• Marco Cavalletti

Julius Randle sta diventando (lo dico?) un playmaker di livello All-Star



Questo articolo, scritto da Brendan Campbell per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 gennaio 2021.



Julius Randle, ala grande dei Knicks, è stato entusiasmante in questo inizio di stagione, facendo vedere giocate da vero playmaker e cifre da facilitatore sorprendenti.


Dopo otto partite della stagione NBA 2020/21, sembra ormai una vita fa che Randle veniva svilito e ridicolizzato per le sue virate nelle aree intasate e le sue palle perse nell’ennesima umiliante sconfitta dei New York Knicks.


Ora, Randle è a rischio tripla doppia ogni sera, ed è diventato il fulcro dell’attacco di una squadra sopra il 50% di vittorie. Guida la classifica NBA per minuti giocati. È nella miglior forma fisica in carriera. Porta un contributo positivo in una delle prime difese della Lega. Riformulo... si sta impegnando in difesa!


Premettendo che siamo solamente all’ottava partita della stagione, il novello head coach dei Knicks Tom Thibodeau merita enorme riconoscimento per essere arrivato al numero 4 di Penn Plaza ed essere riuscito a cambiare la cultura e la percezione che un’intera Lega condivideva sui Knicks. E probabilmente, la causa principale dietro a questi cambiamenti è stata la capacità di Thibodeau di valorizzare al massimo Julius Randle. Dopo essere esploso per 30 punti contro i Jazz mercoledì sera, le eloquenti parole del suo allenatore sono state: “È il nostro motore.”



Già altri coach avevano tentato e fallito nel far emergere questo tipo di giocatore da Julius Randle.


Alvin Gentry, alla guida dei New Orleans Pelicans, è stato quello che ci è andato più vicino, nella stagione 2018/19, quando Randle ha fatto registrare una media di 21.4 punti e 8.7 rimbalzi a partita. Il tentativo di David Fizdale di "trasformare Randle in un LeBron 2.0", d’altro canto, è stato un fallimento totale, rendendo i Knicks il peggior attacco della Lega durante la gestione Fizdale della passata stagione.


Sotto la guida di Thibodeau, invece, Randle è diventato l’incarnazione stessa dei concetti di lavoro duro e applicazione. L’ex Pelicans sta tenendo la media più alta in carriera per minuti giocati (con oltre sei in più rispetto al precedente record personale). E il suo risultato migliore alla voce assist a partita era di 3.6, nella stagione 2016/17; in questa stagione è a 7.4.


Quest’anno, Randle aspetta che la partita arrivi da lui, e i miglioramenti rivoluzionari nelle sue doti di passatore e difensore hanno spinto i Knicks al miglior inizio di stagione dal 2013.


Potete scegliere qualsiasi metodo di misurazione: Randle non è mai stato così produttivo come playmaker. Sta surclassando il precedente career-high in assist totali; il rapporto assist/palle perse è in pari con le sue migliori prestazioni in carriera; l’assist ratio e l’assist percentage sono saliti vertiginosamente; il numero di passaggi a partita è incrementato. Ma il modo più semplice per mostrare quanto Julius abbia abbracciato (con successo) il ruolo di creatore di gioco, è guardare allo usage rate: pur essendo in pari con quello dell’anno scorso, quest’anno Randle smazza 4.3 assist in più a partita.


Tuttavia, non è necessariamente il modo in cui viene utilizzato ad essere cambiato. Piuttosto, è il risultato di quegli stessi possessi che sta aiutando Randle e i Knicks a vincere. Julius, infatti, va in isolamento con una frequenza simile a quella dell’anno scorso, ma lo fa in maniera molto più efficace, e la causa è da ricercarsi proprio in questa nuova disponibilità al passaggio dall’isolamento.


In questa stagione, sta generando 0.97 punti per isolamento, rispetto agli 0.76 dell’anno scorso (52esimo percentile contro 26esimo percentile), piazzandosi al nono posto di questa speciale classifica. Capisce molto meglio quando è il momento di attaccare per cercare il tiro, e quando è il momento di passare la palla.


L’anno scorso, il solo pensiero di vedere Randle fare una virata nel traffico perdendo il controllo della palla e buttarla fuori con il ginocchio era diventato troppo da sopportare. Ora, invece, il numero 30 dei Knicks affronta difese aggressive con pazienza e competenza.


Uno dei principali beneficiari di tutto questo è RJ Barrett. L’anno scorso, si vedeva spesso il rookie canadese fermo in angolo, con chilometri di spazio, ad aspettare la palla mentre Randle attirava l’attenzione di molteplici difensori. Era evidente come Barrett non gradisse rimanere immobile sul perimetro, ma ora sta trovando nuovi modi per essere efficace:



Randle non è tipo da disdegnare un tabellino personale ben pasciuto: se un compagno è libero sul taglio e può essere servito con un assist facile, Julius lo servirà. Barrett l’ha capito, e sta capitalizzando di conseguenza. Questo è dimostrato dal numero di passaggi eseguiti dall’uno in favore dell’altro: dai 5.8 dell’anno scorso ai 10.4 di quest’anno.


