• Lorenzo Losa

Keep an eye on them

10 nuovi protagonisti da tenere d’occhio nella Regular Season 2020/21



Al termine dell’offseason più breve della storia dell’NBA ha avuto inizio una nuova Regular Season, tanto intrigante quanto aleatoria. Le domande e i dubbi che circondano questo inizio di stagione infatti sono molti: sul lungo periodo, che impatto avrà il Covid sulle varie squadre? Quanto peserà sui giocatori la ridotta pausa tra un campionato e l’altro? Quanta ruggine dovrà scrollarsi di dosso, e quanto ci metterà, chi è stato fermo da marzo?


Oltre alle specifiche domande frutto di questo assurdo 2020, ogni nuovo inizio si porta dietro i soliti quesiti. E in questo articolo cercheremo di rispondere in particolare a uno dei più gettonati: chi fra le giovani leve della Lega farà il fantomatico passo in avanti, in questa annata?


Le prime settimane di Regular Season sono un campione esiguo per rispondere a questo tipo di domanda, ma forniscono indicazioni importanti sul proseguo della stagione, in primis per quanto riguarda le rotazioni che adoperano le varie squadre. Trattandosi perlopiù di un processo di crescita graduale, gli indizi per scovare questi “colpevoli” vanno ricercati anche nella parte finale della stagione precedente. Il resto, poi, lo fa la giusta opportunità e il giusto contesto.


Senza spazio e minuti per sbagliare, un giocatore inevitabilmente non può crescere. Ma le cose cambiano in fretta in NBA. E così atleti che magari la scorsa stagione hanno calcato il parquet con il contagocce, potranno quest’anno invece trasformarsi in protagonisti delle rispettive compagini.


Nel presentarvi i giocatori da noi scelti, abbiamo deciso di suddividere i giocatori selezionati in due gruppi diversi a seconda del loro “status” all’interno del panorama cestistico americano. Del primo fanno parte quei giocatori che un nome, nell’NBA, se lo sono già fatto; mentre del secondo quei giocatori ancora in parte grezzi, che quest’anno potrebbero trovare maggiori opportunità e visibilità per farsi notare.


Senza ulteriore indugio, ecco di seguito i 10 prospetti da tenere d’occhio nella Regular Season 2020/21.



Gruppo 1 :



Shai Gilgeous-Alexander – Oklahoma City Thunder


Il nome più ovvio, ma anche quello da cui ci si aspetta di più in termini di crescita. La giovane guardia di OKC è non a caso il favorito nella corsa al premio di Most Improved Player secondo i siti di scommesse americani. Merito anche della peculiare situazione in cui si trovano i Thunder.


Dopo un sorprendente sesto posto lo scorso anno, il GM Sam Presti ha deciso di far definitivamente partire il processo di ricostruzione della squadra, scambiando i contratti di Paul, Schröder e Adams e lasciando partire il Gallo. In questo contesto appare chiaro che il canadese al terzo anno sia a pieno titolo l’uomo immagine della franchigia, nonché la prima certezza su cui costruire il futuro della squadra.


Già la scorsa annata Shai è stato il miglior realizzatore della squadra, con 19.0 PPG, e quest’anno il peso dell’attacco di OKC poggerà quasi interamente sulle sue spalle. Aspettiamoci uno Usage Rate vicino al 30%, se non superiore, e un consistente miglioramento di tutte le voci statistiche principali.

FOTO: NBA.com

I numeri del canadese lo scorso anno senza CP3, Gallo e Schröder in campo parametrati sui 36 minuti sono impressionanti: 24.4 PPG, 9.8 RPG e 8.8 APG. È chiaramente una statistica parziale e basata su un campione statisticamente poco significativo, ma rende l’idea della centralità del numero 2 nelle sorti dei Thunder.


Raggiungere questo tipo di cifre non sarà per nulla semplice per l’ex Clippers, soprattutto in termini di assist. Anche perché il supporting cast non è propriamente di altissimo livello.


