la consueta efficacia. 40 punti, 13 rimbalzi, 7 assist, 15/21 dal campo e un clamoroso 6/9 da tre, però, non sono bastati ai suoi Lakers, che nell’ultimo possesso di Gara 5 hanno avuto due volte in mano la palla per vincere il titolo, con la tripla sbagliata di Danny Green e la palla persa di Markieff Morris:



Subito dopo la partita, Damian Lillard e CJ McCollum - due che di “clutch moments” ne dovrebbero sapere qualcosa - hanno commentato l'episodio sostenendo che James avrebbe dovuto cercare lo spazio (con un fadeaway) per tirare e provare a decidere le sorti delle Finals. Ma il tiro che LeBron, contro l'aiuto difensivo di tutti gli Heat (come si vede nell'immagine qui sotto), ha messo nelle mani di Danny Green è, semplicemente, il tiro che vuoi costruire in un possesso decisivo: un campione NBA che fa quello per cui è nato - tirare. Senza nessun difensore vicino.



Sull'arco dei 48 minuti, quello che è mancato ai Lakers è stato l'impatto della panchina, che complessivamente ha tirato 5/22 dal campo, 1/11 da tre e prodotto solo 14 punti. Il peggior Markieff Morris di questa (ottima) serie, in particolare, ha “contribuito” alla causa con 0 punti e 3 palle perse, di cui l’ultima è stata fatale.

Non è bastato un Kentavious Caldwell-Pope che ormai ci possiamo aspettare come terzo terminale offensivo della squadra, con 16 punti; anche perché dall’altra parte - oltre a Jimmy Butler, di cui si è detto - Duncan Robinson ha giocato la partita più importante della sua giovane carriera, tirando con un incredibile 7/13 dall’arco e segnando 26 punti.


In ogni caso, quello che preoccupa maggiormente coach Vogel, in vista di Gara 6, sono le condizioni di Anthony Davis.

The Brow nel primo quarto è caduto senza subire contatto dopo un rimbalzo ed è rimasto a terra in modo preoccupante. A prima vista sembrava un infortunio al tendine d’Achille, ma AD ha poi parlato del “riaggravarsi di un problema al tallone destro che mi tormenta da tempo”, prima di assicurare la propria presenza per G6.




Nel secondo tempo, però, dopo un contatto con Crowder, Davis è sembrato ancora molto dolorante, e i suoi movimenti decisamente limitati. Ha trascorso gli ultimi minuti della partita trascinandosi per il campo, lasciando un'impressione poco rassicurante per lo staff di Frank Vogel.


A prescindere dalla sua presenza in campo, non avere Davis al 100% potrebbe essere un grande problema contro questi Heat, che nelle ultime tre partite hanno giocato a un altissimo livello, tecnico e fisico, in entrambe le metà campo.


Il discorso ricorda decisamente quello fatto in precedenza, a parti invertite, dopo l’infortunio di Adebayo e il 2-0 nella serie. Prima che Jimmy, Bam e compagni, però, rimettessero in piedi queste NBA Finals e ci regalassero un'altra partita, almeno, prima dell'off season.

La bubble non è ancora finita.

Altri 48 minuti.





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