All’ex Wildcat di Kentucky non è mai mancata la capacità di attirare difensori, ma questa è la prima volta che la sta sfruttando per favorire i compagni:




In questa stagione, Randle attacca con più compostezza e tenendo sempre la testa alta. Piuttosto che buttarsi in area come un toro in una cristalleria, sta adottando un approccio più misurato, mantenendo sempre un controllo che è (invero) piuttosto sorprendente, vista la struttura fisica.


Nel gioco in transizione, inoltre, l’ex Pelicans riesce sempre più spesso a prendere le decisioni giuste. Sta imparando a ricevere l’apertura e controllare il ritmo dell’azione, piuttosto che spingere al massimo perdendo il controllo.


La disponibilità di Randle a cercare delle velocità intermedie con la palla in mano è stata fondamentale in questo avvio di stagione:




Ovviamente c’è ancora un margine di miglioramento, e il prossimo passo da fare in attacco sarà quello di limitare le palle perse. Le due partite in cui ha regalato più assist, infatti, sono state accompagnate da una quantità spaventosa di palle perse (11 assist e 9 palle perse contro Cleveland; 9 assist e 7 palle perse contro Atlanta).


Le palle perse sui passaggi sono fisiologiche quando un lungo inizia a rivestire un ruolo primario nella creazione di gioco, e caleranno col tempo. L’area in cui, però, dovrà riuscire a limarle è durante le penetrazioni. Che siano causate da un recupero della difesa, un’infrazione di passi o uno sfondamento, arrivano tutte in situazioni in cui Randle sembra andare troppo veloce per riuscire a controllarsi:



La pazienza è stata un fattore chiave per Randle quest’anno, ma l’ex Lakers ha assunto un ruolo così significativo nell’attacco dei Knicks che a volte mostra ancora le vecchie (cattive) abitudini. Ha commesso tre falli in attacco nel season opener contro Indiana e altri tre falli nella partita contro Cleveland. Se Thibs vorrà continuare a farlo giocare più di 40 minuti a partita con continuità, limitare i falli in attacco sarà importante anche solo per rimanere in campo, figurarsi per essere il perno centrale dell’attacco della squadra.


Fortunatamente, per ora, i falli non si sono dimostrati un fattore invalidante per Randle, pur commettendone una media di 3.8 a partita. Il così detto “foul trouble” non gli ha impedito di portare la sua difesa a un livello che sarebbe stato impensabile fino alla stagione scorsa.


Thibodeau ha sicuramente molti meriti in questo avvio di Regular Season, ma uno dei più importanti è sicuramente quello di aver instillato nell’intera squadra la giusta mentalità, convincendo ogni giocatore di poter stare in campo e di poter competere contro chiunque nella Lega. Randle sta diventando aggressivo nella difesa sulla palla, sta ruotando bene dal lato debole, effettua close-out efficaci... soprattutto, per la prima volta in carriera, sta dimostrando impegno anche su questo lato del campo.


Questo impegno per certi versi inatteso è sottolineato dal fatto che i Knicks stanno facendo registrare un defensive rating di 104.0 quando Randle è in campo, rispetto a quello di 111.6 della passata stagione. Questo ha contribuito a portare New York dall’essere la 23esima difesa della Lega l’anno scorso alla top 10 in questa stagione. Non figurerà nel box score (Julius non sta riempiendo i tabellini con recuperi e stoppate), ma la sua attività in difesa sta diventando sempre di più un fattore per New York.




Quando i Knickerbockers giocano a pallacanestro, le reazioni esagerate abbondano; siamo già alle considerazioni per cui siano stati i Knicks a uscire vincitori dalla trade-Porzingis, in quanto operazione che ha creato lo spazio salariale necessario a firmare Randle. Opinioni che potrebbero "invecchiare bene", ma anche male. La stagione è ancora giovane.


I fan rimasti fedeli ai Knicks in questi anni difficili sono stati delusi fin troppe volte, e la velocità con cui la squadra sembra aver superato molti dei suoi difetti tragici potrebbe perfino sembrare sospetta. Tuttavia, nonostante la stagione sia solo all’11% del suo svolgimento, non si può che essere ottimisti.


Se i miglioramenti di Randle si dimostreranno sostenibili - e ci sono tutti gli indicatori per crederlo, ad oggi - potremmo trovarci di fronte all’inizio di una nuova era per i New York Knicks.