Al momento, a parte gli assist le altre cifre non sono aumentate come ci si aspettava e le sue percentuali hanno avuto una flessione in questo avvio di stagione. Con il suo nuovo ruolo in campo e le maggiori attenzioni delle difese avversarie, è comprensibile necessiti ancora di tempo (ed errori) per abituarsi.


Tutte le sue percentuali al tiro sono calate rispetto allo scorso anno, ma statene certi: Shai ritornerà presto al livello cui ci aveva abituati.



Lauri Markkanen – Chicago Bulls


Vista la deludente passata stagione potrebbe essere azzardata la scelta di inserire il finlandese in questa lista, ma il cambio di guida tecnica potrebbe riportare linfa vitale a tutti i giovani componenti del roster di Chicago, Lauri in primis.


Dopo i primi due anni nella Lega, personalmente, mi aspettavo una grande terza stagione da parte sua, quella della consacrazione; è stato invece abbastanza sorprendente vedere una regressione così marcata in ogni aspetto del suo gioco.


Gli infortuni possono spiegare solo parzialmente ciò che è avvenuto lo scorso anno. Ruolo e atteggiamento in campo, invece, ci dicono molto.


Markkanen è stato relegato da coach Boylen a un mero compito di spot-up shooter e i 6.0 tiri catch&shoot a partita, più del 50% dei tiri totali, lo dimostrano; la mancanza di aggressività del giocatore ha fatto il resto e contribuito a renderlo monodimensionale, favorendo di conseguenza il compito delle difese.


In generale, la percentuale di giocate spot-up ha raggiunto nel 2019/20 il 30% del totale; in maniera inversamente proporzionale sono invece drasticamente diminuite la frequenza dei tocchi in post, da 1.8 a partita a 0.6, la frequenza delle sue penetrazioni a canestro e dei pick&roll in cui era coinvolto.


Fondamentale sarà per il finnico migliorare la percentuale al tiro da tre, cosa su cui ha sicuramente lavorato in questa prolungata offseason. Il 34 % della scorsa stagione non è il massimo cui può ambire un tiratore con la sua meccanica e il suo rilascio. Il sospetto che una generale mancanza di fiducia abbia inciso su questa statistica è forte. Un miglioramento di questa percentuale può avere un effetto a cascata positivo su tutto il repertorio offensivo del ragazzo, nonché sull’attacco dell’intera squadra.



Come si evince dal video soprastante, si notano già differenze sostanziali nello stile di gioco del finlandese, in particolare una maggior propensione a mettere per terra il pallone - cosa che Lauri sa fare eccome - e ad attaccare i mismatch.


Coach Billy Donovan si aspetta proprio questo tipo di giocate e di aggressività dalla sua ala grande titolare. E d’altro canto, sarebbe davvero un peccato capitale non sfruttare queste caratteristiche in un giocatore di 213 centimetri.


Billy Donovan quest'anno farà tutto il necessario per rimettere la sua giovane promessa in condizioni di tornare a brillare. Ed insieme a lui, tutto il talentuoso young core di Windy City.



OG Anunoby – Toronto Raptors


Nonostante la brutta partenza dei canadesi, puntare sui giocatori di Toronto è sempre un buon affare. I Raptors nel corso degli ultimi anni sono stati maestri nello sviluppo dei propri giovani, basti pensare ai due casi recenti più eclatanti: Siakam e VanVleet.


Le partenze durante l’offseason di Marc Gasol e Serge Ibaka lasciano un vuoto importante nello roster (e nello spogliatoio) canadese. Per rimanere competitiva, Toronto oltre all’acquisizione di Baynes scommette forte sui miglioramenti di due elementi già presenti nel roster: Chris Boucher, di cui parleremo più avanti, e soprattutto OG Anunoby.


Il 23enne è al momento considerato già uno dei migliori 3&D della Lega. Lo scorso anno, complice l’addio di Kawhi, ha messo in mostra significativi passi in avanti nel suo gioco e gli ultimi Playoffs hanno contribuito a cementare la sua fama come specialista del ruolo.

FOTO: NBA.com

La sua capacità di difendere virtualmente su ogni ruolo, come successo nella serie contro Boston quando cambiava assegnamento da Theis a Kemba Walker senza batter ciglio, lo rende di fatto uno dei difensori più versatili in NBA; e il suo 39% dalla lunga distanza della scorsa annata fa di OG un tiratore più che affidabile.


Ciò che ci si aspetta quest’anno dal ragazzo è un sostanziale progresso complessivo nella metà campo offensiva. Il gioco di OG è ancora molto grezzo e le lacune sono evidenti; è ancora ben lungi dall’essere un creatore di gioco e probabilmente non diventerà mai un grande realizzatore, ma può puntare già da quest’anno a essere un giocatore da 15 punti a serata (9 PPG nel 2019/20).


Il nativo di Londra ha affermato di essere pronto ad abbracciare un ruolo più importante nell’attacco dei Raptors, e il focus principale del lavoro in offseason è stato su ball-handling e tiro dal palleggio.


Complice un avvio deludente dei Raptors nel loro insieme, in queste prime partite di Regular Season non abbiamo visto un Anunoby scintillante, affatto. E a differenza dei proclami pre-stagionali, si è visto un giocatore che ancora è coinvolto quasi esclusivamente in situazione di spot-up.


Un segnale incoraggiante, però, viene dai tiri liberi tentati a partita, raddoppiati dal 2019/20. La sua aggressività e confidenza con la palla in mano stanno lentamente crescendo. Inoltre va sottolineato che, nonostante uno scadente 29% dalla linea da tre, la media punti stagionale recita attualmente 12.9. È normale aspettarsi un incremento della percentuale e quindi dell'apporto in termini realizzativi durante il corso della stagione; è da capire, invece, fino a che punto potremo vedere un netto cambiamento nello stile di gioco.


Al momento coach Nurse sembra restio a concedergli più libertà sul fronte offensivo. Col tempo, però, aspettatevi un maggiore coinvolgimento del numero 3, soprattutto visto il (lungo) periodo negativo che sta attraversando Siakam e i risultati di Toronto fino a qui in stagione.



Michael Porter Jr – Denver Nuggets


L’ala dei Nuggets ha concluso la scorsa stagione in crescendo e le prestazioni nella bolla di Orlando (22.0 PPG, 8.6 RPG, 1.8 APG) gli sono valse l’inserimento nel secondo quintetto All-Seeding. Il talento del ragazzo è davvero notevole: se non fosse per un problema alla schiena che l’ha tenuto fuori tutto il primo anno di NBA, saremmo probabilmente di fronte a una stella già affermata.


La perdita di Jerami Grant può rivelarsi un duro colpo per i Nuggets - le sue eccezionali abilità difensive erano un unicuum all’interno del roster a disposizione di coach Malone. D’altro canto, però, la sua partenza libera un posto importante in quintetto e più in generale nelle rotazioni dei Nuggets. Un’opportunità, questa, che potrebbe rivelarsi fondamentale nel percorso di crescita di Porter Jr, il quale ha dichiarato - con una certa sfacciataggine - di essere pronto a farsi carico del ruolo e di voler marcare ogni sera il miglior giocatore avversario, nonché essere marcato dal migliore difensore rivale.


Di certo, se questo è realmente un suo obiettivo, non potrà permettersi in difesa di concedere la bellezza di 1.15 punti per possesso in situazioni di isolamento, come fatto nel corso degli ultimi Playoffs.


L’inesperienza ha sicuramente fatto la sua parte, nei suoi primi Playoffs, ma i mezzi per essere un buon difensore non gli mancano affatto. Vedremo effettivamente se riuscirà a fare dei consistenti passi avanti, come da lui predicato, sotto questo punto di vista.


Molti meno dubbi sorgono invece riguardo la sua fase offensiva. Ha già dimostrato di poter essere un realizzatore completo, come dimostra la sua prestazione da 37 punti contro OKC datata 3 agosto e il trentello di recente fattura contro i Kings.



Le sue leve gli permettono di tirare sopra a qualsiasi difensore, al tempo stesso è in grado di attaccare dal palleggio senza alcuna difficoltà. È già un ottimo attaccante in isolamento, gli 1.14 punti per possesso dello scorso anno lo piazzavano nel 92esimo percentile della Lega; a questo aggiunge anche ottime letture da tagliante, premiate magnificamente dalla visione di gioco di Jokic (alcuni esempi anche nel video soprastante).


Prima di essere fermato dal protocollo-Covid (essendo stato a contatto con una persona positiva), Porter Jr era partito titolare nelle prime quattro uscite stagionali della squadra del Colorado. Sebbene non siano state esattamente un successo per Denver, tre le sconfitte, per il numero 0 invece sono state l’occasione per dimostrare di essere pronto fin da subito ad assumere il ruolo di terza stella della squadra.



Collin Sexton – Cleveland Cavaliers


La guardia al terzo anno ha già dimostrato di essere un realizzatore con pochi eguali in NBA. I suoi 20.8 PPG lo scorso anno lo posizionavano al trentesimo posto di questa classifica, e a differenza di quanto si pensasse appena uscito dal college, ha ampiamente dimostrato di avere un tiro affidabile dalla lunga distanza, con percentuali attorno al 39 % nelle prime due annate tra i pro, e addirittura del 51% in queste prime partite di stagione 2020/21.

FOTO: NBA.com

I segnali della sua esplosione nella produzione offensiva vanno ricercati nel finale della scorsa stagione, chiusa in crescendo con medie di 23.6 PPG e 45% da tre nelle ultime 30 partite giocate dai Cavs (25.5 PPG se guardiamo alle ultime 10).


Questo tipo di miglioramenti nella seconda parte di Regular Season sono spesso indicativi. E non è un caso che dopo le prime 8 partite di questa stagione regolare, Sexton sia tornato a quei livello in termini realizzativi (25.1 PPG), tirando incredibilmente bene ed essendo protagonista dell'ottima partenza dei Cavs.


Passando alle note dolenti il ragazzo, visto anche il ruolo che ricopre, dovrà dimostrare una maggiore propensione a creare gioco per i compagni.


I 3.2 assist a partita a fronte di un Usage Rate del 25% sono in linea con le cifre dello scorso anno. E vista la grande mole di possessi che Sexton gioca da palleggiatore nel pick&roll (il 39% del totale), ci si aspetta un upgrade anche da questo punto di vista.


La crescita di una guardia decisamente più portata al playmaking come Darius Garland, comunque, ha alleggerito Sexton da eccessive responsabilità in questo ambito. I due formano un backcourt che ben si completa, con le mancanze di uno che vengono nascoste dai punti di forza dell’altro.





Gruppo 2 :



Mikal Bridges – Phoenix Suns


I Suns sono stati a mani basse la più bella sorpresa della bubble, hanno sfiorato la partecipazione ai Playoffs dopo un record di 8-0 nelle Seeding Games, per poi uscire contro i Blazers nel Play-In.


Uno dei segreti della miglior squadra della bolla è stato senza dubbio Mikal Bridges. Il ragazzo cresciuto nella Villanova di Jay Wright si è imposto in questi due anni in Arizona come il miglior difensore perimetrale della squadra, e uno dei prospetti più interessanti in tutta la NBA da questo punto di vista (ha chiuso la scorsa stagione nella top 10 in quanto deflections totali).


Nel contesto di una squadra finalmente non disfunzionale, è riuscito a dimostrare quanto il suo apporto possa essere importante in un team che ambisce ai Playoffs. Il ragazzo ha tutto per diventare un difensore di primo livello in NBA. Il fisico longilineo con annessa apertura alare di 215 centimetri, associato a una più che buona mobilità laterale, lo rendono un incubo per gli attaccanti avversari; a questo, poi, aggiunge letture e posizionamento difensivo decisamente fuori dalla norma, vista l’età.


Nelle 8 partite di agosto ha confermato il ruolo in quintetto guadagnatosi nel corso della scorsa stagione e ha messo insieme 12.8 PPG e 4.1 RPG, convertendo i 4.4 tiri da tre a gara con il 40%. Tutto questo prendendosi in carico il miglior attaccante avversario ogni sera.


Nonostante il mercato abbia portato in Arizona gente come Crowder e Paul, il posto di Bridges tra i titolari è rimasto immutato. Al momento viaggia ad oltre 14 punti di media a partita, frutto di un impressionante 45.8% da tre, a cui aggiunge anche 5.4 rimbalzi e ben 1.4 stoppate a partita. Tra i non-centri, solo Miles Bridges (1.6) fa meglio di lui, al momento.


La statistica che meglio fotografa il suo impatto difensivo al momento è il Defensive Rating. I Suns sono la sesta miglior squadra della Lega (105.3) sotto questo aspetto e Mikal è l’elemento del quintetto con il miglior dato (101.1). E a guardare le partite di Phoenix, si capisce bene il perché.




Il futuro e presente dei Suns è finalmente tornato ad essere luminoso.

Mikal Bridges ne è uno dei motivi.



Derrick White – San Antonio Spurs


La recentissima estensione contrattuale, $73M in quattro anni, non lascia dubbi: gli Spurs per il loro prossimo futuro puntano con decisione sul giocatore del Colorado, che sul finire della scorsa stagione ha mostrato significativi miglioramenti nel suo gioco.


White ha impressionato positivamente nella bolla di Orlando quando ha messo insieme di media 18.3 punti a partita, 5 assist e 4.3 rimbalzi. Ciò che ha colpito di più, però, è stata la sua affidabilità dalla lunga distanza, su un numero consistente di tentativi: ad Orlando ha convertito il 39% degli oltre 8 tiri da tre a partita.



Un cambio di paradigma notevole per la guardia di San Antonio, che fino ad agosto scorso non aveva mai superato i 2.6 tentativi a partita. Cambio di paradigma che è conciso non a caso con un netto cambio di marcia di San Antonio in termini di pace: dalla bolla in poi, la squadra di Popovich corre di più e ne ha guadagnato molto in termini di fluidità e pericolosità offensiva.


Volente o nolente, il futuro dell’NBA è questo: ritmi sempre più alti e sempre maggior affidamento sul tiro da tre. Anche a San Antonio sembrano aver accettato questa realtà.



Darius Bazley – Oklahoma City Thunder



Basta questa clip per capire che futuro possa avere questo ragazzo. Un’ala grande con questa capacità di mettere a terra il pallone è merce davvero rara.


Seppur ancora molto grezzo, Darius ha mostrato lampi di un potenziale crack. E le avvisaglie erano presenti già ad agosto, quando sul finire delle Seeding Games ha trovato più spazio del normale, in un contesto di riposo forzato per alcuni titolari. Ha concluso quelle otto partite con una media di 13.0 punti, 6.3 rimbalzi, 1.5 assist, 0.4 rubate, 0.8 stoppate e 2.4 triple a partita, con percentuale del 42.5%. Un exploit che, complice il rebuilding in atto in Oklahoma, ha di fatto legittimato il posto in quintetto per Darius nei nuovi Thunder.


In queste prime uscite, tra alti e bassi, ha a grandi linee confermato i numeri di Orlando, arrivando però a recuperare ben 9.0 rimbalzi a partita. Il 30% attuale dalla lunga distanza non è un dato positivo, ma non deve spaventare: il movimento di tiro è fluido e il rilascio più che discreto (non a caso, la percentuale dalla lunetta è oltre il 90%).


La caratteristica che però salta all’occhio è l’agilità, il controllo del corpo e la coordinazione, sia con che senza palla. Appena ne ha la possibilità, Bazley corre il campo per entrare nell'attacco nei primi secondi e punire i rientri lenti delle difese avversarie; avrebbe tutte le caratteristiche per guidare direttamente lui la transizione dal palleggio, dopo uno dei tanti rimbalzi difensivi, viste le sopracitate doti di ball-handling. Doti che gli permetteranno sempre di più, tra l'altro, di essere pericoloso anche in situazione di giochi rotti a metà campo.


Lo staff di OKC punta tanto sul nativo di Boston, tanto che il solo Gilgeous-Alexander attualmente gioca più minuti e prende più tiri in tutto il roster. Un dato che sottolinea ancora una volta le intenzioni di Sam Presti e soci in Oklahoma.


Se Bazley dovesse confermare questo tipo di crescita lungo tutto l’arco della stagione, il processo di ricostruzione di OKC potrebbe anche diventare più rapido.



Chris Boucher – Toronto Raptors


L’unica nota positiva di questo inizio di stagione per i Raptors è rappresentata dal lungo di Santa Lucia, il quale, seppur non con costanza, ha guadagnato più spazio nelle rotazioni di Toronto, viste le partenze di Gasol e Ibaka.


Rispetto ai 13 minuti di media dello scorso anno, il suo minutaggio in campo è passato a 19 minuti, a cui è corrisposto praticamente un raddoppio delle statistiche principali, come ci mostra la sua statline (Basketball Reference):



Coach Nurse ancora non lo ha fatto partire in quintetto nè ha dato al ragazzo spazio con costanza; ma soprattutto se la stagione dovesse continuare così per i canadesi, Boucher potrebbe avere un minutaggio molto più consistente nei prossimi mesi.


Ci sono delle statistiche avanzate che spingono in questa direzione. Sempre secondo Basketball Reference, Boucher è secondo per percentuale di stoppate in tutta la Lega (9.8), quindicesimo in quanto a Defensive Box Plus/Minus, quindicesimo in quanto a Win Shares su 48 minuti e quattordicesimo in quanto a Player Efficiency Rating (24.4).


Rispetto allo scorso anno, dunque, abbiamo già visto un netto miglioramento di Boucher. E se dovesse, nel corso della stagione, guadagnarsi effettivamente i gradi di titolare, un pensierino al MIP potrebbe non essere così scandaloso.



De’Andre Hunter – Atlanta Hawks


Alla stregua di Bridges a Phoenix, Hunter ha risposto alla grande agli arrivi in offseason di giocatori di qualità, che in teoria avrebbero potuto togliergli spazio e occasioni. Non solo confermando il ruolo in quintetto, ma incrementando notevolmente la produzione in termini di punti, rimbalzi e assist.


Sempre come Bridges, Hunter è de facto il miglior difensore perimetrale della squadra, come conferma anche il dato relativo al Defensive Rating (104.5, secondo solo a Bruno Fernando, che però gioca solo 10 minuti a partita). De'Andre non ha ancora le stesse letture e gli stessi istinti difensivi del collega dei Suns, ma compensa con un gioco offensivo più variegato ed evoluto, dovuto soprattutto a una maggior efficacia dal palleggio.



De’Andre sta dimostrando di essere un giocatore già in grado, nonostante la giovane età, di poter contribuire su entrambi i lati del campo in una squadra con ambizioni rinnovate di Playoffs. Di poter assumere un ruolo (momentaneamente) di secondo piano in una squadra con una o due stelle.